L’esperto | Articoli

Accettazione eredità: ultime sentenze

1 Settembre 2021
Accettazione eredità: ultime sentenze

Acquisto della qualità di erede; divisione ereditaria; formazione dello stato attivo dell’eredità.

La ricezione del pagamento dell’indennità per il passaggio coattivo sul fondo servente del de cuius determina l’accettazione dell’eredità? Quando si acquista la qualità di erede? Scoprilo nelle ultime sentenze.

Diritto di accettare l’eredità: prescrizione

In tema di successione mortis causa, il diritto di accettare l’eredità si prescrive in 10 anni dall’apertura della successione, ex art. 480 c.c. e il suo decorso comporta l’estinzione del diritto di accettare, che deve ritenersi consumato ex art. 2934 c.c. l’art. 480 comma 1 cod. civ., stabilendo che il diritto di accettare l’eredità si estingue con il decorso del tempo (dieci anni), prevede un termine di prescrizione estintiva.

Tribunale Treviso sez. III, 06/05/2021, n.837

Accettazione di eredità con beneficio d’inventario: presupposti

Le regole cui la legge subordina la facoltà, per l’erede che si trovi nel possesso dei beni ereditari, di accettare l’eredità con beneficio d’inventario sono stabilite dall’articolo 485 del Cc, che distingue tre ipotesi: il chiamato all’eredità che si trova nel possesso dei beni ereditari deve ultimare l’inventario entro tre mesi dell’apertura della successione o della notizia della devoluta eredità (comma 1); se fa l’inventario tempestivamente, potrà poi rinunciare all’eredità anche dopo la scadenza dei tre mesi, purché entro quaranta giorni dall’ultimazione dell’inventario (comma 3); se, invece, il chiamato all’eredità non compie l’inventario nel termine stabilito dalla legge, è considerato erede puro e semplice e non può più rinunciare all’eredità (comma 2).

Deriva da quanto precede, sul piano sostanziale, che quando il chiamato all’eredità si trovi, al momento dell’apertura della successione, nel possesso dei beni ereditari, l’onere del compimento dell’inventario nel termine di legge condiziona, non solo, la facoltà di accettare con beneficio d’inventario, ma anche quella di rinunciare all’eredità in maniera efficace nei confronti dei creditori del de cuius, sul piano processuale, che quando l’erede del debitore eccepisca di avere rinunciato all’eredità, la prova del mero decorso del termine previsto dall’articolo 485 del Cc senza che l’inventario sia stato redatto implica che il chiamato all’eredità debba essere considerato erede puro e semplice e determina, di per sé, l’inefficacia della rinuncia.

Cassazione civile sez. III, 11/05/2021, n.12437

Accettazione tacita dell’eredità

La condotta dell’erede che si costituisca come tale, difendendosi nel merito, senza mai formulare alcuna domanda di estromissione, coltivando volontariamente un giudizio di opposizione a d.i. che lo vede ingiunto proprio nella qualità di erede, tenendo una condotta del tutto incompatibile con la volontà di rinunciare all’eredità del de cuius, compie un vero e proprio atto di accettazione tacita di eredità.

Tribunale Bari sez. IV, 01/06/2021, n.2100

Accettazione presunta dell’eredità

La ricorrenza di un’accettazione presunta dell’eredità , secondo la previsione dell’art. 485 c. c., da parte del chiamato che si trovi a qualsiasi titolo nel possesso di beni ereditari, e non compia l’inventario o non emetta la dichiarazione di accettare o rinunciare nel termine all’uopo stabilito, va riscontrata anche nel caso di compossesso del patrimonio ereditario indiviso, pure se non esercitato materialmente su tutti i singoli beni che lo compongono (dovendosi ritenere che ciascun erede possegga anche in rappresentanza degli altri.

Tribunale Milano sez. XIII, 19/04/2021, n.3210

Denuncia di successione: può desumersi la volontà di accettare l’eredità?

Dalla sola denuncia di successione nella quale sia stato inserito, tra gli eredi pro quota, il nominativo di un soggetto, non può trarsi – ex se – l’elemento della volontà di quest’ultimo di accettare l’eredità.

