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Divieto sosta: ultime sentenze

7 Luglio 2019
Divieto sosta: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 7 Luglio 2019



Divieto di sosta; titolari del contrassegno disabili; zone delimitate dalle strisce blu; divieto assoluto di OSP; occupazioni di suolo pubblico; discrezionalità della Pubblica Amministrazione; violazione della sosta limitata o regolamentata; trattamenti sanzionatori.

E’ gratuita la sosta di un veicolo al servizio del titolare di un contrassegno per disabili? E’ legittimo il provvedimento amministrativo che impone il divieto di sosta anche in assenza di indicazioni dietro il segnale? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Divieto di sosta di autoveicoli

Con riguardo all’inosservanza del divieto di sosta di autoveicoli, l’apposizione all’esterno della vettura di un foglietto di preavviso risponde ad una mera prassi e non costituisce equipollente della contestazione dell’infrazione, sicchè la sua omissione è priva di effetti, fermo restando l’obbligo di effettuare detta contestazione a norma dell’art. 14 della l. 24 novembre 1981 n. 689, cioè mediante notificazione degli estremi, ove non sia stata possibile in via immediata e personale.

Tribunale Bari sez. III, 06/02/2017, n.645

Circolazione stradale: infrazione di una norma

L’infrazione di una norma sulla circolazione stradale, pur potendo importare responsabilità ad altro titolo, non può di per sé dar luogo a responsabilità civile per un evento dannoso che non sia con essa in rapporto di causa ed effetto.

(In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva escluso la responsabilità del Comune e della Regione peri i danni conseguenti alla caduta in acqua di una vettura, durante una manovra su banchina portuale priva del segnale di pericolo, in ragione della violazione da parte del conducente di un divieto di sosta, e non di transito, quindi non preordinato ad evitare l’evento verificatosi).

Cassazione civile sez. III, 27/02/2019, n.5729

Sosta di un veicolo al servizio del titolare di un contrassegno per disabili

Non può considerarsi gratuita la sosta di un veicolo dotato dello speciale contrassegno per i disabili nelle zone delimitate dalle strisce blu. Infatti, gli art. 188, 3 comma, cod.strad. e 11, 1 comma, D.P.R.. n. 503/1996 prevedono per i titolari del contrassegno l’esonero, rispettivamente, dai limiti di tempo nelle aree di parcheggio a tempo determinato e dai divieti e limitazioni della sosta disposti dall’autorità competente, ma l’obbligo del pagamento di una somma è cosa diversa dal divieto o limitazione della sosta, come del resto è confermato dall’art. 4 C.d.S., comma 4, lett. d), (per il quale l’ente proprietario della strada può “vietare o limitare o subordinare al pagamento di una somma il parcheggio o la sosta dei veicoli”), che li considera alternativi.

Né può invocarsi, a sostegno di una diversa interpretazione, l’esigenza di favorire la mobilità delle persone disabili. Dalla gratuità – anzichè onerosità come per gli altri utenti – della sosta deriva, infatti, un vantaggio meramente economico, non un vantaggio in termini di mobilità, la quale è favorita dalla concreta disponibilità – piuttosto che dalla gratuità – del posto dove sostare, sicché, anche in caso di indisponibilità dei posti riservati ai sensi del D.P.R. n. 503 del 1996, art. 11, comma 5, non vi è ragione di consentire, in mancanza di previsione normativa, la sosta gratuita alla persona disabile che abbia trovato posto negli stalli a pagamento.

Tribunale Bari sez. III, 27/06/2018, n.2737

Diversi trattamenti sanzionatori 

Va dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 15, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 che prevede due diversi trattamenti sanzionatori in caso di divieto di sosta e di violazione della sosta limitata o regolamentata perché prolungata oltre il limite.

Corte Costituzionale, 30/05/2018, n.111

Segnaletica stradale e divieto di sosta

In tema di segnaletica stradale, sulla legittimità del provvedimento amministrativo che ha imposto il divieto di sosta in una determinata zona non incide l’eventuale mancanza delle indicazioni che, ai sensi dell’art. 77, comma 7, d.P.R. n. 495 del 1992, vanno riportate sulla parte posteriore del relativo segnale stradale.

L’obbligatorietà della prescrizione contenuta nel detto segnale, infatti, dipende esclusivamente dalla legittimità dell’apposizione del segnale stesso, la quale – come per tutti gli atti amministrativi – è correlata alla provenienza dell’ordine dall’autorità competente e al rispetto delle forme prescritte e delle disposizioni primarie e secondarie che regolano il potere specifico.

Cassazione civile sez. II, 07/05/2018, n.10867

Divieto di rilascio di concessioni OSP 

Mentre nel testo della deliberazione del Consiglio Comunale di Roma Capitale n. 119/2005, argomentando ex art. 4 quater, comma 3, non sussisteva un divieto assoluto di OSP per le zone tariffate della viabilità locale – divieto assoluto sussistente solo per le aree di sosta tariffate insistenti su viabilità principale – la deliberazione C.C. n. 75 del 2010 ha soppresso la previsione di cui all’art. 4 quater, comma 3, della delibera C.C. n. 119/2005, sul quale riposava la tesi della derogabilità al divieto di nuove concessioni in aree di sosta tariffate su sedi stradali di viabilità locale, assimilando la disciplina della viabilità locale a quella della viabilità principale.

Con la soppressione di tale previsione, in definitiva, l’Amministrazione Comunale ha compiuto una scelta di segno opposto rispetto alla precedente, estendendo nuovamente il divieto di rilascio di nuove concessioni di occupazioni di suolo pubblico su aree di sosta tariffata anche alla viabilità locale oltre che alla viabilità principale. Infatti, in assenza dell’esercizio della facoltà di deroga, trova piena espansione la prima parte dell’ultimo comma del punto 4.3.3 del PGTU, in ragione del quale “su tutti i tipi di strade” e quindi sia su quelle a viabilità principale sia su quelle a viabilità locale, non sono autorizzate le OSP sulle aree di sosta tariffate. In conclusione, anche sulle aree di sosta tariffate insistenti sulla viabilità locale non sono assentibili nuove concessioni di occupazione di suolo pubblico.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 02/05/2018, n.4843

Divieto di sosta e validità della multa

Al fine della validità dell’accertamento della violazione del divieto di sosta, è sufficiente che vi sia la visibilità di un sol tipo di segnaletica (verticale o orizzontale) anche in difetto della compiuta e contemporanea visibilità di entrambi i detti tipi di segnaletica.

Cassazione civile sez. II, 31/01/2018, n.2417

Diniego di OSP: obbligo di motivazione

L’Amministrazione, nella sua discrezionalità, può anche porre a fondamento di un diniego di OSP ragioni diverse da quelle elencate nella delibera n. 75/2010 e ritenere, ad esempio, ostativa la presenza di un divieto di sosta su entrambi i lati della strada; essa, tuttavia, deve – in questi casi – assolvere ad un esaustivo obbligo di motivazione circa la comparazione degli interessi coinvolti, il che è avvenuto nel caso di specie in sede di integrazione postuma ma non con gli atti del procedimento.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 05/04/2017, n.4249

Vietare la sosta in un’area su ambo i lati: scelta della PA

La scelta della Pubblica Amministrazione di vietare la sosta in un’area su ambo i lati, per le esigenze della circolazione, rientra nell’ambito della discrezionalità della Pubblica amministrazione, il cui sindacato sfugge al giudice amministrativo, salve le ipotesi di macroscopica irrazionalità, irragionevolezza, illogicità, arbitrarietà o travisamento di fatto.

Consiglio di Stato sez. V, 05/07/2017, n.3285

Gli automobilisti hanno il diritto di accedere all’elenco dei soggetti multati?

Il Comune non è tenuto a fornire all’automobilista sanzionato per divieto di sosta l’elenco degli altri trasgressori e l’accesso indiscriminato ai verbali. Al massimo l’utente può pretendere di conoscere quanti soggetti sono stati multati in quella determinata circostanza.

T.A.R. Campobasso, (Molise) sez. I, 15/03/2017, n.81

Minaccia a pubblico ufficiale: configurabilità del reato

Ai fini della configurabilità del reato di minaccia a pubblico ufficiale di cui all’art. 336 cod. pen., le azioni intimidatorie devono essere atte ad ostacolare l’esercizio del complesso di competenze e funzioni del pubblico ufficiale, non assumendo rilevanza lo specifico servizio da questi in concreto svolto.

(Fattispecie relativa ad espressioni e condotte minatorie di un automobilista nei confronti di un vigile urbano, impegnato nel servizio scolastico di presidio alle strisce pedonali, che gli aveva intimato verbalmente di spostare l’autovettura contromano e in divieto di sosta).

Cassazione penale sez. VI, 09/02/2017, n.14883


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