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Onorari avvocato: ultime sentenze

10 Luglio 2019
Onorari avvocato: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 10 Luglio 2019



Leggi le ultime sentenze su: spese giudiziali in materia civile; assistenza di più parti con la stessa posizione processuale; liquidazione degli onorari; aumento dell’unico onorario; potere discrezionale del giudice; procedimento di ingiunzione per il pagamento di competenze professionali; pagamento dell’onorario dell’avvocato; tariffe professionali.

Se l’avvocato assiste più parti con le stesse posizioni processuali ha diritto alla liquidazione di un onorario unico. In tal caso, è il giudice di merito a stabilire l’aumento dell’onorario unico.

Onorario unico dell’avvocato

In virtù dell’applicazione ratione temporis del d.m. n. 585/1994 sulle tariffe professionali, all’avvocato che ha assistito una pluralità di parti con posizioni processuali identiche spetta la liquidazione di un onorario unico che può essere aumentato in base al numero di parti assistite.

Cassazione civile sez. II, 28/03/2019, n.8677

Liquidazione degli onorari di avvocato

In tema di liquidazione degli onorari di avvocato, è demandato al potere discrezionale del giudice di merito stabilire, di volta in volta, l’aumento dell’unico onorario dovuto per la presenza di più parti e ciò anche ove, trattandosi di più processi distinti, sia mancato un provvedimento di riunione.

Cassazione civile sez. II, 26/03/2019, n.8399

Pagamento di compensi dell’avvocato

In tema di pagamento di compensi di avvocato, il foro speciale di cui all’art. 637, comma 3, c.p.c. trova applicazione solo se la domanda monitoria abbia ad oggetto l’onorario per prestazioni professionali rese dall’avvocato direttamente al cliente rappresentato e difeso in giudizio e non anche ove si riferisca al credito al compenso maturato dal medesimo professionista nei confronti di un diverso collega che lo abbia incaricato, in forza di un ordinario contratto di mandato, sia pure a beneficio di un terzo, dello svolgimento di singoli atti processuali nell’interesse del proprio assistito.

Cassazione civile sez. II, 19/03/2019, n.7674

Gratuito patrocinio

Per l’avvocato che ha difeso una parte ammessa al beneficio del gratuito patrocinio, l’onorario e le spese, liquidate dall’Autorità giudiziaria, non devono risultare superiori ai valori medi delle tariffe professionali vigenti relative a onorari, diritti e indennità e, inoltre, per la determinazione degli stessi deve tenersi conto della natura dell’impegno professionale profuso dal difensore.

Consiglio di Stato sez. III, 01/03/2019, n.1429

Determinazione del valore della causa

In tema di liquidazione dell’onorario spettante all’avvocato, la determinazione del valore della causa, anche ai fini dell’individuazione dello scaglione tariffario applicabile, va effettuata a norma del codice di procedura civile, con la conseguenza che, in mancanza di concreti ed attendibili elementi per la stima precostituiti e disponibili fin dall’introduzione del giudizio, deve ritenersi di valore indeterminabile la domanda di risarcimento, nella quale gli elementi di valutazione del danno, del quale si chiede il ristoro, costituiscano l’oggetto, o uno degli oggetti, dell’accertamento e della quantificazione rimessi al giudice.

Cassazione civile sez. II, 19/02/2019, n.4832

Spetta al giudice di merito stabilire l’aumento dell’unico onorario

In tema di liquidazione degli onorari di avvocato, è demandato al potere discrezionale del giudice di merito stabilire, di volta in volta, l’aumento dell’unico onorario in caso di assistenza e difesa di più parti aventi la stessa posizione processuale, anche ove, trattandosi di più processi distinti, sia mancato un provvedimento di riunione.

Cassazione penale sez. IV, 23/10/2018, n.56685

Pagamento dell’Iva a carico del soccombente

L’avvocato distrattario può richiedere alla parte soccombente solamente l’importo dovuto a titolo di onorario e spese processuali e non anche l’importo dell’IVA che gli sarebbe dovuta, a titolo di rivalsa, dal proprio cliente, abilitato a detrarla. Invero, in materia fiscale costituisce principio informatore l’addebitabilità di una spesa al debitore solo se sussista il costo corrispondente e non anche qualora quest’ultimo venga normalmente recuperato, poiché non può essere considerata legittima una locupletazione da parte di un soggetto altrimenti posto nella condizione di conseguire due volte la medesima somma di denaro.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza, emessa in sede di opposizione a precetto, con la quale era stata disattesa la pretesa di non debenza dell’IVA, sebbene l’imposta fosse pacificamente deducibile dalla parte vittoriosa dell’originaria controversia quale committente della prestazione professionale liquidata).

Cassazione civile sez. III, 13/09/2018, n.22279

Patto di quota lite e massimi tariffari

In tema di compensi per prestazioni professionali di avvocato, il patto di quota lite, stipulato durante la vigenza dell’art. 2, comma 1, lett. a), d.l. n. 223 del 2006, conv., con modif., in l. n. 248 del 2006 (prima dell’entrata in vigore dell’art. 13, comma 4, l. n. 247 del 2012), può validamente prevedere compensi maggiori rispetto ai massimi tariffari, in primo luogo, perché la norma menzionata, contenendo una disposizione speciale rispetto al successivo comma 2, elimina in modo “secco” ed univoco il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti senza alcun limite, ed inoltre, perché l’art. 2233 c.c.pone una gerarchia di carattere preferenziale tra i criteri di determinazione dell’onorario del professionista, considerando prima di tutto l’accordo delle parti e, solo in sua mancanza, le tariffe professionali, gli usi e la decisione del giudice, con la conseguenza che, assumendo le tariffe massime un ruolo sussidiario e recessivo, esse continuano ad essere obbligatorie, in base all’art. 2, comma 2, d.l. cit., solo nel caso in cui non sia concluso alcun patto tra avvocato e cliente.

Cassazione civile sez. III, 06/07/2018, n.17726

Patrocinio a spese dello Stato: si applica la distrazione delle spese?

Il sistema del patrocinio a spese dello stato, escludendo ogni rapporto fra il difensore della parte non abbiente assistita e la parte soccombente non assistita, è incompatibile con l’istituto della distrazione delle spese, il quale eccezionalmente istituisce un rapporto obbligatorio tra il difensore della parte vittoriosa e la parte soccombente con la conseguenza che il relativo credito sorge direttamente a favore del primo nei confronti della seconda.

Pertanto l’eventuale richiesta di distrazione, essendo diretta a far valere una situazione nella quale la parte ha già trovato chi anticipa per lei le spese e non pretende l’onorario (avvocato distrattario), costituisce una rinuncia implicita al patrocinio a spese dello stato e preclude la possibilità di fruire di tale assistenza, senza che sia rilevante l’anteriorità o meno del decreto sull’ammissione a siffatto patrocinio.

Cassazione civile sez. VI, 06/03/2018, n.5232

Domande dal valore indeterminato o indeterminabile

In tema di liquidazione dell’onorario spettante all’avvocato, per domande di valore indeterminabile, con applicazione del conseguente scaglione tariffario, deve intendersi la domanda il cui valore non può essere determinato, non anche quella di valore indeterminato e da accertarsi nel corso dell’istruttoria, il cui ammontare può essere fissato fino al momento della precisazione delle conclusioni.

Cassazione civile sez. VI, 22/01/2018, n.1499

Onorario d’importo inferiore al minimo stabilito

L’articolo 101, paragrafo 1, TFUE, in combinato disposto con l’articolo 4, paragrafo 3, TUE, dev’essere interpretato nel senso che una normativa nazionale che, da un lato, non consenta all’avvocato e al proprio cliente di pattuire un onorario d’importo inferiore al minimo stabilito da un regolamento adottato da un’organizzazione di categoria dell’ordine forense, a pena di procedimento disciplinare a carico dell’avvocato medesimo, e, dall’altro, non autorizzi il giudice a disporre la rifusione degli onorari d’importo inferiore a quello minimo, è idonea a restringere il gioco della concorrenza nel mercato interno ai sensi dell’articolo 101, paragrafo 1, TFUE. Spetta al giudice del rinvio verificare se tale normativa, alla luce delle sue concrete modalità applicative, risponda effettivamente ad obiettivi legittimi e se le restrizioni così stabilite siano limitate a quanto necessario per garantire l’attuazione di tali legittimi obiettivi .

Corte giustizia UE sez. I, 23/11/2017, n.427


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