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Esercizio abusivo professione: ultime sentenze

10 Luglio 2019
Esercizio abusivo professione: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: reato di esercizio abusivo della professione; gestione di una struttura socio assistenziale per anziani senza autorizzazione o abilitazione professionale; distinzione tra le figure professionali dell’infermiere e dell’ostetrica; responsabilità per l’esercizio abusivo di una professione; esercizio dell’attività di odontoiatra senza l’iscrizione nel relativo albo nazionale.

Quando si configura il reato di esercizio abusivo della professione? E’ applicabile la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto? Per conoscere le risposte a queste e a tante altre domande, leggi le ultime sentenze.

Infermiere e ostetrica: differenze

In tema di esercizio abusivo della professione, le figure professionali dell’infermiere e dell’ostetrica sono fra loro profondamente differenti quanto a rispettivo ambito di operatività e a titolo abilitativo, trovando la rispettiva disciplina nei decreti del ministro della Sanità n. 739 e 740 del 14 settembre 1994: l’infermiere è, infatti, l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale, è responsabile dell’assistenza generale infermieristica, deputata principalmente alla prevenzione delle malattie, all’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e alla educazione sanitaria; mentre l’ostetrica è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale, assiste e consiglia la donna nel periodo della gravidanza durante il parto e nel puerperio, conduce e porta a termine parti eutocici con propria responsabilità e presta assistenza al neonato.

Cassazione penale sez. VI, 07/06/2018, n.37767

Iscrizione di associazioni all’elenco delle professioni non regolamentate MiSE

L’iscrizione di un’associazione all’elenco delle professioni non regolamentate del ministero dello Sviluppo Economico non si fonda sulla verifica preventiva di sovrapposizioni con altre attività. La responsabilità per l’eventuale esercizio abusivo di una professione è, invece, posta su un piano diverso e riguarda la sfera dei singoli.

Così affermando il Consiglio di Stato ha di fatto riammesso l’iscrizione di Assocounseling nelle liste del Mise, dopo che su ricorso del Consiglio nazionale degli psicologi ne era stata sancita la sua esclusione, in quanto vi erano punti di contatto dubbi tra le attività del counselor e quelle dello psicologo. Per i giudici amministrativi il Ministero non effettua una valutazione, ma esegue “una mera attività di acclaramento circa la completezza documentale della domanda”.

Consiglio di Stato sez. VI, 22/01/2019, n.546

Esercizio dell’attività di odontoiatra senza iscrizione all’albo nazionale

Integra il reato di esercizio abusivo della professione lo svolgimento dell’attività di odontoiatra da parte di soggetto che non sia iscritto al relativo albo nazionale, pur avendo conseguito l’abilitazione in altro Stato comunitario, in quanto la direttiva 2005/36/Ce sul riconoscimento delle qualifiche professionali prevede la libera prestazione dei servizi solo per attività temporanee ed occasionali, mentre per l’esercizio della professione, in modo stabile e continuativo, il d.lg. 9 novembre 2007, n.206 richiede l’iscrizione all’ordine professionale dei medici ed odontoiatri.

Cassazione penale sez. VI, 13/11/2018, n.6129

Esercizio di attività odontoiatrica senza autorizzazione

Anche per le contravvenzioni, come quella di esercizio di attività odontoiatrica in assenza dell’autorizzazione prevista dall’art. 193, R.D. n. 1265/34 (TULLSS), è necessario dimostrare che l’imputato abbia agito quanto meno per colpa, ovvero dimostrare una forma di negligenza o imperizia nel valutare la norma di settore e nel violarla.

Tribunale Napoli sez. I, 06/11/2018, n.12166

Sanzione disciplinare della sospensione dell’esercizio della professione

È configurabile il reato previsto dall’art. 348 c.p. nel caso in cui l’odontoiatra, cui sia stata comminata la sanzione disciplinare della sospensione dell’esercizio della professione, dopo averla impugnata dinanzi alla competente commissione centrale, abbia erroneamente ripreso l’attività calcolando quale termine iniziale della sospensione la data di irrogazione della stessa e non quella di definizione del procedimento di impugnazione, come previsto dall’art.53, d.P.R. 5 aprile 1950, n.221.

(In motivazione, la Corte ha precisato che l’art.43 del d.P.R. 5 aprile 1950, n.221, prevede l’immediata efficacia della sospensione solo qualora questa consegua alla condanna alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, atteso che in tale ipotesi la sanzione non è suscettibile di sospensione della sua efficacia essendo stata emessa all’esito del giudizio penale).

Cassazione penale sez. VI, 16/10/2018, n.4456

Struttura assistenziale per anziani 

La gestione di una struttura socio assistenziale per anziani senza alcuna autorizzazione o abilitazione professionale nella quale vengono svolte attività tipicamente sanitarie integra il reato di esercizio abusivo della professione.(Nel caso di specie si trattava di una casa per anziani dove ve ne erano ricoverati 13 con 2 o 3 operatori non qualificati per svolgere l’assistenza tanto che riponevano in frigo insieme agli alimenti le medicine).

Tribunale Pescara, 21/05/2018, n.1623

Svolgimento della professione di assistente sociale senza la laurea

Lo svolgimento della professione di assistente sociale all’interno di una comunità di recupero per tossicodipendenti con colloqui con detenuti e avvocati e la firma di documenti con il titolo di dottoressa senza aver conseguito la laurea prevista per il ruolo di assistente sociale integra il reato di esercizio abusivo di una professione.

Tribunale Pescara, 08/05/2018, n.1467

L’esercizio abusivo della professione legale

L’esercizio abusivo della professione legale, sussiste anche in assenza della spendita della qualità indebitamente assunta dinanzi ad un giudice o altro pubblico ufficiale, essendo sufficiente che l’agente curi pratiche legali di clienti oppure provveda alla predisposizioni di ricorsi anche senza comparire poi in udienza.

Cassazione penale sez. VI, 06/04/2018, n.20233

Esercizio abusivo della professione medica

Integra “il fumus comissi delicti”, relativamente al reato di esercizio abusivo della professione medica, la condotta del fisioterapista che, in assenza di prescrizione, ponga in essere trattamenti sanitari, atteso che la laurea in fisioterapia non abilita ad alcuna attività di diagnosi consentendo al fisioterapista il solo svolgimento, anche in autonomia, di attività esecutiva della prescrizione medica.

Cassazione penale sez. VI, 08/03/2018, n.29667

Odontoiatra in possesso del diploma rilasciato da uno Stato dell’Unione Europea

In tema di esercizio abusivo della professione, fatti salvi i casi di urgenza, lo svolgimento dell’attività di odontoiatra da parte dei cittadini dell’Unione europea in possesso del diploma rilasciato da uno Stato dell’Unione non configura gli estremi del reato previsto dall’art. 348 c.p. solo se l’interessato abbia presentato domanda al Ministero della salute e questo, dopo avere accertato la regolarità dell’istanza e della relativa documentazione, abbia trasmesso la stessa all’ordine professionale competente per l’iscrizione.

Cassazione penale sez. VI, 22/02/2018, n.13307

Scambio epistolare di opinioni fra medici sulle cure per i pazienti

Uno scambio epistolare tra professionisti medici con il quale vengono espressi pareri ed opinioni sulle cure ed adozioni da intraprendere per i vari pazienti non costituisce abuso dell’esercizio della professione medica, e cioè la prescrizione di diagnosi e cure riguardanti, nella fattispecie, la genetica medica.

Tribunale Matera, 19/12/2017

Particolare tenuità del fatto

La causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto non è applicabile al reato di esercizio abusivo della professione. Si tratta, infatti, di un delitto che presuppone una condotta che, “in quanto connotata di ripetitività, continuità o, comunque, dalla pluralità degli atti tipici, è di per sé ostativa al riconoscimento della causa di non punibilità”. Ad affermarlo è la Cassazione che ha escluso il beneficio di cui all’articolo 131-bis del Cp in capo ad un “falso” odontoiatra che aveva ricoperto il ruolo di direttore sanitario in uno studio dentistico senza avere le necessarie abilitazioni e che inoltre si era qualificato come odontoiatra nella dichiarazione all’Asl.

Cassazione penale sez. VI, 23/03/2018, n.14501


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