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Rimborso imposte di registro

29 Giugno 2019
Rimborso imposte di registro

Nel 2014 ho vinto una causa, in primo grado, in relazione al trasferimento di un immobile (ai sensi dell’art. 2932 c.c.) del valore di circa 100.000 €. Nella sentenza la parte perdente mi doveva risarcire anche di 45.000 €. Siccome la parte perdente ha presentato appello e risultava nullatenente, il predetto trasferimento non si è mai verificato e non è stato trascritto in conservatoria. Pertanto la casa è rimasta nella proprietà del perdente. Io ho dovuto anche pagare 4.000 €, all’Agenzia delle Entrate, le spese di registrazione della sentenza di primo grado per un trasferimento mai avvenuto ed un risarcimento mai ricevuto. Quest’anno mi sono aggiudicato all’asta la predetta casa ed ho pagato di nuovo le relative tasse di trasferimento. Inoltre la parte perdente ha perso anche in appello con condanna a pagare le spese di giudizio. Posso chiedere un rimborso all’Agenzia delle Entrate per quanto pagato per le spese di registrazione di primo grado?

Per il Fisco l’imposta di registro non è esclusivamente a carico della parte soccombente, bensì di entrambe le parti in causa (art 57 DPR 131/1986). Tecnicamente, si parla di obbligazione solidale, in cui ciascuna parte può essere costretta all’adempimento per la totalità dell’importo e l’adempimento da parte di una libera le altre. Secondo la Cassazione, dal principio di solidarietà discende che l’amministrazione finanziaria creditrice, in quanto ha facoltà di scegliere l’obbligato al quale rivolgersi, può validamente notificare l’avviso di liquidazione ad una sola parte (senza alcun dovere di notificare l’avviso anche ai coobbligati).

È pur vero che al termine del giudizio le spese possono essere poste dal giudice con sentenza a carico della parte soccombente, la quale deve rimborsare al vincitore le spese anticipate, ivi compreso l’eventuale pagamento dell’imposta di registro. Ciò non inficia, tuttavia, il carattere solidale dell’obbligazione tributaria, la quale resta indifferente rispetto al rapporto interno tra le parti, in ordine alle spese disciplinate dal giudice.

In ogni caso la parte che paga l’imposta può agire in regresso contro l’altra parte per ottenere la restituzione della quota versata in adempimento all’obbligazione solidale.

L’azione di regresso spetta al coobbligato solidale che ha pagato, solo qualora egli abbia sostenuto il pagamento di somme certe il cui obbligo di pagamento gravava su tutti, in relazione alle quali il Fisco abbia liberamente scelto di rivolgersi all’uno invece che all’altro obbligato solidale.

Se le “bonarie” richieste di rimborso (mediante diffida ad adempiere) non sortiscono effetto, l’azione di regresso si esercita con ricorso per decreto ingiuntivo, allegando oltre alla sentenza soggetta a registrazione, la ricevuta di pagamento dell’imposta.

Dunque, il lettore non può richiedere all’Agenzia delle Entrate il “rimborso” delle imposte già pagate, poiché egli era tenuto a versarle in solido con la controparte. L’unica azione possibile è la rivalsa nei confronti del debitore, mediante ricorso per decreto ingiuntivo. Anche se si comprende bene che purtroppo, trattandosi di soggetto nullatenente, sarà difficile poi materialmente recuperare il dovuto, potrebbe comunque essere opportuno procurarsi intanto un titolo (decreto ingiuntivo) e in ogni caso interrompere il termine decennale di prescrizione dell’azione di ripetizione di indebito.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone


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