Corte appello Reggio Calabria sez. I, 07/04/2021, n.213

Possesso dei beni ereditari: non comporta l’accettazione tacita dell’eredità

In tema di successioni “mortis causa”, l’immissione nel possesso dei beni ereditari non è di per sé sufficiente ad integrare l’accettazione tacita dell’eredità, poiché non presuppone la volontà di accettare; tuttavia se il chiamato nel possesso o compossesso anche di un solo bene ereditario non forma l’inventario nel termine di tre mesi decorrenti dal momento di inizio del possesso, viene considerato erede puro e semplice; tale onere condiziona, non solo, la facoltà di accettare con beneficio d’inventario, ma anche quella di rinunciare all’eredità in maniera efficace nei confronti dei creditori del de cuius.

Tribunale Roma sez. lav., 06/04/2021, n.3231

Accettazione tacita dell’eredità: legittimazione

L’accettazione tacita dell’eredità postula, ex art. 476 c.c., la ricorrenza di due condizioni e, cioè, il compimento di un atto che presuppone necessariamente la volontà di accettare e la qualificazione di tale atto, nel senso che ad esso non sia legittimato se non chi abbia la qualità di erede. Ne consegue che ricorre un’ipotesi di accettazione tacita nel caso di concessione d’ipoteca su uno dei beni compresi nell’eredità, in quanto atto di disposizione del medesimo, ove posta in essere in assenza di qualsiasi riferimento ad una delle circostanze che potrebbero giustificarne il compimento da parte del chiamato.

Cassazione civile sez. VI, 01/03/2021, n.5569

Accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario e debiti ereditari

A seguito dell’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, prescritta, a pena di inammissibilità dell’azione, dall’art. 564 c.c., l’erede beneficiato risponde dei debiti ereditari e dei legati non solo “intra vires hereditatis”, e cioè non oltre il valore dei beni a lui pervenuti a titolo di successione, ma altresì esclusivamente “cum viribus hereditatis”, con esclusione cioè della responsabilità patrimoniale in ordine a tutti gli altri suoi beni, che i creditori ereditari e i legatari non possono aggredire, sicché già in fase antecedente l’esecuzione forzata è preclusa ogni misura anche cautelare sui beni propri dell’erede, vale a dire diversi da quelli a lui provenienti dalla successione.

Cassazione civile sez. II, 22/12/2020, n.29252

Coeredi dopo l’apertura della successione

In tema di divisione ereditaria, la morte di uno dei condividenti successivamente all’apertura della successione ed alla stessa accettazione dell’eredità, con il subentro ad esso di una pluralità di soggetti, non determina il mutamento del titolo della comunione, da ereditaria in ordinaria, quanto, piuttosto, l’insorgere di una nuova comunione tra gli eventuali coeredi del condividente defunto, oggetto di distinta divisione rispetto a quella concernente i beni di cui il coerede defunto era comproprietario, con la persistente necessità, rispetto a quest’ultima, di procedere alla valutazione della comoda divisibilità della massa ed alla redazione del progetto di divisione in relazione al numero degli originari coeredi.

Cassazione civile sez. VI, 20/03/2019, n.7869

La qualità di erede: può desumersi dalla mera chiamata all’eredità?

In tema di successioni mortis causa, la delazione che segue l’apertura della successione, pur rappresentandone un presupposto, non è di per sé sola sufficiente all’acquisto della qualità di erede, essendo a tale effetto necessaria anche, da parte del chiamato, l’accettazione, mediante aditio oppure per effetto di pro herede gestio oppure per la ricorrenza delle condizioni di cui all’art. 485 c.c.

Ne consegue che, in ipotesi di giudizio instaurato nei confronti del preteso erede per debiti del de cuius, incombe su chi agisce, in applicazione del principio generale di cui all’art. 2697 c.c., l’onere di provare l’assunzione da parte del convenuto della qualità di erede, la quale non può desumersi dalla mera chiamata all’eredità, non essendo prevista alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta, quindi, un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità.

