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Buca stradale vicino casa

2 Giugno 2019
Buca stradale vicino casa

Insidia e trabocchetto: nessun risarcimento per la buca sul marciapiede se il pericolo è prevedibile. 

Stai tornando a casa dopo aver fatto la spesa. Sei stanca e affannata. Non vedi l’ora di rimettere ai piedi le pantofole. Hai le mani occupate dalle numerose buste del supermercato. Non ti accorgi così che, proprio a pochi passi dal portone del tuo palazzo, c’è una vistosa buca stradale. Ci finisci con un piede e cadi a terra, spinta anche dal peso dei pacchi. Ti sloghi una caviglia e sei costretta a stare a letto per una settimana. Decisa ad avere il risarcimento per il danno subito, invii una lettera di diffida al Comune con le copie del certificato del pronto soccorso, le fotografie della strada e un paio di dichiarazioni testimoniali scritte. Passano i giorni, ma il Comune non ti fa sapere nulla. Decisa a fare causa ti rivolgi a un avvocato affinché ti assista. A lui chiedi, prima di avviarti in questa avventura e iniziare a spendere soldi, quali sono le ultime sentenze sulla buca stradale vicino casa. Cosa dicono i giudici in merito all’insidia e trabocchetto su marciapiedi e vie pubbliche? Quante possibilità di vittoria ci sono?

Se il tuo legale è informato ti dirà più o meno quello che ha scritto, di recente, il tribunale di Livorno [1] il quale, a sua volta, ha tratto riferimento dalle numerose istruzioni fornite dalla Cassazione in questi ultimi anni, una di queste molto recente [2].

Insidia stradale: risarcimento non sempre assicurato

Se da un lato è vero che il Comune, in quanto custode della strada, deve mantenere il suolo pubblico in buono stato di manutenzione, è anche vero che il cittadino ci deve mettere la sua parte di attenzione e non può camminare con la testa per aria. Non si può ottenere un risarcimento laddove ci sia stato un comportamento colpevole da parte del danneggiato. La Pubblica Amministrazione è infatti chiamata a rimborsare solo i danni evitabili, non quelli imprevedibili. E, nell’imprevedibilità, c’è anche la distrazione del passante.

Quindi, tutte le volte in cui il Comune riesce a dimostrare che, con un minimo di attenzione, la buca stradale poteva essere evitata, il risarcimento può essere negato.

Buca vicino casa: risarcimento dal Comune

Tanto più l’ostacolo è prevedibile per il passante, tanto ridotte sono le possibilità di ottenere il risarcimento. È prevedibile, ad esempio, la buca stradale di grandi dimensioni o posta al centro della carreggiata o del marciapiede in una posizione visibile e in una zona illuminata.

Allo stesso modo – sostiene la giurisprudenza – è prevedibile anche un ostacolo posto in un luogo conosciuto. È proprio la situazione che si verifica in presenza di una buca stradale vicino casa.

Può dunque dire addio al risarcimento il pedone caduto nella buca davanti passo carrabile dell’edificio in cui abita. Se l’avvallamento è posto in un luogo percorso quotidianamente, l’infortunato  non può non esserne al corrente. Per cui cade con ogni probabilità perché in quel momento è distratto: l’utente della strada, invece, deve avere una condotta accorta.

Come ci si può difendere in casi come questi? Bisognerebbe dimostrare che la buca è nascosta – ad esempio da foglie secche e aghi di pino – e che pertanto non è stato possibile venire a conoscenza della sua esistenza prima della caduta. Senza dimenticare che elemento essenziale per ottenere il risarcimento, oltre alle prove della lesione fisica e della presenza dell’ostacolo sulla strada (rispettivamente fornite dal certificato medico del pronto soccorso e dalle fotografie del luogo), è la dimostrazione del cosiddetto “rapporto causale”: bisogna cioè documentare al giudice il fatto che la caduta è avvenuta solo ed esclusivamente per causa della buca e non per altre ragioni (ad esempio un paio di lacci slacciati). Come fornire questa dimostrazione? Solo con un testimone che possa dire di aver visto “tizio” cadere per aver messo un piede in fallo nell’avvallamento.

