Diritto e Fisco | Articoli

Limite uso contanti nel tempo

7 Giugno 2019 | Autore:
Limite uso contanti nel tempo

Com’è cambiata dall’entrata in vigore dell’euro la soglia oltre la quale bisogna lasciare traccia di un pagamento. Che succederà a breve?

Uno strumento per la lotta all’evasione fiscale o una rinuncia forzata dei cittadini alla libertà di pagare come vogliono? Il limite dell’uso dei contanti nel tempo ha sollevato più volte questo dibattito. Dall’entrata in circolazione dell’euro (ma succedeva già prima con le vecchie lire) i vari governi hanno alzato e abbassato in continuazione la soglia oltre la quale bisogna lasciare traccia dei pagamenti attraversi assegni o bonifici bancari. Oggi, addirittura, si parla di eliminarla completamente. Lo ha suggerito il vicepremier Matteo Salvini parlando in un’assemblea di Confesercenti. Lo hanno richiesto formalmente i senatori di Fratelli d’Italia presentando a Palazzo Madama un disegno di legge in proposito (ne abbiamo dato notizia in questo articolo).

Il problema resta sempre quello: abolire il limite dell’uso dei contanti aiuta davvero l’economia italiana oppure spalanca le porte a chi vuole operare sottobanco, senza lasciare alcuna traccia dei suoi movimenti di denaro? Se da una parte il commerciante è agevolato dalla riduzione dei costi della moneta elettronica, dall’altra gli evasori fiscali e la criminalità organizzata potrebbero fare festa sapendo che non sono più tenuti a rendere conto di che cosa fanno con i loro soldi?

È innegabile che il consumatore qualche vantaggio lo otterrebbe. Ad esempio, un genitore potrebbe prestare 5.000 euro al figlio senza dare spiegazioni all’Agenzia delle Entrate che oggi, invece, pretende che il prestito venga fatto con un bonifico e con l’opportuna causale. Oppure si potrebbe pagare un motorino senza dover sostenere i costi del bonifico. Sarà, poi, il contribuente a decidere se utilizzare il pagamento tramite la banca quando ristruttura la casa e vuole usufruire delle detrazioni fiscali che richiedono il bonifico.

Se il limite dell’uso dei contanti nel tempo è variato molto spesso, fino ad arrivare oggi alla soglia dei 2.999,99 euro per gli italiani (gli stranieri possono pagare in contanti fino a 15mila euro nel settore del turismo), altre forme di pagamento sono rimaste invariate. Vediamo un po’ di numeri.

Limite uso contanti: com’è cambiato nel tempo

Quando la moneta unica entrò in circolazione, nel 2002, il limite dell’uso dei contanti era fissato a 10.329,14 euro. Esattamente quello che già esisteva, perché prima di trovarci gli euro in tasca la soglia era di 20 milioni di lire dal 9 maggio 1991, cioè da quando il Governo Andreotti VII stabilì quel tetto [1].

Non passarono molti mesi prima che il limite dei contanti venisse alzato: fu il Governo Berlusconi, nel dicembre di quello stesso anno, a portarlo a 12.500 euro. Una soglia che rimase salda per qualche anno, fino al 2008. In quell’occasione, ci fu un drastico taglio all’uso dei contanti per mano del secondo Governo Prodi, che portò il limite a 4.999,99 euro nel tentativo di combattere il riciclaggio del denaro sporco.

Una mossa che non durò molto. Appena due mesi dopo, quando Berlusconi tornò a Palazzo Chigi, rimise il limite dell’uso di contanti dov’era, cioè a 12.500 euro o, per meglio dire, a 12.499,99 euro. Soglia che, nel mese di maggio 2010, tornò a 4.999,99 euro sempre per volere del Governo Berlusconi.

E poi arrivò il governo tecnico di Mario Monti. Due giorni prima del Ferragosto 2011, l’Esecutivo abbassò il limite dell’uso dei contanti ad un livello fino a quel momento mai visto: 2.499,99 euro. Ma prima del Natale di quell’anno fece di meglio: la soglia scese a 999,99 euro. In pratica, chi doveva comprare un televisore un po’ moderno o un letto che durasse nel tempo, oppure dovesse rifarsi i denti era obbligato a fare un bonifico, ad usare una carta di credito o a staccare un assegno.

La ricetta Monto è durata fino a dicembre del 2016. In quell’anno, poco prima dell’addio di Renzi, è entrato in vigore l’attuale limite di uso di contanti, fissato in 2.999,99 euro. La voglia di rimettere in moto i consumi prevalse sul rischio dei pagamenti in nero.

Limite uso contanti: verrà abolito?

L’Italia resta divisa tra chi vede il limite dell’uso dei contanti come un grosso favore alla malavita organizzata e agli evasori fiscali che, pur di non lasciare traccia di alcunché non mettono nemmeno il profumo, e chi storce il naso di fronte ad un vincolo che impedisce di usare il proprio denaro come meglio si ritiene.

Per ora, il Governo è rimasto soltanto sulle intenzioni di abolire la soglia massima di contanti. Come accennato, è stato lo stesso Salvini a dire agli esercenti che ognuno deve essere libero di spendere i soldi come vuole e che il limite ai contanti andrebbe eliminato. Preso, probabilmente, da altre cose che lui riteneva più urgenti, si è fatto «bruciare» da Fratelli d’Italia, che ha presentato al Senato un disegno di legge mirato all’abolizione del limite ai contanti.

Limiti uso contanti: si possono pagare stipendi o pensioni?

Verrebbe da chiedersi: se il limite di uso dei contanti è stabilito in 2.999,99 euro e un lavoratore prende 1.500 euro di stipendio, lo si può pagare in contanti? Lo stesso vale per il pensionato: se prende un assegno di 1.700 euro lo si deve per forza versare con bonifico o con metodi tracciabili, visto che l’importo rientra entro la soglia consentita?

Purtroppo – o per fortuna, dipende dai punti di vista – non è possibile.

Limiti ad altri metodi di pagamento

Se il limite di uso dei contanti potrebbe avere a breve qualche novità, restano fermi i paletti su altri sistemi di pagamento. Ad esempio, non ci sono state delle variazioni sull’utilizzo dei money transfer, per i quali resta invariata la soglia dei 999,99 euro.

La stessa cifra rappresenta la soglia massima per firmare un assegno senza la clausola «non trasferibile», pena sanzioni che vanno dai 3mila ai 50mila euro e per i pagamenti alla Pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda, infine, i libretti, dal 4 luglio 2017 è possibile emettere soltanto libretti di deposito bancari o postali nominativi. Non si può, però, trasferire dei libretti al portatore esistenti.


note

[1] Art. 1 Dl n. 143/1991.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube