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Guida in stato di ebbrezza: incidente e ritiro della patente

29 Giugno 2019
Guida in stato di ebbrezza: incidente e ritiro della patente

In data 25/12/2019 mi è stata ritirata la patente perchè dopo essermi schiantato contro un palo con la mia macchina i carabinieri mi hanno portato in questura dove ho svolto l’alcool test, risultando 1.69. Mi è stata ritirata la patente per un anno (fino al 25/12/2018). Ora sto guidando regolarmente e sto facendo ogni sei mesi esame del capello e del sangue. Pochi giorni fa è arrivata all’avvocato la sentenza penale: 15000 € di multa + 6 mesi di carcere o 13500 € di multa + revoca della patente. È possibile estinguere tutta la multa con i servizi sociali e, in qualche modo, evitare la revoca della patente?

Secondo il codice della strada (art. 186, comma 9-bis), al di fuori dei casi di incidente stradale, la pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita, anche con il decreto penale di condanna, se non vi è opposizione da parte dell’imputato, con quella del lavoro di pubblica utilità. Il lavoro di pubblica utilità ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata e della conversione della pena pecuniaria ragguagliando 250 euro ad un giorno di lavoro di pubblica utilità: ciò significa che, se la condanna è pari a sei mesi di arresto, si dovranno scontare sei mesi di lavori pubblici. La pena pecuniaria va convertita tenendo conto che un giorno di lavori di pubblica utilità corrispondono a 250 euro.

In caso di svolgimento positivo di detta attività, il giudice fissa un’apposita udienza e dichiara estinto il reato, dispone la riduzione alla metà della sanzione della sospensione della patente e revoca la confisca del veicolo sequestrato.

Il lavoro di pubblica utilità può essere chiesto sin dalle indagini preliminari, eventualmente anche con il patteggiamento, inserendo come condizione la conversione della condanna in lavoro di pubblica utilità. Se, invece, il processo è già avviato, dovrà essere il giudice (eventualmente, sollecitato dalla difesa) a comminare i lavori di pubblica utilità in luogo della condanna normale: in questo caso, però, come recita la norma sopra riportata, l’imputato non deve opporsi. In altre parole, il giudice non può condannare ai lavori sociali se ci si oppone ad essi.

Nel caso specifico, il lavoro di pubblica utilità non può essere richiesto perché, secondo la giurisprudenza, nella nozione di incidente stradale sono compresi non soltanto lo scontro tra veicoli o tra veicoli e persone, ma anche l’urto di un veicolo contro ostacoli fissi, dal momento che si tratta comunque di una manifestazione di maggiore pericolosità della condotta di guida, punita più gravemente a prescindere dall’evento che si è verificato effettivamente, che può avere o meno coinvolto altri veicoli o persone (Cass. pen., IV, Sentenza 13 giugno – 1° luglio 2013, n. 28439).

Anche se non vi fosse stato questo problema, sarebbe stata comunque tardiva la richiesta dei lavori di pubblica utilità la quale, come detto, se non pattuita prima della sentenza di condanna definitiva, può essere disposta dal giudice (se non vi è opposizione del condannato).

Rispondendo al quesito in esame, quindi, non vi sono a parere dello scrivente altre possibilità per il lettore che accettare la condanna. Si noti che, se questi è incensurato, avrà senz’altro beneficiato della pena sospesa; inoltre, potrà sempre fare appello.

Due cose lasciano perplessi: l’art. 186 punisce la guida in stato di ebbrezza con l’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 e l’arresto da sei mesi ad un anno, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/l). Non si comprende perché la condanna del lettore sia addirittura pari a 15mila euro.

Inoltre, la condanna dovrebbe essere unica, mentre il lettore parla di una sorta di “alternativa” tra due pene diverse. Comunque, non conoscendosi gli atti, non è possibile esprimersi su questo punto.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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