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Chi deve presentare l’Isee?

5 Giugno 2019 | Autore:
Chi deve presentare l’Isee?

La dichiarazione sostitutiva unica è obbligatoria per accedere a servizi ed agevolazioni destinati a certe fasce di cittadini. Ecco chi sono gli interessati.

Non c’è una prestazione sociale agevolata che non richieda una dichiarazione Isee. L’indicatore della situazione economica equivalente è, infatti, la chiave di accesso ai benefici riconosciuti dalla legge per le famiglie meno abbienti, alla classe media e a chi frequenta l’università. Una condizione, però, che va certificata per dimostrare di averne diritto. Allora, chi deve presentare l’Isee e per ottenere che cosa?

L’Isee va presentato attraverso la Dichiarazione sostitutiva di autocertificazione, ovvero la Dsu, che riguarda il nucleo familiare. Il calcolo viene fatto tenendo in considerazione la somma dei redditi, una parte del patrimonio immobiliare del nucleo familiare ed un coefficiente riportato in una scala di equivalenza, come vedremo in seguito. Si tratta, a tutti gli effetti, di uno strumento mirato al welfare che fotografa – per dirla in termini moderni – «come se la passa» un contribuente e quando si ha diritto ad un aiuto dello Stato (dai vari bonus al reddito di cittadinanza) in base alla fascia di reddito a cui si appartiene.

Fare questo calcolo può sembrare complicato e, non a caso, i Caf danno una mano ai cittadini per ottenere la dichiarazione. Tuttavia, chi deve presentare l’Isee ordinario può utilizzare il simulatore messo a disposizione sul sito dell’Inps.

Di seguito, ti indichiamo tutto quello che bisogna sapere su chi deve presentare l’Isee, che cos’è la Dsu, e a che serve la dichiarazione sulla propria situazione economica in base al tipo di Isee.

Isee: che cos’è?

L’Isee, ovvero la Dichiarazione sostitutiva unica nota come Dsu, è una certificazione della situazione economica di un nucleo familiare, che si tratti di una singola persona o di una famiglia più numerosa. Serve ad attestare sia i redditi prodotti da ciascuno dei componenti del nucleo nell’anno di riferimento sia il loro patrimonio mobiliare o immobiliare.

Rientrano, dunque, nell’Isee ciò che si guadagna al lavoro, le case, i terreni, i conti correnti, i titoli, le carte di credito, ecc.

Isee: a che serve?

La dichiarazione Isee viene richiesta obbligatoriamente per accedere ad una prestazione sociale o ad un’agevolazione fornita dallo Stato.

Si parla, ad esempio, del bonus bebè, del sussidio comunale per la mensa scolastica, dei benefici sulle tasse universitarie, del recupero di una parte dei canoni di affitto per chi ne ha diritto, ma anche per le agevolazioni su:

  • asilo nido;
  • bonus luce, gas e acqua;
  • bonus Tari;
  • bonus libri;
  • reddito di cittadinanza;
  • assistenza domiciliare;
  • borse di studio.

Tutte agevolazioni vincolate a determinati limiti di reddito e di patrimonio, cioè degli elementi che determinano la situazione economica di un nucleo familiare.

Isee: quanto dura la dichiarazione?

Indipendentemente dal tipo di dichiarazione Isee da presentare (come vedremo tra poco ce ne sono diversi), la validità della certificazione è di un anno e scade ogni 15 gennaio.

Significa che dopo quella data bisogna compilare una nuova dichiarazione. A meno che non serva l’Isee corrente: in questo caso, è possibile presentarlo con una dichiarazione in corso di validità.

Isee: come funziona?

Per ottenere la dichiarazione Isee e poter accedere alle prestazioni o alle agevolazioni previste, occorre presentare la documentazione che certifica la propria situazione economica. Nel dettaglio, bisogna consegnare al Caf o all’Inps (nel caso si scelga la modalità «fai da te») tramite il portale online dell’Istituto, purché si sia in possesso delle credenziali di accesso:

  • lo stato di famiglia;
  • il contratto di affitto regolarmente registrato (se si vive in locazione) e l’ultima ricevuta del pagamento del relativo canone;
  • l’ultima fattura del canone di affitto pagato da chi abita in un alloggio popolare;
  • documento di identità e codice fiscale;
  • ultimo 730 o modello Redditi se presentati;
  • ultima certificazione unica dei redditi (il vecchio Cud, oggi chiamato Cu) rilasciata dal datore di lavoro o dall’Ente che eroga la pensione;
  • dichiarazione Irap se si è un imprenditore agricolo;
  • certificazioni dei trattamenti assistenziali, di indennità o previdenziali non soggetti a Irpef (borse di studio, contributo affitto, rendita Inail, ecc.);
  • eventuali assegni di mantenimento pagati o ricevuti per separazione o divorzio.

