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Prescrizione TFR

6 Giugno 2019
Prescrizione TFR

Entro quanto tempo scade il diritto a pretendere il trattamento di fine rapporto e da quale momento inizia a decorrere il termine di prescrizione?

Quando si prescrive il Tfr? Da quando inizia a decorrere il termine? Quali sono gli atti per interrompere la prescrizione del Tfr? Se non hai ancora ricevuto la liquidazione dall’azienda presso cui hai lavorato in tutti questi anni e i tempi di recupero sembrano andare per le lunghe, è molto probabile che ti sia posto una di queste domande. La prescrizione del Tfr – ossia il momento in cui il diritto di credito del lavoratore cessa di esistere e non può più essere fatto valere, neanche dinanzi a un giudice – è stato l’oggetto di una recente ordinanza della Cassazione [1].

La Corte ha fatto chiarezza non solo sui termini di prescrizione del trattamento di fine rapporto, ma anche sull’inizio della decorrenza degli stessi. In più, è stata chiarita la differenza tra prescrizione del diritto di credito al Tfr e quella, invece, del diritto all’esatta quantificazione dell’importo. Come scoprirai a breve, infatti, i tempi per contestare la correttezza dei calcoli fatti dall’azienda sono più brevi.

Ma procediamo con ordine e vediamo qual è la prescrizione Tfr.

Che succede se il Tfr non viene corrisposto

Il diritto del dipendente a ottenere il Tfr matura non appena cessa il rapporto di lavoro. È in questo momento che l’azienda deve corrispondere la buonuscita. Sappiamo però che non va quasi mai così: posta l’entità della cifra – che spesso raggiunge numeri a “quattro zeri” – sarà necessario attendere qualche settimana affinché l’azienda recuperi la liquidità necessaria a corrispondere le spettanze maturate dal dipendente nel corso del rapporto di lavoro.

Quando però il ritardo diventa superiore a due o tre mesi, è lecito dubitare che il datore voglia effettivamente adempiere al proprio obbligo. Così sarà opportuno sollecitarlo con una raccomandata o una Pec di diffida.

A questo punto, se neanche in tal modo si riesce ad ottenere la liquidazione, si potrà agire in tribunale con un decreto ingiuntivo. Ogni atto formale di rivendicazione del Tfr interrompe, come vedremo a breve, il termine di prescrizione.

Quando si prescrive il Tfr?

Il Tfr si prescrive in cinque anni. I cinque anni iniziano a decorrere dal momento in cui il rapporto di lavoro cessa.

Con la sentenza in commento, la Cassazione ha escluso che al Tfr si applichi la prescrizione presuntiva di tre anni (istituto che trova posto solo per quei contratti conclusi oralmente e non per iscritto come invece il contratto di lavoro).

È molto importante tenere distinta la prescrizione del diritto di credito dalla prescrizione del diritto di contestare la correttezza degli importi stanziati dall’azienda:

  • la prima, ossia la prescrizione del diritto a riscuotere il Tfr per come già quantificato dall’azienda, mese per mese, e comunicato al lavoratore con i singoli cedolini è di cinque anni ed inizia a decorrere dalla fine del rapporto di lavoro (ossia dal licenziamento, dalle dimissioni o dalla risoluzione volontaria);
  • la seconda, ossia la prescrizione all’accertamento della quota temporaneamente maturata, è sì di cinque anni, ma inizia a decorrere nel corso del rapporto di lavoro ossia al termine di ogni singola mensilità.

Prescrizione del Tfr se c’è sentenza o decreto ingiuntivo

È diverso, invece, il termine di prescrizione se il dipendente non ottiene il Tfr in via bonaria ed è costretto ad agire dinanzi al tribunale. Sia che il giudice emetta un decreto ingiuntivo, sia che invece condanni il datore a pagare il Tfr con una sentenza (quindi a seguito di un normale processo), in tal caso la prescrizione è di 10 anni e inizia a decorrere dall’emissione del provvedimento. Questo perché tutti gli atti giudiziali si prescrivono nel termine decennale.

Atti interruttivi della prescrizione del Tfr

Se stai agendo in tribunale contro il tuo ex datore di lavoro per ottenere il Tfr non devi preoccuparti della prescrizione: l’inizio del processo, infatti, sospende i termini sino alla pubblicazione della sentenza; in pratica, in corso di causa non può mai verificarsi la prescrizione del diritto.

Non così, invece, se hai chiesto solo un decreto ingiuntivo: sarà solo la notifica del decreto al debitore a interrompere la prescrizione, facendo ripartire da capo il termine (che, come detto, questa volta sarà di 10 anni dalla notifica del decreto stesso). Ecco perché, se il giudice tarda a emettere l’ingiunzione di pagamento e, nel frattempo sta scadendo il termine quinquennale, sarà bene inviare una diffida al datore (con raccomandata o pec) volta a interrompere il decorso del termine di prescrizione.

Ogni intimazione di pagamento ha, infatti, l’effetto di interrompere la prescrizione e farla decorrere nuovamente da capo.

Se l’azienda non paga il Tfr che fare?

Come forse già saprai, se il tuo datore di lavoro non ti paga il Tfr e il tuo diritto non si è, nel frattempo, prescritto puoi fare ricorso al Fondo di Garanzia Inps. Questo però opera in un modo non molto semplice.