Tribunale Parma, 26/02/2019, n.336

Termine di prescrizione ordinaria e apertura della successione

L’art. 463 c.c. enumera, con elencazione tassativa, i fatti dai quali si origina l’indegnità a succedere e, al n. 6, esclude dalla successione chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso. Si deve reputare che l’indegnità, a differenza dell’incapacità a succedere, non impedisca la chiamata, ma comporti unicamente la rimozione dell’acquisto successorio, in ossequio al noto brocardo indignus potest capere sed non potest retinere. In altri termini, essa opera come causa di esclusione dall’eredità e comporta l’esito di impedire la conservazione dei diritti successori acquistati dall’indegno in virtù dell’accettazione.

L’indegnità opera, in altri termini, come una sorta di sanzione civile che non si risolve nell’incapacità all’acquisto dell’eredità, ma quale causa di esclusione dalla successione, da dichiararsi con sentenza costitutiva su domanda dell’interessato. Così configurato l’istituto, si reputa che la relativa azione sia soggetta al termine di prescrizione ordinario.

Più specificamente, dalla natura costitutiva della sentenza con cui il giudice si pronuncia sull’indegnità del soggetto chiamato all’eredità (da cui discende l’effetto della esclusione dello stesso dalla successione) si ricava il corollario per cui la relativa azione non è imprescrittibile, ma è soggetta al termine di prescrizione ordinaria di cui all’art. 2946 c.c., decorrente dal giorno dell’apertura della successione.

Tribunale Palermo sez. II, 22/02/2019

Accettazione espressa e tacita dell’eredità

In tema di accettazione dell’eredità, la normativa di cui agli articoli 475 e seguenti del c.c. prevede l’ipotesi di accettazione espressa dell’eredità quando la volontà di essere erede viene manifestata in modo diretto, con un atto formale, e l’ipotesi di accettazione tacita che si verifica quando la persona chiamata all’eredità compie un atto che implica, necessariamente, la volontà di accettare, e che tale soggetto non potrebbe compiere se non nella sua qualità di erede.

Cassazione civile sez. II, 19/02/2019, n.4843

Morte di una delle parti in corso di giudizio

Nell’ipotesi di morte di una delle parti in corso di giudizio, la relativa “legitimatio ad causam” si trasmette (salvo i casi di cui agli artt. 460 e 486 c.c.) non al semplice chiamato all’eredità bensì (in via esclusiva) all’erede, tale per effetto di accettazione, espressa o tacita, del compendio ereditario, non essendo la semplice delazione (conseguente alla successione) presupposto sufficiente per l’acquisto di tale qualità, nemmeno nella ipotesi in cui il destinatario della riassunzione del procedimento rivesta la qualifica di erede necessario del “de cuius”, occorrendone, pur sempre, la materiale accettazione.

Cassazione civile sez. II, 07/01/2019, n.116

Giudizio contro il preteso erede per debiti del de cuius

In ipotesi di giudizio instaurato nei confronti del preteso erede per debiti del de cuius, incombe su chi agisce, in applicazione del principio generale di cui all’articolo 2697 del Cc, l’onere di provare l’assunzione da parte del convenuto della qualità di erede, la quale non può desumersi dalla mera chiamata all’eredità, non essendo prevista alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità.

Cassazione civile sez. II, 23/11/2018, n.30456

Azione giudiziaria nei confronti del presunto erede

In caso di azione giudiziaria instaurata nei confronti del presunto erede, grava su chi agisce in giudizio l’onere di fornire la prova dell’assunzione da parte del convenuto della citata qualità, in applicazione del principio generale dell’art. 2697, comma 1, c.c., rivestendo la qualità di erede natura di elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità.

L’attore dovrà, dunque, dedurre e comprovare non soltanto la chiamata all’eredità del convenuto, ma altresì l’avvenuta accettazione da parte del soggetto evocato in giudizio, non essendo ipotizzabile alcuna presunzione di avvenuta assunzione della qualità di erede in virtù della mera chiamata all’eredità.