E chi non ha prove? Purtroppo perde il giudizio. Sicché non vale la pena neanche iniziale.

Insomma: l’insidia è esclusa per la condotta colposa del danneggiato che conosce le condizioni dell’area e non si può escludere che cada nella buca per distrazione, in assenza di concreti riscontri.

Il parere della Cassazione

Come anticipato in apertura, il principio è identico anche in Cassazione. In una recente pronuncia [2], gli Ermellini affermano che il criterio dell’accertamento della colpa del danneggiato deve essere chiarito, nel senso che la vicinanza della buca ai luoghi frequentati solitamente dal danneggiato può far presumere la conoscenza della stessa, ma non può costituire l’unico elemento utile a prevedere ed evitare l’evento, poiché andrebbe valutato insieme ad altre circostanze note.
Nel caso di specie, la Corte di merito aveva dato atto che la strada fosse buia e la buca fosse piena d’acqua, ma non aveva considerato tali elementi ai fini del giudizio, finendo per far gravare sul cittadino l’obbligo cautelare di conoscere e ricordare l’ubicazione delle buche che si trovano nei pressi dei luoghi solitamente frequentati.

Insidia e trabocchetto: ultime sentenze

Risarcimento per insidia stradale: presupposti

La figura della colpa rappresentata dalla cosiddetta “insidia stradale” postula l’accertamento di tre elementi: la non visibilità, la non prevedibilità e l’inevitabilità del pericolo in relazione al normale uso della strada (invocando i detti criteri il tribunale ha rigettato la domanda perché, nel caso di specie la danneggiata camminava intenta a cercare il portafogli nella borsa, era dunque distratta e non aveva visto l’anomalia insistente sul manto stradale, nonostante fosse ben visibile. Se l’attrice fosse stata attenta avrebbe potuto agevolmente evitare l’anomalia suddetta ed avrebbe potuto evitare le conseguenze dannose derivate dal suo comportamento non diligente).

Tribunale Perugia, 06/05/2019, n.360

Niente risarcimento al pedone distratto e incauto

La condotta incauta del danneggiato costituisce circostanza idonea a recidere il nesso eziologico tra cosa e danno e, quindi ad integrare il caso fortuito necessario ad escludere la responsabilità oggettiva del custode nel quadro dell’art. 2051 c.c.. L’anzidetta condotta si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, in applicazione dell’art. 1227, comma 1, c.c., giacché quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione delle cautele da parte dello stesso danneggiato normalmente attese in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso. (La Corte conferma l’affermata esclusiva responsabilità della danneggiata nella causazione dell’evento, in quanto occorso in un orario che rendeva visibile il marciapiede percorso che, peraltro, presentava diffuse condizioni di sporcizia ed era disseminato per l’intero tratto da volantini pubblicitari; tali circostanze ponevano a carico della danneggiata un onere di massima cautela che, date le favorevoli condizioni di luce, le avrebbe consentito di scorgere o quanto meno prevedere l’insidia.)

Corte appello Napoli sez. IX, 28/03/2019, n.1762

Insidia stradale: concorso di colpa

In tema di insidia stradale, va imputata in misura paritaria alle parti la responsabilità qualora da un lato si accerti l’obbligo per il danneggiato di tenere una condotta di guida particolarmente prudente, in quanto si trovava in prossimità di un incrocio, vi era il manto stradale bagnato e vi erano diverse sconnessioni ed avvallamenti, visibili anche a distanza per il conducente che proceda a velocità prudenziale e con le luci accese. Dall’altro lato, tuttavia, si accerti l’impossibilità per lo stesso danneggiato di prevedere la presenza di pietrisco e ghiaia sulla strada e, dunque, di evitare la perdita di aderenza ordinariamente legata alla presenza di tali materiali sull’asfalto bagnato.

