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Risarcimento danni medici: ultime sentenze

7 Luglio 2019
Risarcimento danni medici: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: responsabilità del medico; responsabilità della struttura sanitaria; danni da interventi chirurgici per difetto dello strumentario necessario; danno biologico temporaneo e permanente; Legge Balduzzi.

Danni da interventi chirurgici

In tema di risarcimento dei danni subiti per interventi chirurgici, qualora  sia accertata la responsabilità della Casa di Cura per i danni subiti dall’attore a causa per l’inadempimento dell’ obbligazione per difetto dello strumentario necessario per l’intervento chirurgico, senza avere dato idonea informazione al paziente, va liquidato tra l’altro all’attore il danno biologico temporaneo e permanente personalizzandolo in considerazione delle sofferenze psichiche subite a seguito dell’intervento errato.

In tema di risarcimento dei danni subiti per interventi chirurgici, qualora  sia accertata la responsabilità della casa di cura per i danni subiti dall’attore a causa per l’inadempimento dell’obbligazione per difetto dello strumentario necessario per l’intervento chirurgico, senza avere dato idonea informazione al paziente, va liquidato tra l’altro all’attore il danno biologico temporaneo e permanente personalizzandolo in considerazione delle sofferenze psichiche subite a seguito dell’intervento errato.

Tribunale Cosenza sez. II, 25/02/2019, n.393

Omissione delle precauzioni nella cura del paziente anziano

In tema di responsabilità medico-sanitaria per decesso di paziente a seguito di caduta, va respinta la prospettazione della struttura sanitaria che invochi l’applicazione dell’art. 1227 c.c.secondo il quale (comma 2) “il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare utilizzando l’ordinaria diligenza”, sul presupposto che la caduta fosse l’esclusivo esito di un movimento poco consono del paziente il quale, girandosi nel letto, è scivolato rovinosamente a terra (nel caso di specie il tribunale ha riconosciuto la responsabilità della struttura sanitaria sul presupposto che non era ragionevole pretendere che un paziente novantaduenne, affetto da plurime patologie, si mantenesse fermo nel letto nella medesima posizione per lungo tempo, riconoscendo l’omissione della struttura consistita nel non aver posizionato al letto le spondine per prevenire comportamenti anche involontari).

Tribunale Milano sez. I, 18/02/2019, n.1533

Legge Balduzzi e responsabilità del medico

L’espressione contenuta nella norma dell’art. 3 d.l. 158/12 (c.d. decreto Balduzzi), secondo cui “in tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’art. 2043 c.c. andrebbe intesa non solo sul piano sostanziale, riferita cioè ai casi in cui il medico non risponda penalmente per colpa lieve per essersi attenuto ad accreditate linee guida, ma anche sul piano processuale, ossia riferita ai casi in cui l’azione civile sia stata in concreto esercitata in sede penale e l’imputato sia stato prosciolto dall’accusa in applicazione della nuova norma, ammettendosi così il risarcimento del danno senza obbligare la parte civile ad instaurare un nuovo autonomo giudizio civile; esiste un caso in cui la responsabilità civile del medico è tecnicamente azionata obbligatoriamente a norma dell’art. 2043 c.c., costituita proprio dalla domanda di risarcimento danni proposta nel processo penale attraverso la costituzione di parte civile che, essendo una domanda di risarcimento danni conseguenti ad un reato, non può giovarsi dei più favorevoli presupposti della responsabilità contrattuale.

Tribunale Monza sez. II, 04/07/2016, n.1892

Responsabilità solidale di medico e casa di cura

In materia di regolarità del contraddittorio processuale, il giudizio instaurato da un paziente per far valere la responsabilità solidale di una casa di cura e del sanitario operante presso di essa configura senz’altro un processo con pluralità di parti ma non realizza, tuttavia, un’ipotesi di di litisconsorzio necessario passivo, in quanto l’attore, avendo diritto di pretendere da ciascun condebitore il pagamento dell’intera somma dovuta a titolo di risarcimento dei danni subiti, instaura nei loro confronti cause scindibili. Pertanto la regolarità processuale non è inficiata dall’omessa citazione del sanitario operante presso la struttura sanitaria.

Tribunale Bari sez. II, 03/07/2018, n.2783

Medici specializzandi prima del 1991

In tema di risarcimento dei danni per la mancata tempestiva trasposizione delle direttive comunitarie 75/362/Cee e 82/76/Cee in favore dei medici frequentanti le scuole di specializzazione in epoca anteriore all’anno 1991, deve ritenersi che il legislatore – dettando l’art. 11 l. n. 370 del 1999, con la quale ha proceduto a un sostanziale atto di adempimento parziale soggettivo delle citate direttive – abbia palesato una precisa quantificazione dell’obbligo risarcitorio da parte dello Stato, valevole anche nei confronti di coloro i quali non erano ricompresi nel citato articolo 11.

