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Termine a comparire pignoramento presso terzi

10 Agosto 2019 | Autore:
Termine a comparire pignoramento presso terzi

Nozione di pignoramento e differenti tipologie. Il pignoramento presso terzi: l’atto, i requisiti, il termine per comparire, la dichiarazione del terzo e l’udienza di comparizione.

Il tuo debitore tiene depositata una somma di denaro in banca. Puoi pignorarla? L’atto di pignoramento deve presentare determinati requisiti? E’ previsto un termine prima del quale non è possibile convocare il debitore davanti al giudice competente? Parlare di pignoramenti adoperando termini semplici e comprensibili a tutti, è veramente arduo. Si tratta infatti, di un argomento assai complesso ma allo stesso tempo di forte attualità. Basta considerare il numero sempre crescente negli anni, delle cause civili iniziate da coloro che per recuperare un proprio credito, ricorrono a tale strumento.

Pertanto, l’intenzione di questo articolo è quella di fornire al lettore alcune “dritte” su come orientarsi in materia. Innanzitutto si darà la nozione di pignoramento e si distingueranno le diverse tipologie previste dal legislatore italiano per poi, accentrare l’attenzione su un tipo specifico, quello presso terzi. In merito a quest’ultimo si vedranno quali sono i requisiti che deve possedere il relativo atto, qual è il termine per comparire nel pignoramento presso terzi e cosa accade nell’ipotesi di mancato rispetto di detto termine. Per finire verrà esaminata la dichiarazione del terzo con qualche cenno all’udienza di comparizione.

Cos’è il pignoramento

Il pignoramento è lo strumento al quale può ricorrere un creditore quando non ottiene il pagamento spontaneo da parte del debitore. Il creditore può, quindi, bloccare determinati beni del debitore in modo che vengano successivamente venduti, recuperando così il dovuto. In alternativa, può chiedere che i beni pignorati gli vengano assegnati.

I diversi tipi di pignoramento

Esistono diversi tipi di pignoramento a seconda del bene di proprietà del debitore che viene vincolato dal creditore.

Più precisamente possiamo distinguere:

  • il pignoramento immobiliare, che ha per oggetto beni immobili (appartamenti, terreni, edifici industriali, ecc.);
  • il pignoramento mobiliare, che ha per oggetto cose mobili (gioielli, quadri, macchine, merci, tappeti, arredi, ecc.);
  • il pignoramento presso terzi, che ha per oggetto crediti o più in generale beni del debitore, che sono nella disponibilità di un terzo.

Il pignoramento presso terzi

Il pignoramento presso terzi riguarda beni o somme di denaro del debitore (ad esempio depositi bancari, conti postali, quote di società, ecc.) che non si trovano presso la sua casa bensì presso un soggetto diverso, detto appunto terzo.

La legge prevede due distinte ipotesi di pignoramento presso terzi [1]:

  • quella in cui il terzo è in possesso di beni del debitore;
  • e quella in cui il debitore vanta crediti nei confronti del terzo, nel senso che quest’ultimo si trova nella disponibilità di somme di denaro che appartengono al primo.

Un esempio aiuterà a capire meglio. Prendiamo due soggetti: Tizio e Caio, laddove il primo è debitore del secondo. Caio per rientrare del proprio credito, pignora una collana di proprietà di Tizio, che è custodita in casa di Sempronio. In questo caso, il terzo è Sempronio il quale possiede il gioiello, di cui può materialmente disporre, trovandosi nella sua abitazione.

Altra ipotesi si ha quando Caio pignora una somma di denaro che Tizio tiene depositata presso la banca Delta. In questo caso Delta è il terzo poiché i soldi, oggetto del pignoramento, si trovano depositati presso di essa, in una cassetta di sicurezza e dunque, sono nella sua disponibilità.

Come si realizza il pignoramento presso terzi

Il pignoramento di crediti del debitore presso terzi o di cose del debitore che sono in possesso di terzi, si esegue mediante la notifica di uno specifico atto al debitore ed al terzo.

In parole più semplici, il creditore per recuperare quanto gli è dovuto, tramite gli ufficiali giudiziari, fa recapitare al debitore e al terzo, un atto nel quale è contenuto l’ordine di non disporre dei beni o dei crediti sottoposti a pignoramento [2].

