Diritto e Fisco | Articoli

Esonero lavoro notturno per depressione

12 Giugno 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Giugno 2019



Il lavoratore con patologie depressive ha il diritto di essere esonerato dal turno di notte?

Il datore di lavoro non può adibire un dipendente ai turni notturni senza prima aver disposto appositi accertamenti sanitari. Per svolgere l’attività lavorativa nelle ore notturne, difatti, è necessario il giudizio di idoneità del medico competente: senza questo giudizio, non è possibile spostare il dipendente al turno notturno.

Ma chi ha la depressione può essere adibito al lavoro notturno? A questo proposito, è importante innanzitutto sapere che il lavoratore affetto da depressione, in alcune ipotesi (ad esempio depressione maggiore ricorrente, sindrome depressiva endoreattiva), ha diritto al riconoscimento dell’invalidità.

L’esonero dal lavoro notturno per depressione, ad ogni modo, non dipende dal solo riconoscimento dell’invalidità, ma dalla compatibilità delle condizioni di salute del lavoratore con lo svolgimento dell’attività nelle ore notturne.

Il medico competente, per emettere un giudizio d’inidoneità, deve dimostrare obiettivamente le reali possibilità che il lavoro notturno causi un danno alla salute o alla sicurezza del dipendente. Ma procediamo con ordine.

Come funziona il lavoro notturno?

In base alla normativa in materia [1], il lavoro notturno consiste nell’attività lavorativa svolta per almeno 7 ore consecutive nell’intervallo tra la mezzanotte e le 5 del mattino. I contratti collettivi possono prevedere fasce orarie più ampie.

È considerato lavoratore notturno chi, nella fascia oraria notturna, svolge:

  • l’attività lavorativa ordinaria per almeno 3 ore;
  • una parte dell’attività lavorativa, secondo le specifiche dei contratti collettivi, nel caso in cui il lavoro notturno non sia prestato in maniera sistematica.

Se il contratto collettivo non prevede un’apposita disciplina, è considerato lavoratore notturno chi svolge l’attività per almeno 3 ore durante la fascia oraria notturna, per un minimo di 80 giornate lavorative all’anno (che devono essere riproporzionate, in caso di lavoro part time).

Chi è depresso è invalido?

Al lavoratore affetto da patologie depressive può essere riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa, ossia una percentuale d’invalidità. Le linee guida Inps per l’accertamento degli stati invalidanti, ad esempio, collegano alla depressione le seguenti percentuali d’invalidità:

  • depressione maggiore, episodio ricorrente (tab. c1-c2, deficit moderato): invalidità dal 61 all’80%;
  • depressione maggiore, episodio ricorrente (tab. c1-c2, deficit grave): invalidità del 100%;

Ecco invece che cosa prevedono le tabelle per il riconoscimento dell’invalidità civile:

  • sindrome depressiva endoreattiva lieve : invalidità del 10%;
  • sindrome depressiva endoreattiva media: invalidità del 25%;
  • sindrome depressiva endoreattiva grave: invalidità dal 31% al 40%;
  • nevrosi ansiosa : invalidità del 15%;
  • sindrome depressiva endogena lieve: invalidità del 30%;
  • sindrome depressiva endogena media: invalidità dal 41% al 50%;
  • sindrome depressiva endogena grave: invalidità dal 71% all’80%.

Chi è depresso ha la legge 104?

Al lavoratore affetto da sindrome depressiva possono essere accordati i benefici della Legge 104, nell’ipotesi in cui sia riconosciuto portatore di handicap. Ricordiamo che è considerato portatore di handicap chi presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, sia stabile che progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa.

Può dunque essere riconosciuto un handicap a seguito della depressione del lavoratore, a causa delle difficoltà sia lavorative che relazionali che la patologia comporta.

Il lavoratore invalido per depressione è esonerato dal lavoro notturno?

Se il lavoratore invalido per depressione deve essere adibito al lavoro notturno, deve essere valutato il suo stato di salute, attraverso una visita medica preventiva: l’accertamento sanitario serve a verificare l’assenza di controindicazioni a questa tipologia di orario. A seguito della visita, il medico competente può emettere un giudizio di:

  • idoneità al lavoro notturno;
  • idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni, indicazioni o limitazioni;
  • inidoneità temporanea, con precisazione dei limiti temporali di validità;
  • inidoneità permanente.

Il giudizio di idoneità al lavoro notturno prescinde dal possesso di una determinata percentuale d’invalidità, ma è basato sulle condizioni fisiche e psichiche generali del dipendente, in rapporto alla possibilità di svolgere l’attività lavorativa nelle ore notturne.

L’accertamento sanitario può essere effettuato non solo dal medico competente, ma anche da una struttura sanitaria pubblica.

In base a quanto osservato, è molto difficile che il personale sanitario possa dichiarare il lavoratore invalido per depressione idoneo al lavoro notturno: in ogni caso, il lavoratore adibito ai turni notturni deve essere sottoposto a controlli sanitari periodici, almeno ogni 2 anni, a carico del datore di lavoro.

Lavoratore depresso non idoneo al lavoro notturno

Se, a seguito degli accertamenti sanitari da parte del medico competente o delle strutture pubbliche, è verificata l’inidoneità del lavoratore depresso allo svolgimento dell’attività nelle ore notturne, il dipendente deve essere spostato al lavoro diurno.

Se non è disponibile in azienda un posto di lavoro diurno per mansioni equivalenti, il datore di lavoro può licenziare il dipendente per giustificato motivo oggettivo.

Lavoro notturno vietato: per chi?

In alcune ipotesi, il lavoro notturno è vietato. Si tratta dei seguenti casi:

  • lavoratrici, dall’accertamento dello stato di gravidanza sino al compimento di un anno di età del bambino;
  • lavoratori minorenni, che non possono essere adibiti al lavoro tra la mezzanotte e le 7 o tra le 23 e le 6; chi ha compiuto 16 anni può essere adibito al lavoro notturno solo in casi eccezionali.

Esonero dal lavoro notturno

In ulteriori ipotesi, il lavoratore non è obbligato a svolgere lavoro notturno:

  • se genitore di un figlio minore di 3 anni;
  • se genitore unico affidatario di un figlio sotto i 12 anni;
  • se assiste un familiare con handicap;
  • in base alle previsioni del contratto collettivo applicato.

note

[1] Art. 1, Co. 2 lett. d)-e), D.Lgs. 66/2003; Art. 41, Co. 1 e 14, DL 112/2008.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA