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Tabulati telefonici prova: ultime sentenze

8 Luglio 2019
Tabulati telefonici prova: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: dati personali; indagini di polizia giudiziaria; acquisizione dei tabulati telefonici; autorizzazione all’utilizzo dei tabulati telefonici come mezzo di prova; controllo del giudice; privacy; liquidazione delle spese.

L’acquisizione dei dati contenuti nei tabulati telefonici è compatibile con le norme europee a tutela della privacy? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Utilizzazione dei tabulati telefonici: autorizzazione

La previsione, di cui all’art. 6, comma 2, della legge n. 1/2003, della necessaria autorizzazione all’utilizzo, quale mezzo di prova, del tabulato telefonico, in grado di rivelare elementi di non secondario rilievo inerenti alle comunicazioni di un membro del Parlamento, non costituisce inammissibile lesione del principio di uguale soggezione alla legge, ma attuazione del pertinente trattamento richiesto dalla garanzia costituzionale.

Corte Costituzionale, 06/03/2019, n.38

Acquisizione dei tabulati telefonici: liquidazione delle spese

La liquidazione delle spese concernenti l’acquisizione di tabulati relativi al traffico telefonico va liquidata dal «magistrato che procede», a norma dell’art. 168, TU spese di giustizia.

Cassazione penale sez. IV, 19/01/2017, n.6657

Acquisizione dei contenuti dei tabulati telefonici: tutela della privacy

In tema di acquisizione di dati contenuti in tabulati telefonici, la disciplina prevista dall’art. 132 d.lg. n. 196 del 2003 è compatibile con il diritto sovranazionale in tema di tutela della privacy (direttive 2002/58/CE e 2006/24/CE), come interpretate dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. (In motivazione, la Corte ha fatto riferimento alle sentenze della CGUE: Grande Sezione, D., 8 aprile 2014, C-293/12 e C-594/12; Grande Sezione, T., 21 dicembre 2016, C-203/15 e C-698/15).

Cassazione penale sez. V, 24/04/2018, n.33851

Obbligo di motivazione delle ordinanze cautelari personali

In tema di motivazione delle ordinanze cautelari personali, la prescrizione della necessaria autonoma valutazione delle esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza, contenuta nell’art. 292, comma primo, lett. c), cod. proc. pen., come modificato dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, impone al giudice di trarre dagli atti di indagine e dai mezzi di ricerca della prova le proprie valutazioni che esplicitino il concreto esame della fattispecie oggetto della richiesta di misura cautelare; ne consegue, che tale obbligo è osservato anche quando il giudice riporti – pure in maniera pedissequa – atti del fascicolo per come riferiti o riassunti nella richiesta del PM (nella specie, il contenuto delle dichiarazioni rese, gli esiti dei tabulati telefonici, delle intercettazioni e delle operazioni di appostamento e controllo), riguardando tali elementi esclusivamente i profili espositivi del fatto.

Cassazione penale sez. II, 16/12/2016, n.13838

Valutazione degli indizi

Gli indizi, non avendo in sé la certezza della verità di un fatto, devono essere verificati nell’intero compendio probatorio. (Nel caso di specie, si trattava dell’omicidio di una giovane ragazza scomparsa all’uscita dalla palestra, dove la prova principale del processo era costituita dal profilo del DNA dell’imputato confrontato con quello rilasciato negli indumenti della vittima ed in particolare negli slip e leggins vicino alla ferita da arma bianca riscontrata nel cadavere, laddove i tabulati telefonici, le dichiarazioni della moglie, quelle dell’imputato insieme all’analisi del computer dove risultava che l’imputato aveva ricercato ragazzine con vagine rasate o ragazzine con vertigini rosse o ragazze rosse con poco pelo sulla vagina costituiscono indizi che confermano la prova.

Corte assise Bergamo, 27/09/2016, n.1

Uso eccessivo del cellulare aziendale: come giustificare il licenziamento disciplinare

Il criterio empirico della vicinanza alla fonte di prova non può essere utilizzato dal giudice per derogare al principio posto dall’articolo 5 della legge 604/1966, che attribuisce inderogabilmente al datore di lavoro l’onere di provare la sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento. Sulla scorta di tale principio la Cassazione ha annullato il licenziamento disciplinare comminato da un’azienda a un proprio dipendente per uso eccessivo del telefonino aziendale per scopi personali. Nella specie, il datore di lavoro era tenuto a presentare i tabulati telefonici per dimostrare l’abuso, ma non lo ha fatto.

Cassazione civile sez. lav., 16/08/2016, n.17108

Ricettazione e cellulare denunciato di furto

Non vi sono elementi per la riqualificazione del reato di ricettazione (di cui all’art. 648 c.p.) in quello di acquisto di cose di sospetta provenienza (di cui all’art. 712 c.p.) quando in sede di s.i.t. l’agente non è stato in grado di fornire una valida giustificazione in merito all’acquisto e/o al possesso del cellulare che risulta rubato, ma al contrario la prova della disponibilità e dell’utilizzazione ad opera dello stesso risulta dal teste escusso in dibattimento, dai tabulati telefonici, dall’intestazione della sim all’imputato e dal fatto che lo stesso, convocato presso la stazione dei carabinieri per rendere informazioni consegnava il cellulare denunciato di furto.

Tribunale Napoli sez. I, 07/10/2015, n.14171

Travisamento della prova per omissione

Il vizio di travisamento della prova per omissione, deducibile in cassazione ai sensi dell’art. 606 comma 1 lett. e) c.p.p., è configurabile quando manchi la motivazione in ordine alla valutazione di un elemento probatorio acquisito nel processo e non quando difetti del tutto l’acquisizione di tale elemento da parte degli organi inquirenti. (Fattispecie in tema di mancata acquisizione di tabulati telefonici da parte della p.g. operante).

Cassazione penale sez. IV, 07/02/2013, n.50557

Ordine di esibizione dei tabulati telefonici

La domanda volta a statuire il diritto alla ripetizione delle somme indebitamente pagate per le chiamate telefoniche riguardanti numerazioni internet 701/702 deve ritenersi provato sulla scorta del comportamento processuale della convenuta compagnia telefonica la quale si è sottratta, senza giustificato motivo all’interrogatorio formale deferito al suo legale rappresentante e non ha ottemperato all’ordine di esibizione dei tabulati telefonici.

Al riguardo, l’art. 123, comma 2 del Codice della Privacy (D.LGS 30 giugno 2003, n. 196) prevede in via d’eccezione la possibilità di conservare i dati per un periodo superiore e non determinato, in caso di contestazione anche in sede giudiziale, come peraltro è avvenuto nel caso di specie in cui l’attrice ha tempestivamente contestato gli addebiti relativi al predetto traffico telefonico.

L’addebito sulle fatture contestate di un importo considerevole che si vorrebbe essere giustificato dal fatto che per un disallineamento dei sistemi informativi, erano state addebitate nelle citate fatture importi relativi ad un diverso periodo, non prova a quale arco temporale gli importi addebitati si riferissero, e soprattutto, non dimostra alcunché circa la corrispondenza tra le somme richieste e le telefonate effettuate, né in corso di causa né nell’imminenza delle contestazioni mosse dall’utente, quando sicuramente sarebbe stato più agevole estrarre i dati del traffico telefonico, atteso che nel caso di specie, non è contestato il buon funzionamento dei contatori bensì l’esistenza della prova in ordine alla misurazione stessa delle telefonate.

Tribunale Bari sez. II, 28/02/2012, n.692

Tabulati telefonici e decreto autorizzativo dell’acquisizione

La mancata allegazione agli atti del decreto autorizzativo dell’acquisizione dei tabulati telefonici non ne determina l’inutilizzabilità ai fini della decisione nel giudizio abbreviato.

Cassazione penale sez. VI, 14/01/2011, n.8353

Limiti all’acquisizione dei tabulati telefonici

Sono inammissibili e non fondate le q.l.c. sull’art. 132 codice privacy (d.lg. n. 196 del 2003) che pone modalità e limiti all’acquisizione dei tabulati telefonici nel corso di indagini di polizia giudiziaria e le forme di controllo da parte del giudice, in quanto tale norma esprime scelte di politica criminale e di ragionevole bilanciamento fra diritto individuale alla riservatezza e interesse collettivo alla repressione dei reati.

Corte Costituzionale, 14/11/2006, n.372


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