A seguito di tale esatta determinazione monetaria, alla precedente obbligazione risarcitoria per mancata attuazione delle direttive si è sostituita un’obbligazione avente natura di debito di valuta, rispetto alla quale – secondo le regole generali di cui agli articoli 1219 e 1224 c.c. – gli interessi legali possono essere riconosciuti solo dall’eventuale messa in mora o, in difetto, dalla notificazione della domanda giudiziale.

Cassazione civile sez. III, 31/05/2018, n.13762

Retribuzione dei medici specializzandi

Il diritto al risarcimento dei danni per omessa o tardiva trasposizione da parte del legislatore italiano nel termine prescritto delle direttive comunitarie (nella specie, le direttive n. 75/362/CEE e n. 82/76/CEE, non autoesecutive, in tema di retribuzione della formazione dei medici specializzandi) va ricondotto allo schema della responsabilità contrattuale per inadempimento dell’obbligazione “ex lege” dello Stato, di natura indennitaria. Ne consegue che, essendo lo Stato italiano l’unico responsabile di detto inadempimento e, dunque, l’esclusivo legittimato passivo in senso sostanziale, non è configurabile una responsabilità, neppure solidale, delle Università presso le quali la specializzazione venne acquisita.

Tribunale Napoli sez. lav., 31/01/2018, n.6352

Risarcimento del danno da errore del medico o della struttura sanitaria

Nel giudizio avente ad oggetto il risarcimento del danno causato da un errore del medico o della struttura sanitaria, al quale sono applicabili le regole sulla responsabilità contrattuale, ivi comprese quelle sul riparto dell’onere della prova, l’attore ha il solo onere – ex art. 1218 c.c. – di allegare e provare l’esistenza del contratto, e di allegare l’esistenza d’un valido nesso causale tra l’errore del medico e l’aggravamento delle proprie condizioni di salute, mentre spetterà al convenuto dimostrare o che inadempimento non vi è stato, ovvero che esso pur essendo sussistente non è stato la causa efficiente dei danni lamentati dall’attore.

Tribunale Pisa, 07/08/2017, n.999

Mancata attuazione delle direttive UE

Il diritto al risarcimento dei danni per omessa o tardiva trasposizione da parte del legislatore italiano nel termine prescritto delle direttive comunitarie (nella specie, le direttive n. 75/362/CEE e n. 82/76/CEE, non auto esecutive, in tema di retribuzione della formazione dei medici specializzandi) va ricondotto allo schema della responsabilità contrattuale per inadempimento dell’obbligazione “ex lege” dello Stato, di natura indennitaria.

Ne consegue che, essendo lo Stato italiano l’unico responsabile di detto inadempimento e, dunque, l’esclusivo legittimato passivo in senso sostanziale, non è configurabile una responsabilità, neppure solidale, delle Università presso le quali la specializzazione venne acquisita.

Corte appello Roma sez. lav., 05/03/2018, n.307

Responsabilità civile e risarcimento danni

In tema di responsabilità civile, la domanda di risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non, derivanti da un illecito aquiliano, esprime la volontà di riferirsi ad ogni possibile voce di danno, a differenza di quella che indichi specifiche e determinate voci, sicché, pur quando in citazione non vi sia alcun riferimento, si estende anche al lucro cessante (nella specie, perdita di “chance” lavorativa), la cui richiesta non può, pertanto, considerarsi domanda nuova, come tale inammissibile.

L’invocazione del danno da perdita di chance non può, infatti, ritenersi domanda nuova, essendo tale perdita solo una componente dell’unico diritto al risarcimentodel danno insorto dall’illecito, e bastando la formulazione con cui nella domanda si chieda il risarcimento di tutti i danni a comprenderlo, altro essendo il problema dell’individuazione e, quindi, dell’allegazione dei fatti costitutivi di questa tipologia di danni, che, evidentemente, possono e debbono essere specificamente allegati nell’atto introduttivo, ma anche, in una situazione di incertezza, emergere dall’espletamento dell’istruzione, specie se avvenuta mediante consulenza tecnica.

Cassazione civile sez. III, 19/05/2017, n.12597

Risarcimento del danno da mancata percezione della retribuzione

Ritenuta la legittimazione passiva dei Ministeri convenuti ed esclusa l’applicabilità del regime di prescrizione quinquennale, in caso di omessa o tardiva trasposizione da parte del legislatore italiano nel termine prescritto delle direttive comunitarie (nella specie, le direttive n. 75/362/CEE e n. 82/76/CEE, non autoesecutive, in tema di retribuzione della formazione dei medici specializzandi) sorge il diritto degli interessati al risarcimento dei danni che va ricondotto anche a prescindere dall’esistenza di uno specifico intervento legislativo accompagnato da una previsione risarcitoria – allo schema della responsabilità per inadempimento dell’obbligazione ex lege dello Stato, di natura indennitaria per attività non antigiuridica, dopo il verificarsi dell’inadempimento statuale ad esse.

Corte appello Catania sez. I, 16/06/2017, n.1168


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