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Che fare se il condominio vicino al nostro non rispetta le distanze?

29 Giugno 2019
Che fare se il condominio vicino al nostro non rispetta le distanze?

Il condominio confinante ha trasformato un prato piantumato, in parcheggio, con una CIL al Comune , costruendolo fino al confine con il mio prato, delimitato da muretto con rete, che si trova ora sotto il piano del parcheggio di circa 80 cm, senza preoccuparsi di poter recare disagio al vicino in termini di inquinamento (quando le auto fanno manovra ) o di privacy (visto che è in posizione rialzata ). Legalmente è tutto in regola? Si può fare qualcosa?

Anche i parcheggi devono rispettare le distanze tra proprietà: secondo il Consiglio di Stato (sent. n. 81 del 14 gennaio 2016), in assenza di una regolamentazione comunale specifica, valgono le regole stabilite dal codice civile e, in particolare, la norma (art. 889 cod. civ.) che impone il rispetto di una distanza minima di due metri.

Tra l’altro, l’articolo 7 dell’allegato unico al decreto del ministero dell’Interno del 1° febbraio 1986, emanato in materia di autorimesse sulle terrazze e all’aperto su suoli privati, dispone che «devono essere isolate mediante interposizioni di spazi scoperti di larghezza non inferiore a 1,5 metri lungo i lati ove affacciano, le aperture di fabbricati perimetrali».

Da questo quadro complessivo, quindi, si evince che anche un parcheggio deve rispettare delle distanze minime. Per quanto concerne questo argomento, dunque, il lettore dovrà fare riferimento innanzitutto al regolamento comunale e, solo in assenza di disposizioni specifiche, a quanto previsto nel codice civile e dalle disposizioni speciali (come il d.m. appena citato).

In questo senso anche il Tar Lazio (sent. n. 3381 del 26 febbraio 2015), secondo cui «La realizzazione di autorimesse e parcheggi è soggetta alla disciplina urbanistica dettata per le ordinarie nuove costruzioni fuori terra, se non effettuata totalmente al di sotto del piano di campagna naturale».

Per quanto riguarda le immissioni di gas, l’art. 844 del codice civile dice che il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi. Nell’applicare questa norma il giudice deve considerare anche la priorità di un determinato uso: ciò significa che, poiché il parcheggio è stato realizzato solo in un momento successivo, in un’eventuale controversia il giudice dovrà ritenere prevalenti le ragioni di chi abitava in quel luogo prima ancora che avvenisse la trasformazione in parcheggio.

Quello che il lettore può fare è, innanzitutto, diffidare l’amministratore di condomino affinché l’assemblea riveda le distanze dalla sua proprietà; nel caso in cui non dovesse sortire effetto, lo stesso può citare in giudizio il condominio per chiedere il risarcimento dei danni e il rispetto forzoso delle distanze minime.

Secondo la giurisprudenza amministrativa (Tar Catania, ), non è possibile impugnare la Cila: «l’azione a tutela del terzo che si ritenga leso dall’attività svolta sulla base della comunicazione di inizio lavori asseverata non può essere quindi un’azione di annullamento, ma, … gli interessati possono sollecitare l’esercizio delle verifiche spettanti all’amministrazione e, in caso di inerzia, esperire esclusivamente l’azione di cui all’art. 31, commi 1, 2 e 3, c.p.a. ovvero l’azione di annullamento, nell’ipotesi in cui l’amministrazione si sia determinata con il provvedimento espresso lesivo dei propri interessi».

In pratica, quindi, l’unica tutela esperibile è quella davanti al giudice ordinario e non davanti all’organo amministrativo (Tar), visto che, nel caso della Cila, nessun provvedimento amministrativo è stato emanato e, pertanto, non c’è nulla da impugnare. Solo avverso il silenzio colpevole dell’amministrazione (il Comune, nel suo caso), si sarebbe potuto agire in giudizio.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva

 



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