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Onorari avvocato: ultime sentenze

19 Maggio 2021
Onorari avvocato: ultime sentenze

Liquidazione degli onorari; potere discrezionale del giudice; tariffe professionali.

Se l’avvocato assiste più parti con le stesse posizioni processuali ha diritto alla liquidazione di un onorario unico. In tal caso, è il giudice di merito a stabilire l’aumento dell’onorario unico.

Adeguamento degli onorari al valore effettivo della controversia

Nei rapporti tra avvocato e cliente sussiste sempre la possibilità di concreto adeguamento degli onorari al valore effettivo e sostanziale della controversia, ove sia ravvisabile una manifesta sproporzione rispetto a quello derivante dall’applicazione delle norme del codice di rito.

Pertanto, il giudice deve verificare, di volta in volta, l’attività difensiva che il legale ha svolto, tenuto conto delle peculiarità del caso specifico, in modo da stabilire se l’importo oggetto della domanda possa costituire un parametro di riferimento idoneo ovvero se lo stesso si riveli del tutto inadeguato all’effettivo valore della controversia, perché, in tale ultima eventualità, il compenso preteso alla stregua della relativa tariffa non può essere ritenuto corrispettivo della prestazione espletata.

Cassazione civile sez. II, 12/02/2021, n.3687

Accordo delle parti e tariffe professionali

In tema di compensi spettanti ai prestatori d’opera intellettuale, l’art. 2233 c.c. pone una gerarchia di carattere preferenziale, indicando in primo luogo l’accordo delle parti ed in via soltanto subordinata le tariffe professionali, ovvero gli usi: le pattuizioni tra le parti risultano dunque preminenti su ogni altro criterio di liquidazione e il compenso va determinato in base alla tariffa e adeguato all’importanza dell’opera soltanto in mancanza di convenzione.

In particolare, in materia di onorari di avvocato deve ritenersi valida la convenzione tra professionista e cliente che stabilisce la misura degli stessi in misura superiore al massimo tariffario, vigendo il principio di ammissibilità e validità di convenzioni aventi a oggetto i compensi dovuti dai clienti agli avvocati, anche con previsione di misure eccedenti quelle previste dalle tariffe forensi.

Cassazione civile sez. II, 04/02/2021, n.2631

Decorrenza degli interessi del compenso dell’avvocato

Quando insorge controversia tra l’avvocato ed il cliente circa il compenso per prestazioni professionali, il debitore non può essere ritenuto in mora prima della liquidazione del debito, che avviene con l’ordinanza che conclude il procedimento ex art. 28 l. n. 794 del 1942 (che è di particolare, sollecita definizione), sicché è da quella data – e nei limiti di quanto liquidato dal giudice – e non da prima che va riportata la decorrenza degli interessi.

Cassazione civile sez. II, 04/02/2021, n.2628

La misura del compenso dovuta all’avvocato

La misura del compenso dovuta dal cliente al proprio avvocato prescinde dalle statuizioni del giudice contenute nella sentenza che condanna la controparte alle spese e agli onorari di causa e deve essere determinata in base a criteri diversi da quelli che regolano la liquidazione delle spese fra le parti, in ragione del diverso fondamento dell’obbligo di pagamento degli onorari, che riposa, per il cliente, nel contratto di prestazione d’opera, e, per la parte soccombente, nel principio di causalità e dell’inefficacia nei confronti dell’avvocato della sentenza che ha provveduto alla liquidazione delle spese, in quanto non parte del giudizio.

Cassazione civile sez. II, 04/02/2021, n.2631

Il giudice deve liquidare il compenso tra il minimo ed il massimo delle tariffe

In tema di onorari di avvocato, il giudice è tenuto a liquidare il compenso tra il minimo ed il massimo delle tariffe, non risultando vincolato alla determinazione secondo i valori medi ivi indicati, con obbligo di motivazione solo in caso di sforamento degli importi minimi o massimi.

Cassazione civile sez. VI, 02/12/2020, n.27462

Onorario unico dell’avvocato

In virtù dell’applicazione ratione temporis del d.m. n. 585/1994 sulle tariffe professionali, all’avvocato che ha assistito una pluralità di parti con posizioni processuali identiche spetta la liquidazione di un onorario unico che può essere aumentato in base al numero di parti assistite.

Cassazione civile sez. II, 28/03/2019, n.8677

Più processi distinti e liquidazione onorari avvocato

In tema di liquidazione degli onorari di avvocato, è demandato al potere discrezionale del giudice di merito stabilire, di volta in volta, l’aumento dell’unico onorario dovuto per la presenza di più parti e ciò anche ove, trattandosi di più processi distinti, sia mancato un provvedimento di riunione.

Cassazione civile sez. II, 26/03/2019, n.8399

Pagamento dei compensi dell’avvocato

In tema di pagamento di compensi di avvocato, il foro speciale di cui all’art. 637, comma 3, c.p.c. trova applicazione solo se la domanda monitoria abbia ad oggetto l’onorario per prestazioni professionali rese dall’avvocato direttamente al cliente rappresentato e difeso in giudizio e non anche ove si riferisca al credito al compenso maturato dal medesimo professionista nei confronti di un diverso collega che lo abbia incaricato, in forza di un ordinario contratto di mandato, sia pure a beneficio di un terzo, dello svolgimento di singoli atti processuali nell’interesse del proprio assistito.

Cassazione civile sez. II, 19/03/2019, n.7674

Determinazione del valore della causa

In tema di liquidazione dell’onorario spettante all’avvocato, la determinazione del valore della causa, anche ai fini dell’individuazione dello scaglione tariffario applicabile, va effettuata a norma del codice di procedura civile, con la conseguenza che, in mancanza di concreti ed attendibili elementi per la stima precostituiti e disponibili fin dall’introduzione del giudizio, deve ritenersi di valore indeterminabile la domanda di risarcimento, nella quale gli elementi di valutazione del danno, del quale si chiede il ristoro, costituiscano l’oggetto, o uno degli oggetti, dell’accertamento e della quantificazione rimessi al giudice.

Cassazione civile sez. II, 19/02/2019, n.4832

Spetta al giudice di merito stabilire l’aumento dell’unico onorario

In tema di liquidazione degli onorari di avvocato, è demandato al potere discrezionale del giudice di merito stabilire, di volta in volta, l’aumento dell’unico onorario in caso di assistenza e difesa di più parti aventi la stessa posizione processuale, anche ove, trattandosi di più processi distinti, sia mancato un provvedimento di riunione.

Cassazione penale sez. IV, 23/10/2018, n.56685

Avvocato distrattario: può richiedere alla parte soccombente l’importo a titolo di onorario

L’avvocato distrattario può richiedere alla parte soccombente solamente l’importo dovuto a titolo di onorario e spese processuali e non anche l’importo dell’IVA che gli sarebbe dovuta, a titolo di rivalsa, dal proprio cliente, abilitato a detrarla. Invero, in materia fiscale costituisce principio informatore l’addebitabilità di una spesa al debitore solo se sussista il costo corrispondente e non anche qualora quest’ultimo venga normalmente recuperato, poiché non può essere considerata legittima una locupletazione da parte di un soggetto altrimenti posto nella condizione di conseguire due volte la medesima somma di denaro.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza, emessa in sede di opposizione a precetto, con la quale era stata disattesa la pretesa di non debenza dell’IVA, sebbene l’imposta fosse pacificamente deducibile dalla parte vittoriosa dell’originaria controversia quale committente della prestazione professionale liquidata).

Cassazione civile sez. III, 13/09/2018, n.22279

Criteri di determinazione dell’onorario del professionista

In tema di compensi per prestazioni professionali di avvocato, il patto di quota lite, stipulato durante la vigenza dell’art. 2, comma 1, lett. a), d.l. n. 223 del 2006, conv., con modif., in l. n. 248 del 2006 (prima dell’entrata in vigore dell’art. 13, comma 4, l. n. 247 del 2012), può validamente prevedere compensi maggiori rispetto ai massimi tariffari, in primo luogo, perché la norma menzionata, contenendo una disposizione speciale rispetto al successivo comma 2, elimina in modo “secco” ed univoco il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti senza alcun limite, ed inoltre, perché l’art. 2233 c.c.pone una gerarchia di carattere preferenziale tra i criteri di determinazione dell’onorario del professionista, considerando prima di tutto l’accordo delle parti e, solo in sua mancanza, le tariffe professionali, gli usi e la decisione del giudice, con la conseguenza che, assumendo le tariffe massime un ruolo sussidiario e recessivo, esse continuano ad essere obbligatorie, in base all’art. 2, comma 2, d.l. cit., solo nel caso in cui non sia concluso alcun patto tra avvocato e cliente.

Cassazione civile sez. III, 06/07/2018, n.17726

Liquidazione dell’onorario spettante all’avvocato

In tema di liquidazione dell’onorario spettante all’avvocato, per domande di valore indeterminabile, con applicazione del conseguente scaglione tariffario, deve intendersi la domanda il cui valore non può essere determinato, non anche quella di valore indeterminato e da accertarsi nel corso dell’istruttoria, il cui ammontare può essere fissato fino al momento della precisazione delle conclusioni.

Cassazione civile sez. VI, 22/01/2018, n.1499

Onorario d’importo inferiore al minimo stabilito

L’articolo 101, paragrafo 1, TFUE, in combinato disposto con l’articolo 4, paragrafo 3, TUE, dev’essere interpretato nel senso che una normativa nazionale che, da un lato, non consenta all’avvocato e al proprio cliente di pattuire un onorario d’importo inferiore al minimo stabilito da un regolamento adottato da un’organizzazione di categoria dell’ordine forense, a pena di procedimento disciplinare a carico dell’avvocato medesimo, e, dall’altro, non autorizzi il giudice a disporre la rifusione degli onorari d’importo inferiore a quello minimo, è idonea a restringere il gioco della concorrenza nel mercato interno ai sensi dell’articolo 101, paragrafo 1, TFUE.

Spetta al giudice del rinvio verificare se tale normativa, alla luce delle sue concrete modalità applicative, risponda effettivamente ad obiettivi legittimi e se le restrizioni così stabilite siano limitate a quanto necessario per garantire l’attuazione di tali legittimi obiettivi .

Corte giustizia UE sez. I, 23/11/2017, n.427



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