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La scatola nera fa prova?

3 Giugno 2019
La scatola nera fa prova?

Incidenti stradali: che valore ha il report della scatola nera montato su un’auto in caso di contestazione dell’assicurazione?

Immagina di passeggiare tranquillamente lungo il corso quando, d’un tratto, proprio mentre stai per attraversare la strada, un’auto ti sfiora e ti fa cadere a terra. Il conducente corre in tuo aiuto e ti trasporta subito al pronto soccorso. Le tue condizioni non sono per fortuna gravi. Così, entrambi compilate il modello Cid con la constatazione amichevole di sinistro per accelerare le pratiche di liquidazione dell’indennizzo. Convinto di avere la strada spianata per il risarcimento, presenti la domanda all’assicurazione del responsabile la quale però ti risponde “picche”. Dai dati rilasciati dalla scatola nera installata sul mezzo dell’investitore, risulterebbe che l’incidente è fasullo. Questo perché il Gps collegato alla scatola nera ha rilevato che, al momento del sinistro, la macchina si trovava in realtà all’interno del proprio garage. Convinto di un errore dell’apparecchio, decidi di avviare una causa contro la compagnia assicuratrice. Ma, prima di ciò, ti rivolgi al tuo avvocato e gli chiedi se la scatola nera fa prova.

Non vuoi certo perdere il processo e magari pagare le spese legali all’avversario. Ecco perché ritieni di doverti prima informare e comprendere che valore ha la scatola nera, se il suo report può essere contestato ed eventualmente come.

La questione sta interessando sempre più aule dei tribunali. Da quando, infatti, la legge sulla concorrenza del 2017 [2], modificando il Codice delle assicurazioni [3], ha previsto la possibilità di installare la scatola nera sulle auto al fine di meglio definire le responsabilità in caso di incidenti stradali e ridurre le polizze agli assicurati, è sorto subito il problema del valore probatorio da attribuire al report fornito da tale apparecchio.

Ebbene, la normativa stabilisce che «le risultanze del dispositivo [appunto la scatola nera] formano piena prova, nei procedimenti civili, dei fatti cui esse si riferiscono, salvo che la parte contro la quale sono state prodotte dimostri il mancato funzionamento o la manomissione del predetto dispositivo».

«Piena prova» significa che valgono quanto un atto notarile o una confessione: in pratica, il giudice non può valutare l’attendibilità del report della scatola nera (neanche se sospetta qualche errore), ma è obbligato a prenderlo per buono, ad assumere come provati i fatti che l’apparecchio attesta. La legge, insomma, ha tolto al magistrato ogni potere di valutazione della prova.

Non resta che la prova contraria, lasciata alla controparte la quale dovrebbe dimostrare che la scatola nera era stata manomessa o non funzionava correttamente.

A questo punto comprendi che, per contestare la scatola nera, dovresti anche provare che quella in uso sull’auto della tua controparte (nell’esempio di partenza, l’investitore) non funzionava al momento del sinistro. Ma come puoi farlo se, né il mezzo, né l’apparecchio sono nella tua disponibilità? Ben venga che la scatola nera possa far prova contro il conducente che ha deciso di installarla e che, avendo sempre lo strumento sottomano, è in grado di controllare che esso sia funzionante. Quali poteri di controllo ha invece l’altro soggetto coinvolto nel sinistro stradale?

Di qui il problema affrontato dalla sentenza in commento (e non solo): la scatola nera non può fare prova contro terzi; questi ultimi, infatti, non avendo sottomano lo strumento, non sono in grado di dimostrare eventuali difetti di funzionamento.

Peraltro, anche lo stesso Gps – come dimostrato da alcuni studi dell’Aneis, associazione nazionale degli esperti infortunistica stradale – potrebbe “disconnettersi” dal satellite e non rilevare, in modo continuo, la posizione del veicolo. Difatti il il rilevamento dei veicoli col Gps è condizionato dalla bontà del segnale proveniente dal satellite. Con la conseguenza che la scatola nera non sarebbe sempre attendibile.

Ecco perché il giudice di pace di Cerignola ha imposto il risarcimento per l’investimento di un pedone anche se, in base al report della scatola nera, in quel momento l’auto danneggiante era parcheggiata altrove. E ciò per due ragioni:

  • da una parte le risultanze probatorie del dispositivo non possono essere equiparate alla prova documentale, checché ne dica la legge;
  • dall’altra parte è contro il principio costituzionale del giusto processo pretendere che l’attore dimostri il malfunzionamento di un apparecchio che non è nella sua disponibilità.

La scatola nera è montata sull’auto dell’avversario e tutto ciò che può fare l’interessato è chiedere al giudice di disporre una consulenza tecnica d’ufficio sull’apparecchio (la cosiddetta Ctu). Senonché quest’ultima non è un mezzo di prova, ma solo un mezzo di ricerca della prova.

Insomma: i dati della scatola nera possono essere disattesi specie se tutti gli altri elementi di prova dimostrano che vi è compatibilità tra la dinamica del sinistro e i danni lamentati dalla parte.


note

[1] Giudice di Pace di Cerignola (FO), sent. n. 147/2019.

[2] Legge n. 124/2017 art. 1.

[2] Art. 145-bis d.lgs. n. 209/2005.

Autore immagine: 123rf com


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