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Quali conti correnti vengono controllati?

10 Giugno 2019
Quali conti correnti vengono controllati?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Giugno 2019



Controllo conti correnti bancari Agenzia delle Entrate: le verifiche e le categorie di contribuenti più a rischio.

Dopo aver letto il nostro articolo sul limite ai versamenti contanti sul conto e sul limite ai prelievi dal conto, hai compreso che, con il c/c, non si scherza. Non puoi cioè usarlo come se fosse il tuo scrigno segreto all’interno del quale nascondere tutto ciò che non vuoi tenere a casa. Paradossalmente, è più facile sapere cosa hai in banca che sotto il materasso. Questo perché, come di certo già saprai, esiste un archivio pubblico (la cosiddetta Anagrafe dei conti correnti) ove risultano sia gli estremi dei conti a te intestati, sia il relativo saldo. Vi può accedere l’Agenzia delle Entrate, nell’ambito delle sue indagini contro l’evasione, sia qualsiasi altro soggetto che vanti nei tuoi confronti un credito (previa notifica dell’atto di precetto e autorizzazione da parte del Presidente del tribunale). 

Ti chiederai, a questo punto, quante possibilità ci sono di finire nella lente di ingrandimento dell’ufficio delle imposte e di subire una verifica. In altre parole, quali conti correnti vengono controllati? 

Esistono, in realtà, dei sistemi di controllo automatico, effettuati tramite software, che non guardano in faccia a nessuno. In altri casi, il Fisco compila delle «liste selettive» di contribuenti a maggior rischio evasione, nei confronti dei quali concentra le proprie attenzioni. 

Vi è poi una lunga lista di operazioni il cui compimento implica, già di per sé, il “sospetto” dell’Agenzia delle Entrate, a prescindere dal tipo di lavoro che fai o dal conto che possiedi. Bisognerà quindi guardarsi bene dal compiere tali atti se non si hanno già delle valide prove documentali circa la correttezza del proprio operato.

Scopo di questo articolo è quindi informarti su tutti questi temi: ti spiegheremo innanzitutto quali sono i contribuenti che rischiano un accertamento fiscale, su chi vengono concentrate le verifiche e quali sono le operazioni sospette che fanno scattare un accertamento. Comprenderai così più facilmente quali conti correnti vengono controllati. Ma procediamo con ordine.

Quali contribuenti vengono controllati di più?

Si è sempre ritenuto che l’evasione fiscale sia un comportamento tipico di professionisti e imprenditori per via della maggiore facilità che questi riscontrano nell’occultare i redditi rispetto a chi, invece, percepisce uno stipendio fisso sul conto corrente. E, difatti, queste restano ancora le due categorie maggiormente sottoposte a verifiche; verifiche effettuate tramite una serie di strumenti informatici. Si pensi agli Isa, le pagelle fiscali, che hanno sostituito i vecchi studi di settore.

Ciò non toglie però che qualsiasi contribuente possa essere sottoposto a controllo fiscale, anche il disoccupato o chi non dichiara alcun reddito. Anzi, proprio in capo a quest’ultimo è più facile scoprire le bugie: basterebbe l’acquisto di un’auto, una casa o qualsiasi altro bene di rilevante valore per far sorgere il sospetto della disponibilità di redditi non dichiarati. Come può una persona che non guadagna acquistare un oggetto di svariate migliaia di euro? Dovrebbe dimostrare la provenienza del denaro, onere che compete a lui e non al Fisco. E la prova di un’eventuale donazione in denaro ricevuta da un parente o un amico va necessariamente data per iscritto (il documento deve avere data certa per evitare retrodatazioni).

Quali conti correnti vengono controllati?

Se quindi è vero che siamo tutti uguali davanti al Fisco, lo sono anche i conti correnti. Non tanto perché non vengono applicate distinzioni di sorta dall’ufficio delle Entrate, quanto perché su tutti opera la Super Anagrafe dei conti correnti, un database alimentato dalle banche in cui confluiscono tutte le informazioni relative al numero di rapporti bancari, movimentazione (in entrate e in uscita), saldi, depositi, ecc. 

Questo significa che se un contribuente, con un lavoro dipendente, riceve mensilmente sul conto, oltre allo stipendio, un accredito di 500 euro, l’Agenzia potrebbe ritenere che si tratti – ad esempio – di un canone di affitto non dichiarato o di altri compensi che farebbero comunque scattare un accertamento, la tassazione e le sanzioni. 

Tutti i conti correnti, quindi, sono soggetti alle verifiche dei software in uso ai funzionari delle Entrate. 

Attento però: anche un’eccessiva disponibilità di denaro sul conto, sebbene di provenienza tracciabile (ad esempio reddito di pensione o di lavoro dipendente), può generare le “attenzioni” della macchina fiscale. Pensa a un lavoratore che, a fine anno, dopo aver percepito 13 mensilità di retribuzione, non ha mai fatto un prelievo dal conto. A meno che non viva come un eremita, di sola aria e senza un tetto, dovrà aver acquistato il cibo per mangiare e per pagare le utenze. Ma con cosa? Con reddito “in nero”, presume il Fisco che, così, fa scattare un accertamento tramite il nuovo strumento chiamato risparmiometro. 

I conti correnti soggetti a controllo sono anche quelli maggiormente movimentati, su cui transita un gran volume di denaro, in entrata o in uscita, specie se proveniente dall’estero o da altri soggetti sottoposti a verifiche per differenti ragioni. E, difatti, è proprio dai controlli incrociati che, a volte, l’Agenzia riesce a scovare le evasioni.

Le operazioni sul conto corrente più sospette

Ciò non toglie che, al compimento di determinate operazioni sul conto, ritenute più sospette, i controlli potrebbero intensificarsi. Oltre all’esempio dei versamenti o dei bonifici che non trovano un corrispondente nella dichiarazione dei redditi (leggi anche Versamento sul conto: rischi), esistono alcune movimentazioni particolarmente rischiose.

Si tratta ad esempio di:

  • pagamento fatture false: perché devi pagare una fattura per una prestazione mai ricevuta? Semplice: per ottenere contributi fiscali o sconti dall’erario. Ma attenzione: a rischiare è sia chi emette la fattura falsa (che compie reato oltre all’illecito tributario), sia chi la paga;
  • rimborsi spese non dimostrabili: scrivere come causale di bonifico “rimborso spese” esonera dall’obbligo di dichiarare l’importo al Fisco, ma se non c’è la prova della spesa sostenuta si rischia un accertamento;
  • bonifici all’estero: i passaggi di denaro tra soggetti residenti in Stati diversi destano sempre maggiore attenzione da parte del Fisco. Per cui, se ricevi sul tuo conto delle somme da una persona che vive fuori dall’Italia, potresti essere chiamato a renderne conto;
  • spostamento di denaro tra coniugi: attento a movimentare troppo il conto corrente di tua moglie se questa non ha un lavoro o non potrebbe dimostrare la disponibilità di somme elevate; far transitare sul conto di un parente il denaro che non si vuole dichiarare può essere pericoloso e può portare a un accertamento, per intestazione fittizia del conto;
  • bonifici e versamenti in contanti non giustificati: tutte le volte in cui ricevi un accredito di denaro del conto corrente o versi dei contanti da te, devi sempre avere la possibilità di dimostrare all’Agenzia delle Entrate la fonte dei soldi, ossia che questi siano stati già tassati o sia esenti. Diversamente, rischierai la tassazione di tali importi.

Maggiori chiarimenti in I 5 movimenti sospetti del conto corrente per il fisco.

Le categorie di contribuenti più a rischio

In generale, l’Agenzia delle Entrate può focalizzare i propri controlli solo sui versamenti di contanti e sui bonifici ricevuti. Tali somme, se non giustificate, si considerano redditi e, quindi, vengono tassate. Ad esempio, se un contribuente dovesse ricevere mille euro sul proprio conto con un bonifico o dovesse versarne 2mila in contanti tramite lo sportello e tali importi non sono stati riportati nella dichiarazione dei redditi, il Fisco può presumere che si tratti di nero. La presunzione è automatica. Spetta al contribuente dimostrare che si tratta di somme esentasse (ad esempio un risarcimento) o già tassate alla fonte (una eredità, una vincita al gioco). La prova fornita dal contribuente deve essere necessariamente scritta.

Al contrario, i prelievi – anche se di somme elevate – non possono mai generare alcun accertamento.

Questa regola però vale solo per lavoratori dipendenti, professionisti, pensionati e disoccupati. 

Invece, nei confronti degli imprenditori vengono controllati pure i prelievi a condizione che questi superino mille euro al giorno o 5mila euro al mese. 


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