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Ctu e proroga del termine per il deposito della perizia

29 Giugno 2019
Ctu e proroga del termine per il deposito della perizia

In una divisione giudiziale, dove i de cuius sono il nonno (morto nel 1982) e la nonna (morta nel 1974), il  relictum sono immobili vari, gli eredi originari sono 6 figli (due in vita) e gli eredi attuali sono 14 fra figli, nipoti e vedove, il  CTU ha dichiarato non divisibile l’ asse ereditario nella relazione tecnica. La parte attrice ha preteso e ottenuto la seconda CTU, sfruttando la richiesta di esonero temporaneo da parte del CTU per malattia, anche se il CTU stesso dichiara di voler essere esonerato solo fino a settembre. Il CTU non ha consegnato, nella sua dichiarazione, nessun certificato medico. Lo può fare? Io che sono laureato in ingegneria posso affiancare il CTP nella discussione tecnica con il CTU data la complessità della problematica? L’avvocato della controparte è il cognato (quindi parente/affine) di una delle parti attrici.

Il consulente tecnico d’ufficio può chiedere, con apposita istanza da presentare al giudice che l’ha nominato, una proroga del termine che originariamente gli era stato concesso per depositare la perizia.

Il termine concesso dal giudice per la redazione della perizia d’ufficio è un termine non perentorio ma ordinatorio (in questo senso si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza n. 853 del 1979) e, perciò, può essere prorogato dal giudice stesso (su istanza dell’interessato o anche d’ufficio, cioè su autonoma iniziativa del giudice non sollecitata da alcuno) ai sensi dell’articolo 154 del Codice di procedura civile purché la proroga sia concessa prima della scadenza del termine originario.

Detto questo, è chiaro che la richiesta di proroga deve essere motivata e che spetta al giudice valutarla per poi accoglierla o rigettarla, considerando se i motivi per i quali la richiesta di proroga è stata presentata siano o meno fondati.

Nel caso specifico il giudice avrà evidentemente valutato l’istanza del consulente d’ufficio come meritevole di accoglimento: in ogni caso, l’ordinanza con la quale il giudice ha accolto l’istanza di proroga (fissando un nuovo termine di scadenza per il deposito della perizia) è revocabile da parte dello stesso giudice che l’ha concessa (ai sensi degli articoli 176 e 177 del Codice di procedura civile).

Questo vuol dire che se il lettore ritiene ingiustificata la concessione della proroga del termine per il deposito della perizia d’ufficio (perché, a suo parere, la richiesta di proroga non fu accompagnata dalla documentazione che dimostrasse il precario stato di salute del perito), questi può presentare al giudice istanza motivata per la revoca dell’ordinanza con cui la proroga è stata concessa.

Deve, in ogni caso, tener presente che se anche fosse revocata l’ordinanza che ha concesso la proroga del termine per il deposito della perizia e la perizia risultasse quindi depositata dopo la scadenza del termine originariamente concesso (essendo venuta meno la proroga), gli effetti sarebbero irrilevanti perché:

– l’inosservanza dei termini stabiliti per il compimento di atti del giudice e dei suoi ausiliari (fra i quali rientra il consulente tecnico ai sensi degli articoli 61 e seguenti del Codice di procedura civile) non produce alcun effetto sugli atti stessi che conservano la loro validità ed efficacia e non possono essere considerati nulli (così decise la Corte di Cassazione con sentenze n. 2.790 del 2002 e n. 853 del 1979).

Per quanto riguarda la possibilità per la parte di affiancare durante le operazioni peritali il proprio consulente (CTP), va detto che l’articolo 194, comma 2°, del Codice di procedura civile stabilisce che anche quando il giudice dispone che il consulente (cioè il CTU) compia indagini da sé solo, le parti possono intervenire alle operazioni in persona e a mezzo dei propri consulenti tecnici e dei difensori, e possono presentare al consulente, per iscritto o a voce, osservazioni e istanze.

La norma sopra citata è sufficientemente chiara: anche se la parte ha nominato un proprio consulente di parte, essa conserva la facoltà di intervenire di persona alle operazioni peritali e di presentare al CTU osservazioni e istanze, per iscritto o a voce.

Si è sottolineata la congiunzione e perché è proprio questa congiunzione contenuta nella norma che legittima la parte (anche se fosse stato nominato un CTP) ad intervenire, come può farlo contemporaneamente il CTP ed il difensore, nelle operazioni peritali e a presentare al CTU le proprie osservazioni orali o scritte: così non sarebbe stato se invece di una e la norma avesse contenuto una o.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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