Questo per quanto riguarda il reddito. Per il calcolo, invece, del patrimonio mobiliare e immobiliare, bisogna allegare:

  • l’estratto conto di depositi e conti correnti bancari e/o postali al 31 dicembre dell’anno precedente;
  • la giacenza media dell’anno precedente dei conti correnti bancari e/o postali di ciascun componente del nucleo familiare;
  • i titoli di Stato, Bot, azioni, Cct, buoni fruttiferi, fondi, ecc.;
  • depositi e conti correnti bancari e/o postali;
  • contratti di assicurazione sulla vita;
  • azioni o quote di organismi di investimento collettivo di risparmio italiani o esteri;
  • dati di chi gestisce il patrimonio mobiliare (il nome della banca o il suo codice Abi);
  • i dati dei fabbricati, de terreni agricoli o delle aree fabbricabili come da visura catastale;
  • il capitale residuo del mutuo per l’acquisto o per la costruzione di immobili;
  • il valore ai fini Ivie degli immobili posseduti all’estero;
  • la targa delle auto, delle moto e delle navi o imbarcazioni eventualmente possedute.

Chi ha un’impresa individuale deve anche presentare il valore del patrimonio netto determinato dall’ultimo bilancio o rendiconto.

I portatori di handicap devono presentare:

  • la certificazione dell’handicap con il nome dell’ente che ha fatto l’attestazione e il numero e la data del documento;
  • la retta pagata nell’anno precedente nel caso in cui il contribuente sia ricoverato in una struttura;
  • le spese certificate per l’assistenza personale inserite nel quadro RP della precedente dichiarazione dei redditi.

Una volta presentata al Caf tutta la documentazione, occorrerà attendere una decina di giorni prima di ottenere la dichiarazione: è il tempo tecnico che ci mette l’Inps ad elaborare il tutto. Sarà, poi, l’Istituto a restituire al Caf la dichiarazione Isee con la quale è possibile chiedere l’agevolazione o la prestazione di cui si ha diritto.

Isee: quali tipi di dichiarazione?

Esistono, dunque, diversi tipi di dichiarazione Isee, in base allo scopo per il quale viene presentata. In pratica:

  • l’Isee ordinario o standard: comprende le informazioni di base sulla situazione patrimoniale, reddituale e anagrafica del nucleo familiare;
  • l’Isee università: va richiesto da chi ha diritto alla riduzione delle rette universitarie e compilato proprio dallo studente che non abita più con la famiglia da almeno 2 anni ed ha capacità di reddito. Altrimenti, lo studente viene inserito nell’Isee del nucleo familiare;
  • l’Isee socio-sanitario: va richiesto da chi deve stabilire le rate di prestazioni da ricoveri o residenze assistenziali. Il calcolo dell’Isee, in questo caso, tiene conto anche della situazione economica dei figli che non fanno parte del nucleo familiare del richiedente;
  • l’Isee per minori: va richiesto da chi può avere diritto ad agevolazioni sulle rette di asilo nido, scuola materna, mensa scolastica, prescuola e doposcuola, libri scolastici, ecc. Serve anche in caso di separazione o divorzio e non c’è ancora una sentenza o non è stato fissato il diritto all’assegno di mantenimento;
  • l’Isee corrente: serve ad aggiornare i redditi quando un lavoratore ha avuto un cambiamento in peggio della propria situazione patrimoniale e familiare. È il caso di chi perde il lavoro, viene messo in cassa integrazione oppure si vede ridurre l’orario di lavoro e, di conseguenza, lo stipendio.

Isee: dove va presentato?

È possibile compilare e presentare la dichiarazione Isee:

  • al Comune;
  • al patronato;
  • al Caf;
  • all’Ente che eroga la prestazione;
  • all’Inps.

In quest’ultimo caso, occorre accedere alla sezione «Servizi per il cittadino» con il proprio codice Pin dell’Inps. Se non si è in possesso del codice, lo si può richiedere online (si riceverà subito la prima parte del Pin, mentre l’altra metà arriverà dopo qualche giorno) oppure direttamente ad uno sportello mostrando un documento di identità ed il codice fiscale. Si po’ accedere anche attraverso lo Spid, cioè il sistema di identità digitale.



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