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Inps: contributi obbligatori, omissione e termini di prescrizione

29 Giugno 2019
Inps: contributi obbligatori, omissione e termini di prescrizione

Mi occupo di pubblica amministrazione e dal 1 dicembre 2002 ho assunto una segretaria. Nel tempo ho ricoperto diverse cariche politiche. Ho licenziato la stessa in data 31.12.2015. Le ho corrisposto uno stipendio mensile di euro 1400 ma non ho versato contributi (rapporto di lavoro non regolare). Vorrei regolarizzare la posizione assicurativa della mia ex dipendente. Posso farlo a distanza di tempo? Se si, qual è la procedura e qual è il costo approssimativo?

I contributi previdenziali obbligatori INPS devono essere versati entro i termini e con le modalità di calcolo stabilite dalla legge. Se queste regole non vengono rispettate si determina un’inadempienza contributiva che deve essere regolarizzata. In assenza del tempestivo pagamento dei contributi e in relazione alla gravità dell’inadempienza si applicano:

– sanzioni civili;

– sanzioni amministrative;

– sanzioni penali.

In particolare, la sanzioni civili, in materia di inadempimento delle obbligazioni contributive nei confronti di enti previdenziali, hanno la funzione di rafforzamento dell’obbligo contributivo e di risarcimento del danno subito dagli enti per il mancato tempestivo pagamento di contributi.

Relativamente alle sanzioni civili possono concretizzarsi i casi:

– dell’omissione contributiva;

– o dell’evasione contributiva.

Il regime sanzionatorio dell’omissione contributiva è disciplinata dall’art. 116, comma 8, lettera a), legge 23 dicembre 2000, n. 388.

Nel caso di omesso o ritardato versamento, entro il termine stabilito dalla legge, dei contributi dovuti mensilmente o periodicamente, il cui ammontare è rilevabile dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie. Tale ipotesi ricorre, ad esempio, quando a fronte della regolarità delle denunce e delle registrazioni obbligatorie, manca solo il pagamento dei contributi, oppure quando manca solo la denuncia mensile connessa al pagamento dei contributi, ma risulta possibile ugualmente desumere l’ammontare dei contributi dovuti dalle denunce annuali o dalle altre registrazioni obbligatorie

In tali casi, per ogni giorno di ritardo è dovuta la sanzione civile, in ragione d’anno (365 gg), nella misura pari al Tasso Ufficiale di Riferimento maggiorato di 5,5 punti. La sanzione così calcolata non può superare il 40% dell’importo dei contributi dovuti. Raggiunto tale limite, sono dovuti gli interessi nella misura degli interessi di mora.

Il regime sanzionatorio dell’evasione contributiva, invece, disciplinata dall’art. 116, comma 8, lettera b), legge 23 dicembre 2000, n. 388, può essere connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero, cioè nel caso in cui il datore di lavoro, con l’intenzione specifica di non versare i contributi o premi, occulta rapporti di lavoro in essere ovvero le retribuzioni erogate. In tal caso, per ogni giorno di ritardo è dovuta la sanzione civile, in ragione d’anno (365 giorni), nella misura pari al 30% dell’importo dei contributi addebitati. La sanzione così calcolata non può superare il 60% dell’importo dei contributi dovuti. Raggiunto tale limite, sono dovuti gli interessi nella misura degli interessi di mora.

Dopo il raggiungimento del tetto, sia in caso di omissione sia in caso di evasione, sul debito contributivo maturano, per ogni giorno di ulteriore ritardo nel pagamento, gli interessi di mora di cui all’art. 116, co. 9 della L. 23 dicembre 2000, n. 388. Per conoscere il tasso vigente per il calcolo delle sanzioni suddette si dovrà fare riferimento al provvedimento del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) con il quale viene determinato il Tasso Ufficiale di Riferimento.

Chiarite le sanzioni, che nel caso di specie si configurano nell’ipotesi di omissione contributiva, occorre segnalare che i contributi obbligatori dei lavoratori dipendenti si prescrivono, in via generale, in 5 anni dalla data in cui sarebbero dovuti essere versati. Trascorsi 5 anni, non è ammessa alcuna regolarizzazione contributiva: non si possono, cioè, versare i contributi oltre questo termine.

Tuttavia, nell’ipotesi in cui il lavoratore o i suoi superstiti denuncino il mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, il termine di prescrizione si allunga a 10 anni, ma solo a favore della persona che denuncia, non di altri collaboratori o dipendenti.

In pratica, se il dipendente provvede a denunciare all’Inps il mancato versamento dei contributi da parte dell’azienda, l’ente ha la facoltà di procedere al loro recupero entro 10 anni dall’omissione (cioè dal termine entro il quale sarebbero dovuti essere versati i contributi): grazie alla denuncia, in ogni caso, il termine di prescrizione si allunga, anche nell’ipotesi in cui l’Inps non agisca in alcun modo.

Una volta verificatasi la prescrizione dei contributi, l’Inps non può più richiederli, ma nemmeno riceverli, nell’ipotesi in cui il debitore volesse versarli spontaneamente: non è difatti consentito, contrariamente a quanto avviene in base al principio della disponibilità (secondo cui è possibile scegliere di fruire, o meno, di un diritto quando si vuole), rinunciare alla prescrizione.

Quindi, se i contributi non versati risalgono a più di 5 anni, come nel caso di specie, l’Inps non può iniziare l’azione di recupero verso il datore di lavoro ma nemmeno il datore di lavoro potrebbe, se lo volesse, sanare “ora, per allora” lo scoperto, perché è ormai un contributo prescritto.

In definitiva, allo stato attuale, i contributi Inps risultano per legge prescritti, e non è possibile sanare o regolarizzare la posizione della dipendente. Solamente la diretta interessata può richiedere la regolarizzazione contributiva, nel termine di 10 anni dall’omissione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio



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