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Gratuito patrocinio in appello

11 Giugno 2019
Gratuito patrocinio in appello

La parte che ha perso il primo grado ed è rimasta soccombente può proporre appello con il gratuito patrocinio?

Hai un reddito molto basso, così basso che ti è stato riconosciuto un avvocato gratis, pagato dallo Stato. È stato lo stesso legale a cui ti sei rivolto a prospettarti la possibilità di ottenere il cosiddetto gratuito patrocinio. Ti sei così fatto assistere e difendere in una causa senza sborsare un euro né per spese vive, né per tasse, né per la relativa parcella. Tuttavia, alla fine del processo, il giudice ti ha dato torto. Ti è andata bene perché non ti ha condannato alle spese processuali (che, anche in ipotesi di gratuito patrocinio, avresti dovuto sostenere da te). Ora però sei intenzionato a impugnare la sentenza: ritieni infatti che sia frutto di una clamorosa svista da parte del magistrato e che pertanto vada riformata. Ti chiedi a questo punto come funziona il gratuito patrocinio in appello, se cioè sei tenuto a presentare una nuova richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato o se è sufficiente l’autorizzazione già ottenuta per il primo grado. Il tuo avvocato sostiene invece che non è possibile essere ammessi al gratuito patrocinio se si è perso il primo grado. È davvero così?

La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una recente ordinanza [1].

Gratuito patrocinio: cos’è e come funziona

Chiunque si trovi in gravi difficoltà economiche e deve affrontare un processo civile, tributario, amministrativo o penale può richiedere di essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato, detto anche “gratuito patrocinio“. Si tratta di un beneficio che consente di agire o difendersi davanti al giudice senza pagare le relative spese.

La parte richiedente viene ammessa solo a condizione che le sue ragioni risultino a prima vista fondate (la legge richiede che le sue ragioni siano “non manifestamente infondate”).

Cosa comprende il gratuito patrocinio?

Le spese per le consulenze stragiudiziali sono escluse dal gratuito patrocinio salvo che siano seguite dalla successiva azione giudiziaria [2].

La legge [3] dispone espressamente che il gratuito patrocinio comprende ogni grado e fase del processo e tutte le eventuali procedure, derivate e accidentali, comunque connesse.

Secondo alcuni tribunali – espressisi prima dell’imminente riforma – il gratuito patrocinio ricomprende anche la fase della mediazione obbligatoria preprocessuale anche quando la mediazione, per il suo esito positivo, non sia seguita dal processo [4].

Il gratuito patrocinio vale anche nella fase dell’esecuzione forzata e quindi ricopre gli onorari dell’avvocato per il pignoramento o qualsiasi altra procedura esecutiva. Stesso discorso vale nei processi di revisione, revocazione e opposizione di terzi, sempre che l’interessato debba o possa essere assistito da un difensore o da un consulente tecnico [5].

La legge [6] stabilisce che la parte ammessa al gratuito patrocinio in primo grado e che abbia perso la causa non può chiedere nuovamente l’ammissione per proporre impugnazione (salvo che per l’azione di risarcimento del danno nel processo penale).

Gratuito patrocinio e appello

Due sono le norme che rilevano per quanto riguarda l’ammissione al gratuito patrocinio anche in appello. Potrebbero apparire in contrasto, ragion per cui è dovuta intervenire la Cassazione a dipanare i dubbi.

La prima norma, che abbiamo già citato prima [3], dispone quanto segue:

«L’ammissione al patrocinio è valida per ogni grado e per ogni fase del processo e per tutte le eventuali procedure, derivate ed accidentali, comunque connesse».

La seconda norma [6] invece stabilisce che:

«La parte ammessa rimasta soccombente [in primo grado] non può giovarsi dell’ammissione per proporre impugnazione…».

Si prospettano allora i seguenti dubbi:

  • chi è ammesso al gratuito patrocinio e ha vinto in primo grado, qualora l’avversario faccia appello e per lui si presenti la necessità di costituirsi e difendersi, deve presentare una nuova domanda di ammissione al gratuito patrocinio anche per il secondo grado?
  • chi ha perso in primo grado può presentare appello avvalendosi del gratuito patrocinio?
  • chi ha perso in primo grado può presentare appello pagando da sé l’avvocato?

Ecco le risposte.

Il gratuito patrocinio vale anche per l’appello?

Chi vince il primo grado ed è costretto a difendersi in appello dall’impugnazione proposta dal suo avversario può giovarsi dell’ammissione al gratuito patrocinio già presentata per il primo grado, senza quindi bisogno di presentare una nuova richiesta di autorizzazione.

Chi perde in primo grado e vuol impugnare la sentenza non può giovarsi dello stesso provvedimento di ammissione al gratuito patrocinio ottenuto per il primo grado ma ha ugualmente la possibilità di ripresentare la domanda e di ottenere una nuova ammissione. Domanda che sarà sottoposta di nuovo al vaglio di fondatezza dell’azione.

