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Targhe estere: fisco fregato grazie al Dl Sicurezza

11 Giugno 2019 | Autore:
Targhe estere: fisco fregato grazie al Dl Sicurezza

Il decreto Salvini consente di circolare con un’auto a noleggio o in leasing immatricolata nell’Ue: meno bollo e assicurazione. E tante parte multe nemmeno partono.

Pensavi che il decreto Sicurezza riuscisse a limitare la furbizia degli italiani? È molto probabile che tu debba ricrederti, almeno per quanto riguarda l’uso delle targhe estere. Il provvedimento voluto dal viceministro Matteo Salvini e approvato dal Governo gialloverde contiene un passaggio che fa un grandissimo favore a chi vuole pagare meno tasse, spendere una cifra più bassa in assicurazione e non farsi recapitare una multa per avere violato il Codice della strada. Il tutto alla luce del sole. Certo, pagare meno tasse è tra le promesse del Governo. Spendere di meno per utilizzare l’auto non lo è, ma forse perché i politici non ci hanno pensato a prometterlo in campagna elettorale. Il colmo, però, è fare un decreto sbandierato come la soluzione di tanti problemi e trovarsi un testo che consente agli automobilisti di utilizzare un trucco per imbrogliare chi il decreto l’ha fatto. Insomma: sulle targhe estere, il Fisco rimane fregato grazie al Dl Sicurezza.

Ti chiederai, a questo punto: qual è il problema? O, per meglio dire, qual è la scappatoia (perché il popolo dei furbi vorrebbe conoscere lo stratagemma, inutile negarlo)? Lo diciamo in sintesi, prima di approfondire il concetto. Prima, il Codice della strada impediva la circolazione in Italia di un’auto con targa estera per più di un anno. Oggi il decreto Sicurezza consente la circolazione in Italia di un’auto con targa estera senza limiti di tempo, purché la macchina sia stata presa a noleggio a lungo termine o in leasing da un operatore che ha sede in un altro Stato dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo. Questo significa che sulle targhe estere il Fisco rimane fregato dal Dl Sicurezza.

Perché? Perché, in buona sostanza, chi guida un veicolo appartenente ad una delle categorie appena citate godrà di tutte le agevolazioni riservate a chi risiede all’estero e viene in Italia con la sua macchina dotata di una targa straniera. Compresa la possibilità di schivare abilmente il fermo amministrativo ed il pagamento del superbollo per un’auto di grossa cilindrata. Altro che «la pacchia è finita»: la pacchia, sulle strade, è appena cominciata.

A maggior ragione se pensiamo che nella maggior parte dei casi di violazione del Codice, i verbali delle multe restano nei comandi di Polizia. Non partono verso l’estero, nonostante le disposizioni europee prevedano la comunicazione delle infrazioni all’interno dell’Ue ed il relativo pagamento. E se non partono, nemmeno arrivano. E se nemmeno arrivano, non si pagano.

Ergo: se il Dl Sicurezza mi consente di noleggiare un’auto con targa estera a lungo termine e ciò mi permette di fregare il Fisco e di non pagare la multa, sarò così fesso di prendere una macchina con targa italiana?

Targhe estere: cosa diceva prima la legge?

Fino all’approvazione del decreto Sicurezza di Salvini, il Codice della strada diceva che i veicoli immatricolati in uno Stato estero potevano circolare in Italia per un massimo di un anno [1], in base al certificato di immatricolazione dello Stato di origine. Il limite era di 60 giorni per i residenti in Italia.

Trascorso quel periodo, occorreva chiedere la targa italiana per l’auto o la moto o il rimorchio con targa estera, facendo richiesta alla Motorizzazione civile di un foglio di via oltre che, appunto della targa italiana. A restituire allo Stato di origine quella straniera insieme agli altri documenti, ci pensava direttamente la Motorizzazione.
Unica eccezione a questa regola era rappresentata dai cittadini residenti nel Comune di Campione d’Italia. Il che significa che il Codice non faceva ulteriori eccezioni che riguardassero delle auto con noleggio a lungo termine o in leasing.

Chi non rispettava questa regola non poteva circolare in Italia con un’auto con targa estera. Nel malaugurato caso (per lui) in cui l’automobilista venisse «beccato», scattava la sanzione amministrativa da 712 a 2.848 euro. Inoltre, il veicolo veniva sottoposto a fermo e portato in deposito. E se entro 180 giorni non veniva richiesta dall’intestatario la targa italiana, ecco che c’era pure la sanzione accessoria della confisca amministrativa.

Targhe estere: cosa dice adesso la legge

Con il tempo, però, le preghiere dei furbi sono state esaudite. Il Dl Sicurezza ha introdotto una modifica all’articolo 93 del Codice della strada concedendo di circolare illimitatamente a chi prende un’auto a noleggio a lungo termine o in leasing da un operatore con sede in uno Stato dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo che, oltre ai Paesi Ue, comprende anche Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

In altri termini: noleggi una macchina in Francia con targa francese e puoi guidare in Italia quanto ti pare.

Targhe estere: come frega il Fisco il Dl Sicurezza?

Così facendo, è possibile fregare il Fisco grazie al Dl Sicurezza prendendo un’auto a noleggio o in leasing con targa estera in uno dei Paesi citati. I vantaggi sono notevoli perché:

  • la polizza assicurativa ed il bollo si pagano in base alle tariffe del Paese di origine dell’auto, spesso più basse rispetto a quelle italiane (l’Rc auto e le tasse per il possesso e per il passaggio di proprietà delle macchine sono da noi tra le più alte dell’Unione);
  • la maggior parte delle multe non vengono notificate all’estero, a meno che all’automobilista non venga notificata l’infrazione di persona, cosa più unica che rara;
  • al Fisco non risultano quelle auto, quindi il fermo o la confisca risultano praticamente impossibili, così come la presunzione del reddito di chi ha a disposizione un’auto di grossa cilindrata e ha qualche debito con l’Agenzia delle Entrate.

Targhe estere: le multe restano in Italia

Tra i vantaggi di fare il furbo prendendo a noleggio o in leasing un’auto con targa estera grazie al Dl Sicurezza c’è, come dicevamo, quello di non vedere nemmeno l’ombra di una multa. E la questione non riguarda solo il fatto di guidare una macchina senza targa italiana ma anche un eccesso di velocità o l’ingresso non dovuto in una zona a traffico limitato.

Il problema è che, nonostante sia in vigore da 3 anni la possibilità – anzi, l’obbligo – di notificare un’infrazione al Codice della strada all’interno dell’Unione europea, raramente questa pratica viene messa in atto. Se poi parliamo dei veicoli targati in un Paese extracomunitario, non ne parliamo.

I più ligi sono i corpi di Polizia locale delle grandi città in cui c’è un maggior volume di traffico. Ma pensa che nelle casse comunali o provinciali finisce circa il 30% del valore delle multe, perché in Italia non ci sono abbastanza operatori privati che si occupino del recupero dei crediti, perché non ci sono corpi di Polizia nazionali attivi su questo fronte e perché non tutti i corpi di Polizia locale danno un seguito alle infrazioni rilevate. Chi lo fa, incassa complessivamente circa il 40% di quanto dovuto. Un altro 15% viene recuperato grazie al sollecito, cioè all’azione stragiudiziale per convincere il trasgressore a pagare. E siamo al 55%.

Il resto? Quel 45% riguarda chi non è rintracciabile o chi sceglie il braccio di ferro con la Polizia locale per vedere chi si stanca per primo. E spesso sono gli agenti a mollare il colpo per evitare ulteriori costi.


note

[1] Art. 132 cod. str.


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7 Commenti

  1. Buongiorno, mio fratello ha acquistato un auto in germania i primi di maggio, è tornato in italia con targa e assicurazione doganale valevole per un mese. Sia la motorizzazione civile che la Polizia Stradale ha affermato che non può circolare in italia nessuno che sia residente in Italia e abbia una macchina con targa estera. Quindi nemmeno la tolleranza del mese per poterla immatricolare e dimostrando che sono state presentate le pratiche alla motorizzazione. E’ dovuta rimanere ferma per non avere problemi di ogni sorta
    Pier Paolo

  2. mi spiegate come mai se vai in germania e prendi una multa ti arriva a casa prima che fai ritorno tu con l’auto ….. la prendono qua i tedeschi e le multe non partono proprio … che organizzazione di merda.

  3. La presenza di targhe estere qui in Italia è diventata sinonimo di “furbetti”. Cioè, a causa dell’invidia, sentimento umano nobilissimo, che Paolo Villaggio non ha mai smesso di stigmatizzare come molla principale delle umane vicende, orbene, si è creata una nuova “caccia alle streghe”, a causa anche del rancore verso cittadini stranieri con poca grana che vengono a cercare lavoro, invece di portare qui, assieme a BMW, Mercedes, Jaguar e quant’altro, qualche milionata di dollari da spendere per “rimpinguare” le nostre ospitalissime tasche.
    Stranieri poveri o meno, certamente agli italiani “onesti per forza di legge”, ma disonestissimi nel profondo della propria cultura, non va proprio giù che qualcuno possa eludere ciò che per altri è un obbligo forzoso.
    Sarebbe come dire: “Cà nisciuno è fesso”.
    Ma così facendo si è fatta di ogni erba un fascio, senza considerare le situazioni diverse che migliaia di persone vivono normalmente sulla propria pelle.
    Facciamo il caso di un italiano che vive a Praga, perché in questo paese di raccomandati e di “furbetti” non aveva potuto trovare onestamente lavoro nella amatissima e onestissima patria.
    Mentre cercava lavoro colà, ha conosciuto l’anima gemella, con la quale hanno deciso di mettere su famiglia, dato che non si può sempre aspettare, con il rischio di diventare genitori con i capelli bianchi.
    È venuto quindi alla luce un bel bimbo, nato a Praga.
    Questo padre italiano, finché non si è deciso a iscriversi all’AIRE, ha dovuto pagare ogni anno 965 euro di IVIE (IMU per immobili esteri), dato che i suoi genitori, per onorare la nascita del bimbo, di fronte ai consuoceri, essendo il giovane papà disoccupato, gli avevano dato una somma per acquistare un appartamentino di 55 mq a Praga per 130.000 euro.
    Orbene, qui in Italia avrebbe pagato circa 200 euro, per via dei coefficienti catastali “nostrani”, che sono una beffa triviale all’onestà..
    Ma siccome in Repubblica Ceca vale solo il costo di mercato dell’immobile, e siccome c’è un controllo amministrativo piuttosto rigido affinché non si dichiari il falso quanto al prezzo degli immobili, allora qui in Italia è stato obbligo dichiarare come valore catastale 130.000 euro, cioè il valore dell’acquisto, che non è falsificabile in Repubblica Ceca.
    E quindi questo giovane italiano, anziché evadere il fisco e anziché non dichiarare l’immobile, è stato onestissimo e ha fatto tutto alla luce del sole (‘O sole mio).
    Inoltre il fatto che lui abitava lì, in attesa di trovare lavoro, non gli dava diritto a potersi iscrivere all’AIRE, in quanto disoccupato, e quindi, anche se abitava in casa propria, per il nostro “furbettinissimo” fisco, tanto adorato dagli “onesti” italiano che invidiano le targhe straniere, ebbene, per il fisco italiano quell’immobile non era affatto prima casa.

    Immaginate un po’. Cornuto e mazziato.
    Costretto a emigrare, senza poter trovare lavoro, da persona onesta, ottimo pianista e compositore (non spacciatore o investitore immobiliare o esportatore di capitali), ebbene, deve pagare allo Stato Italiano 965 euro all’anno di IVIE, soldi pagati ovviamente dai genitori.
    E quanto si paga in Repubblica Ceca di tassa immobiliare per questo immobile? 25 euro all’anno (dico venticinque).
    E noi tutti a proclamare che abbiamo un fisco giustissimo e nobilissimo, nel pieno diritto di colpire i “furbetti”.
    In questo caso, per il Fisco italiano, il giovane pianista sarebbe quindi un “furbetto” che ha investito capitali all’estero.
    Siete contenti cittadini italiani?
    Un “furbetto” è stato costretto a pagare, finalmente! Qui in Italia.

    Ma torniamo al problema delle targhe.
    Ora il nostro “furbissimo” pianista italiano, che era già iscritto all’AIRE per aver trovato nel frattempo un lavoro temporaneo, ha trovato un lavoro più stabile in Svizzera, a Locarno, come insegnante di musica.

    Siccome in Svizzera le case, sia per l’acquisto che per l’affitto, costano 3 volte (dico tre volte) più che in Italia, e siccome con 4.000 franchi in Svizzera non fai alcun tipo di vita benestante, con famiglia, dato che il costo della vita è tre volte maggiore dell’Italia, quindi il nostro “furbissimo” pianista italiano è costretto a cercare alloggio in Italia, e si accinge a diventare “frontaliero”, senza avere alcuna voglia di risiedere in Italia.
    Pertanto si pongono i problemi della targa dell’auto, che è targata “Repubblica Ceca”.
    Se il nostro paese fosse veramente civile, ora noi europei avremmo da tempo armonizzato ogni problema automobilistico, uniformando tasse e assicurazioni.
    Ma no!!!!!!!!!!!
    Noi siamo onesti, anzi, dei furbissimi invidiosi.
    Facciamo pagare belle tasse sulla benzina e sulle auto, oltre che sulle assicurazioni, per poter mantenere tutto il vasto cancrenoso sistema di corruttele, peculati, sprechi, ruberie, gonfiaggio delle spese, privilegi e mafie che la nostra cara patria sa bene tenere perfettamente in piedi, con il “gaudio” generale.

    Ecco adesso il problema.
    Secondo quella fogna di legge sulle targhe, fatta in modo da punire gli stranieri tutti (facendo finta di derogare in qualche caso), se un italiano con residenza a Praga e residenza in Italia entra in Italia, deve avere la targa italiana, altrimenti è “un delinquente”. Ma lo stesso italiano, se va il Repubblica Ceca con la targa italiana ma con la residenza anche a Praga, rischia il sequestro dell’auto perché dovrebbe avere la targa Ceca.
    Allora, come la mettiamo?
    Secondo me la faccenda dovrebbe essere sistemata in un altro modo.

    Un cittadino residente in Europa dovrebbe avere la targa che meglio crede, fra quelle cui si può collegare una residenza effettiva.
    Poi, per evitare di non essere rintracciabile, ogni cittadino che viaggia in Italia o rispettivamente in altro paese con targa straniera dovrebbe dichiarare con apposito modulo “obbligatoriamente” quale è l’indirizzo di recapito per le infrazioni stradali, con il conseguimento di un permesso che attesti l’avvenuta certificazione dell’indirizzo.
    Questo basterebbe a sistemare gli aspetti civili e penali del problema targa, anche in base all’obbligatorietà dell’assicurazione, che dovrebbe essere uniformata ai parametri europei (intanto esiste la Carta verde).

    Quanto agli aspetti “fiscali”, ebbene il fisco italiano se ne faccia una ragione.
    Qui non stiamo parlando di “Paradisi fiscali”, quelli ove i cari nostri e altrui “miliardari” portano ben altri capitali, frutto di ladrate e di mafie, per sottrarli all’erario, ma di stati europei che hanno regimi fiscali un po’ diversi, ma sicuramente più giusti.
    Basta che si paghino le tasse da qualche parte, no?
    Altrimenti, che “hazzo” di Europa abbiamo fatto?

    E il nostro caro Salvini, che tanto aborrisce l’Europa, e che dichiara di voler abbassare le tasse, perché non comincia con quelle delle automobili, invece di costringere tutti coloro che circolano in Italia ad avere la targa italiana?
    Cos’è, un “sovranismo” autoveicolare? Tipo quello della purezza della lingua di fascistica memoria, cui adesso si deve accompagnare la “purezza” della targa?
    Ma come siamo cretini e provinciali!

    Ma non basta. La compagna del pianista italiano, che vivrà metà tempo a Praga con il bimbo e metà tempo in Italia al confine con Locarno, può portare qui la sua automobile Ceca?
    E che cosa gli faranno, gliela sequestrano se non cambia la targa?
    E come fa, se ella è residente a Praga, essendo che colà vogliono la targa Ceca?

    Insomma, siamo solo degli imbecilli e dei buffoni.
    Ma più di tutti sono buffoni coloro che si riempiono la bocca di paroloni, come “furbetti”, contro coloro che vorrebbero risparmiare qualche centinaio di euro, mentre si guardano bene dal definire “furbetti” i vari Agnelli della FCA, e i vari ricchissimi italiani che delocalizzano all’estero o che esportano fior di milioni e miliardi nei “Paradisi fiscali”.

    Quelli per troppi italiani sono “geni” della finanza, benefattori della patria, da proteggere e da difendere, e mai da costringere a pagare tasse.
    E magari sono proprio coloro, questi grandi evasori, che pagano certi giornali e giornalisti, per scrivere articoli sui “furbetti” delle targhe, in modo da distogliere l’attenzione dai veri “furbetti”, quelli che sono e saranno “intaoccabili” in eterno.

    Ecco la ipocrisia maleodorante di certi predicatori dell’onestà.

    1. Caro Mario, lungo esempio oltremodo complicato, anche se corretto.
      Riassumendo per un residente stabilmente in polonia con targa polacca i punti sono 3:
      1-le multe: ricevute entro 15 gg da francia, svizzera, germania e italia (si anche dall’italia) quindi no problem!
      2-il bollo: tutti gli stati lo hanno praticamente inserito nel prezzo della benzina, per l’italia (dividendo l’ammontare dei bolli per i consumi per autotrazione) sarebbero circa 25 centesimi in una benzina che contiene di tutti dalle guerre
      coloniali ai terremoti, che pagherebbero persino i turisti, quindi no problem.
      3-l’assicurazione: qualunque targa europea puo’ essere immediatamente controllata via internet (non so l’italia) dalla targa, ma qui viene il problema: l’assicurazione all’estero costa, non qualche percentuale, ma alcune volte meno che in italia, ma non perchè i tedeschi, i francesi, i polacchi o i rumeni siano piu’ onesti degli italiani (balla che ci raccontano da anni), ma perchè siamo in balia di un vero e proprio cartello!
      In piu’: che origine ha il ns caro Toninelli che è stato promotore dell’iniziativa ? Naturalmente senza insinuare nulla di illecito.

  4. io lavoro in montagna,e uso per lavoro 2 machine (io e mia moglie)tutte 2 targate in Italia,ma una volta al anno,quando vado nel mio paese, non posso usare la terza macchina targata nel mio paese!?

  5. Buongiorno,

    In questo articolo si parla solo di noleggio a lungo termine o leasing, ma che mi dici del noleggio a breve termine?
    Mi sto spostando verso la Francia e durante il trasloco non avrò più la macchina targata in Italia. Ma voleva fare prestare da un parente, ma se ho capito non potrà funzionare.
    Cosa succede se prendo la macchina a noleggio in Francia (e quindi targata lì) per qualche giorno, essendo ancora residente in Italia? Basta avere il contratto di noleggio?

    Grazie
    Florent

    1. Puoi trovare ulteriori informazioni nei seguenti articoli:
      -Auto con targhe straniere e circolazione in Italia: novità normative https://www.laleggepertutti.it/272589_auto-con-targhe-straniere-e-circolazione-in-italia-novita-normative
      -Si può circolare in Italia con la targa straniera? Auto con targa estera: quando si può guidare in Italia, quando scatta l’obbligo di reimmatricolazione e quando la confisca? Residenza normale: cos’è? https://www.laleggepertutti.it/323576_si-puo-circolare-in-italia-con-la-targa-straniera
      -Auto con targa straniera: come opera il divieto di circolazione https://www.laleggepertutti.it/291773_auto-con-targa-straniera-come-opera-il-divieto-di-circolazione

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