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Contributo di solidarietà

4 Giugno 2019 | Autore:
Contributo di solidarietà

Come funziona la decurtazione delle pensioni più alte. Chi è interessato e chi resta escluso. Le percentuali dei tagli e le immancabili polemiche.

Ogni tanto, la legge ci regala qualche eufemismo. È successo di nuovo, questa volta con le pensioni più elevate. Dal 1° gennaio 2019 è tornato il cosiddetto contributo di solidarietà. Un modo elegante di battezzare una tassa (altro non è) sugli assegni più alti.

Si tratta di un prelievo straordinario in vigore per cinque anni, fino al 2023 compreso, e articolato in diverse fasce di reddito. Interessa chi percepisce un assegno a partire da 100mila euro lordi annui, cioè più o meno 5mila euro netti mensili, con alcune eccezioni: restano fuori, infatti, le pensioni calcolate per intero con il sistema contributivo, le pensioni di reversibilità ed altri trattamenti che vedremo in seguito.

Il contributo di solidarietà non incide sull’importo lordo dell’assegno, nel senso che, una volta trascorsi i cinque anni di prelievo, l’ammontare torna quello di prima. Tuttavia, le controversie non mancano. E non solo perché le percentuali applicate non sono proprio leggere (si parte dal 15% per arrivare al 40% di contributo a seconda della fascia interessata). Ma anche perché è una sorta di ritorno al passato. Un prelievo simile, infatti, era stato applicato sotto il Governo Letta nel triennio 2014-2016, anche se in percentuali più ridotte. E perché presenta alcune disparità di trattamento.

Ma vediamo nel dettaglio che cos’è il contributo di solidarietà sulle pensioni, chi viene colpito e a quanto ammontano i prelievi.

Contributo di solidarietà: che cos’è?

Come accennato, il contributo di solidarietà è un prelievo introdotto dalla Legge di Bilancio 2019 che interessa gli assegni previdenziali più alti (le cosiddette pensioni d’oro), entrato in vigore il 1° gennaio 2019 per cinque anni [1]. Significa che il prelievo verrà effettuato fino al 2023 compreso.

Contributo di solidarietà: quali pensioni interessa?

Il contributo di solidarietà viene applicato alle pensioni erogate da:

  • un fondo pensioni per lavoratori dipendenti;
  • la gestione speciale di artigiani e commercianti;
  • le forme sostitutive, esclusive ed esonerative dell’assicurazione generale obbligatoria;
  • la gestione separata.

Contributo di solidarietà: a quali pensioni non si applica?

Ci sono, come dicevamo, delle eccezioni.

Il contributo di solidarietà entrato in vigore per il quinquennio 2019-2023 non si applica alle pensioni:

  • di reversibilità;
  • complementari o integrative;
  • erogate dalle casse privatizzate (ad esempio, quelle di professionisti come avvocati o notai);
  • erogate a vittime del terrorismo e del dovere;
  • di invalidità;
  • erogate interamente con il sistema contributivo.

Contributo di solidarietà: a quanto ammonta?

Ci sono cinque scaglioni per il calcolo del contributo di solidarietà sulle pensioni più alte. A ciascuno di essi viene applicata una percentuale di decurtazione. Nel dettaglio:

  • per la parte eccedente 100.000 euro fino a 130.000 euro lordi: decurtazione del 15%;
  • per la parte eccedente 130.001 fino a 200.000 euro lordi: decurtazione del 25%;
  • per la parte eccedente 200.001 fino a 350.000 euro lordi: decurtazione del 30%;
  • per la parte eccedente 350.001 fino a 500.000 euro lordi: decurtazione del 35%;
  • per la parte eccedente 500.001 euro lordi: decurtazione del 40%.

Questi importi cresceranno di anno in anno, poiché sono vincolati all’andamento dell’inflazione. Tuttavia, sono al lordo degli effetti fiscali: è possibile, infatti, portare in deduzione il contributo di solidarietà dal reddito Irpef.

Se si è titolari di più pensioni, si fa riferimento all’ammontare complessivo dei trattamenti diretti. La decurtazione si applica in modo proporzionale a ciascun assegno, escludendo quelle non interessate dal contributo di solidarietà.

C’è, comunque, una clausola di salvaguardia. Significa che l’importo complessivo delle pensioni sul quale applicare il contributo di solidarietà non può essere inferiore a 100.000 euro.

Contributo di solidarietà: le controversie

Come spesso succede, fatta la legge è fatta anche la polemica. Non manca, infatti, chi contesta il meccanismo sul quale si basa il contributo di solidarietà sulle pensioni più alte.

Ad esempio. Abbiamo detto che alla fine del quinquennio 2019-2023 l’importo lordo del trattamento torna come prima. Tuttavia, appare evidente la disparità tra i titolari delle pensioni. In che senso? Tutto sta nel blocco della perequazione, termine che indica l’atto di eliminare le discriminazioni o di sanare eventuali svantaggi subiti.

Per dirla in breve: un avvocato che percepisce una pensione annua di 120mila euro non avrà alcuna decurtazione, mentre il dirigente d’azienda che ha un assegno annuo di 110mila euro si vedrà tagliare la pensione del 15% per la parte eccedente quella cifra per cinque anni.

Volendo essere pignoli, la Legge di Bilancio non tiene conto della sentenza con cui la Corte Costituzionale si era pronunciata riguardo il contributo di solidarietà [2]. I magistrati, infatti, avevano stabilito che la decurtazione era legittima se:

  • veniva imposta dalla crisi contingente e grave del sistema previdenziale;
  • incide sulle pensioni più elevate in rapporto a quelle minime;
  • ha il carattere di prelievo sostenibile;
  • rispetta il principio di proporzionalità;
  • si tratta di una misura una tantum.

L’attuale contributo, invece:

  • viene applicato in percentuali molto elevate;
  • ritorna dopo un lasso di tempo piuttosto breve rispetto all’ultimo, in vigore fino al 2016;
  • evidenzia, come detto, una disparità di trattamento tra i titolari delle pensioni più alte;
  • è destinato ad un Fondo interno dell’Inps non ben identificato.

Ce n’è di più. Escludendo dal taglio delle cosiddette pensioni d’oro quelle erogate interamente con il sistema contributivo, vengono messe in salvo le pensioni degli ex parlamentari grazie al ricalcolo dei vitalizi. Una mossa che non ha bisogno di ulteriori commenti.


note

[1] Art. 261 co. 1 legge 145/2018.

[2] Corte Cost. sent. n. 116/2013 del 05.06.2016 e n. 173/2016.


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