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La tassa nascosta sui conti correnti

10 Giugno 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Giugno 2019



Quanto pesa l’inflazione sul rendimento dei conti bancari su cui gli italiani tengono i soldi. Con le Poste va meglio? Mah.

Quanto guadagni dal tuo conto corrente? Poco più di zero. Quanto ti costa il tuo conto corrente? Qualcosa in più di poco più di zero. Quello che spendi è più di quello che guadagni? A quanto pare. Colpa della baca? Non del tutto. È colpa anche dell’inflazione. Il costo della vita, maledetto costo che aumenta zitto zitto, senza farsi notare, ha il potere di fregare i risparmiatori. Quelli che tengono il denaro su un conto corrente perché non trovano un posto migliore in cui depositarli. L’inflazione, dunque, si manifesta una tassa nascosta che colpisce chi affida i soldi ad un conto sperando che rendano di più del solito materasso.

Sai a quanto ammonta il denaro depositato sui conti correnti? Secondo la Banca d’Italia, sono 1.400 miliardi di euro. 300 miliardi in più rispetto a 10 anni fa. Sai quanto costa ai correntisti per effetto dell’inflazione? 10 miliardi di euro. Tanti sono i soldi che lo Stato incassa grazie al costo della vita. O per colpa del costo della vita, verrebbe da dire. Sai quanto hanno fruttato i conti ai risparmiatori? Praticamente niente, se non qualche briciola raccolta dai conti deposito. Con i tassi europei pari a zero, non è possibile pretendere altro.

Attento a pensare in modo gratuito che questo risponda all’ingenuità dei risparmiatori. Piuttosto siamo di fronte ad una mancanza di alternative redditizie senza rischi. Significa che chi detiene i propri soldi nei conti correnti non ha trovato – o non ha saputo trovare, a causa di una scarsa informazione finanziaria – un valido «piano B» che gli offra delle garanzie di non perdere un solo euro dei suoi risparmi. Il vecchio detto: se fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, quando si parla di soldi conviene tenerli al sicuro. Si guadagna poco o niente, piuttosto che perdere.

Il problema è che si perde comunque. Se si apre un conto corrente tradizionale, si deve considerare una spesa di gestione di circa 80 euro all’anno. Se si opta per un conto online, la cifra scende ad una quindicina di euro. Un affare? Dipende. Pensando all’effetto dell’inflazione, si può parlare di una tassa mascherata. A ciò puoi aggiungere il mancato guadagno che potresti ricavare investendo il tuo denaro altrove. Una scelta che spesso non viene fatta, come appena detto, per la scarsa educazione finanziaria, cioè perché gli strumenti alternativi restano sconosciuti.

Conto corrente: incide l’inflazione?

Il conto corrente mette in pericolo i soldi dei risparmiatori? Poco ma sicuro. Da una parte, chi detiene più di 100mila euro è sottoposto ad un doppio rischio. Uno è quello del bail-in, cioè di vedersi intaccare il proprio denaro nel caso in cui la banca si trovi in difficoltà. L’altro, quello della tassa patrimoniale che c’è nell’aria da tempo e che potrebbe colpire i conti correnti di tutti i risparmiatori.

Ma in agguato c’è anche l’inflazione, una sorta di tassa «imboscata» che rosicchia dal tuo conto corrente. L’aumento dei prezzi al consumo, per quanto sia più basso rispetto a qualche decennio fa, si è portato via nel 2018 non meno di 10 miliardi di euro dal denaro depositato sui conti correnti anziché su altri strumenti a basso rischio dai quali è possibile ritirare i soldi in qualsiasi momento.

Gli italiani tendono a conservare i soldi in banca. Un po’ perché la crisi in atto ormai da un decennio non sembra volgere verso un orizzonte positivo. In altre parole: la gente ha ancora paura. E vede nel conto corrente il salvadanaio più sicuro.

Ma se il cliente non si fida dello scenario economico, non lo fa nemmeno la Banca d’Italia, che tende a tagliare i tassi. Questo vuol dire che il correntista non ci guadagna più di tanto ma, nell’incertezza, non scommette su altre forme di investimento, aumentando così il volume dello stock di liquidità.

Quando questa liquidità non è remunerata perché i tassi sono estremamente bassi e l’inflazione aumenta ecco che il cittadino si trova penalizzato: da una parte il costo della vita si alza, dall’altra i suoi soldi rendono poco o niente.

Conto corrente: dove conviene investire?

Al netto dell’inflazione – sempre lei – il rendimento di un conto corrente o di un conto deposito è praticamente zero o poco più. Volendo restare su questo tipo di investimento, bisognerebbe puntare su un conto deposito online che offra un rendimento lordo di almeno l’1%, visto che il tasso di inflazione oggi è allo 0,9%. Purché non si sia vincolati ad avere con quella banca un normale conto corrente: in questo caso ci sarebbe da valutare rendimenti e spese da sostenere, oltre a quello che si porta via il costo della vita.

In alternativa, si può scommettere su una banca piccola che, pur di raccogliere più denaro, offre dei tassi di interesse più convenienti. È il caso delle realtà del credito locale.

Conto corrente: l’alternativa delle Poste conviene?

Il rendimento di un conto corrente bancario non è molto diverso da quello proposto da un conto corrente postale. Il vantaggio di Poste Italiane è quello di avere una rete di sportelli vicina alle 13mila unità che difficilmente chiuderanno e che i cittadini frequentano anche per altri motivi: il pagamento di un bollettino postale, ad esempio, fa restare i risparmiatori a stretto contatto con le Poste. Pensa che ogni giorno varca la soglia di un ufficio postale circa un milione e mezzo di persone. Inevitabile che il risparmiatore venga a conoscenza dei prodotti offerti. Tant’è che Bancoposta gestisce più di 3 miliardi di euro tra depositi e liquidità e quasi 38 miliardi di euro in fondi, gestioni patrimoniali e assicurative.

Il problema è sempre lo stesso: la resa dei conti. Un libretto ordinario rende lo 0,01% lordo, da cui bisogna togliere imposte del 26% sugli interessi e un altro 2% di bollo se il deposito medio supera i 5mila euro.

Se si dispone di un libretto Smart, il rendimento è dello 0,001% lordo, che sale llo 0,4% se si ha degli accantonamenti vincolati per almeno 6 mesi.

Uno può pensare ai buoni fruttiferi. Bene, sappi che rendono lo 0,1% annuo indicizzati all’inflazione. E guai a toccarli prima dei 18 mesi dalla data in cui sono stati acquistati: ti prendi il capitale e basta. Nessun guadagno.

Nel frattempo, il costo della vita aumenta mentre quello del denaro non si muove. Risultato: con gli stessi soldi bisogna spendere di più per campare.


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