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Risarcimento danni buca stradale: ultime sentenze

28 Luglio 2019
Risarcimento danni buca stradale: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: insidia stradale; ordinaria diligenza; prevedibilità dell’insidia; responsabilità per custodia; onere probatorio; caso fortuito; prova liberatoria; responsabilità dell’ente proprietario della strada; requisiti della non visibilità oggettiva del pericolo; il risarcimento dei danni; prevedibilità e visibilità della caduta in una buca.

La responsabilità da insidia stradale richiede la prova dell’imprevedibilità e non evitabilità dell’insidia? Scopri le ultime sentenze.

La responsabilità da insidia stradale

Il danneggiato che agisca per il risarcimento dei danni subiti in conseguenza di una caduta avvenuta nella pubblica via a causa di una buca, piccola ma profonda, è tenuto alla dimostrazione dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con la cosa in custodia, non anche dell’imprevedibilità e non evitabilità dell’insidia o del trabocchetto, né della condotta omissiva o commissiva del custode, gravando su quest’ultimo, in ragione dell’inversione dell’onere probatorio che caratterizza la responsabilità ex art. 2051 c.c., la prova di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire che il bene demaniale presentasse, per l’utente, una situazione di pericolo occulto, nel cui ambito rientra anche la prevedibilità e visibilità della caduta in una buca.

Tribunale Napoli, 28/03/2018, n.3065

Lesioni provocate da beni pubblici e prova

In tema di responsabilità per danni cagionati da cose in custodia, la pubblica amministrazione è tenuta a risarcire le lesioni derivanti da beni pubblici, salvo l’ipotesi in cui essa dimostri che l’evento sia stato determinato da cause estrinseche ed estemporanee, create da terzi, non conoscibili, né eliminabili con immediatezza, neppure con la più diligente attività di manutenzione, ovvero da una situazione che imponga di qualificare come fortuito il fattore di pericolo, che può consistere anche nella condotta imprudente del danneggiato in grado di elidere il nesso eziologico tra cosa e danno o rilevare ai fini del concorso nella causazione dell’evento.

Nel caso di specie, avente a oggetto i danni subiti da una signora a seguito di una caduta provocata da una buca presente nella strada non visibile per scarsa illuminazione, la Corte d’appello, ribaltando il giudizio di primo grado, ha ritenuto sussistente la responsabilità del Comune, in quanto l’ente convenuto non aveva provato elementi tali da ritenere integrato il caso fortuito incidentale idoneo a elidere il nesso causale, né era emerso alcun comportamento imprudente dell’attrice che faceva ragionevolmente affidamento sul fatto che sul manto stradale non vi fossero elementi di pericolo imprevedibili.

Corte appello Napoli sez. IV, 22/09/2017, n.3868

Valutazione del concorso di cause per la responsabilità civile

In tema di responsabilità civile, qualora l’evento dannoso si ricolleghi a più azioni o omissioni, il problema del concorso delle cause trova soluzione nell’art. 41, c.p., in virtù del quale il concorso di cause preesistenti, simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall’omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra dette cause e l’evento, essendo quest’ultimo riconducibile a tutte, tranne che si accerti l’esclusiva efficienza causale di una di esse.

In particolare, in riferimento al caso in cui una delle cause consista in una omissione, la positiva valutazione sull’esistenza del nesso causale tra omissione ed evento presuppone che si accerti che l’azione omessa, se fosse stata compiuta, sarebbe stata idonea ad impedire l’evento dannoso ovvero a ridurne le conseguenze, non potendo esserne esclusa l’efficienza soltanto perché sia incerto il suo grado di incidenza causale.

(Nella specie, concernente il risarcimento dei danni derivati da un incidente stradale concretizzatosi nell’uscita di un autoveicolo dalla carreggiata e nel successivo ribaltamento del veicolo medesimo in una buca presente sulla banchina, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata – che aveva escluso la responsabilità dell’Ente custode della strada, sul presupposto che il conducente avesse mancato di tenere una velocità adeguata – affermando che il giudice del merito avrebbe dovuto valutare se, nonostante la velocità, l’auto si sarebbe comunque fermata sulla banchina, senza cadere nella buca, qualora quest’ultima fosse stata adeguatamente protetta dall’Ente preposto alla manutenzione).

Cassazione civile sez. III, 28/07/2017, n.18753

Responsabilità del custode per fatto del terzo

La responsabilità ex art. 2051 c.c. postula la sussistenza di un rapporto di custodia della cosa e una relazione di fatto tra il soggetto e la cosa stessa, tale da consentire il potere di controllarla, di eliminare le situazioni di pericolo che siano insorte e di escludere i terzi dal contatto con la cosa, tale relazione non dispensa il danneggiato dall’onere di provare il nesso causale tra cosa in custodia e danno, ossia di dimostrare che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa, mentre resta a carico del custode offrire la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità, mediante la dimostrazione positiva del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia, avente impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità.

(Nel caso in esame veniva riconosciuto il diritto al risarcimento del danno per responsabilità da cose in custodia in favore di un soggetto caduto rovinosamente a causa di una buca sul manto stradale molto sconnesso).

Cassazione civile sez. III, 29/07/2016, n.15761

Insidia stradale in prossimità dell’abitazione del danneggiato

La concreta possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza un’anomalia stradale, vale ad escludere la configurabilità dell’insidia e della conseguente responsabilità ex art. 2051 c.c. della p.a. per difetto di manutenzione della strada pubblica.

Cassazione civile sez. VI, 14/06/2016, n.12174

Cose in custodia: presunzione di responsabilità del custode

Per l’applicazione della presunzione di responsabilità del custode ex art. 2051 c.c. è necessaria la prova da parte del danneggiato del rapporto di causalità tra il bene in custodia e l’evento dannoso (escluso, nella specie, il risarcimento richiesto da una donna che lamentava dei danni a seguito di una caduta dal motorino per la presenza di una buca piena di acqua, atteso che l’attrice non aveva provato che la caduta dal motorino fosse dipesa proprio dalla presenza della buca nel manto stradale).

Cassazione civile sez. III, 21/11/2014, n.24845

Cose in custodia: quando è esclusa la presunzione di responsabilità?

È esclusa la presunzione di responsabilità per cose in custodia in capo alla p.a. quando l’abnorme comportamento del danneggiato costituisce l’unico ed esclusivo presupposto causale della verificazione del danno (Nel caso in esame veniva respinta una domanda di risarcimento danni subiti in conseguenza di una caduta da una moto a causa di una buca sul manto stradale poiché la guida del motociclista non era prudente né tecnicamente adeguata).

Cassazione civile sez. VI, 30/03/2015, n.6425

Responsabilità da cose in custodia

In tema di responsabilità da cose in custodia, ai sensi dell’art 2051 c.c., nei casi in cui il danno non sia l’effetto di un dinamismo interno alla cosa, scatenato dalla sua struttura o dal suo funzionamento, ma richieda che l’agire umano (in particolare quello del danneggiato) si unisca «al modo di essere della cosa, essendo essa di per sé statica e inerte», per la prova del nesso causale si deve dimostrare che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno (confermata la decisione dei giudici del merito che avevano escluso il risarcimento in favore di un automobilista che aveva danneggiato la propria auto a causa di una buca presente sul manto stradale comunale, atteso che i giudici territoriali avevano dato rilevanza ai minimi danni di cui poteva ritenersi raggiunto il riscontro probatorio e alle circostanze di tempo e luogo in cui si era verificato l’incidente. In particolar modo, veniva sottolineata la presenza di un cantiere, che avrebbe dovuto sollecitare la massima prudenza).

Cassazione civile sez. VI, 19/02/2015, n.3297

Pedone caduto in una buca: risarcimento danni

Ai fini del risarcimento dei danni subiti da un pedone caduto in una buca mentre attraversava la strada, l’eventuale comportamento colposo del danneggiato, interrompendo il nesso causale, determina una proporzionale riduzione del risarcimento dovuto dall’amministrazione comunale responsabile ai sensi dell’art. 2051 c.c.

Tribunale Milano sez. X, 04/01/2011

Buca sul manto stradale: danni all’autoveicolo

Nel caso di danni ad autoveicolo causati dalla presenza di una buca sul manto stradale, qualora il danneggiato non abbia fornito le prove della sussistenza, ai fini dell’affermazione della responsabilità dell’ente proprietario della strada, dei requisiti della non visibilità oggettiva del pericolo e della sua non prevedibilità, il giudice può, senza bisogno di prove, porre a fondamento della decisione le nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza e decidere, quindi, sulla base del tempo, del luogo in cui è avvenuto il sinistro e dell’eventuale coinvolgimento di altri utenti. (Nella fattispecie, il Giudice “de quo” ha rigettato la richiesta di risarcimento avanzata dal danneggiato nei confronti del comune proprietario della strada).

Giudice di pace Taranto sez. I, 28/05/2012, n.1744

Presenza non segnalata di una buca: danni provocati ad un automobilista

In tema di risarcimento danni provocati ad un automobilista dalla presenza non segnalata di una buca sulla sede stradale dovuta a lavori di manutenzione dati in appalto, qualora l’area sulla quale insiste il cantiere non sia stata delimitata e, quindi, risulti ancora utilizzata ai fini della circolazione, degli eventuali danni a terzi risponde ex art. 2051 c.c. l’ente proprietario della strada unitamente all’appaltatore. (Nella fattispecie il giudice de quo ha riconosciuto la concorrente responsabilità, nella misura del 30%, anche del danneggiato).

Corte appello Potenza, 15/01/2009, n.6



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