Effetti del pignoramento presso terzi

Una volta ricevuta la notifica, il debitore e il terzo non potranno compiere atti che abbiano ad oggetto la vendita o qualunque altro atto di disposizione dei beni pignorati, pena l’inefficacia dell’atto medesimo nei confronti del creditore.

Esempio: Mario, creditore di Giulio, pignora un quadro di valore che quest’ultimo ha prestato a Flavio. Dopo la notifica dell’atto di pignoramento, Flavio e Giulio, d’accordo tra loro, vendono il quadro a Carlo. La vendita però, non ha alcuna efficacia nei confronti di Mario: infatti, il bene rimane comunque sottoposto a pignoramento e vincolato in favore del creditore.

Requisiti dell’atto di pignoramento presso terzi

L’atto di pignoramento, per essere valido, deve presentare alcuni elementi essenziali.

In particolare, deve contenere [3]:

  • l’indicazione del credito per il quale si procede, del titolo esecutivo e del precetto. Il titolo esecutivo è il documento nel quale, in modo certo e incontestabile, è attestato il diritto del creditore a ottenere il pagamento (ad esempio una sentenza, un decreto ingiuntivo, ecc.). Il precetto, invece, è un atto che viene notificato a seconda dei casi, contestualmente o successivamente al titolo esecutivo, contenente un ultimo avvertimento al debitore di pagare nel termine di 10 giorni dalla notifica;
  • l’indicazione – anche generica – delle somme o delle cose dovute e l’intimazione al terzo di non disporne senza autorizzazione del giudice;
  • la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel Comune in cui ha sede il tribunale competente nonché l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata del creditore procedente;
  • la citazione al debitore a comparire davanti al giudice competente e l’invito al terzo a rendere entro 10 giorni la dichiarazione prevista dalla legge [4].

Il termine per comparire nell’atto di pignoramento presso terzi

Nell’atto di pignoramento presso terzi, il creditore deve indicare un’udienza di comparizione, alla quale il debitore è invitato a presentarsi davanti al giudice competente. Deve cioè, indicare una data ben precisa, specificandone il giorno, il mese e l’anno, in cui il debitore è chiamato a comparire in tribunale.

Nell’indicare detta udienza, il creditore deve rispettare il termine per comparire, che è dato dai giorni che devono necessariamente intercorrere tra la notifica dell’atto di pignoramento al debitore e l’udienza dove è invitato a essere presente.

Nello specifico il termine per comparire è quello stabilito dalla legge per l’istanza di assegnazione o di vendita dei beni pignorati, che può essere proposta solo dopo che sono decorsi 10 giorni dal pignoramento [5].

Ne consegue che tra la data dell’udienza di comparizione e la data di notifica dell’atto di pignoramento al debitore e al terzo devono intercorrere almeno 10 giorni, se tali notifiche sono avvenute nello stesso giorno.

Se le notifiche avvengono in giorni diversi allora si deve avere riguardo al momento in cui si è perfezionata la notifica dell’atto al debitore, in quanto il termine dei 10 giorni è previsto in favore di tale soggetto.

Tornando ad uno degli esempi sopra riportati, l’avvocato di Caio deve redigere l’atto di pignoramento presso terzi contro Tizio quale debitore e contro la banca Delta quale terzo. Pertanto, nello stesso deve indicare un’udienza di comparizione. La data dell’udienza dovrà essere successiva almeno di 10 giorni rispetto a quella in cui l’atto verrà poi notificato al debitore e al terzo. Per cui se l’atto dovesse essere notificato nello stesso giorno al debitore e al terzo, poniamo il 10.06.2019, l’udienza da indicare dovrà essere successiva al 20.06.2019. Se invece, la notifica al terzo dovesse avvenire il 10.06.2019 e quella al debitore dovesse perfezionarsi il 16.06.2019, l’udienza di comparizione dovrà essere successiva al 26.06.2019.

L’unica eccezione è rappresentata per le cose deteriorabili con riferimento alle quali la vendita o l’assegnazione possono essere disposte immediatamente senza attendere il termine dei 10 giorni. Allo stesso modo anche la data di comparazione da indicare nel relativo atto di pignoramento, potrà essere fissata senza rispettare il termine minimo di legge.