Tribunale Lecce sez. I, 29/01/2019, n.302

Niente risarcimento a chi conosce i luoghi della caduta

La nozione di insidia si risolve in una situazione di pericolo occulto (c.d. insidia o trabocchetto) per la cui sussistenza occorrono congiuntamente l’elemento oggettivo della non visibilità del pericolo e quello soggettivo della non prevedibilità di esso. In definitiva, non sono sufficienti difficoltà od anche pericolosità del transito, ma occorre una sorta di inevitabilità del danno per il carattere non visibile ed improvviso del pericolo. Orbene, qualora le caratteristiche del luogo siano agevolmente percepibili da un utente che presti la ordinaria attenzione nell’avvicinarsi, ciò porta ad escludere l’insidia o trabocchetto.

Tribunale Roma sez. XIII, 02/11/2018, n.21033

In tema di danno da insidia stradale, a fronte della piena conoscibilità dello stato de luoghi, a nulla rileva lo stato di cattiva manutenzione dello stesso, atteso che non è scusabile la condotta di un soggetto che inciampa in una buca presente da molto tempo prima in un punto pienamente visibile e conoscibile. Di conseguenza, quanto più la situazione di pericolo connessa alla struttura o alle pertinenze della strada pubblica è suscettibile di essere prevista e superata dall’utente-danneggiato con l’adozione di normali cautele, tanto più rilevante deve considerarsi l’efficienza del comportamento imprudente del medesimo nella produzione del danno, fino a rendere possibile che il suo contegno interrompa il nesso eziologico tra la condotta omissiva dell’ente proprietario della strada e l’evento dannoso.

Tribunale Roma sez. XII, 03/09/2018, n.16769

Responsabilità PA per insidia stradale

In merito alla responsabilità della p.a. per i danni subiti dall’utente conseguenti all’utilizzo di beni demaniali e, segnatamente, per quelli conseguenti ad omessa od insufficiente manutenzione (tematica sviluppatasi soprattutto in tema di strade), questa tutela è esclusivamente quella predisposta dall’art. 2043 c.c.. Si osserva, infatti, che la p.a. incontra nell’esercizio del suo potere discrezionale anche nella vigilanza e controllo dei beni di natura demaniale, limiti derivanti dalle norme di legge o di regolamento, nonchè dalle norme tecniche e da quelle di comune prudenza e diligenza, ed in particolare dalla norma primaria e fondamentale del neminem laedere (art. 2043 c.c.), in applicazione della quale essa è tenuta a far sì che il bene demaniale non presenti per l’utente una situazione di pericolo occulto, cioè non visibile e non prevedibile, che dia luogo al cd. trabocchetto o insidia stradale. Sussiste l’insidia, fondamento della responsabilità risarcitoria ex art. 2043 c.c., della p.a. per danni riportati dall’utente, allorchè essa non sia visibile o almeno prevedibile.

Tribunale Siena, 04/10/2018, n.1136

La responsabilità da insidia stradale non richiede la prova dell’imprevedibilità e non evitabilità del trabocchetto.

Il danneggiato che agisca per il risarcimento dei danni subiti in conseguenza di una caduta avvenuta nella pubblica via a causa di una buca, piccola ma profonda, è tenuto alla dimostrazione dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con la cosa in custodia, non anche dell’imprevedibilità e non evitabilità dell’insidia o del trabocchetto, né della condotta omissiva o commissiva del custode, gravando su quest’ultimo, in ragione dell’inversione dell’onere probatorio che caratterizza la responsabilità ex art. 2051 c.c., la prova di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire che il bene demaniale presentasse, per l’utente, una situazione di pericolo occulto, nel cui ambito rientra anche la prevedibilità e visibilità della caduta in una buca.

Tribunale Napoli, 28/03/2018, n.3065

Responsabilità Pubblica Amministrazione: insidia e trabocchetto

La PA incontra nell’esercizio del suo potere discrezionale anche nella vigilanza e controllo dei beni di natura demaniale, limiti derivanti dalle norme di legge o di regolamento, nonché dalle norme tecniche e da quelle di comune prudenza e diligenza, ed in particolare dalla norma primaria e fondamentale del neminem laedere, in applicazione della quale essa è tenuta a far sì che il bene demaniale non presenti per l’utente una situazione di pericolo occulto, cioè non visibile e non prevedibile, che dia luogo al cd. trabocchetto o insidia stradale. Sussiste l’insidia, fondamento della responsabilità risarcitoria ex art. 2043 c.c., della PA per danni riportati dall’utente stradale, allorché essa non sia visibile o almeno prevedibile.