Innanzitutto, ti devi procurare un provvedimento di condanna da parte del tribunale (sentenza o decreto ingiuntivo).

Se l’azienda presso cui hai lavorato rientra nei parametri della fallibilità, allora ti tocca presentare un ricorso per dichiarazione di fallimento. Nel momento in cui l’azienda sarà stata dichiarata fallita, dovrai insinuarti al passivo presentando domanda al curatore fallimentare. Solo all’esito dell’accettazione della tua istanza da parte del giudice delegato, il Fondo liquiderà le tue spettanze (e, a tal fine, possono passare svariati mesi, se non anni).

Invece, se l’azienda non rientra nei parametri del fallimento, ti tocca tentare prima un pignoramento e solo se questo dovesse risultare inutile, potrai inoltrare la domanda al Fondo di Garanzia.

La domanda al Fondo si fa ormai in via telematica. La possono presentare anche i Caf.


note

[1] Cass. ord. n. 15157/2019 del 4.06.2019.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 24 gennaio – 4 giugno 2019, n. 15157

Presidente Manna – Relatore Curcio

Considerato che:

4. I motivi hanno riguardato:

1) la violazione degli artt. 2967 e 2943 c.c., art. 2948 c.c., n. 5, art. 115 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c. per avere errato la corte nell’escludere l’applicabilità della prescrizione estintiva quinquennale, trattandosi di indennità di fine rapporto e per non aver considerato che il diritto non era prescritto atteso che con atto di messa in mora del 10.4.2010 – doc. prodotto in giudizio- detta prescrizione era stata interrotta e che la corte non aveva posto a fondamento della decisione detto documento, neanche valutato; 2) la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per omesso esame del fatto decisivo relativo all’interruzione della prescrizione, avendo la corte territoriale del tutto omesso di esaminare il documento decisivo costituito dalla lettera del 19.4.2006, con cui era stata interrotta la prescrizione, documento più volte segnalato nel ricorso introduttivo, atto di messa in mora riconosciuto anche dalla società;

3. la violazione degli artt. 112 e 132 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 per avere la corte omesso di pronunciarsi sull’eccezione di inapplicabilità al TFR della prescrizione presuntiva, ritenuta applicabile dal tribunale, oltre che sull’errato ragionamento della non indispensabilità del requisito della periodicità;

4.La violazione e falsa applicazione dell’art. 2956 c.p.c., n. 1 per avere ritenuto che il TFR potesse essere ricondotto alle “retribuzioni corrisposte a periodi superiori ad un mese”, ossia che vi fosse il carattere della periodicità plurimensile nell’emolumento TRF, in quanto matura ogni anno.

5. Il primo motivo è fondato. Al trattamento di fine rapporto non si applica la prescrizione triennale presuntiva, ma quella quinquennale, trattandosi di una retribuzione differita, ma soprattutto trattandosi di un’ indennità di fine rapporto, che non viene erogata o corrisposta periodicamente, solo essendo riconosciuta annualmente nel suo importo progressivamente maturato.

6.Questa Corte ha più volte affermato che non è ammissibile l’eccezione di prescrizione presuntiva del credito al trattamento di fine rapporto di lavoro (cfr da ultimo Cass. 6522/2017), in quanto la prescrizione del diritto ad ottenere il pagamento del trattamento di fine rapporto decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro e tale diritto non va confuso col diritto, maturante anche nel corso del rapporto, all’accertamento della quota temporaneamente maturata: l’uno ha per oggetto una condanna mentre l’altro ha per oggetto un mero accertamento. La diversità di contenuto e di maturazione temporale dei due diritti soggettivi comporta il diverso regime della prescrizione, senza che la diversità stessa possa essere esclusa dalla loro connessione, data dalla parziale comunanza di elementi costitutivi (così Cass.8191/2006 e da ultimo Cass. 1684/2017).

7.Inoltre, va ricordato che per costante giurisprudenza di questa S.C.- cui va data continuità anche nella presente sede – le prescrizioni presuntive, che trovano il proprio fondamento solo in quei rapporti che si svolgono senza particolari formalità in relazione ai quali il pagamento suole avvenire senza dilazione nè rilascio di quietanza scritta, non operano quando il contratto sia stato stipulato per iscritto (cfr Cass.n. 1392/2016; Cass.n. 11145(2012,Cass. n. 8200/2006, Cass. n. 1304/1995). E poiché l’onere della prova del fatto che consente l’applicabilità di una data eccezione incombe su chi la solleva, è il datore di lavoro a dover eccepire e provare in sede di merito (cosa che non risulta essere avvenuta nel caso di specie) che il contratto di lavoro sia stato stipulato verbalmente e non per iscritto e si sia sempre svolto senza rilascio di quietanze scritte (cfr Cass. n. 13792/2016);

Va pertanto accolto il primo motivo, assorbiti gli altri, e la sentenza va cassata con rinvio alla corte d’appello di Catanzaro, in diversa composizione che, attenendosi al principio di diritto in particolare di cui al punto 8, dovrà determinare il TFR spettante.

Alla corte d’appello si demanda altresì di provvedere sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La corte accoglie il primo, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata nei termini di cui in motivazione e rinvia alla corte d’appello di Catanzaro in diversa composizione, a cui demanda anche la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.


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