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Reddito di cittadinanza: cosa succede se cade il Governo?

9 Agosto 2019
Reddito di cittadinanza: cosa succede se cade il Governo?

Se dovesse cadere il Governo giallo-verde e magari si dovesse andare alle elezioni anticipate, che ne sarebbe del Rdc? Verrebbe automaticamente cancellato o ridotto? Chi consuma i 18 mesi non lo percepirebbe più?

L’attuale crisi di Governo e il possibile ricorso alle elezioni anticipate imposte dalla Lega agli ex alleati di Governo, hanno fatto sorgere un interrogativo in quanti hanno presentato domanda per ottenere il Reddito di cittadinanza: cosa succede se cade il Governo? Il timore è che la tanto discussa misura di welfare voluta dal Movimento 5 Stelle possa essere revocata già al secondo rinnovo, ossia dopo i primi 18 mesi. Del resto, Salvini non ha mai nascosto di essere contrario al Rdc come tutta la destra da Forza Italia alla Meloni. Così, chi ha ottenuto quest’anno il sostegno, già allo scadere del prossimo potrebbe rimanere “a terra”. È davvero così? In verità, per stabilire cosa succede al Reddito di cittadinanza se cade il Governo bisogna leggere con attenzione il testo di legge che ne regolamenta e disciplina l’applicazione. È quanto faremo in questo articolo: dalla lettura del Decreto Legge n. 4 del 2019 – quello che appunto disciplina il Reddito di cittadinanza – ci faremo un’idea di ciò che potrebbe succedere se si va al voto anticipato, ossia se le camere dovessero essere sciolte.

Il Reddito di cittadinanza è una misura strutturale?

Come noto, l’ammissione al Reddito di cittadinanza comporta il riconoscimento di un contributo – graduato a seconda delle esigenze del richiedente e del reddito del nucleo familiare – per 18 mesi. Cosa succede alla scadenza? Il beneficiario viene sottoposto a una nuova verifica delle condizioni soggettive per la misura: viene, quindi, richiesto un nuovo Isee per verificare se, nel frattempo, sono mutate le condizioni. Se nulla è cambiato, dopo un mese di sospensione, il reddito di cittadinanza viene riconfermato per altri 18 mesi. E così di volta in volta.

Il Reddito di cittadinanza quindi – e con questo sfatiamo una falsa convinzione – non è una misura “spot” prevista solo per coloro che hanno presentato domanda quest’anno, ma è strutturale, ossia prevista “a tempo indeterminato”. Lo si intuisce dallo stesso articolo 1 del Decreto Legge ove si specifica: «È istituito, a decorrere dal mese di aprile 2019, il Reddito di cittadinanza». Quindi, non è stata stabilita una data di scadenza.

Questo significa che per eliminare il Reddito di cittadinanza ci sarà bisogno di una nuova legge che lo abroghi o di un referendum popolare abrogativo.

Il nodo della copertura

Il problema del Rdc, però, può essere differente e riguarda la copertura. Se, infatti, è vero che il nostro Paese dovrà tagliare, nei mesi a venire, numerose spese – alcune delle quali, come già ammesso dallo stesso Governo, in materia di benefici fiscali, detrazioni e bonus vari – il timore diffuso è che l’assenza di coperture possa spingere gli uffici dell’Inps a “chiudere gli sportelli”.

Un comportamento del genere, però, sarebbe illegittimo. Ossia, sarebbe impossibile che un giorno il dipendente dell’Istituto di previdenza possa dire al cittadino che chieda il rinnovo del Rdc: «Mi spiace: non ci sono più i soldi. La sua domanda è stata rigettata per mancanza di fondi». Perché se anche è vero che la legge di Bilancio ha già previsto le coperture al Reddito di cittadinanza fino al 2022 (5.906,8 milioni di euro nel 2019, 7.166,9 milioni di euro nel 2020, 7.391 milioni di euro nel 2021 e 7.245,9 milioni di euro annui a decorrere dal 2022) è anche vero che, laddove questi fondi non dovessero più sussistere sarebbe un problema dello Stato. A differenza, infatti, di tanti altri benefici previsti dalla nostra normativa (ad esempio i vari contributi per gli investimenti o per i giovani disoccupati), il Reddito di cittadinanza non è “a capienza risorse”.

Qui veniamo, quindi, alla teoria generale del diritto: una volta che il cittadino ha acquisito un diritto soggettivo nei confronti della Pubblica Amministrazione non gli può certo essere negato in funzione dei vincoli di bilancio. Quelle poche volte che è successo – ad esempio in tema di rivalutazione delle pensioni – le leggi sono state bocciate dalla Corte costituzionale.

Ora, se è vero che il Rdc è una misura strutturale, che è quindi “a tempo illimitato”, che dal 2022 le risorse già stanziate sono pari a 7.245,9 milioni all’anno, una crisi di Governo non potrebbe pregiudicare il diritto dei cittadini che, nei mesi a venire, dovessero maturare le condizioni per richiedere l’ammissione al beneficio, di presentare la relativa domanda e di vedersela accolta. Così come non è assolutamente possibile che, in caso di elezioni anticipate, chi vedrà scadere le 18 mensilità del Rdc non potrà ottenere il rinnovo della misura, persistendo ovviamente le condizioni soggettive.

Il problema di una riforma del Reddito di cittadinanza

A questo punto, non resta che tenere gli occhi puntati sulle novità legislative perché solo da queste potrebbe dipendere il destino del Rdc. Se anche è vero che la Lega e i suoi elettori non hanno mai mostrato molta simpatia per il Rdc, non sarà tagliando le coperture al bilancio dello Stato che si potrà vietare ai cittadini di ottenerlo. Ci vorrà per forza una legge di abrogazione o di modifica che, ad esempio, riduca gli importi.

L’esperienza politica, però, insegna che una volta accordato un beneficio agli italiani nessuno lo toglie più. Sono pochi gli esempi di maggioranze politiche che hanno cancellato bonus e incentivi. Si pensi al bonus degli 80 euro di Renzi, tanto criticato dall’attuale maggioranza, che tuttavia si è guardata bene dal cancellarlo, se non trasformandolo – almeno così le intenzioni – in un diverso meccanismo di detrazione.


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