Diritto e Fisco | Articoli

Madre anziana: interdizione e amministratore di sostegno

29 Giugno 2019
Madre anziana: interdizione e amministratore di sostegno

Mia madre è anziana e fa sempre più fatica a stare da sola. Mio fratello maggiore, non solo non si occupa di lei, ma si fa aiutare molto finanziariamente. Usa insieme alla sua famiglia l’auto di mia madre come fosse la loro, nonostante bollo e assicurazione vengano pagate da mia madre. Mia madre lo difende. So che anche altri miei fratelli e sorelle hanno ricevuto denaro in donazione, il tutto però non documentato ufficialmente. Cosa posso fare per tutelarmi in modo da evitare l’assottigliamento del patrimonio ereditario, anche in vista di possibili spese elevate per l’assistenza della mamma?

La risposta alla domanda in esame dipende dalle condizioni di salute della madre del lettore.

Se, infatti, la madre versa in condizioni di fragilità di tipo fisico e/o psichico è possibile, nel suo stesso interesse (per proteggere il suo patrimonio ad esempio), ricorrere ai cosiddetti istituti di protezione come l’interdizione o l’amministrazione di sostegno previsti dal Codice civile.

L’interdizione stabilisce forti limiti al soggetto che, una volta interdetto, sarà privato anche totalmente della capacità di agire necessaria per compiere atti giuridici e per amministrare il proprio patrimonio.

Quando una persona viene interdetta, infatti, gli viene nominato un tutore e sarà il tutore che deciderà se e quando compiere tutti gli atti di volta in volta da eseguire (riscossioni di somme, pagamenti ecc.) senza nemmeno dover consultare la persona interdetta.

L’amministrazione di sostegno, invece, è un istituto meno invasivo, più elastico e flessibile: la persona alla quale viene nominato un amministratore di sostegno, infatti, non viene privata come nell’interdizione di tutte le sue capacità e la sua tutela viene assicurata soprattutto con un costante dialogo della persona inferma con il suo amministratore di sostegno (il tutore, invece, nei casi di interdizione, agisce senza dover dialogare e consultare l’interdetto).

In sostanza, come pure ha chiarito la Corte Costituzionale, si deve ricorrere all’interdizione solo nei casi in cui una nessun’altra misura sarebbe efficace tenendo conto di due fattori: la consistente entità del patrimonio mobiliare e immobiliare della persona inferma e la complessità clinica della situazione.

Tuttavia molti Tribunali italiani, anche nei casi di patologie gravi, preferiscono comunque l’amministrazione di sostegno perché è preferibile accompagnare (con l’amministrazione di sostegno) la persona inferma nelle scelte di ordinaria e straordinaria amministrazione, piuttosto che scavalcarlo del tutto (con l’interdizione).

Tutta questa premessa era necessaria per dire che se la madre del lettore ha una condizione fisica e/o psichica che rende necessaria una protezione ed un accompagnamento perché non è in grado di provvedere da sola ai propri interessi, è possibile tentare inizialmente di fornirle un valido supporto avviando la pratica per la nomina di un amministratore di sostegno (disciplina contenuta negli articoli 404 e seguenti del Codice civile).

La domanda per la nomina di un amministratore di sostegno può presentarla la madre stessa del lettore oppure i parenti fino al quarto grado o gli affini entro il secondo grado.

È sufficiente che la domanda sia presentata anche da un solo parente.

La domanda, in forma di ricorso, va presentata (con l’assistenza auspicabile di un avvocato) al giudice tutelare del tribunale del luogo dove la persona inferma risiede o ha il domicilio e deve contenere i dati indicati dall’articolo 407 del Codice civile (cioè le generalità della persona per la quale si chiede la nomina di un amministratore di sostegno, la sua dimora abituale, le ragioni per cui si chiede la nomina di un amministratore di sostegno, il nome ed il domicilio, se conosciuti, di chi propone il ricorso e del coniuge, dei discendenti, degli ascendenti, dei fratelli e delle sorelle, del convivente della persona in favore della quale si chiede la nomina dell’amministratore di sostegno: a tutti questi soggetti, oltre che agli altri parenti entro il quarto grado ed affini entro il secondo grado, si dovrà notificare la domanda per la nomina dell’amministratore di sostegno affinché, se vorranno, siano sentiti in udienza dal giudice tutelare).

Una volta presentata la domanda, il giudice tutelare ha sessanta giorni di tempo per accogliere o respingere la richiesta; a questo scopo dovrà, se possibile, sentire personalmente la persona inferma e tener conto dei bisogni e delle richieste che la persona inferma gli comunicherà, compatibilmente con gli interessi e le esigenze di protezione della persona.

Il giudice tutelare sentirà in udienza il soggetto che ha proposto la domanda per la nomina di un amministratore di sostegno e, se compariranno, i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo e disporrà tutti gli accertamenti di natura medica ritenuti utili e compirà tutti gli accertamenti necessari.

Alla fine del procedimento verrà emesso un decreto con la nomina dell’amministratore di sostegno o un decreto che rispenderà la richiesta di nomina di un amministratore di sostegno.

La scelta dell’amministratore di sostegno viene fatta dal giudice tutelare nell’interesse esclusivo della persona inferma: se l’infermo ha indicato egli stesso la persona che vorrebbe fosse il suo amministratore di sostegno, il giudice tutelare aderisce a questa indicazione se non vi è nulla in contrario.

Se la persona inferma non ha designato nessuno, allora il giudice tutelare dovrà scegliere l’amministratore di sostegno preferendo il coniuge dell’infermo o il suo stabile convivente o il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella o il parente entro il quarto grado (naturalmente, se disponibili): in mancanza di indicazioni il giudice può anche nominare un’altra persona ritenuta idonea.

Poteri, compiti e doveri dell’amministratore di sostegno saranno indicati nel decreto di nomina.

Il giudice tutelare potrà però anche rigettare la domanda di nomina di un amministratore di sostegno se riterrà che la persona inferma non ne abbia alcun bisogno, oppure potrà anche decidere che sia più opportuno avviare la procedura di interdizione o di inabilitazione informando il pubblico ministero affinché proponga la relativa istanza (nel caso cioè che ravvisi, a seguito dell’esame personale dell’infermo e/o delle risultanze degli accertamenti sanitari, che sia insufficiente l’amministrazione di sostegno per tutelare la persona inferma e che sia invece necessario interdirla).

Se, dunque, la madre del lettore si trova in una condizione di infermità fisica e/o mentale tale che non riesca a provvedere da sola ai suoi bisogni, nell’interesse anche della conservazione del suo patrimonio, può essere avviata (come si diceva) la procedura per la nomina di un amministratore di sostegno (o di un tutore se le condizioni di salute siano assai gravi).

Se viene nominato un amministratore di sostegno, è l’amministratore (sulla base dei poteri che il giudice gli avrà attribuito) che decide, su autorizzazione del tribunale o del giudice tutelare, gli atti di spesa più significativi (ad esempio acquisti a titolo oneroso, donazioni, vendite, accettazioni di eredità ecc.) e l’amministratore di sostegno è anche tenuto a tenere la contabilità dell’amministrazione e a renderne conto al giudice ogni anno.

Se, invece, la madre del lettore non versa in condizioni di salute tali da rendere possibile la nomina nemmeno un amministratore di sostegno, se cioè la salute psico – fisica di sua madre è buona, allora l’unica possibilità sarà quella di valutare di volta in volta se nel momento in cui sua madre ha compiuto ogni singolo atto (donazioni, regali, vendite, spese per acquisti ecc.) lei era capace di intendere di volere o no: in caso negativo (se si hanno le prove di uno stato psico fisico alterato proprio nel momento in cui la madre del lettore faceva un regalo o una donazione o una vendita) allora quei singoli atti possono essere annullati su ricorso anche di un erede entro il termine di cinque anni dal momento in cui l’atto fu realizzato (se si tratta di un atto non gratuito è anche necessario, per annullare l’atto, che l’atto stesso abbia provocato un grave pregiudizio economico a sua madre).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube