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Onorari avvocato: ultime sentenze

10 Agosto 2022
Onorari avvocato: ultime sentenze

Liquidazione degli onorari; potere discrezionale del giudice; tariffe professionali.

Se l’avvocato assiste più parti con le stesse posizioni processuali ha diritto alla liquidazione di un onorario unico. In tal caso, è il giudice di merito a stabilire l’aumento dell’onorario unico.

Giudizi per pagamento di somme o di risarcimento

In caso di rigetto della domanda, nei giudizi per pagamento di somme o di risarcimento di danni, ai fini della liquidazione degli onorari di avvocato a carico dell’attore soccombente il valore della controversia è quello corrispondente alla somma da quest’ultimo domandata, dovendo seguirsi soltanto il criterio del disputatum, non trovando applicazione il correttivo del decisum, sicché il valore della controversia è quello corrispondente alla somma domandata dall’attore.

Cassazione civile sez. III, 06/05/2022, n.14470

Procedimento per la liquidazione degli onorari di avvocato

Le controversie in materia di liquidazione degli onorari e dei diritti degli avvocati sono soggette al rito di cui all’art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011 e sono trattate e decise dal tribunale in composizione collegiale, salva la delega al singolo giudice per l’espletamento degli incombenti istruttori, sicché, ove la decisione sia deliberata in camera di consiglio da un collegio composto da giudici che non hanno assistito alla discussione della causa, si configura la violazione dell’art. 276 c.p.c., con conseguente nullità della sentenza.

Cassazione civile sez. II, 03/05/2022, n.13856

Modalità di liquidazione delle competenze degli avvocati

Il deposito, da parte dell’avvocato, della nota spese analitica, contenente l’indicazione delle singole voci, è vincolante sia perché l’importo liquidato non potrà essere superiore a quello ivi indicato e sia perché il giudice non potrà limitarsi ad una globale determinazione, in misura inferiore a quella esposta, dei diritti e degli onorari, ma dovrà adeguatamente motivare la eliminazione o la riduzione delle singole voci in modo da consentire la verifica di conformità della liquidazione agli atti e alle tariffe.

Tribunale Lecce sez. I, 22/04/2022, n.1136

Indennizzo per durata irragionevole del processo

In tema di liquidazione degli onorari di avvocato, nel caso di opposizione ex art. 5-ter della l. n. 89 del 2001, ove la parte opponente contesti soltanto la liquidazione delle spese di lite operata in suo favore in sede monitoria, il valore della controversia è rappresentato dalla differenza tra quelle liquidate in fase monitoria ed il maggior importo richiesto a tale titolo in fase di opposizione, atteso che al giudice dell’opposizione viene riproposta in tal caso una parte limitata della domanda, al fine di ottenere una riforma solo parziale del decreto del consigliere estensore, restando escluso che il valore della causa possa essere determinato in base all’ammontare dell’equo indennizzo quantificato nel provvedimento opposto, non impugnato sotto tale profilo.

Cassazione civile sez. II, 13/04/2022, n.12027

Determinazione degli onorari dell’avvocato

L’art. 6, par. 1, e l’art. 7, par. 1, della direttiva 93/13/Cee del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, letti alla luce del principio di effettività, devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale che prevede, nell’ambito della liquidazione delle spese connesse a un ricorso relativo al carattere abusivo di una clausola contrattuale, un massimale applicabile agli onorari di avvocato che il consumatore risultato vittorioso nel merito può recuperare dal professionista condannato alle spese, a condizione che tale massimale consenta al primo di ottenere, a tale titolo, il rimborso di un importo ragionevole e proporzionato rispetto alle spese che egli ha dovuto oggettivamente sostenere per proporre tale ricorso.

