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Atto giudiziario e avviso di giacenza mai arrivato

6 Luglio 2019
Atto giudiziario e avviso di giacenza mai arrivato

Lo scorso dicembre hanno tentato di consegnarci un atto giudiziario. Ci hanno detto di aver lasciato l’avviso di giacenza e pare che in seguito sia arrivata una raccomandata sempre nella cassetta della posta senza firma di ricevuta. Noi eravamo assenti e al nostro rientro non abbiamo trovato nessuna di queste due comunicazioni. Il plico è rimasto alla posta del paese per tutti questi mesi, fino a quando un paio di settimane fa c’è stata l’udienza.

Solo il giorno prima siamo venuti a conoscenza di questo, perché l’avvocato di controparte (ovviamente ha aspettato l’ultimo momento a contattarci) si è messo in contatto con il nostro. In posta ci siamo recati molto spesso in questi mesi, ma ci veniva detto che se non presentavamo l’avviso di giacenza non potevano darci l’atto. Se non abbiamo ricevuto i tagliandi, come possiamo difenderci contro il giudice e l’avvocato che dicono che non abbiamo fatto l’opposizione nei termini?

In virtù del quesito posto dal lettore, è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

La querela di falso: brevi cenni

Ci sono alcuni documenti la cui valenza probatoria di quanto è contenuto in essi è data per scontata e non può essere disconosciuta, se non dopo un vero e proprio procedimento che accerti il contrario: si tratta dei cosiddetti atti pubblici (cioè redatti da un pubblico ufficiale) nonché delle scritture private autenticate.

In questi casi, quindi, se si desidera contrastare il valore probatorio di questi documenti è necessario dimostrare che gli stessi siano falsi e ciò potrà avvenire soltanto attraverso il procedimento per querela di falso [1].

Si tratta di una procedura che è possibile avviare anche all’interno di una causa già in corso, dove si potrebbe dimostrare che un certo atto, per quanto formatosi pubblicamente, non corrisponda a verità:

in questo modo, eliminando la valenza probatoria del documento in questione, la parte che se né avvalsa potrebbe avere difficoltà nel sostenere le ragioni della propria pretesa. Infatti, come afferma anche la Cassazione [2], la querela di falso è diretta ad eliminare totalmente il valore di un documento che, pertanto, diventerebbe del tutto inidoneo a provare rapporti o atti ed a produrre qualsivoglia effetto, anche a prescindere dall’accertamento dell’autore dell’accertata falsità.

Per avviare un procedimento per querela di falso, la parte interessata (ad esempio quella che in una causa ha interesse ad eliminare il valore probatorio di un documento prodotto dalla controparte) può semplicemente dichiarare a verbale di udienza che un certo documento è falso, indicando gli elementi e le prove di questa presunta falsità.

Se dopo questa dichiarazione la parte che ha prodotto il documento indiziato intende comunque avvalersene, si aprirà il vero e proprio procedimento per querela di falso dove la parte querelante dovrà dimostrare la detta falsità. All’esito positivo di questa causa nella causa potrà essere ordinata la rimozione del documento accertato come falso oppure disposta anche la rinnovazione e/o la riforma dello stesso [3].

CASO CONCRETO

Alla luce di quanto descritto in quesito, sembrerebbe che la controparte dei lettori abbia depositato in giudizio le ricevute dell’atto giudiziario in esame (si presume una citazione oppure qualche altro atto introduttivo di un’azione legale), nelle quali sarebbe attestato:

  • che il medesimo è stato notificato in loro temporanea assenza;
  • che a seguito della medesima sia stato depositato avviso di giacenza del detto atto presso la casa comunale e/o il preposto ufficio postale;
  • che vi sia stata inviata una raccomandata informativa del predetto deposito, con relativo avviso di giacenza della stessa.

Se tutto quanto fosse attestato in queste ricevute non dovesse corrispondere a verità, trattandosi di atti pubblici, per eliminarne il valore probatorio i lettori dovrebbero inevitabilmente avviare il procedimento per querela di falso nei riguardi dei detti atti, mediante l’ausilio del loro legale di fiducia. In alternativa si potrebbe o si sarebbe potuto richiedere la cosiddetta rimessione in termini [4], sostenendo e dimostrando all’organo giudicante che la mancata costituzione in giudizio sia stata impedita da causa ai lettori non imputabile, ma non avendo accesso alla  documentazione e alla compiuta informazione dell’intero procedimento, non conoscendo le ragioni per le quali vi è stato notificato l’atto giudiziario in questione e lo stato della causa, non è possibile esprimersi precisamente a riguardo.

Ad ogni modo, sembrerebbe che ciò non sia più possibile vista l’affermazione dei lettori: …come possiamo difenderci contro il giudice e l’avvocato che dicono che non abbiamo fatto l’opposizione nei termini?…

Non resterebbe, pertanto, ai lettori altro che avviare il procedimento per querela di falso allo scopo di eliminare

ogni valenza probatoria agli atti in questione, ma non senza precisare che la loro semplice affermazione contraria non sarà purtroppo sufficiente a contrastare la fede pubblica di quanto attestato nelle dette ricevute, essendo piuttosto necessario dimostrare i fatti attraverso altra prova quale, ad esempio, potrebbe essere quella testimoniale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] Artt. 221 e seg. cod. proc. civ.

[2] Cass. n. 18323/2007

[3] Art. 537 cod. proc. pen.

[4] Art. 294 cod. proc. civ.


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