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Pensionamento con quota 100 e determina sull’albo dell’ASL

6 Luglio 2019
Pensionamento con quota 100 e determina sull’albo dell’ASL

Sono nato nel 1954 e lavoro dal 1985. Ho riscattato i quattro anni per la laurea in psicologia più l’anno del servizio militare. Ho fatto domanda di pensionamento con quota 100 nel gennaio 2019, comunicando di dimettermi il 31 luglio 2019. Ad oggi, non è stata pubblicata nell’albo pretorio dell’Asl la determina che sancisce il mio pensionamento. Visto che mancano due mesi e qualche giorno alla fine del rapporto di lavoro e considerato che per una infermiera, richiedente del pensionamento con quota 100, la determina è già stata pubblicata pochi giorni fa, cosa devo fare per ottenere che sia eseguito questo atto (determina) dovuto da parte degli uffici preposti dell’Asl?

Avverso il silenzio-inadempimento dell’azienda sanitaria, la legge riconosce il diritto di agire in giudizio per ottenere una condanna della Pubblica Amministrazione a pronunciarsi.

Infatti, secondo l’art. 31 del codice di procedura amministrativa, decorsi i termini per la conclusione del procedimento amministrativo e negli altri casi previsti dalla legge, chi vi ha interesse può chiedere l’accertamento dell’obbligo dell’amministrazione di provvedere.

L’azione può essere proposta fintanto che perdura l’inadempimento e, comunque, non oltre un anno dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento.

In questo caso, il giudice potrà pronunciarsi sulla fondatezza della pretesa dedotta in giudizio solo quando si tratta di attività vincolata o quando risulta che non residuano ulteriori margini di esercizio della discrezionalità e non sono necessari adempimenti istruttori che debbano essere compiuti dall’amministrazione.

Diversamente, potrà solo condannare la Pubblica Amministrazione a pronunciarsi.

Se il lettore vuole evitare tale azione giudiziaria, l’unica soluzione alternativa resta l’invio di un sollecito alla Pubblica Amministrazione, sotto forma di diffida a pronunciarsi.

In questo modo ridurrebbe le spese legali (o le eliminerebbe del tutto se dovesse decidere di redigere di pugno la diffida).

Tuttavia, tale azione stragiudiziale non costringerebbe, al contrario dell’azione giudiziale, la P.A. a pronunciarsi nel merito.

Pertanto, quello che si consiglia al lettore è di provare con un tentativo stragiudiziale un approccio con l’A.S.L. di competenza, scadenzandosi – al contempo – la possibilità di agire in giudizio nel termine di un mese dall’invio della diffida.

In questo modo il lettore permetterebbe alla P.A. di riscontrare la sua richiesta e, in tal caso, risparmiare le spese di un’azione giudiziale, sempre tenendo sotto controllo la possibilità di agire in Tribunale, laddove non dovesse ricevere alcun riscontro.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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