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Servitù di passaggio: ultime sentenze

8 Luglio 2019
Servitù di passaggio: ultime sentenze

In questo articolo, troverai le ultime sentenze su: servitù pubbliche di passaggio; diritti reali di godimento; costituzione per usucapione di una servitù di passaggio; risarcimento dei danni; mutamento della prospettazione degli elementi del possesso o dello spoglio; procedimento civile; competenza civile; competenza per valore; accertamento dell’esistenza di una servitù di passaggio; dovere del giudice di verificare i dati risultanti dagli atti.

La presenza di una porta o di una porta-finestra è inequivoca al fine di dimostrare l’esistenza di una servitù di passaggio? Per maggiori informazioni sulla servitù di passaggio, leggi le ultime sentenze.

Servitù di passaggio e prova dell’usucapione

La parte che rivendica la costituzione per usucapione di una servitù di passaggio sul fondo del prossimo congiunto a differenza di quanto accade nei rapporti tra estranei non può limitarsi ad accreditare il verificarsi del passaggio per il periodo ultraventennale, per soddisfare l’onere probatorio circa la sussistenza del possesso ad usucapionem. È invece tenuto a distinguere il passaggio esercitato in forza di tolleranza del proprietario da quello esercitato uti dominus, valorizzando solo quest’ultimo al fine di verificare la maturazione del termine minimo per usucapire il diritto.

Cassazione civile sez. II, 04/06/2019, n.15183

Servitù di passaggio costituita per usucapione

La servitù di passaggio costituita per usucapione ha natura di servitù volontaria, sicché, ai fini del relativo acquisto, è irrilevante lo stato di interclusione del fondo, dovendosi prescindere dai requisiti per la costituzione ed il mantenimento della servitù di passaggio coattivo, desumibili dagli artt. 1051,1052 e 1055 c.c., che regolano detto istituto.

Cassazione civile sez. II, 16/05/2019, n.13223

Costituzione di servitù di passaggio pedonale e per transito veicolare

Ai sensi dell’art. 1051 c.c., per stabilire se, in caso di interclusione del fondo dominante, la servitù debba costituirsi solo per il passaggio pedonale ovvero anche per il transito dei veicoli, è necessario valutare comparativamente gli opposti interessi da tutelare. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, nel procedere alla costituzione di una servitù di passaggio a piedi e con veicoli, aveva considerato che il fondo servente era costituito da una minuscola striscia di terreno priva di valore, mentre il fondo dominante era potenzialmente destinato a vigna e utilizzabile come terreno agricolo o deposito materiale).

Cassazione civile sez. II, 08/05/2019, n.12088

Giudizio di reintegrazione da spoglio: quando sussiste?

Nel giudizio di reintegrazione da spoglio, sussiste domanda nuova, inammissibile a norma dell’art. 183 c.p.c., soltanto nel caso in cui, in corso di causa, venga indicato, come oggetto di spoglio, un bene diverso da quello menzionato nell’atto introduttivo, giacché alla privazione di un bene diverso corrisponde una controversia che esorbita dai limiti dell’originaria pretesa.

Per contro, il solo mutamento della prospettazione di elementi relativi al possesso dello stesso bene (modalità, limiti, titolo giustificativo) o allo spoglio (modi d’esecuzione, clandestinità, violenza) non integra un mutamento ma una semplice modificazione della domanda.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza del giudice d’appello che aveva reputato nuova la domanda di reintegrazione nel possesso di una servitù di passaggio che, alla prima udienza di trattazione, era stata estesa, con riguardo alle modalità del suo esercizio, a mezzi meccanici di più modeste dimensioni rispetto a quelli indicati nell’atto introduttivo).

Cassazione civile sez. II, 29/04/2019, n.11369

Accertamento dell’esistenza di una servitù di passaggio

In tema di liquidazione dei compensi del difensore, il valore della causa concernente l’accertamento dell’esistenza di una servitù di passaggio va determinato sulla base dei criteri stabiliti dall’art. 15 c.p.c. ed alla luce dell’oggetto delle domande della parti, non potendo attribuirsi autonoma rilevanza alla domanda di inibitoria contestualmente avanzata, poiché ricompresa nell’azione a difesa della servitù, e dovendosi ritenere il procedimento possessorio svoltosi nel corso del giudizio anch’esso sottoposto, per analogia, alla disposizione sopra indicata.

In particolare, il giudice può considerare la lite di valore indeterminabile solo dopo avere verificato gli atti processuali, essendo ininfluente la posizione assunta sul punto dalle parti, e ciò pure ove il reddito dominicale e la rendita catastale del fondo non siano stati indicati nell’atto di citazione e l’attore abbia qualificato la lite come di valore indeterminabile o non abbia contestato l’affermazione in tal senso dei convenuti.

Cassazione civile sez. II, 17/04/2019, n.10755

Costituzione di una servitù di passaggio coattivo: presupposti

In tema di servitù di passaggio coattivo, la disposizione di cui all’art. 1052 c.c. presuppone l’impossibilità per un fondo non intercluso di ampliare un accesso alla via pubblica già esistente e rende, pertanto, possibile da parte del proprietario di tale fondo richiedere la costituzione di un altro passaggio coattivo. Detto passaggio, peraltro, giacché volto a tutelare un effettivo interesse della collettività, può essere concesso dal giudice solo nel caso in cui si accerti che la domanda risponda alle esigenze dell’agricoltura o dell’industria e che l’accesso alla via pubblica sia inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo, oltre che non ampliabile.

(Nella fattispecie devono ritenersi sufficientemente provate sia quelle esigenze dell’agricoltura costituenti uno dei requisiti ai quali l’ultimo comma dell’art. 1052 c.c.subordina la concedibilità del passaggio in favore di un fondo non intercluso, sia la circostanza che l’accesso alla via pubblica è inadatto ai bisogni del fondo e non ampliabile.)

Corte appello Napoli sez. II, 29/03/2019, n.1772

Vizio di ultrapetizione ed extrapetizione

Il potere-dovere del giudice di inquadrare nella esatta disciplina giuridica i fatti e gli atti che formano oggetto della contestazione incontra il limite del rispetto del “petitum” e della “causa petendi”, sostanziandosi nel divieto di introduzione di nuovi elementi di fatto nel tema controverso, sicché il vizio di “ultra” o “extra” petizione ricorre quando il giudice di merito, alterando gli elementi obiettivi dell’azione (“petitum” o “causa petendi”), emetta un provvedimento diverso da quello richiesto (“petitum” immediato), oppure attribuisca o neghi un bene della vita diverso da quello conteso (“petitum” mediato), così pronunciando oltre i limiti delle pretese o delle eccezioni fatte valere dai contraddittori.

(Nella specie, la S.C. ha rilevato un vizio di extrapetizione nella pronuncia di merito che, a fronte di una domanda principale di “negatoria servitutis” proposta dai condomini di una unità immobiliare nei confronti dei comproprietari di altra unità immobiliare e di una riconvenzionale presentata da questi ultimi volta all’accertamento positivo della contestata servitù di passaggio, aveva accolto la seconda riqualificandola, però, quale richiesta di riconoscimento del pari uso delle parti comuni dell’area oggetto di causa ex art. 1102 c.c.).

Cassazione civile sez. II, 21/03/2019, n.8048

Servitù di passaggio gravante su parte determinata del fondo servente

La servitù di passaggio che, in virtù dell’atto costitutivo e delle modalità di esercizio, grava su una parte determinata del fondo servente non può essere spostata su altra parte dell’immobile dal proprietario del fondo dominante.

Cassazione civile sez. VI, 18/03/2019, n.7619

L’esonero dal rispetto delle distanze legali

In tema di distanze legali, l’esonero dal rispetto delle distanze legali, previsto dall’art. 879, comma 2, c.c., per le costruzioni a confine con piazze e vie pubbliche, va riferito anche alle costruzioni a confine delle strade di proprietà privata gravate da servitù pubbliche di passaggio, giacchè il carattere pubblico della strada, rilevante ai fini dell’applicazione della norma citata, attiene, più che alla proprietà del bene, all’uso concreto di esso da parte della collettività.

Corte appello Bari sez. I, 01/03/2019, n.515

Diritti reali di godimento: presenza di una porta o di una porta-finestra

In materia di diritti reali di godimento, pur potendo il requisito della “utilitas” consistere, per la ricorrenza di una servitù prediale, in una destinazione del fondo servente a mera comodità od amenità di quello dominante ovvero a soddisfacimento di bisogni sporadici del medesimo, la presenza di una porta o di una porta-finestra non è inequivoca al fine di dimostrare l’esistenza di una servitù di passaggio, ben potendo essa adempiere anche alla diversa funzione di fornire aria e luce all’immobile.

Cassazione civile sez. II, 27/02/2019, n.5737

Uso della cosa comune da parte di un condomino 

L’esercizio della facoltà di ogni condomino di servirsi della cosa comune, nei limiti indicati dall’art. 1102 c.c., deve esaurirsi nella sfera giuridica e patrimoniale del diritto di comproprietà sulla cosa stessa e non può essere esteso, quindi, per il vantaggio di altre e diverse proprietà esclusive del medesimo condomino perché, in tal caso, si verrebbe ad imporre una servitù sulla “res” comune in favore di beni estranei alla comunione, per la cui costituzione è necessario il consenso di tutti i comproprietari.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto fosse stata illegittimamente costituita una servitù di passaggio in un caso nel quale una società, proprietaria del primo piano interrato di un edificio condominiale, aveva creato un accesso in favore di un adiacente terreno di sua proprietà, adibito a parcheggio, praticando tre varchi nella recinzione posta sul confine tra gli immobili).

Cassazione civile sez. II, 21/02/2019, n.5132

Servitù prediale di passaggio

In tema di servitù prediali di passaggio, il contenuto del relativo diritto comprende tutte le concrete e varie modalità del suo esercizio, inteso quale “utilitas” che il proprietario del fondo dominante riceve non soltanto in via diretta, ossia mediante l’esercizio del diritto proprio o dei familiari o di coloro che detengano il fondo in suo nome, ma anche in via indiretta, attraverso le visite di terzi, riferibili alle normali esigenze della vita di relazione.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di appello che aveva riconosciuto al proprietario del fondo dominante la facoltà di consegnare le chiavi dei cancelli di ingresso all’immobile ad ospiti e personale di servizio, ritenendo che la statuizione del giudice di merito non fosse viziata da ultrapetizione perché consequenziale alla domanda di riconoscimento della servitù proposta dal titolare della stessa ed a quella di accertamento dell’illegittimità della dazione delle menzionate chiavi avanzata dalla controparte).

Cassazione civile sez. II, 19/02/2019, n.4821


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