L’art. 6, par. 1, e l’art. 7, par. 1, della direttiva 93/13/Cee, letti alla luce del principio di effettività, devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale secondo la quale il valore della controversia, che costituisce la base di calcolo delle spese che possono essere recuperate dal consumatore risultato vittorioso nell’ambito di un ricorso relativo a una clausola contrattuale abusiva, dev’essere determinato nell’atto di ricorso o, in mancanza, è fissato da tale normativa, senza che tale dato possa essere modificato successivamente, a condizione che il giudice incaricato, in fine, della liquidazione delle spese resti libero di determinare il valore reale della controversia per il consumatore garantendogli di beneficiare del diritto al rimborso di un importo ragionevole e proporzionato rispetto alle spese che egli ha dovuto oggettivamente sostenere per proporre tale ricorso (la Corte si è così pronunciata nella questione pregiudiziale sollevata da un consumatore e da un avvocato spagnoli -parte vincitrice e suo legale – circa la liquidazione delle spese di lite in materia di clausole abusive).

Corte giustizia UE sez. IV, 07/04/2022, n.385

Liquidazione di onorari avvocato per prestazioni civili

In tema di procedimento speciale di liquidazione di onorari avvocato per prestazioni civili ex art. 14 d.lgs. n. 150 del 2011, qualora sia proposta una domanda (riconvenzionale, di compensazione o di accertamento incidentale) che amplii l’oggetto del giudizio, senza esorbitare dalla competenza del giudice adito, e che, prestandosi ad un’istruzione sommaria, sia trattata con il procedimento di cui all’art. 702-bis c.p.c., la relativa decisione deve essere impugnata con l’appello ai sensi dell’art. 702-quater c.p.c. e non con il ricorso immediato per cassazione, essendo quest’ultimo limitato alle sole controversie rientranti nella previsione del menzionato art. 14 e, dunque, a quelle di condanna del cliente al pagamento delle spettanze giudiziali di avvocato, già previste dall’art. 28, l. n. 794 del 1942.

Cassazione civile sez. II, 25/02/2022, n.6321

Obbligo di motivazione del giudice in sede di liquidazione dell’onorario

In tema di liquidazione delle spese processuali, il giudice, in presenza di una nota specifica prodotta dalla parte vittoriosa, non può limitarsi a una globale determinazione dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato in misura inferiore a quelli esposti, ma ha l’onere di dare adeguata motivazione dell’eliminazione e della riduzione di voci da lui operata, allo scopo di consentire, attraverso il sindacato di legittimità, l’accertamento della conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti ed alle tariffe, in relazione all’inderogabilità dei relativi minimi, giusta l’art. 24, L. 13 giugno 1942, n. 794.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. VII, 14/02/2022, n.630

Rimborso delle spese di lite

Ai fini del rimborso delle spese di lite a carico della parte soccombente, il valore della controversia va fissato – in armonia con il principio generale di proporzionalità e adeguatezza degli onorari di avvocato all’opera professionale effettivamente prestata, quale desumibile dall’interpretazione sistematica delle disposizioni in tema di tariffe per prestazioni giudiziali – sulla base del criterio del disputatum (ossia di quanto richiesto nell’atto introduttivo del giudizio ovvero nell’atto di impugnazione parziale della sentenza); peraltro, ove il giudizio di secondo grado abbia per oggetto esclusivo la valutazione della correttezza della decisione di condanna di una parte alle spese del giudizio di primo grado, il valore della controversia, ai predetti fini, è dato dall’importo delle spese liquidate dal primo giudice, costituendo tale somma il disputatum posto all’esame del giudice di appello.

Cassazione civile sez. II, 11/02/2022, n.4520

Prestazioni giudiziali rese dall’avvocato

In tema di compensi di avvocato, nel caso in cui le pretese siano relative a prestazioni giudiziali rese dall’avvocato stesso innanzi a più uffici giudiziari, il creditore, a norma del combinato disposto dell’art. 28 della l. n. 794 del 1942 e dell’art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, può proporre distinte domande davanti a detti uffici ai sensi dell’art. 14, comma 2, cit., ovvero può proporre le domande in cumulo con il rito monitorio ai sensi dell’art. 637, c.p.c., ed in particolare: 1) davanti al tribunale competente secondo le regole della cognizione ordinaria, ai sensi del comma 1 della citata disposizione, oppure 2) separatamente davanti all’ufficio di espletamento delle prestazioni, ai sensi del comma 2 della stessa, o infine 3) cumulativamente davanti al tribunale del luogo indicato dall’art. 637, comma 3, c.p.c.

Cassazione civile sez. VI, 02/02/2022, n.3120

Aumento dei compensi per l’avvocato

In tema di compenso liquidato all’avvocato in giudizio, nel caso in cui lo stesso avvocato rappresenti più persone aventi la medesima posizione processuale, l’onorario può essere incrementato sia quando la pluralità di soggetti sa assistita dal medesimo legale, sia quando si trovino dal lato di controparte. Tale possibilità di incremento del compenso, tuttavia, non costituisce un obbligo ma, appunto, una possibilità per il giudice che la valuta discrezionalmente motivando la propria scelta.

Corte appello Napoli sez. VIII, 27/01/2022, n.307

Attività stragiudiziale del difensore

In tema di attività stragiudiziale del difensore, i compensi spettanti all’avvocato che abbia agito per evitare un fallimento vanno liquidati, a seconda dell’attività prestata e del risultato conseguito unitariamente considerati, applicando il criterio percentuale previsto al punto 4, relativo alle procedure concorsuali giudiziali e stragiudiziali, della tabella in tema di assistenza e consulenza in materia stragiudiziale civile ed equiparata di cui al d.m. n. 585 del 1994, purché si sia resa necessaria una continuativa attività di consulenza, in caso contrario dovendosi effettuare una valutazione frazionata dell’operato del professionista.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di appello che, nel negare l’unitarietà dell’attività di un avvocato il quale, su incarico di una s.p.a., aveva raggiunto degli accordi con le banche titolari del 95% del debito di questa, così evitandone il fallimento, aveva affermato che detti accordi andavano valutati singolarmente perché non erano stati conclusi con tutti i creditori e, quindi, tale incarico non poteva essere assimilato ad una “procedura concorsuale stragiudiziale”).

Cassazione civile sez. II, 18/01/2022, n.1467

Mandato conferito da un terzo

Il rapporto che sorge tra la parte e l’avvocato, in virtù del rilascio della “procura ad litem”, è ben distinto dal rapporto di mandato – dal quale deriva l’obbligo di pagamento del compenso professionale – che si instaura tra il cliente ed il legale. Nelle ipotesi in cui tale mandato venga conferito a un legale non già direttamente dalla parte rappresentata in giudizio, bensì da un terzo, occorre verificare se al momento del conferimento il congiunto abbia speso il nome della parte ovvero lo abbia fatto in nome proprio (ancorché nell’interesse della parte), e ciò in quanto l’esistenza della procura alle liti/alla difesa, è destinata ad avere effetti meramente processuali, non essendo di per sé sufficiente a far sì che l’obbligazione per il corrispettivo dell’opera professionale prestata in giudizio dal procuratore gravi sulla parte stessa, anziché su colui dal quale l’incarico effettivamente ed esclusivamente promana, posto che in un caso il conferitore a sua volta agirà quale mandatario e nell’altro ricorrerà una ipotesi di contratto a favore di terzo. In tale ultimo caso, allorché il professionista agisca per il conseguimento del compenso, grava su di lui l’onere di provare che il conferimento dell’incarico da parte del terzo sia avvenuto secondo lo schema di cui all’articolo 1411 del Cc, dovendosi in difetto presumere che il cliente, e cioè l’obbligato al pagamento del compenso, sia colui che ha rilasciato la procura.