Tribunale Salerno sez. II, 13/07/2017, n.3540


note

[1] Trib. Livorno, sent. n. 595/19.

[2] Cass. sent. n. 14908/19.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 9 aprile – 31 maggio 2019, n. 14908

Presidente Armano – Relatore Cricenti

Fatti di causa

S.M. percorrendo con un ciclomotore intestato a D.B.U.F. una stradina che portava a casa sua, alla fine di una salita, finiva in una buca, in quel momento piena dell’acqua piovana di una recente precipitazione.

Entrambi, conducente e proprietaria, agivano, ciascuno per i danni in proprio subiti, contro il Comune di Scalea, contestando una responsabilità di quest’ultimo ai sensi dell’art. 2051 c.c..

Il giudice di prime cure, ritenuto che la fattispecie rientrava nella previsione di quella norma, a dispetto invece del contrario avviso dell’ente locale, accoglieva la domanda ed accordava ai due attori un risarcimento dei danni di 22647,28 Euro.

Su appello del Comune di Scalea questa decisione veniva riformata, nel senso che la corte di appello riteneva esclusiva la colpa del danneggiato, il quale, da un lato, avrebbe dovuto moderare la velocità, e dall’altro, avrebbe dovuto evitare la buca, che, trovandosi vicino casa, gli doveva essere nota.

Ricorrono i due iniziali attori con tre motivi di ricorso. V’è costituzione del Comune di Scalea con controricorso.

Ragioni della decisione

1.- La sentenza impugnata, riferita la fattispecie concreta all’art. 2051 c.c., ha ritenuto di escludere la responsabilità del Comune di Scalea, attribuendo il danno interamente al concorso colposo del danneggiato.

La colpa di costui, secondo i giudici di merito, starebbe nel non avere colpevolmente evitato un pregiudizio, che per ordinaria diligenza, avrebbe invece potuto evitare.

La colpa è ricavata da due elementi indizianti.

Da un lato, secondo la corte, il conducente non avrebbe moderato la velocità adeguandola alle condizioni del momento: scarsa illuminazione, strada resa scivolosa dalla pioggia, ecc.; per altro verso, avrebbe dovuto evitare la buca, in quanto abitava nelle vicinanze, e si deve quindi presumere che la conoscesse.

2.- I ricorrenti propongono tre motivi di ricorso, che denunciano tutti violazione di legge. In particolare, il primo motivo denuncia una errata interpretazione dell’art. 2051 c.c., in relazione anche all’art. 1227 c.c., nel senso che la corte di merito avrebbe falsamente attribuito alla colpa del danneggiato la responsabilità dell’incidente, per via di una malintesa interpretazione della nozione di fortuito; con il secondo ed il terzo motivo si fa valere violazione delle norme che guidano la valutazione e l’ambito della prova (artt. 115 e 166 c.c.) e di quella presuntiva in particolare (art. 2727 c.c.), nel senso che la corte di merito avrebbe attribuito valore di prova ad elementi (l’eccesso di velocità, la vicinanza della buca alla abitazione) che non avevano quel valore, ma soprattutto, che non erano allegati, e dunque non potevano essere assunti ad elemento di prova.

Può farsi un esame congiunto di questi motivi, che risultano fondati nei termini seguenti.

Per meglio comprendere le ragioni dell’accoglimento del ricorso, serve una chiosa sulla regola di giudizio adottata dalla corte di merito.

Quest’ultima assume che l’evento (la caduta nella buca) era prevedibile ed evitabile.

La corte di merito ricava la prevedibilità dell’evento dalla circostanza che il danneggiato abitava nelle vicinanze, circostanza che fa presumere la conoscenza della esistenza della buca, e quindi la prevedibilità del danno. L’elemento della prevedibilità è così ricavato da un indizio, da un fatto noto, che, secondo la corte, vale di per sé, ossia a prescindere dalla circostanza concreta, a far presumere conoscenza della buca e dunque prevedibilità dell’evento.