Ragioni del termine per comparire

Attraverso la previsione del termine per comparire, il nostro legislatore ha voluto concedere al debitore un periodo di tempo durante il quale al fine di evitare la vendita o l’assegnazione dei suoi beni, può chiedere al giudice competente:

  • la riduzione del pagamento, quando il valore dei beni pignorati è superiore all’importo dei crediti e delle spese della procedura;
  • oppure la conversione del pignoramento ovvero che le cose o i crediti pignorati siano sostituiti da una somma di denaro comprensiva delle spese della procedura di esecuzione e dell’importo dovuto al creditore, inclusi gli interessi.

Sospensione  feriale del termine a comparire

Il termine a comparire rimane sospeso durante il periodo feriale, che va dal 1° al 31 agosto di ogni anno, in quanto la sospensione riguarda tutti i termini previsti dal nostro Codice di procedura civile; perciò, tale termine riprende nuovamente a decorrere dopo la fine del periodo di sospensione.

Esempio: se l’atto di pignoramento viene notificato al debitore e al terzo, il 30 luglio, il termine dei 10 giorni che deve intercorrere tra detta notifica e la data dell’udienza di comparizione subisce una battuta d’arresto per via del periodo feriale. Pertanto, detto termine non scadrà il 9 agosto bensì il 9 settembre. Quindi, l’udienza di comparizione dovrà essere fissata per una data successiva al 9 settembre.

Cosa accade se non viene rispettato il termine per comparire

Se nell’atto di pignoramento presso terzi viene indicato un termine per comparire inferiore a quello previsto dalla legge non si avrà la nullità del pignoramento ma solo delle attività eventualmente compiute durante l’udienza di comparizione [6].

Pertanto, la violazione del termine determina un vizio che può essere fatto valere solo dal debitore e non anche dal terzo, attraverso un’opposizione agli atti esecutivi.

Il debitore, quindi, durante l’udienza di comparizione potrà proporre opposizione facendo rilevare che nell’atto di pignoramento è stato indicato un termine a comparire inferiore a quello stabilito dalla legge.

Viceversa, il vizio viene sanato se il debitore non propone opposizione.

La dichiarazione del terzo

La legge prevede che il terzo, cioè il soggetto che si trova in possesso di beni o di somme del debitore, deve rendere una dichiarazione al creditore con la quale specifica di quali somme è debitore o si trova in possesso e quando ne deve eseguire il pagamento o la consegna. Tale dichiarazione può essere fatta mediante raccomandata a/r oppure pec (posta elettronica certificata) anche attraverso un procuratore speciale o un difensore munito di procura speciale.  Il termine per rendere la dichiarazione è di 10 giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento. In caso contrario, il terzo dovrà presentarsi a rendere la dichiarazione, ad un’apposita udienza fissata dal giudice competente durante quella di comparizione.

Se non compare o sebbene comparso non la rende, il credito pignorato o il possesso di cose che appartengono al debitore si considerano non contestati nell’ammontare o nei termini indicati dal creditore, se l’allegazione del creditore consente l’identificazione del credito o dei beni di appartenenza del debitore in possesso del terzo. Questo significa che se il terzo “dimentica” o, volendo agevolare il debitore a cui deve una somma di denaro, non effettua appositamente la dichiarazione con i metodi indicati, il creditore potrà ottenere l’assegnazione del credito o del bene del debitore, considerati esistenti in quanto non contestati e utilizzare tale provvedimento contro il terzo, il quale dovrà pagare il credito in luogo del debitore originario.

Se, invece, il terzo rende la dichiarazione e sulla stessa sorgono contestazioni o se a seguito della mancata dichiarazione non è possibile identificare esattamente il credito o i beni del debitore in suo possesso, il giudice, su istanza del creditore, provvede con ordinanza.

Pignoramento: che cos’è il precetto? GUARDA IL VIDEO


note

[1] Art. 543 co. 1 cod. proc. civ.

[2] Art. 492 cod. proc. civ.

[3] Art. 543 co. 2 cod. proc. civ.

[4] Art. 547 cod. proc. civ.

[5] Art. 501 cod. proc. civ.

[6] Cass. civ. sez. III n. 682 del 18.01.2012.


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