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Bonus prima casa e plusvalenza da dichiarare al fisco

29 Giugno 2019
Bonus prima casa e plusvalenza da dichiarare al fisco

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Giugno 2019



Ai fini del bonus prima casa, ero già residente dalla nascita nello stesso Comune in cui ho acquistato la mia prima casa, pertanto non avevo l’obbligo di trasferirvi anche la residenza. Ai fini però della plusvalenza generata dalla vendita di detto immobile, avvenuta entro i 5 anni dall’acquisto, non si genera se per almeno la metà del tempo sia stata adibita ad abitazione principale. Rientrando io in questa casistica, in cui da un lato non dovevo trasferire la residenza perché già residente nel comune e dall’altro dovevo adibirla ad abitazione principale, come posso dimostrare all’Agenzia delle Entrate che sono esonerato comunque dal pagare la plusvalenza? Il notaio interpellato ed il Comune mi hanno confermato quanto precede.

L’articolo 67, comma 1°, lettera b) del Testo unico delle imposte sui redditi (decreto del presidente della Repubblica n. 917 del 1986) stabilisce che costituiscono redditi diversi anche le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni, esclusi quelli acquisiti per successione e le unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto o la costruzione e la cessione sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari.

Nel caso specifico, quindi, non sarà tassabile la plusvalenza eventualmente maturata se, per più della metà del periodo intercorso tra acquisto e cessione, l’immobile in questione sia stato destinato ad abitazione principale del lettore o dei suoi familiari.

Per abitazione principale, l’Agenzia delle Entrate (nella Risoluzione n. 136/E dell’8 aprile 2008) chiarisce che, come prevedono gli articoli 10, comma 3 bis) e 15, comma 1, lettera b) dello stesso Testo unico delle imposte sui redditi, si deve intendere:

– l’immobile in cui la persona fisica che la possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale, o i suoi familiari (coniuge, parenti entro il terzo grado ed affini entro il secondo grado), dimorano abitualmente.

Un’altra risoluzione dell’Agenzia delle Entrate (la n. 218/E del 30 maggio 2008) chiarisce anche che la dimora abituale del contribuente o dei suoi familiari non coincide necessariamente con il luogo dove l’uno o gli altri abbiano la residenza anagrafica.

Certamente nel momento in cui occorra dimostrare che si dimora abitualmente in un determinato luogo, avervi la residenza anagrafica agevola il compito.

Ma, si ribadisce, la dimora abituale non è necessariamente nel luogo in cui anagraficamente si risieda tanto è vero che, come si diceva, la risoluzione prima citata (la n. 218/E) consente al contribuente che non abbia la residenza anagrafica in un immobile di dimostrare che abbia in esso la dimora abituale attraverso circostanze oggettive quali:

– l’intestazione delle utenze domestiche;

– l’utilizzo effettivo dei servizi connessi;

– l’indicazione del domicilio nella corrispondenza ordinaria.

La Corte di Cassazione (sentenza n. 18.846 del 2003 e 14.270 del 2016) chiarisce che non costituisce plusvalenza tassabile quella relativa alla cessione, prima dei cinque anni dall’acquisto, di immobile se, per la maggior parte del periodo intercorrente tra acquisto e cessione, l’immobile sia stato adibito all’uso personale dell’acquirente e dei suoi familiari secondo criteri oggettivi.

Naturalmente se l’Agenzia delle Entrate, nel sottoporre a controllo la dichiarazione dei redditi del lettore ed incrociando i dati in suo possesso, dovesse inviare al lettore un accertamento (ai sensi ad esempio dell’articolo 41 bis del d.p.r. n. 600 del 1973) per il recupero a tassazione della plusvalenza in oggetto, sarà in quella sede che questi dovrà dimostrare che la plusvalenza generata dalla cessione dell’immobile prima del decorso del quinquennio dal suo acquisto non era tassabile avendo avuto, lo stesso o i suoi familiari, in quell’immobile la dimora abituale (cioè l’abitazione principale) secondo criteri oggettivi anche senza avervi trasferito la residenza anagrafica.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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