Invece, l’evitabilità di quest’ultimo è ricavata dalla corte dalla regola cautelare dell’andatura moderata: il danno sarebbe stato evitabile se fosse stata rispettata una andatura moderata.

Le censure mosse a questo ragionamento sono fondate.

2.1- Intanto, risulta fondato il terzo motivo, in base al quale i ricorrenti contestano alla decisione impugnata di aver posto a base della decisione, quale elemento di prova, un fatto inesistente, non allegato dalle parti, né altrimenti emerso: quello della velocità del motociclo.

La corte, a pagina 8, assume che il danneggiato “avrebbe dovuto moderare particolarmente la velocità in considerazione dell’ora tarda, della strada dissestata su cui aveva piovuto da poco e dell’assenza di illuminazione”, con ciò supponendo che, per contro, il motociclo viaggiasse ad elevata velocità.

Il giudizio è nei termini del tipico controfattuale: se avesse moderato la velocità avrebbe potuto evitare la buca. Il controfattuale è un giudizio ipotetico (se avesse moderato la velocità) che si può formulare solo se lo si pone come alternativo ad un fatto certo o sufficientemente probabile (ossia non l’ha moderata).

Altrimenti, l’ipotesi costituita dalla condotta alternativa lecita (se avesse moderato la velocità) non è alternativa al fatto realmente accaduto, ma ad un fatto a sua volta ipotetico.

Il giudizio controfattuale serve a sostituire la condotta alternativa lecita (il medico avrebbe dovuto fare un certo esame diagnostico, il conducente avrebbe dovuto moderare la velocità) a quella effettivamente tenuta, e quest’ultima deve essere certa o sufficientemente probabile.

Nel caso presente non risulta affatto che il conducente del motociclo stesse percorrendo la strada a velocità non adeguata. O meglio, la corte non dice perché ritiene che l’andatura fosse eccessiva avuto riguardo allo stato dei luoghi, né indica alcun elemento (entità dei danni, tracce di frenata, o altro genere di indizio) da cui ha potuto inferire che l’andatura fosse elevata.

Non essendovi alcuna ragione per affermare che la velocità non era adeguata (e non essendo ricavabile una tale ragione dalla motivazione della sentenza), il giudizio controfattuale sulla evitabilità del danno è sicuramente viziato. Non si può concludere che una velocità moderata avrebbe fatto evitare il danno, se non risulta né certo né probabile che la velocità fosse, al contrario, elevata o non adeguata alle condizioni della strada.

Con la conseguenza che la corte di merito pone a base della decisione un fatto (la velocità del motociclo) assolutamente non risultante dagli atti di causa, in violazione dell’art. 115 c.p.c., norma che vieta di reputare esistenti prove, o elementi indiziari in realtà inesistenti o non emersi in giudizio (Cass. 9356/2017).

3.- Risulta fondato altresì anche il primo motivo, che può essere letto, nella prospettiva di ciò che si sta per dire, unitamente al secondo.

Come si è detto l’evitabilità dell’evento, e dunque un elemento della colpa del danneggiato, è stata ricavata dalla velocità sostenuta, senza però indicare da cosa quest’ultima possa risultare evidente.

L’altro elemento della colpa, ossia la prevedibilità del danno, è invece ricavato dalla vicinanza della buca all’abitazione del conducente.

Anche su questo punto la decisione va censurata, per le ragioni che seguono.

È vero che se la buca in cui si incappa è posta nelle vicinanze dell’abitazione del danneggiato ciò può costituire indizio, o elemento utile a ricavare la prevedibilità del danno, ossia per consentire un giudizio affermativo sulla prevedibilità (ed anche, se si vuole, evitabilità) del danno stesso (Cass. 11526/ 2017).

Ed in questo caso, emerge dagli atti, la buca era su una delle strade che portano a casa del danneggiato.

Tuttavia, il vizio del ragionamento che ha portato ad affermare la colpa, qui, sta in un diverso argomento.

