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Autovelox: multa nulla se nella foto si vede solo la targa

10 Giugno 2019
Autovelox: multa nulla se nella foto si vede solo la targa

Contravvenzioni per eccesso di velocità: se non c’è una panoramica della strada il verbale può essere impugnato.

Esulteranno i multati dall’autovelox nel sapere che, proprio ora, la giurisprudenza ha chiarito un principio determinante per impugnare la multa: affinché il verbale sia valido, alla polizia non basta fare una foto all’auto o alla sua targa, ma è necessario che si veda tutta la strada. Perché mai? Semplice: perché il multato deve sapere se a fare scattare il rilevatore della velocità è stato davvero lui o un altro conducente che passava di lì in quello stesso istante, magari sulla corsia di sorpasso.

A chiarire questo fondamentale aspetto è una sentenza del giudice di pace di Avellino (sent. n. 1241/2019).

Questo, in pratica, significa che, se nel momento in cui ti arriva il verbale della polizia chiedi di visionare il fotogramma che dimostra l’infrazione e da quello non vedi che la tua auto, ma non appare alcun dettaglio della strada, allora la contravvenzione è illegittima. Serve, detto in parole ancora più povere, una panoramica del luogo.

Il giudice campano avverte: la foto deve essere «perpendicolare» al senso di marcia percorso dall’automobilista. E non può limitarsi a riprendere solo il veicolo multato o, peggio ancora, il dettaglio della targa.

In buona sostanza, la foto non deve lasciare alcun dubbio in merito al fatto che sia stato solo il veicolo sanzionato a interagire con i raggi dell’autovelox.

Del resto – spiega il giudice – la legge pone, come alternativa alla tradizionale fotografia di rilevamento della velocità, anche un video. Questo avviene non certo per caso: il video infatti è la “prova provata” che, sulla strada, in quell’attimo in cui si accende la lucina rossa dell’autovelox, davanti all’apparecchio c’è solo il conducente multato.

In questo, il giudice di pace si richiama al consolidato orientamento della Cassazione (sent. n. 14514/2019) secondo cui «le foto devono essere, sia quella della violazione, eseguita perpendicolarmente al senso di marcia del veicolo per essergli conferita piena prova sull’effettività che il veicolo e solo esso abbia interagito con i raggi o magneti di rilevamento, sia quindi una serie di foto che riconducano sempre ineccepibilmente all’ultimo fotogramma l’identificazione dei dati d’immatricolazione del veicolo».

In altre parole – come già detto dalla suprema Corte – la contestazione dell’infrazione è valida solo se il rilievo fotografico è stato eseguito in tutto lo spazio controllato dall’apparecchiatura di rilevamento.

«Quindi, la registrazione completa dell’evento vuol dire che indispensabilmente va fatta dal momento della misurazione della velocità fino ai dati di identificazione del veicolo, cioè la foto della targa». «Pertanto – e qui conclude – non è sufficiente la foto della targa».


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