Tribunale Castrovillari sez. I, 12/11/2018, n.1010

Omicidio colposo causato dal crollo di un muro: chi ne risponde?

Risponde, nella ricorrenza dei restanti presupposti di legge, del reato di omicidio colposo cagionato dal crollo di un muro colui che sia subentrato, al momento del fatto, per effetto dell’accettazione di eredità, nella posizione di garanzia collegata alla veste di proprietario.

Cassazione penale sez. IV, 09/11/2018, n.52799

Acquisto della qualità di erede

In tema di successioni “mortis causa”, la delazione che segue l’apertura della successione, pur rappresentandone un presupposto, non è da sola sufficiente all’acquisto della qualità di erede, essendo necessaria l’accettazione da parte del chiamato, mediante “aditio” o per effetto di una “pro herede gestio”, oppure la ricorrenza delle condizioni di cui all’art. 485 c.c.; nell’ipotesi di giudizio instaurato nei confronti del preteso erede per debiti del “de cuius”, incombe su chi agisce, in applicazione del principio generale di cui all’art. 2697 c.c., l’onere di provare l’assunzione della qualità di erede, che non può desumersi dalla mera chiamata all’eredità, non operando alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto provata l’assunzione della qualità di erede del convenuto in forza della mancata risposta all’invito di pagare il debito ovvero della mancata allegazione da parte di quest’ultimo della rinuncia all’eredità.)

Cassazione civile sez. lav., 30/08/2018, n.21436

Pagamento dell’indennità per il passaggio coattivo sul fondo servente del de cuius

Poiché l’accettazione tacita dell’eredità può desumersi dall’esplicazione di un’attività personale del chiamato incompatibile con la volontà di rinunciarvi, ovvero da un comportamento tale da presupporre la volontà di accettare l’eredità secondo una valutazione obiettiva condotta alla stregua del comune modo di agire di una persona normale, essa è implicita nell’esperimento, da parte del chiamato, di azioni giudiziarie, che – perché intese alla rivendica o alla difesa della proprietà o al risarcimento dei danni per la mancata disponibilità di beni ereditari – non rientrino negli atti conservativi e di gestione dei beni ereditari consentiti dall’art. 460 c.c., sicchè, trattandosi di azioni che travalicano il semplice mantenimento dello stato di fatto quale esistente al momento dell’apertura della successione, il chiamato non avrebbe diritto di proporle e, proponendole, dimostra di avere accettato la qualità di erede.

(In applicazione dell’enunciato principio, la S.C. ha ritenuto che la ricezione, da parte del chiamato all’eredità, del pagamento dell’indennità per il passaggio coattivo sul fondo servente del “de cuius” comportasse l’accettazione tacita dell’eredità).

Cassazione civile sez. II, 06/06/2018, n.14499

Rinuncia all’eredità: quando è inefficace?

In materia di rinuncia all’eredità, per il principio di diritto sancito nel noto brocardo “semel heres semper heres”, la rinuncia intervenuta successivamente all’accettazione dell’eredità è inefficace. Nel caso di specie è inefficace la rinuncia effettuata dall’erede dopo la sua costituzione in giudizio per l’impugnazione del testamento, dal momento che, trovandosi egli nel possesso dei beni ereditari fin dal momento della morte del de cuius, non ha provveduto a redigere l’inventario entro i tre mesi dall’apertura della successione e pertanto, ai sensi dell’art. 485 c.c., deve considerarsi erede puro e semplice.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I, 18/05/2018, n.1711

La prescrizione del diritto di accettare

In mancanza di limitazioni normative, la prescrizione del diritto di accettare l’eredità, ex art. 480 c.c., opera a favore di chiunque vi abbia interesse, anche se estraneo all’eredità: pertanto, il convenuto che sia nel possesso dei beni ereditari può, in virtù di tale sola circostanza e senza che sia necessario che in proprio favore si sia compiuta l’usucapione, opporre la relativa eccezione a qualunque chiamato all’eredità.

Cassazione civile sez. II, 23/04/2018, n.9980



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube