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Accettazione tacita dell’eredità: ultime sentenze

6 Luglio 2019
Accettazione tacita dell’eredità: ultime sentenze

Accettazione tacita dell’eredità; valutazione del comportamento complessivo dell’erede potenziale; eredità devoluta ad incapaci o persone giuridiche; accettazione tacita fatta dal rappresentante legale del minore; mancato compimento dell’inventario entro un anno e conseguenze.

La riscossione di un assegno rilasciato al de cuius per il pagamento di un suo credito rappresenta un atto di accettazione tacita dell’eredità.

Intenzione univoca di assunzione della qualità di erede

Ai fini dell’accettazione tacita dell’eredità, sono privi di rilevanza tutti quegli atti che, attese la loro natura e finalità, non sono idonei ad esprimere in modo certo l’intenzione univoca di assunzione della qualità di erede, quali la denuncia di successione, il pagamento delle relative imposte, la richiesta di registrazione del testamento e la sua trascrizione.

Infatti, trattandosi di adempimenti di prevalente contenuto fiscale, caratterizzati da scopi conservativi, il giudice del merito, a cui compete il relativo accertamento, può legittimamente escludere, con riferimento ad essi, il proposito di accettare l’eredità; peraltro, siffatto accertamento non può limitarsi all’esecuzione di tali incombenze, ma deve estendersi al complessivo comportamento dell’erede potenziale ed all’eventuale possesso e gestione anche solo parziale dell’eredità.

Cassazione civile sez. II, 19/02/2019, n.4843

Riscossione di un assegno rilasciato al de cuius

In tema di successione ereditaria, la riscossione da parte del chiamato di un assegno rilasciato al de cuius in pagamento di un suo credito costituisce atto di accettazione tacita dell’eredità ai sensi dell’articolo 476 del codice civile, essendo la riscossione atto dispositivo del patrimonio ereditario e non mero atto conservativo. Nel caso di specie, relativo a una vicenda di divisione ereditaria, le attrici figlie del de cuius precisavano la propria qualità di eredi del defunto padre producendo l’attestazione rilasciata dall’Inps circa l’avvenuto pagamento di alcuni ratei di pensione, maturati e non riscossi dal legittimo titolare, invocando l’applicazione dell’istituto dell’accettazione tacita dell’eredità.

Corte appello Napoli sez. II, 18/09/2017, n.3791

Accettazione dell’eredità di minori

L’art. 471 c.c., disponendo che le eredità devolute ai minori e agli interdetti non si possono accettare se non con il beneficio di inventario, esclude che il rappresentante legale dell’incapace possa accettare l’eredità in modo diverso, sicchè l’eventuale accettazione tacita, fatta dal rappresentante con il compimento di uno degli atti previsti dall’art. 476 c.c., non produce alcun effetto giuridico nei confronti dell’incapace.

Tuttavia, se a seguito dell’inefficace accettazione dell’eredità per suo conto fatta dal legale rappresentante il soggetto già minore d’età non provvede- ai sensi dell’art. 489 c.c.- a conformarsi alle disposizioni degli artt. 484 e segg. c.c. entro l’anno dal raggiungimento della maggiore età, rimane ferma con pieni effetti l’accettazione pura e semplice già avvenuta nel suo interesse ed acquistano efficacia anche tutti gli atti inerenti all’eredità accettata posti in essere dal rappresentante legale del minore.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza d’appello che aveva riconosciuto l’efficacia dell’accettazione tacita fatta dai genitori del minore chiamato, mediante resistenza nel giudizio promosso dall’erede legittimo per l’invalidità del testamento, sulla base della successiva costituzione in giudizio del chiamato in proprio dopo il raggiungimento della maggiore età, operata senza conformarsi alle disposizioni degli artt. 484 e segg. c.c.).

Cassazione civile sez. II, 15/09/2017, n.21456

Possesso dei beni ereditari da parte del chiamato all’eredità

In tema di accettazione tacita dell’eredità, la circostanza del possesso dei beni ereditari da parte del chiamato all’eredità non è di per sé sintomatica della volontà di quest’ultimo di accettare l’eredità, potendo anche tale possesso discendere da un mero intento conservativo del chiamato medesimo.

Tuttavia, tale possesso, pur non risultando sufficiente ai fini dell’acquisto della qualità di erede, rappresenta una circostanza valutabile a tal fine, unitamente alla mancata redazione dell’inventario. In tal direzione si è orientato il tribunale che ha dichiarato l’accettazione tacita nel caso di specie, che traeva origine dalla necessità del creditore procedente di far accertare la qualità di erede in capo al debitore esecutato, al fine di poter procedere nell’esecuzione immobiliare avente a oggetto beni pervenuti per successione.

Tribunale Torino sez. II, 14/06/2017, n.3151

Cos’è l’accettazione tacita dell’eredità?

Ai sensi dell’art. 476 c.c., si ha accettazione tacita dell’eredità quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone la sua volontà di accettare e che non avrebbe diritto di fare se non nella qualità di erede.

Tribunale Arezzo, 09/03/2017, n.301

Beneficiari di amministrazione di sostegno e accettazione tacita dell’eredità

Non vi sono ragioni per escludere, in capo ai beneficiari di amministrazione di sostegno, la capacità, in linea generale, di procedere all’accettazione tacita dell’eredità; con la precisazione che, laddove al beneficiario sia imposto di accettare l’eredità solo previa autorizzazione del Giudice Tutelare (art. 374, comma 1, nr. 3, c.c.) dovrà essere sottoposto al predetto vaglio giudiziale proprio l’atto il cui compimento importerà accettazione ereditaria, con completa illustrazione della circostanza che quest’ultima sarà foriera di conseguenze positive per il soggetto beneficiario, o quantomeno scevre da controindicazioni.

Tribunale Vercelli, 03/03/2017

Quando ricorre l’accettazione tacita dell’eredità di un debitore?

L’assunzione in giudizio della qualità di erede, di un originario debitore, costituisce accettazione tacita dell’eredità qualora i chiamati si costituiscano dichiarando tale qualità senza in alcun modo contestare il difetto di titolarità passiva della pretesa, compiendo gli stessi un’attività non altrimenti giustificabile se non con la veste di erede, che esorbita dalla mera attività processuale conservativa del patrimonio ereditario, ed è dichiarata non al fine di paralizzare la pretesa, ma di illustrare la qualità soggettiva nella quale essi intendono paralizzarla.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto idonea una rinuncia all’eredità intervenuta dopo che gli aventi causa di un datore di lavoro si erano costituiti in giudizio per contestare il merito della pretesa di un dipendente).

Cassazione civile sez. lav., 18/01/2017, n.1183

Dichiarazione di successione e prova d’accettazione implicita

Quanto al valore da attribuire alla dichiarazione di successione, sebbene non comporti ex se l’accettazione tacita dell’eredità, in quanto atto preordinato a fini essenzialmente fiscali, non di meno, in presenza d’un’attività costituente prova d’accettazione implicita, a sua volta assume valore d’elemento indiziario che nella prova stessa trova supporto ed al contempo nel medesimo senso la rafforza.

Cassazione civile sez. VI, 16/01/2017, n.868

Presunzione di accettazione in caso di vendita di un bene ereditario

In tema di successione testamentaria, l’istituto dell’accettazione tacita, che in base all’art. 476 c.c.. si realizza quando, in mancanza di un atto formale, il chiamato all’eredità compie uno o più atti che presuppongono la sua volontà di accettare. In particolare, l’art. 477 c.c. pone una presunzione di accettazione in caso di vendita di un bene ereditario, atto che il chiamato erede non avrebbe diritto di compiere se non volesse accettare l’eredità.

Tribunale Lucca, 12/12/2016, n.2577

La denuncia di successione

La denuncia di successione e il pagamento della relativa imposta, con riferimento al valore del patrimonio relitto dichiarato nella predetta denuncia, non comportano accettazione tacita dell’eredità, trattandosi di adempimenti fiscali che, in quanto diretti a evitare l’applicazione di sanzioni, hanno solo scopo conservativo e rientrano, quindi, tra gli atti che il chiamato a succedere può compiere in base ai poteri conferitigli dall’articolo 460 c.c.; implicano, invece, accettazione tacita dell’eredità il ricorso alla Commissione tributaria contro l’avviso di accertamento del maggior valore notificato dall’amministrazione finanziaria e la successiva stipulazione di un concordato per la definizione della controversia perché questi atti, indipendentemente dalle specifiche intenzioni del chiamato all’eredità, non sono meramente conservativi ma tendono alla definitiva soluzione della questione fiscale.

Cassazione civile sez. II, 31/10/2016, n.22017



4 Commenti

  1. Mio marito, deceduto due mesi fa, era titolare di una ditta individuale(chiusa prima che morisse) e amministratore e socio di una srl (io 98% e lui 2%). Ha lasciato debiti gravi con la ditta individuale e contabilità disastrosa nella srl per la quale abbiamo accertamenti in corso e tanta iva e sanzioni già erogate. Devo presentare io la dichiarazione iva 2018 della ditta individuale, ma visto che ci sono delle fatture da riscuotere e dei debiti (TFR e ultimo stipendio dipendente e fornitori) e visto che accetteremo l’eredità con beneficio di inventario, cosa devo fare? Prima che morisse mio marito, è stato nominato amministratore della srl mio figlio diciottenne( ho altri due minori) al quale il padre ha lasciato la sua quota per testamento. Considerato il beneficio di inventario potremmo mettere la società in liquidazione se non entra in possesso della sua quota? Non vorrei commettere errori e mettere ancora in difficoltà i miei figli che rischiano già di ritrovarsi senza niente.

    1. Le norme di legge prevedono che con l’accettazione dell’eredità il patrimonio del dante causa ed il patrimonio degli eredi diventi unico, dunque lo strumento giuridico dell’accettazione con beneficio di inventario è fondamentale per evitare che eventuali debiti ereditari, eccedenti i valori dell’attivo ereditario, ricadano sul patrimonio personale degli eredi.I tempi sono importanti, infatti gli eredi che fossero già al possesso dei beni ereditari, anche se solo parzialmente, avrebbero solo 3 mesi per depositare il ricorso per l’accettazione dell’eredità col beneficio d’inventario e, nel caso del quesito, detto termine scade al 29 Aprile 2019.Qualora la richiesta di accettazione col beneficio d’inventario non venisse depositata entro detto termine l’eredità si intenderebbe come accettata e gli eredi diverrebbero responsabili per tutti i debiti ereditari rispondendone con il loro patrimonio personale.Importante è inoltre distinguere fra l’accettazione con beneficio d’inventario obbligatoria per la presenza di eredi minorenni, da richiedere al giudice tutelare, e l’accettazione con beneficio d’inventario in capo agli eredi maggiorenni, nella fattispecie il coniuge ed il figlio.Pertanto nel ricorso da depositare in cancelleria presso il Tribunale competente territorialmente occorrerà precisare che il beneficio d’inventario viene richiesto da tutti gli eredi, dal coniuge per sé stessa, dal figlio maggiorenne per sé stesso e dal coniuge come tutore legale nell’interessi dei due minorenni.Successivamente al deposito della suddetta richiesta, o anche contestualmente alla stessa, i chiamati all’eredità, avendola accettata con il beneficio d’inventario, devono richiedere la nomina di un cancelliere per la redazione dell’inventario stesso, ovvero per redigere l’elenco di tutti i beni – attivi e passivi, crediti e debiti – che compongono l’eredità del dante causa.Solo dopo la redazione dell’inventario i chiamati all’eredità, direttamente – cioè la moglie ed il figlio maggiorenne – ed i due minori, indirettamente, attraverso l’intervento del Giudice tutelare, potranno valutare se accettare l’eredità o rinunciarvi.In ogni caso occorre tenere ben presente che le azioni, sia di ordinaria che di straordinaria amministrazione, compiute dagli eredi dopo i 3 mesi dalla data della apertura della successione e prima del deposito della richiesta di accettazione con beneficio d’inventario, verranno considerate come comportamento concludente nel senso che si intenderà avvenuta l’accettazione dell’eredità, con tutte le conseguenze che questo comporta.Invece, qualora la richiesta venga depositata entro i 3 mesi dalla apertura della successione, l’erede o gli eredi potrebbero compiere anche atti di straordinaria amministrazione, quali: comprare e vendere aziende e/o immobili, iniziare, cessare, prendere o dare in affitto attività aziendali, assumere impegni bancari, finanziari o di garanzia, ecc., purchè con la preventiva autorizzazione del giudice delegato.Infine ovviamente, qualora la richiesta venisse depositata nel termine dei 3 mesi dalla data di apertura della successione, gli eredi potrebbero compiere liberamente le operazioni di ordinaria amministrazione, con l’unico intento di conservazione del patrimonio.In tal caso la responsabilità degli eredi si limiterà al pagamento dei debiti ereditati fino al limite del controvalore degli eventuali elementi dell’attivo ereditario individuati nell’inventario e pertanto il patrimonio personale degli eredi non sarà intaccato dagli eventuali passivi eccedenti gli attivi, ereditari.Purtroppo nel quesito non è specificato se l’asse ereditario contenga anche attività – immobili, conti correnti con saldo positivo, ecc. – ma ovviamente se questi elementi attivi non fossero presenti, gli eredi dovrebbero rinunciare all’eredità e dunque astenersi da qualsiasi atto di gestione della ditta individuale e da qualsiasi atto di disposizione della quota del 2% della Srl.Per quanto riguarda invece la Srl, già di proprietà per il 98% del coniuge e avendo come amministratore il figlio maggiorenne, non vi sono beni che possano cadere in successione se non la quota del 2% della Srl suddetta, che in caso di rinuncia all’eredità, dovrebbe essere abbandonata all’eredità giacente.Infatti, in caso di rinuncia all’eredità, tutti i beni ereditati, cioè la ditta individuale e la quota societaria del 2% e gli altri eventuali elementi ereditari – sia attivi che passivi – come inventariati, affluiranno ad una eredità giacente ed il Giudice provvederà a nominare un curatore legale che provvederà a liquidare detti beni e a pagare tutti i debiti ereditari sino a concorrenza dei valori incassati dalla vendita, ove possibile.

  2. Se in un testamento olografo viene assegnato ad una persona uno o più beni determinati e non una quota dei beni che compongono l’eredità, questa persona sarà considerata erede o legatario?

    1. La norma fondamentale per stabilire se una disposizione testamentaria sia a titolo universale, cioè se attribuisca alla persona designata la qualità di erede, oppure a titolo particolare, cioè se attribuisca alla persona designata la qualità di legatario, è l’articolo 588 del Codice civile.In base al comma 2° di questo articolo, nel momento in cui il testatore attribuisce ad una persona beni determinati quella persona deve essere considerata come un legatario a meno che non risulti la chiara intenzione del testatore di assegnare quei beni come quota del patrimonio (è la cosiddetta institutio ex certa re).In sostanza possiamo dire che:le persone a cui nel testamento sono stati attribuiti beni determinati potranno essere considerati eredi e non legatari solo se dal testamento emerga con certezza che, nonostante l’assegnazione di determinati cespiti, il testatore abbia voluto comunque chiamare queste persone ad una successione a titolo universale, cioè abbia voluto assegnare loro una parte del suo patrimonio (in questo senso in dottrina si è espresso Delle Monache);se, quindi, in base alle parole utilizzate e alle complessive intenzioni del testatore (individuabili dal testamento stesso) non dovesse emergere con certezza che il testatore volesse attribuire una quota del suo patrimonio, allora le persone a cui vengono attribuiti beni determinati dovranno essere considerati legatari. Questo vuol dire che se dovesse restare un dubbio all’interprete (cioè al giudice se il caso dovesse approdare in tribunale), allora le persone a cui sono attribuiti beni determinati dovranno essere considerati legatari e non eredi (in questo senso in dottrina si è espresso Mengoni).
      A questo fine occorre precisare che:l’utilizzo da parte del testatore del termine erede non è mai stato considerato di per sé un elemento decisivo; la giurisprudenza, infatti, ha chiarito che l’interpretazione del testamento debba essere fatta indipendentemente dalle denominazioni e dalle espressioni utilizzate dal testatore: in questo senso si è espressa la Corte di Cassazione con sentenze n. 9.467 del 2001 e n. 3.304 del 1981;ed anche la divisione dei beni ereditari che il testatore avesse fatto direttamente in testamento non è di per sé decisiva per far propendere per una designazione di erede invece che per un legato: in questo senso si è espresso in dottrina Torrente, Manuale di diritto privato, 11° edizione, p. 999.

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