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Prescrizione cartella di pagamento: effetti della mancata opposizione

4 Giugno 2019
Prescrizione cartella di pagamento: effetti della mancata opposizione

Se la cartella non viene contestata e diventa definitiva può essere ugualmente annullata per prescrizione?

Cosa succede se ti arriva una cartella esattoriale e non la paghi né la contesti? Immagina, ad esempio, una cartella per una multa stradale o per il bollo auto divenuta definitiva per decorso dei termini di impugnazione. Di certo rischierai che, un giorno, arrivi il postino a notificarti un pignoramento o magari un fermo dell’auto. Ma se, dopo la cartella, non dovessi ricevere più alcun atto o ingiunzione di pagamento da parte dell’esattore, potresti ugualmente avvalerti della prescrizione della cartella? Chi rinuncia a impugnare le cartelle può, in un momento successivo, appigliarsi al decorso dei termini per chiederne l’annullamento? La questione è stata decisa di recente dal giudice di pace di Nola [1], anche se il principio è abbastanza scontato in giurisprudenza. Vediamo dunque quali sono gli effetti della mancata opposizione sulla prescrizione delle cartelle di pagamento.

Prescrizione cartella di pagamento

Sebbene vi sia qualche precedente giurisprudenziale secondo cui tutte le cartelle esattoriali si prescrivono in cinque anni – precedenti anche a firma della stessa Cassazione (leggi la Tabella prescrizione tributi) – è opinione più condivisa quella secondo cui la cartella si prescriverebbe nello stesso termine dell’imposta o della sanzione che essa è rivolta a riscuotere. Per cui, per le cartelle relative a imposte dovute allo Stato (Irpef, Iva, Ires, Irap, bollo, ipotecaria e catastale, donazioni e successioni) la prescrizione è di 10 anni; invece per le cartelle relative a imposte dovute agli enti locali (Imu, Tasi, Tari, Tosap) la prescrizione è di 5 anni.

È di 5 anni la prescrizione delle multe stradali e di qualsiasi altra sanzione, i contributi previdenziali dovuti all’Inps e quelli assistenziali dovuti all’Inail. Chiude il quadro il bollo auto che si prescrive in 3 anni.

Il decorso dei termini di prescrizione si inizia a calcolare dal giorno dopo la notifica della cartella.

Cartella non impugnata: quali effetti?

Vediamo quali sono gli effetti della mancata opposizione alla cartella esattoriale per poi verificare come questi si coordinano con la prescrizione. 

Le cartelle possono essere contestate dinanzi a un giudice entro termini prestabiliti dalla legge: 60 giorni nella generalità dei casi; 30 giorni per quelle riguardanti multe stradali e sanzioni amministrative; 40 giorni per quelle inerenti a contributi dovuti all’Inps o all’Inail.

Chiaramente, chi si oppone alla cartella non può più contestare i vizi del tributo a monte, per i quali aveva un termine (normalmente di 60 giorni) dall’avviso di accertamento. Non resta che censurare quindi eventuali “vizi propri” della cartella (ossia attinenti alla sua formazione e/o notifica), sia di natura formale che sostanziale.

Ad esempio, se ricevi una cartella per errori commessi nella dichiarazione dei redditi, quindi relativa all’Irpef, non potrai più contestare l’ammontare della pretesa – cosa che dovevi fare quando ti è arrivato l’accertamento fiscale – ma dovrai verificare se la cartella è viziata in qualche sua parte.

La mancata contestazione della cartella rende la stessa definitiva e non più impugnabile. Essa diventa cioè pari a una sentenza passata in giudicato.

Tuttavia, come chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione [2], non per questo l’atto cambia la sua natura: la cartella, cioè, resta sempre un atto amministrativo e non giudiziale. Con la conseguenza che la sua prescrizione non è di 10 anni come tutte le sentenze, ma – come detto sopra – la stessa relativa al tributo richiesto.

Cartella non impugnata: si può annullare per prescrizione?

Una volta che la cartella sia divenuta definitiva, può essere impugnata per prescrizione? La risposta fornita dalla giurisprudenza non poteva che essere positiva. Del resto la prescrizione scatta in automatico al decorso del termine di legge. E se non fosse così si avrebbe la paradossale conseguenza che, per far prescrivere una cartella, bisognerebbe prima contestarla. E, invece, è l’esatto contrario: non appena si impugna una cartella, il termine di prescrizione si sospende per tutta la durata del giudizio e inizia a decorrere nuovamente da capo dal momento dell’emissione della eventuale sentenza di rigetto e di condanna. In quest’ultimo caso, però, la prescrizione sarà sempre di 10 anni atteso che il titolo che richiede il pagamento non è più la cartella, ma il provvedimento del giudice.

La sentenza in commento conferma, quindi, che dall’omissione dell’impugnazione non può desumersi la rinuncia tacita del contribuente ad avvalersi dell’annullamento del debito per prescrizione. Del resto, se è vero che per la prescrizione si devono attendere diversi anni (non meno di tre), è anche vero che non si può subordinare la prescrizione all’azione nei 60 giorni successivi alla notifica.

Come far valere la prescrizione della cartella

Se ti accorgi di avere una cartella a tuo carico che è ormai prescritta ne puoi chiedere l’annullamento con un ricorso in autotutela all’esattore, ma è molto improbabile che questi provveda d’ufficio. Né potrai impugnare la cartella per prescrizione visto che ormai i termini per la contestazione (30, 40 o 60 giorni dalla notifica) sono decorsi. Allora come fare annullare una cartella prescritta? In realtà, l’azione del contribuente, non potendosi più rivolgere contro la cartella, dovrà indirizzarsi contro l’eventuale successivo atto dell’esattore (ad esempio una intimazione di pagamento, un fermo, un pignoramento). Atto che, pertanto, sarà annullato – insieme a tutto il debito – per intervenuta prescrizione del diritto alla riscossione esattoriale.

Quando e come contestare una cartella esattoriale? GUARDA IL VIDEO


note

[1] Giudice di Pace di Nola sent. n. 2735/19.

[2] Cass. S.U. sent. n. 23397/2016.


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