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Coniuge superstite: chi è?

10 Giugno 2019
Coniuge superstite: chi è?

Eredità: come va divisa in caso di coppia sposata, separata o divorziata. I diritti del marito o della moglie rimasto in vita. Il diritto di abitazione.

Quando senti gli avvocati ripetere le stesse parole sei portato a pensare che si tratti di termini “tecnici”, rivolti cioè a identificare dei concetti che, per il mondo legale, hanno un preciso significato. Non ti sbagli: il diritto, come tutte le altre branche del sapere umano, ha un proprio vocabolario, rivolto a evitare errori e confusioni che un linguaggio troppo generico potrebbe comportare.

In alcune ipotesi, però, il timore di trovarsi dinanzi a meccanismi incomprensibili fa perdere di vista anche il comune senso delle parole. È proprio il caso di chi si chiede chi è il coniuge superstite, concetto questo facilmente intuibile già sulla base del comune vocabolario italiano.

Tuttavia, una cosa è capire chi è il coniuge superstite, un’altra invece è stabilire quali sono i suoi diritti nel momento in cui muore il marito o la moglie. A riguardo, il nostro Codice civile ha voluto accordare a tale figura una serie di tutele proprio per evitare che il decesso di colui o colei con cui si è condivisa buona parte della vita possa comportare uno scossone non solo emotivo, ma anche economico.

È scopo di questo articolo dipanare tutti i dubbi a riguardo. Non ci limiteremo quindi a spiegare chi è il coniuge superstite, ma anche quali sono i suoi diritti sull’eredità del defunto. Ma procediamo con ordine.

Chi è il coniuge superstite?

Immagina una coppia regolarmente sposata e non separata. Un giorno muore il marito. La moglie è quindi il coniuge superstite.

Nonostante utilizziamo, nel gergo comune, la parola «superstite» per identificare le persone che si salvano da un cataclisma o da un altro evento improvviso e dannoso (ad esempio: i superstiti di un crollo della palazzina; i superstiti di un incidente aereo, i superstiti di un’alluvione, i superstiti di una strage terroristica), nel significato usato dal Codice civile il coniuge superstite è semplicemente quello che resta in vita dopo la morte dell’altro: il suo erede.

Vien da sé quindi che, eccezion fatta per quelle drammatiche ipotesi in cui i coniugi muoiono nello stesso istante (ad esempio un incidente stradale), c’è sempre un coniuge superstite. Anche quando uno dei due coniugi muore pochi minuti dopo rispetto all’altro si può parlare di coniuge superstite, cosa che determina una serie di conseguenze in materia successoria.

La morte, come sappiamo, comporta in automatico la cessazione del matrimonio; la legge però parla ugualmente di coniuge superstite con riferimento a quello che resta in vita, nonostante questi non sia più “coniuge”, ma tutt’al più “ex coniuge”.

Il coniuge separato è coniuge superstite?

Nel caso di coppia separata, i diritti all’eredità del coniuge defunto non vengono meno. Ad esempio, se dovesse morire l’uomo, l’ex moglie sarebbe sua erede. Ciò solo a una condizione: che questa non sia stata ritenuta responsabile, durante la causa di separazione, della fine del matrimonio. È il cosiddetto addebito che si ha tutte le volte in cui il tribunale accerta che la crisi coniugale è stata determinata da un comportamento colpevole di uno dei due coniugi (infedeltà, abbandono della casa, violenze, ecc.). Dunque, il coniuge che ha subito l’addebito non può essere erede.

Attenzione però: il tipico diritto che spetta al coniuge superstite (e di cui parleremo a breve), quello cioè ad abitare la casa coniugale, non spetta al coniuge superstite. Questo perché l’abitazione non era più luogo ove la coppia risiedeva e non c’è ragione di tutelare quindi il superstite. Leggi sul punto Ex coniuge superstite: spetta il diritto di abitazione?

Il coniuge divorziato è coniuge superstite?

Il divorzio, invece, recide ogni legame tra marito e moglie. Sicché, se uno dei due dovesse morire, l’altro non potrebbe accampare alcun diritto sull’eredità dell’altro. Salvo al Tfr.

Il diritto di abitazione del coniuge superstite

Oltre a una quota minima del patrimonio del defunto (di cui a breve parleremo), la legge assegna sempre al coniuge superstite il diritto ad abitare nella casa che prima era l’abitazione principale della coppia. Quindi, non si tratta, ad esempio, della casa al mare o di quella in campagna se non veniva abitata per la parte prevalente dell’anno. Se la coppia viveva in affitto, il coniuge superstite succede nel contratto.

Il diritto di abitazione spetta quindi a condizione che il coniuge superstite già vivesse all’interno dell’immobile. Il diritto si estende anche all’uso dei beni mobili che fanno parte dell’appartamento.

Gli altri eredi a cui sia finita una quota di eredità della casa in questione non potranno quindi sfrattare il coniuge superstite che potrà rimanere all’interno vita natural durante. Solo nel caso in cui si trasferisca altrove cesserà il suo diritto di abitazione.

Immaginiamo un uomo che si sia sposato una seconda volta e che, dalle nuove nozze, non abbia avuto figli. Alla sua morte, i figli del precedente matrimonio, cui sia finita una quota dell’appartamento, dovranno sopportare la matrigna che avrà diritto ad abitare all’interno dell’immobile finché non morirà.

Il diritto di abitazione implica la possibilità di utilizzare l’immobile come propria abitazione ma non anche di affittarla a terzi.

Le quote sull’eredità spettanti al coniuge superstite 

Oltre al diritto di abitazione, il Codice civile attribuisce sempre, al coniuge superstite, una quota del patrimonio del defunto. Quota che varia a seconda che vi sia o meno un testamento. Vediamo qual è questa quota.

Se il defunto è morto senza fare testamento

Se il coniuge è morto senza fare testamento, al coniuge superstite spetta tutta l’eredità.

Se però, insieme al coniuge, c’è anche un figlio, l’eredità va al 50% al coniuge e al 50% al figlio.

Se, insieme al coniuge, ci sono due o più figli, l’eredità va per un terzo al coniuge mentre gli altri due terzi vengono divisi in pari quote tra i figli.

Come già detto, otre alla quota sul patrimonio del defunto, il coniuge superstite ha il diritto di abitazione sulla casa coniugale.

Se il defunto è morto lasciando un testamento

Di solito, quando gli eredi vanno d’accordo tra loro vengono rispettate le ultime volontà espresse nel testamento. Tuttavia, la legge prevede la possibilità di contestare tale testamento se viene accordata, a uno degli eredi, una quota minore rispetto a un “minimo” di legge.

Questo minimo – che si calcola tenendo però conto di tutte le donazioni già ricevute dal defunto quando questi era ancora in vita – è il seguente:

  • se l’unico erede è il coniuge superstite questi ha sempre diritto a metà del patrimonio del defunto. La residua parte è la cosiddetta «quota disponibile», quella cioè che il defunto può assegnare a chi vuole;
  • se oltre al coniuge superstite c’è un figlio, al coniuge superstite va un terzo dell’eredità mentre un altro terzo va al figlio. La residua parte è la quota disponibile;
  • se oltre al coniuge ci sono due o più figli, al coniuge superstite va un quarto dell’eredità mentre un mezzo viene diviso in parti uguali tra i figli.

Il convivente non sposato ha diritto di abitazione come il coniuge superstite?

Secondo una recente sentenza della cassazione [1], il diritto di abitazione nella casa coniugale si applica anche al convivente. È grazie alla Legge Cirinà sulle unioni civili e sulle coppie di fatto che c’è stata l’equiparazione.

Il diritto del convivente superstite ad abitare nella casa in cui viveva col de cuius ha natura solidaristico-affettiva e prevale su altri diritti patrimoniali compressi, quelli degli eredi: si tratta infatti di preservare una situazione abitativa legata a fattori affettivi, di comunanza di vita.

L’art. 42 dell’art.1 della nuova legge sulle unioni civili e le convivenze di fatto, prescrive che in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza, il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa coabitano figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto a continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni.

note

[1] Cass. ord. n. 15882/19 del 13.06.2019.


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