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Risarcimento cani randagi: ultime sentenze

6 Luglio 2019
Risarcimento cani randagi: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: randagismo; riparto delle funzioni e delle responsabilità tra Asl e Comune; Servizio sanitario nazionale; organizzazione territoriale; danni causati dagli animali randagi; controversia di risarcimento danni da omessa vigilanza sui cani randagi; tutela igienico-sanitaria; incolumità pubblica.

Randagismo: riparto di funzioni e responsabilità

Ai fini dell’individuazione del soggetto tenuto al risarcimento dei danni ricollegabili al fenomeno del randagismo, non può deflettersi dalla rigorosa applicazione della legge regionale in materia (L. 3.4.1995, n. 12), la quale attribuisce in via esclusiva ai Servizi veterinari delle Asl il recupero dei cani randagi (e vaganti) nonché la vigilanza ed il controllo dei loro rifugi, assegnando ai Comuni soltanto compiti di natura logistico – organizzativa e di gestione in tema di canili.

Tribunale Bari, 16/05/2016, n.2780

La responsabilità per i danni causati dagli animali randagi

La responsabilità per i danni causati dagli animali randagi deve ritenersi disciplinata dalle regole generali di cui all’art. 2043 c.c., e non dalle regole di cui all’art. 2052 c.c., che non sono applicabili — così come pacificamente si ritiene per l’analoga fattispecie dei danni causati dagli animali selvatici — in considerazione della natura stessa di detti animali e dell’impossibilità di ritenere sussistente un rapporto di proprietà o di uso in relazione ad essi, da parte degli enti pubblici preposti alla gestione del fenomeno del randagismo (Nel caso di specie un privato conveniva in giudizio un Comune per sentirlo condannare al risarcimento dei danni arrecati alla sua automobile a seguito dell’impatto della stessa con un cane randagio, che si era improvvisamente immesso nella sua traiettoria).

Cassazione civile sez. III, 31/07/2017, n.18954

Risarcimento per danni cagionati da cani randagi

In materia di risarcimento per danni cagionati da cani randagi, l’affermazione dell’eventuale responsabilità del Comune, o di altra struttura deputata attraverso i suoi dipendenti a quella segnalazione all’asl, presuppone il raggiungimento della prova da un lato della conoscenza in capo a quell’ente della presenza canina e dall’altro dell’omessa segnalazione ex art. 14 l. reg. n. 86 del 1999, comma 1 cit. alla Asl competente per la cattura.

Il Comune è dunque responsabile se, nonostante la preesistenza di segnalazioni, pure informali, pervenute all’Ente locale o acquisite nell’espletamento di altri servizi, omette di adempiere all’obbligo di provvedere a segnalare tempestivamente all’asl quella presenza.

Tribunale Teramo, 17/01/2011, n.15

Risarcimento danni ad autovettura

In tema di risarcimento danni ad autovettura a seguito dell’uscita di strada dovuta all’esigenza di evitare l’investimento di cani randagi, l’individuazione delle responsabilità in ordine ai predetti, stante la Legge quadro sul randagismo n. 281/1991, deve essere effettuata, caso per caso, sulla base degli specifici compiti ed attribuzioni della Regione, del Comune e dell’ASL, ovvero sulla base delle omissioni imputabili a questi enti che il danneggiato ha l’onere di allegare e provare.

(Nella fattispecie il giudice a quo ha respinto la domanda di risarcimento avanzata dal danneggiato nei confronti dell’ASL, unica ad essere stata evocata in giudizio senza alcuna prova in ordine all’antigiuridicità della condotta ad essa ascritta).

Giudice di pace Altamura, 28/05/2016, n.132

Vigilanza sugli animali randagi

A norma della legge-quadro 14 agosto 1991 n. 281, e delle singole leggi regionali di recepimento, sui comuni grava l’obbligo di assumere i provvedimenti necessari affinché gli animali randagi non arrechino disturbo alle persone nelle vie cittadine; pertanto, una volta accertata l’indebita presenza di un cane randagio lungo una strada comunale, il Comune risponde dei danni che tale animale abbia cagionato, con il proprio comportamento aggressivo, nei confronti di un passante, indipendentemente dal fatto che la vittima, in ragione della propria età avanzata, abbia tenuto un comportamento caratterizzato da particolare debolezza e sensibilità.

Cassazione civile sez. III, 28/04/2010, n.10190

Danni da omessa vigilanza sui cani randagi

Con riferimento a controversia di risarcimento danni verificatisi successivamente alla soppressione delle Usl e fondata sull’omessa vigilanza sui cani randagi, affidata – dall’art. 6 l. reg. Puglia 3 aprile 1995 n. 12 – alla competenza dei servizi sanitari delle unità sanitarie locali, la legittimazione passiva (già spettante per i fatti anteriori alla soppressione delle Usl, organi comunali dotati di propria soggettività) spetta alla locale azienda sanitaria, succeduta alla Usl, e non al comune, sul quale, perciò, non può ritenersi ricadente il giudizio di imputazione dei danni dipendenti dal suddetto evento.

Cassazione civile sez. III, 03/04/2009, n.8137

Danni causati da cani randagi: chi è responsabile?

Il comune è responsabile dei danni riportati da un soggetto a seguito dell’aggressione avvenuta da un gruppo di cani randagi poiché su di esso si concentra il controllo del randagismo in quanto soggetto passivo dell’obbligo di prevenire le offese che possono derivarne alla sicurezza, all’incolumità pubblica, all’igiene ed al decoro cittadino.

Tribunale Trapani, 16/03/2006

Responsabilità civile della PA

La l. reg. Puglia 3 aprile 1995 n. 12, pur nell’attribuire ai comuni le funzioni di vigilanza sul trattamento degli animali e la tutela igienico-sanitaria degli stessi, affida però espressamente ai servizi veterinari delle Usl il recupero dei cani randagi, che poi dovrebbero trovare in concreto accoglienza nei canili sanitari di cui al successivo art. 8 oppure nei rifugi di cui all’art. 9 stessa legge (i quali ultimi sono pur sempre vigilati dai servizi veterinari delle Usl); pertanto, l’individuazione, per legge, di uno specifico obbligo di intervento a carico delle Usl (ora Asl) per il recupero dei cani randagi in ordine all’approntamento, a cura della competente Asl, di idonee attività e/o iniziative di controllo e prevenzione del fenomeno del randagismo attraverso il recupero dei cani vaganti, rende configurabile una responsabilità ex art. 2043 c.c. della detta Asl, quale ente localmente deputato al controllo del fenomeno del randagismo.

Tribunale Bari, 11/06/2007, n.68

Obbligo di intervento a carico delle Asl

In ipotesi di risarcimento danni causato ad un soggetto da aggressione di cani randagi va considerato che la l. reg. Puglia n. 12 del 1995, pur nell’attribuire ai comuni le funzioni di vigilanza sul trattamento degli animali e la tutela igienico-sanitaria degli stessi, affida, però espressamente ai servizi veterinari delle Usl il recupero dei cani randagi, che poi dovrebbero trovare in concreto accoglienza nei canili sanitari di cui all’art. 8 oppure nei rifugi di cui all’art. 9 stessa legge (i quali ultimi sono pur sempre vigilati dai servizi veterinari delle Usl).

L’individuazione per legge di uno specifico obbligo di intervento a carico delle Usl (ora Asl) per il recupero dei cani randagi e, sotto altro versante, l’assenza di elementi in ordine all’approntamento, a cura della competente Asl, di idonee attività e/o iniziative di controllo e prevenzione del fenomeno del randagismo attraverso il recupero dei cani vaganti, rende configurabile una responsabilità ex art. 2043 c.c. della Asl, quale ente localmente deputato al controllo del fenomeno del randagismo.

Tribunale Bari, 09/06/2007

Proprietario di animali

La l. reg. Calabria n. 3 del 1986 prevede in favore dell’agricoltore o del proprietario danneggiato per l’uccisione di propri animali da parte di bestie o uccelli selvatici, o da parte di cani randagi, una procedura rapida di indennizzo, ove lo stesso ricorra all’intervento tempestivo delle autorità sanitarie e forestali, per gli accertamenti relativi alle uccisioni o ai danneggiamenti che derivano per fatti di aggressioni conseguenti dalle condizioni ambientati.

Le leggi regionali, in particolare, attuano un principio costituzionale di sussidiarietà e di solidarietà in prevenzione di un inutile contenzioso e agevolano le condotte virtuose del danneggiato e della Regione.

(Nella specie il giudice “a quo” aveva rigettato la domanda attrice facendo applicazione delle regole generali sul risarcimento per fatto illecito, addossando al danneggiato l’onere dell’imputabilità soggettiva e aggravando l’onere della prova, senza considerare che la legge regionale accorda al danneggiato una procedura rapida di indennizzo, a condizione che il danneggiato stesso (come verificatosi nella specie) si rivolga alle autorità sanitarie e forestali per gli accertamenti medico-legali e l’ispezione dello stato dei luoghi e produca le relative attestazioni agli uffici regionali deputati alla liquidazione del danno).

Cassazione civile sez. III, 11/05/2007, n.10845



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