Come chiarito dalla Cassazione, è vero che la norma citata impedisce alla parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato e rimasta soccombente in primo grado di avvalersi dell’ammissione al fine di proporre impugnazione. Ma essa non le impedisce di presentare una nuova richiesta di autorizzazione, autorizzazione che le sarà concessa se ne ricorrano i presupposti con riferimento al giudizio di impugnazione. Il provvedimento di ammissione che si riferisce ad un grado di giudizio non può infatti essere automaticamente esteso anche alla successiva fase, con la conseguenza che, in caso di soccombenza della parte ammessa, è necessaria una nuova istanza di ammissione.

Nulla ovviamente toglie che, in caso di rigetto della richiesta di ammissione al gratuito patrocinio, la parte possa comunque decidere di fare appello pagando da sé il proprio difensore.


note

[1] Cass. ord. n. 11470/19 del 30.04.2019.

[2] Cass. SU 18 aprile 2013 n. 9529, Cass. 23 novembre 2011 n. 24723.

[3] Art. 75 c. 1 DPR 115/2002.

[4] Trib. Trieste 29 novembre 2017 n. 6797), Trib. Bologna 13 settembre 2017.

[5] Art. 75 c. 2 DPR 115/2002.

[6] Art. 120 DPR 115/2002

 

Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 19 dicembre 2018 – 30 aprile 2019, n. 11470

Presidente Gorjan – Relatore Picaroni

Fatti di causa

1. Il Presidente delegato della Corte d’appello di Milano, con ordinanza pubblicata in data 11 marzo 2015, ha rigettato l’opposizione proposta ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170 dall’avv. C.S. avverso il provvedimento con il quale era stata rigettata la richiesta di liquidazione del compenso per l’attività difensiva prestata in favore di B.P. , già ammessa al patrocinio a spese dello Stato e rimasta soccombente nel giudizio di primo grado. Nell’interesse della B. , infatti, l’avv. C. aveva proposto appello avverso la sentenza del Tribunale di Milano n. 1034 del 2009, previa autorizzazione del competente Consiglio dell’ordine.

2. Il giudice dell’opposizione ha rigettato la richiesta di liquidazione ritenendo che il disposto di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 75, comma 1, trovi applicazione, nel processo d’impugnazione, nella sola ipotesi in cui la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato sia risultata vincitrice e debba contrastare il gravame.

3. Per la cassazione del provvedimento indicato l’avv. C. ricorre ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 7. Il Ministero della giustizia ha depositato atto di costituzione finalizzato alla partecipazione alla discussione. Il pubblico ministero ha depositato conclusioni scritte con richiesta di accoglimento del ricorso.

Ragioni della decisione

1. Con l’unico motivo è denunciata la violazione della normativa sul patrocinio a spese dello Stato di cui al D.P.R. n. 115 n. 2002, in particolare dell’art. 120, e si contesta l’affermazione secondo cui la norma indicata circoscriverebbe l’operatività dell’istituto del patrocinio a spese dello Stato in fase di impugnazione al solo caso in cui la parte ammessa al beneficio sia risultata vincitrice nel precedente grado di giudizio.

2. La doglianza è fondata.

2.1. La disposizione di cui all’art. 120 D.P.R. cit., che preclude alla parte ammessa e rimasta soccombente di giovarsi dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato ottenuta in primo grado al fine di proporre impugnazione, non può essere ragionevolmente interpretata nel senso di consentire alla sola parte risultata vincitrice in primo grado di poter beneficiare dell’istituto in questione. Una tale interpretazione, che peraltro non trova giustificazione nel tenore letterale della norma, sarebbe incompatibile con il principio di difesa sancito dall’art. 24 Cost. con riferimento ad ogni stato e grado del procedimento.

Diversamente da quanto affermato nel provvedimento qui impugnato, si deve ritenere che la parte ammessa al beneficio a spese dello Stato che intenda impugnare la sentenza a sé sfavorevole deve potersi giovare dell’istituto del patrocinio a spese dello Stato, sempre che ricorrano le condizioni necessarie per essere ammessi al beneficio in questione con riferimento al giudizio di impugnazione, e poiché il provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato che si riferisca ad un grado di giudizio non può automaticamente estendere i suoi effetti alla successiva fase, diventa necessario, in caso di soccombenza della parte ammessa, proporre una nuova istanza di ammissione al beneficio.

2.2. Nel caso in esame, la parte già ammessa al patrocinio a spese dello stato e risultata soccombente in primo grado, aveva presentato nuova istanza di ammissione ai fini dell’esperimento dell’impugnazione, che era stata accolta dal Consiglio dell’ordine degli avvocati di Milano. Sussistono pertanto i requisiti per fare luogo alla liquidazione del compenso al difensore.

3. All’accoglimento del ricorso segue la cassazione del provvedimento impugnato con rinvio al giudice designato in dispositivo, il quale provvederà anche a liquidare le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa il provvedimento impugnato e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte d’appello di Milano, in persona di diverso magistrato.

 


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