(Nel caso di specie, in cui una avvocatessa aveva agito in giudizio lamentando il mancato pagamento dei compensi professionali dovuti per l’attività difensiva prestata a favore di una delle due convenute, il giudice adito, nell’accogliere seppur parzialmente la domanda attorea, ha disatteso l’eccezione di difetto di legittimazione passiva, avendo parte attrice assolto all’onere probatorio sulla stessa gravante in ordine al fatto che la qualità di cliente fosse stata assunta dalla convenuta che aveva sollevato l’eccezione predetta, madre dell’assistita, che nella circostanza non solo aveva conferito la procura ex articolo 96, comma 2, del Cpp, ma anche assunto ogni altro onere derivante dal conferimento ed espletamento dell’incarico difensivo in favore della propria figlia).

Tribunale Brindisi, 11/01/2022, n.33

Riduzione degli onorari in caso di lite temeraria

In tema di onorari da riconoscere all’avvocato la riduzione al 50% del compenso tabellare di cui all’art. 4, comma 9 D.M. n. 55 del 2014 dispone che “nel caso di responsabilità processuale ai sensi dell’art. 96 c.p.c. ovvero, comunque, nei casi d’inammissibilità, improponibilità o improcedibilità della domanda, il compenso dovuto all’avvocato del soccombente è ridotto, ove concorrano gravi ed eccezionali ragioni esplicitamente indicate nella motivazione”. Alla luce della inequivoca formulazione della norma, deve ritenersi che la riduzione non si giustifichi in base alla sola dichiarazione di inammissibilità (improcedibilità o improponibilità) della domanda, dovendo ricorrere ulteriori ragioni, caratterizzate da gravità ed eccezionalità, di cui il giudice è tenuto a dar conto in motivazione.

Cassazione civile sez. II, 31/12/2021, n.42128

Adeguamento degli onorari al valore effettivo della controversia

Nei rapporti tra avvocato e cliente sussiste sempre la possibilità di concreto adeguamento degli onorari al valore effettivo e sostanziale della controversia, ove sia ravvisabile una manifesta sproporzione rispetto a quello derivante dall’applicazione delle norme del codice di rito.

Pertanto, il giudice deve verificare, di volta in volta, l’attività difensiva che il legale ha svolto, tenuto conto delle peculiarità del caso specifico, in modo da stabilire se l’importo oggetto della domanda possa costituire un parametro di riferimento idoneo ovvero se lo stesso si riveli del tutto inadeguato all’effettivo valore della controversia, perché, in tale ultima eventualità, il compenso preteso alla stregua della relativa tariffa non può essere ritenuto corrispettivo della prestazione espletata.

Cassazione civile sez. II, 12/02/2021, n.3687

Accordo delle parti e tariffe professionali

In tema di compensi spettanti ai prestatori d’opera intellettuale, l’art. 2233 c.c. pone una gerarchia di carattere preferenziale, indicando in primo luogo l’accordo delle parti ed in via soltanto subordinata le tariffe professionali, ovvero gli usi: le pattuizioni tra le parti risultano dunque preminenti su ogni altro criterio di liquidazione e il compenso va determinato in base alla tariffa e adeguato all’importanza dell’opera soltanto in mancanza di convenzione.

In particolare, in materia di onorari di avvocato deve ritenersi valida la convenzione tra professionista e cliente che stabilisce la misura degli stessi in misura superiore al massimo tariffario, vigendo il principio di ammissibilità e validità di convenzioni aventi a oggetto i compensi dovuti dai clienti agli avvocati, anche con previsione di misure eccedenti quelle previste dalle tariffe forensi.

Cassazione civile sez. II, 04/02/2021, n.2631

Decorrenza degli interessi del compenso dell’avvocato

Quando insorge controversia tra l’avvocato ed il cliente circa il compenso per prestazioni professionali, il debitore non può essere ritenuto in mora prima della liquidazione del debito, che avviene con l’ordinanza che conclude il procedimento ex art. 28 l. n. 794 del 1942 (che è di particolare, sollecita definizione), sicché è da quella data – e nei limiti di quanto liquidato dal giudice – e non da prima che va riportata la decorrenza degli interessi.

Cassazione civile sez. II, 04/02/2021, n.2628

La misura del compenso dovuta all’avvocato

La misura del compenso dovuta dal cliente al proprio avvocato prescinde dalle statuizioni del giudice contenute nella sentenza che condanna la controparte alle spese e agli onorari di causa e deve essere determinata in base a criteri diversi da quelli che regolano la liquidazione delle spese fra le parti, in ragione del diverso fondamento dell’obbligo di pagamento degli onorari, che riposa, per il cliente, nel contratto di prestazione d’opera, e, per la parte soccombente, nel principio di causalità e dell’inefficacia nei confronti dell’avvocato della sentenza che ha provveduto alla liquidazione delle spese, in quanto non parte del giudizio.

Cassazione civile sez. II, 04/02/2021, n.2631

Il giudice deve liquidare il compenso tra il minimo ed il massimo delle tariffe

In tema di onorari di avvocato, il giudice è tenuto a liquidare il compenso tra il minimo ed il massimo delle tariffe, non risultando vincolato alla determinazione secondo i valori medi ivi indicati, con obbligo di motivazione solo in caso di sforamento degli importi minimi o massimi.

Cassazione civile sez. VI, 02/12/2020, n.27462

Onorario unico dell’avvocato

In virtù dell’applicazione ratione temporis del d.m. n. 585/1994 sulle tariffe professionali, all’avvocato che ha assistito una pluralità di parti con posizioni processuali identiche spetta la liquidazione di un onorario unico che può essere aumentato in base al numero di parti assistite.

Cassazione civile sez. II, 28/03/2019, n.8677

Più processi distinti e liquidazione onorari avvocato

In tema di liquidazione degli onorari di avvocato, è demandato al potere discrezionale del giudice di merito stabilire, di volta in volta, l’aumento dell’unico onorario dovuto per la presenza di più parti e ciò anche ove, trattandosi di più processi distinti, sia mancato un provvedimento di riunione.

Cassazione civile sez. II, 26/03/2019, n.8399

Pagamento dei compensi dell’avvocato

In tema di pagamento di compensi di avvocato, il foro speciale di cui all’art. 637, comma 3, c.p.c. trova applicazione solo se la domanda monitoria abbia ad oggetto l’onorario per prestazioni professionali rese dall’avvocato direttamente al cliente rappresentato e difeso in giudizio e non anche ove si riferisca al credito al compenso maturato dal medesimo professionista nei confronti di un diverso collega che lo abbia incaricato, in forza di un ordinario contratto di mandato, sia pure a beneficio di un terzo, dello svolgimento di singoli atti processuali nell’interesse del proprio assistito.

Cassazione civile sez. II, 19/03/2019, n.7674

Determinazione del valore della causa

In tema di liquidazione dell’onorario spettante all’avvocato, la determinazione del valore della causa, anche ai fini dell’individuazione dello scaglione tariffario applicabile, va effettuata a norma del codice di procedura civile, con la conseguenza che, in mancanza di concreti ed attendibili elementi per la stima precostituiti e disponibili fin dall’introduzione del giudizio, deve ritenersi di valore indeterminabile la domanda di risarcimento, nella quale gli elementi di valutazione del danno, del quale si chiede il ristoro, costituiscano l’oggetto, o uno degli oggetti, dell’accertamento e della quantificazione rimessi al giudice.

Cassazione civile sez. II, 19/02/2019, n.4832

Spetta al giudice di merito stabilire l’aumento dell’unico onorario

In tema di liquidazione degli onorari di avvocato, è demandato al potere discrezionale del giudice di merito stabilire, di volta in volta, l’aumento dell’unico onorario in caso di assistenza e difesa di più parti aventi la stessa posizione processuale, anche ove, trattandosi di più processi distinti, sia mancato un provvedimento di riunione.

Cassazione penale sez. IV, 23/10/2018, n.56685

Avvocato distrattario: può richiedere alla parte soccombente l’importo a titolo di onorario

L’avvocato distrattario può richiedere alla parte soccombente solamente l’importo dovuto a titolo di onorario e spese processuali e non anche l’importo dell’IVA che gli sarebbe dovuta, a titolo di rivalsa, dal proprio cliente, abilitato a detrarla. Invero, in materia fiscale costituisce principio informatore l’addebitabilità di una spesa al debitore solo se sussista il costo corrispondente e non anche qualora quest’ultimo venga normalmente recuperato, poiché non può essere considerata legittima una locupletazione da parte di un soggetto altrimenti posto nella condizione di conseguire due volte la medesima somma di denaro.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza, emessa in sede di opposizione a precetto, con la quale era stata disattesa la pretesa di non debenza dell’IVA, sebbene l’imposta fosse pacificamente deducibile dalla parte vittoriosa dell’originaria controversia quale committente della prestazione professionale liquidata).

Cassazione civile sez. III, 13/09/2018, n.22279

Criteri di determinazione dell’onorario del professionista

In tema di compensi per prestazioni professionali di avvocato, il patto di quota lite, stipulato durante la vigenza dell’art. 2, comma 1, lett. a), d.l. n. 223 del 2006, conv., con modif., in l. n. 248 del 2006 (prima dell’entrata in vigore dell’art. 13, comma 4, l. n. 247 del 2012), può validamente prevedere compensi maggiori rispetto ai massimi tariffari, in primo luogo, perché la norma menzionata, contenendo una disposizione speciale rispetto al successivo comma 2, elimina in modo “secco” ed univoco il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti senza alcun limite, ed inoltre, perché l’art. 2233 c.c.pone una gerarchia di carattere preferenziale tra i criteri di determinazione dell’onorario del professionista, considerando prima di tutto l’accordo delle parti e, solo in sua mancanza, le tariffe professionali, gli usi e la decisione del giudice, con la conseguenza che, assumendo le tariffe massime un ruolo sussidiario e recessivo, esse continuano ad essere obbligatorie, in base all’art. 2, comma 2, d.l. cit., solo nel caso in cui non sia concluso alcun patto tra avvocato e cliente.

Cassazione civile sez. III, 06/07/2018, n.17726

Liquidazione dell’onorario spettante all’avvocato

In tema di liquidazione dell’onorario spettante all’avvocato, per domande di valore indeterminabile, con applicazione del conseguente scaglione tariffario, deve intendersi la domanda il cui valore non può essere determinato, non anche quella di valore indeterminato e da accertarsi nel corso dell’istruttoria, il cui ammontare può essere fissato fino al momento della precisazione delle conclusioni.

Cassazione civile sez. VI, 22/01/2018, n.1499

Onorario d’importo inferiore al minimo stabilito

L’articolo 101, paragrafo 1, TFUE, in combinato disposto con l’articolo 4, paragrafo 3, TUE, dev’essere interpretato nel senso che una normativa nazionale che, da un lato, non consenta all’avvocato e al proprio cliente di pattuire un onorario d’importo inferiore al minimo stabilito da un regolamento adottato da un’organizzazione di categoria dell’ordine forense, a pena di procedimento disciplinare a carico dell’avvocato medesimo, e, dall’altro, non autorizzi il giudice a disporre la rifusione degli onorari d’importo inferiore a quello minimo, è idonea a restringere il gioco della concorrenza nel mercato interno ai sensi dell’articolo 101, paragrafo 1, TFUE.

Spetta al giudice del rinvio verificare se tale normativa, alla luce delle sue concrete modalità applicative, risponda effettivamente ad obiettivi legittimi e se le restrizioni così stabilite siano limitate a quanto necessario per garantire l’attuazione di tali legittimi obiettivi .

Corte giustizia UE sez. I, 23/11/2017, n.427



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