La vicinanza della buca alla abitazione del danneggiato, oppure ai luoghi da quest’ultimo solitamente frequentati, è usata, nella prassi, quale indizio di prevedibilità dell’evento, e dunque quale indizio di un elemento della colpa, nel senso che, se la buca è li vicino, si presume, sulla base di massime di esperienza, che la si conosca. Ciò rende l’evento prevedibile.

Come è noto la prevedibilità dell’evento è altresì criterio per stabilire una regola cautelare, nel senso che gli eventi prevedibili, nei limiti del possibile, vanno evitati.

Questo criterio di accertamento della colpa del danneggiato, va però precisato.

Infatti, l’elemento della vicinanza della buca ai luoghi frequentati di solito dal danneggiato, non può valere, da solo, di per sé, a far presumere la conoscenza della buca e soprattutto della sua ubicazione, e dunque a far ritenere come prevedibile ed evitabile l’evento.

Un simile indizio non ha, di per sé, sufficienza gravità, ossia non ha la capacità di far indurre il fatto ignoto se da solo considerato, e va valutato in concreto, unitamente alle altre circostanze note, altrimenti si finisce con il far operare non solo una presunzione destituita di fondamento razionale, ossia di ciò che rende quel fatto (vicinanza della buca) un elemento indiziante; ma altresì si finisce con il far gravare sul cittadino l’obbligo cautelare di conoscere e ricordare l’ubicazione delle buche che stanno nelle vicinanze dei luoghi che frequenta solitamente, e di farne anche aggiornamento periodico, visto che le buche alcune spariscono ed altre compaiono anche a breve tempo di distanza.

Ossia: se la vicinanza della buca indica che doveva essere nota al conducente (o da questi conoscibile) a prescindere da altre circostanze del caso concreto, ossia, di per sé, ciò avviene sulla base di una massima di esperienza che viene generalizzata, vale a dire che collega due classi di eventi astrattamente considerati, la classe della vicinanza del pericolo e la classe della prevedibilità del medesimo, e induce quest’ultima da quella, a prescindere dalle circostanze del caso. Con la conseguenza che da questa astrazione si ricava poi una regola cautelare: chi ha la buca vicina è tenuto a conoscerla ed evitarla, e ciò, per l’appunto, a prescindere dalle circostanze del caso concreto.

Piuttosto, il significato indiziante di quel fatto (vicinanza della buca), va valutato nella fattispecie singola, e non in astratto, tenendo conto delle circostanze del caso specifico.

Nel caso presente, era pacifico, e la sentenza di merito ne dà atto, che la strada era buia, e che la buca era piena d’acqua, dunque coperta, a causa delle precipitazioni recenti.

V’erano quindi questi altri indizi che andavano considerati insieme alla circostanza che la buca fosse vicino casa, e che andavano valutati insieme all’elemento della vicinanza. Qualora esista, dunque, una pluralità di fatti potenzialmente significativi, il giudice di merito è tenuto a considerarli tutti, per verificare la loro concordanza, come preteso dall’art. 2729 c.c., e cosi come è viziata la decisione che nega valore indiziario ad un fatto, senza prima aver valutato se esso concorda con gli altri fatti noti (Cass. 9059/ 2018), allo stesso modo è viziata la decisione che attribuisce valore indiziario ad un fatto noto senza valutare se esso sia discordante quanto a tale valore con gli altri fatti noti emersi in giudizi.

Con la conseguenza che non tenere conto di queste concrete circostanze, significa addossare al danneggiato non solo l’obbligo cautelare di conoscere le buche a lui vicine, ma anche quello di ricordarne esattamente l’ubicazione, in modo tale che, quando, come nella fattispecie, non sono visibili, possono comunque essere evitate ricordandosi l’esatta loro collocazione.

Infatti, nel caso concreto, solo il ricordo preciso della ubicazione della buca, e non già la mera conoscenza che ve ne fosse una sul percorso, avrebbe consentito di evitare l’evento, dal momento che la buca non era visibile e sapere semplicemente che vi fosse non era sufficiente ad evitarla.

Il ricorso va accolto con rinvio alla corte di appello di Catanzaro per un diverso esame.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Catanzaro, in diversa composizione, anche per le spese.


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