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Come impugnare una conciliazione sindacale

6 Giugno 2019
Come impugnare una conciliazione sindacale

Il lavoratore dipendente che non è stato tutelato correttamente dal sindacalista ha diritto a contestare l’accordo concluso senza il rispetto della procedura conciliativa prevista dal contratto collettivo nazionale. 

Hai sollevato una serie di contestazioni all’azienda dove lavori, contestazioni inerenti a stipendi, contributi, arretrati e inquadramento. Per evitare una causa, il tuo datore di lavoro ti ha prospettato una soluzione bonaria. Dopo una lunga trattativa verbale, avete raggiunto un’intesa; il tutto è stato formalizzato in un documento che avete firmato entrambi. In verità, hai avuto poca parte nella formazione dell’accordo visto che lo stesso è stato redatto interamente dal commercialista dell’azienda. Al momento della sottoscrizione, si è peraltro presentato un sindacalista per rappresentarti il quale è stato probabilmente chiamato dalla stessa azienda. La sua presenza è stata più formale che sostanziale: non lo conoscevi e non ti ha spiegato quali erano i tuoi diritti e le conseguenze che sarebbero derivate dalla stipula dell’atto.

Non è trascorso neanche un mese che già ti sei pentito di aver accettato: proprio la tua ignoranza in materia non ti ha consentito di comprendere gli svantaggi che celava l’accordo. Ora ti chiedi come impugnare una conciliazione sindacale visto che, in essa, non hai avuto alcuna parte.

La questione è stata affrontata di recente dal tribunale di Roma [1]. Ci sono, a quanto sembra, diverse possibilità per contestare un accordo già firmato con il datore di lavoro. Qui di seguito ti forniremo alcuni importanti chiarimenti. Ma procediamo con ordine.

Come contestare la transazione con il datore di lavoro

Nel 2017, la Cassazione [2] aveva già dato un primo suggerimento su come impugnare una conciliazione sindacale. In quell’occasione – che abbiamo commentato nell’articolo Si può contestare l’accordo con il datore di lavoro – i giudici hanno ritenuto che è possibile tirarsi indietro da una transazione con il datore di lavoro tutte le volte in cui questi abbia taciuto delle circostanze importanti, tentando così di frodare il lavoratore. In pratica, ci deve essere la malafede del datore che abbia così tentato di rappresentare al dipendente una situazione diversa da quella effettiva solo per convincerlo a firmare l’accordo. Pensa al caso di un’azienda che faccia credere a un proprio lavoratore di essere in procinto di chiudere una filiale solo per spingerlo a dare le dimissioni dietro incentivo economico.

Insomma, quando l’accordo è il frutto del raggiro ai danni del dipendente, quest’ultimo può rimettere tutto in discussione.

Come impugnare una conciliazione davanti al sindacato 

C’è poi un aspetto formale a cui si può appigliare il dipendente che intende impugnare la conciliazione sindacale. Per legge [2], sono inoppugnabili e vincolanti solo gli accordi sindacali effettuati secondo le procedure previste dai contratti collettivi nazionali delle organizzazioni dei lavoratori più rappresentative. Questo vuol dire che, seppur è valido l’accordo firmato in una sede del sindacato, se non viene rispettato l’iter previsto nel Ccnl tale accordo può essere impugnato in un successivo momento.

Come impugnare una conciliazione se il sindacato non difende il lavoratore

Ultimo aspetto di non poco conto suggerito dal tribunale di Roma per impugnare una conciliazione sindacale: è compito del sindacalista difendere il lavoratore in modo effettivo e non solo formale. Egli deve cioè spiegare bene al suo assistito quali sono le conseguenze della transazione, a quale diritto rinuncia e in che misura. Del resto la sua tipica funzione è appunto quella di tutelare il lavoratore inesperto, schiacciato dalla “macchina aziendale”.

Le eventuali rinunce (totali o parziali) del lavoratore ai propri diritti inderogabili contenute in un verbale di conciliazione sindacale – si legge in sentenza – richiedono (e solo in tal caso sono inoppugnabili) che sia prestata una reale ed effettiva assistenza da parte dei rappresentanti sindacali, principio quest’ultimo già affermato in passato dalla Cassazione [4]. Tale assistenza non può essere sostituita da quella di un avvocato o di un consulente del lavoro.

Se, in barba a questo compito istituzionale, il sindacalista non illustra al dipendente le conseguenze sul piano dei costi/benefici della transazione, ma si limita a leggere il verbale di transazione, fungendo da semplice testimone o passacarte, la sua presenza è del tutto inutile. Risultato, il lavoratore che non è stato effettivamente assistito e difeso, arrivato all’incontro senza una reale consapevolezza su portata e conseguenze del suo gesto, può contestare l’accordo anche dopo averlo firmato.

Possibilità di impugnare il contratto collettivo nazionale 

Concludiamo richiamando un’ultima interessante pronuncia della Cassazione secondo cui l’accordo aziendale firmato solamente da alcuni sindacati ha efficacia nei confronti di tutti i lavoratori, ad eccezione di coloro che aderiscono a un sindacato non firmatario di quell’accordo e per i lavoratori dissenzienti. Questi possono, quindi, impugnare l’accordo e far sì che non abbia effetti nei loro confronti [5].


note

[1] Trib. Roma, sent. n. 4354/19.

[2] Cass. sent. n. 8260/17.

[3] Art. 2113 cod. civ. che rinvia all’articolo 412 ter cod. proc. civ.

[4] Cass. sent. n. 24024/2013.

[5] Cass. sent. n. 27115/2017.

Autore immagine: 123rf com


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