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Isee: chi lo deve fare

5 Luglio 2019 | Autore:
Isee: chi lo deve fare

Quando serve e come viene calcolato l’indicatore sulla situazione economica equivalente. Che cos’è la Dsu e dove va presentata.

Dal 1998, chiunque richieda una prestazione sociale o sociosanitaria deve presentare l’Isee, ovvero la dichiarazione che riporta l’indicatore della situazione economica equivalente del proprio nucleo familiare. Si tratta di un parametro che viene utilizzato per poter applicare delle tariffe differenziate in base alla condizione economica per la compartecipazione al costo di determinati servizi o per fissare delle soglie al di sopra delle quali non è possibile avere una prestazione. Se, dunque, ti stai chiedendo chi deve fare l’Isee, hai già una prima risposta: va fatto da chi ha bisogno di una prestazione o di un servizio ed è nelle condizioni economiche di dover chiedere un aiuto allo Stato per poterlo ottenere.

Ma è solo, appunto, una prima risposta perché ci sono altre cose da sapere riguardo all’Isee. Ad esempio, quali sono le prestazioni ed i servizi per i quali viene richiesto, cioè quando serve farlo, come funziona il calcolo dell’indicatore, ed anche quale tipo di Isee va chiesto a seconda della prestazione o dal servizio di cui usufruire.

Ad esempio, chi deve chiedere un sostegno per gli studi universitari non deve fare lo stesso Isee di chi vuole un aiuto per l’assistenza domiciliare ad una persona anziana o per la mensa scolastica dei figli. Ci sono, dunque, delle dichiarazioni diverse da conoscere. In questo modo si può capire meglio l’Isee chi lo deve fare.

Isee: che cos’è?

Come detto, l’Isee è l’indicatore della situazione economica equivalente di un nucleo familiare. Comprende tutto ciò che riguarda il reddito ma anche il patrimonio mobiliare e immobiliare di ciascun componente del nucleo.

L’indicatore serve per sapere se un cittadino ha diritto ad una prestazione o ad un servizio tra quelli erogati dallo Stato per i soggetti in difficoltà.

Isee: come si calcola?

Per arrivare al valore dell’indicatore Isee bisogna tenere conto di tre elementi:

  • la somma dei redditi di ciascun componente del nucleo familiare;
  • la somma dei patrimoni mobiliari ed immobiliari di ciascun componente valorizzati del 20%;
  • il parametro riportato sulla scala di equivalenza, ovvero un coefficiente che varia in base al numero dei componenti del nucleo.

I redditi da considerare

Il primo valore da riportare per il calcolo dell’Isee è la somma dei redditi di ciascun componente del nucleo familiare. In particolare, bisogna presentare:

  • documento di identità e codice fiscale;
  • lo stato di famiglia;
  • il contratto di affitto regolarmente registrato (se si vive in locazione) e l’ultima ricevuta del pagamento del relativo canone;
  • l’ultima fattura del canone di affitto pagato da chi abita in un alloggio popolare;
  • dichiarazione Irap se si è un imprenditore agricolo;
  • ultimo 730 o modello Redditi;
  • ultima certificazione unica dei redditi rilasciata dal datore di lavoro o dall’Ente che eroga la pensione;
  • eventuali assegni di mantenimento pagati o ricevuti per separazione o divorzio.
  • certificazioni dei trattamenti assistenziali, di indennità o previdenziali non soggetti a Irpef (borse di studio, contributo affitto, rendita Inail, ecc.);

I patrimoni da considerare

In secondo luogo, si tiene conto dei patrimoni di ciascun componente del nucleo valorizzati del 20%. Rientrano in questa voce:

  • l’estratto conto di depositi e conti correnti bancari e/o postali al 31 dicembre dell’anno precedente;
  • la giacenza media dell’anno precedente dei conti correnti bancari e/o postali di ciascun componente del nucleo familiare;
  • i titoli di Stato, Bot, azioni, Cct, buoni fruttiferi, fondi, ecc.;
  • i depositi e conti correnti bancari e/o postali;
  • i contratti di assicurazione sulla vita;
  • le azioni o quote di organismi di investimento collettivo di risparmio italiani o esteri;
  • i dati di chi gestisce il patrimonio mobiliare (il nome della banca o il suo codice Abi);
  • i dati dei fabbricati, de terreni agricoli o delle aree fabbricabili come da visura catastale;
  • il capitale residuo del mutuo per l’acquisto o per la costruzione di immobili;
  • il valore ai fini Ivie degli immobili posseduti all’estero;
  • la targa delle auto, delle moto e delle navi o imbarcazioni eventualmente possedute.

Inoltre, chi possiede un’impresa individuale deve presentare il valore del patrimonio netto determinato dall’ultimo bilancio o rendiconto.

La scala di equivalenza

L’ultimo parametro necessario per calcolare l’Isee viene fornito dalla scala di equivalenza. Indica un coefficiente che aumenta al crescere del numero di componenti del nucleo familiare ed in presenza di determinate caratteristiche del nucleo che acquisiscono rilievo, come ad esempio la presenza di più figli a carico, in particolare se minori di 3 anni, o di genitori che lavorano.

I parametri della scala sono:

  • per 1 componente: parametro 1;
  • per 2 componenti: parametro 1,57;
  • per 3 componenti: parametro 2,04;
  • per 4 componenti: parametro 2,46;
  • per 5 componenti: parametro 2,85.

Ci sono, poi, delle maggiorazioni in questi termini:

  • di 0,35 per ulteriore componente del nucleo familiare (cioè dal sesto in poi);
  • di 0,5 per ogni componente con disabilità media, grave o non autosufficiente;
  • di 0,2 in presenza di tre figli nel nucleo;
  • di 0,35 in presenza di quattro figli nel nucleo;
  • di 0,5 in presenza di cinque figli nel nucleo;
  • di 0,2 in presenza di figli minorenni, elevata a 0,3 se c’è almeno un figlio di età inferiore ai 3 anni compiuti e se entrambi i genitori o l’unico genitore presente abbiano svolto attività di lavoro o di impresa per almeno 6 mesi nell’anno di riferimento. Questa maggiorazione viene applicata anche per i nuclei in cui il genitore solo non lavora e ci sono dei figli minorenni. Ai soli fini della maggiorazione, fa parte del nucleo anche il genitore non convivente, non coniugato con l’altro genitore, che abbia riconosciuto i figli.

Isee: la documentazione dei disabili

Chi ha una disabilità e deve chiedere l’Isee per avere accesso ad una prestazione o ad un servizio, oltre alla documentazione sopra elencata deve presentare anche:

  • la certificazione dell’handicap con il nome dell’ente che ha fatto l’attestazione e il numero e la data del documento;
  • la retta pagata nell’anno precedente nel caso in cui il contribuente sia ricoverato in una struttura;
  • le spese certificate per l’assistenza personale inserite nel quadro RP della precedente dichiarazione dei redditi.

Isee: chi deve farlo?

La dichiarazione Isee va presentata da chiunque voglia chiedere un’agevolazione per una prestazione economica o per un servizio e non superi la soglia indicata per averne diritto. Deve fare l’Isee, dunque, chi intende beneficiare, ad esempio, del reddito di cittadinanza, del recupero di una parte dei canoni di affitto, degli sconti sulle tasse universitarie o dei vari bonus.

Questo l’elenco delle prestazioni per le quali è necessario presentare l’Isee:

  • esenzione ticket sanitario per reddito;
  • esenzioni spese mediche, ricovero in centri di assistenza sanitaria, case di cura e ospedali;
  • assistenza e ospitalità presso una struttura residenziale;
  • aiuto domestico e accompagnamento;
  • assistenza a persone disabili o non autosufficienti;
  • prestazioni verso minorenni con problemi familiari;
  • prestazioni verso genitori separati o divorziati;
  • assegno per il nucleo familiare;
  • reddito di cittadinanza;
  • assegno di natalità;
  • bonus bambini;
  • sconti su tasse universitarie, dottorati di ricerca e corse di studio;
  • esenzione o sconto per la mensa scolastica;
  • accoglienza a studenti stranieri;
  • bonus asilo nido;
  • bonus bebè;
  • bonus baby sitter;
  • assegno di maternità;
  • assegno famiglia numerosa;
  • prestazioni per l’inclusione di lavoratori disoccupati;
  • assegni per extracomunitari;
  • bonus luce, gas e acqua;
  • esenzione canone Rai;
  • bonus Tari;
  • bonus libri.

Isee: i tipi di dichiarazione

Per avere diritto ad una o più di queste prestazioni o servizi bisogna fare l’Isee giusto. Esistono, infatti, diversi tipi di dichiarazione, ovvero:

  • l’Isee ordinario o standard: contiene le informazioni di base sulla situazione patrimoniale, reddituale e anagrafica del nucleo familiare;
  • l’Isee per minori: va richiesto da chi può avere diritto ad agevolazioni sulle rette di asilo nido, scuola materna, mensa scolastica, prescuola e doposcuola, libri scolastici, ecc. Serve anche in caso di separazione o divorzio e non c’è ancora una sentenza o non è stato fissato il diritto all’assegno di mantenimento;
  • l’Isee università: va richiesto da chi ha diritto alla riduzione delle rette universitarie e compilato proprio dallo studente che non abita più con la famiglia da almeno 2 anni ed ha capacità di reddito. Altrimenti, lo studente viene inserito nell’Isee del nucleo familiare;
  • l’Isee socio-sanitario: va richiesto da chi deve stabilire le rate di prestazioni da ricoveri o residenze assistenziali. Il calcolo dell’Isee, in questo caso, tiene conto anche della situazione economica dei figli che non fanno parte del nucleo familiare del richiedente;
  • l’Isee corrente: serve ad aggiornare i redditi quando un lavoratore ha avuto un cambiamento in peggio della propria situazione patrimoniale e familiare, come ad esempio chi perde il lavoro, viene messo in cassa integrazione oppure si vede ridurre l’orario di lavoro e, di conseguenza, lo stipendio.

Isee: la dichiarazione sostitutiva unica (Dsu)

La Dsu, cioè la dichiarazione sostitutiva unica, è il documento che riporta i dati anagrafici, patrimoniali e reddituali di chi fa l’Isee per ottenere una prestazione o un servizio. Una parte dei dati viene dichiarata dallo stesso richiedente, come ad esempio i dati anagrafici, il patrimonio posseduto, ecc. Un’altra parte viene fornita dall’Agenzia delle Entrate, come i redditi complessivi ai fini Irpef. I dati restanti (eventuali trattamenti assistenziali e indennitari) vengono forniti dall’Inps.

La Dsu può essere presentata:

  • al Comune;
  • al patronato;
  • al Caf;
  • all’Ente che eroga la prestazione;
  • all’Inps.

In quest’ultimo caso, occorre accedere alla sezione «Servizi per il cittadino» con il proprio codice Pin dell’Inps. Se non si è in possesso del codice, lo si può richiedere online (si riceverà subito la prima parte del Pin, mentre l’altra metà arriverà dopo qualche giorno) oppure direttamente ad uno sportello mostrando un documento di identità ed il codice fiscale. Si po’ accedere anche attraverso lo Spid, cioè il sistema di identità digitale.

La dichiarazione ha una validità di un anno e scade ogni 15 gennaio. Questo vuol dire che, dopo quella data, è necessario compilare una nuova dichiarazione. A meno che non serva l’Isee corrente: in questo caso, è possibile presentarlo con una dichiarazione in corso di validità.



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