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Arriva il prelievo sui contanti nelle cassette di sicurezza

12 Giugno 2019
Arriva il prelievo sui contanti nelle cassette di sicurezza

La proposta di Salvini: potremmo usare i soldi per finanziare la crescita.

Poiché versare contanti sul proprio conto, senza poterne giustificare la provenienza, fa scattare l’accertamento fiscale, numerosi italiani li lasciano nelle cassette di sicurezza piuttosto che sotto il materasso di casa (molto meno sicuro). A quanto sembra, ci sono fiumi di ricchezza liquida nascosti nelle cassette segrete delle banche. Ragion per cui Salvini vorrebbe ora tassarli, a prescindere dal fatto che si tratti di soldi evasi o frutto di risparmi. 

In buona sostanza, la proposta del leader del Carroccio è applicare un prelievo sui contanti chiusi nelle cassette di sicurezza: una tassa per poter usare il denaro e rimetterlo in circolo.

«Serve per far emergere il denaro contante depositato in banca e fermo» ha detto Salvini. «In questo modo, daremmo il diritto di utilizzarli, e lo Stato incasserebbe miliardi da reinvestire per la crescita».

Ecco l’ennesimo modo per “aumentare le tasse senza aumentare le tasse”. Peccato però che la proposta ha un ché di incostituzionale. Difatti, si applicherà su tutti i contribuenti una presunzione “assoluta” di evasione che non si potrà vincere con nessuna prova contraria. Né ci sarà modo di difendersi in tribunale e di contestarla. In buona sostanza, se la legge dovesse passare, qualsiasi importo di denaro in contanti, chiuso in una cassetta di sicurezza della banca, sarà trattato né più né meno del “nero” sottratto al fisco. E quindi, la tassa altro non sarebbe che una sanzione fiscale. 

Anche Gentiloni aveva già avanzato una proposta del genere, ma senza riuscirci. Salvini ne prende l’idea e rilancia la rottamazione delle cassette di sicurezza, con un’aliquota della tassazione che dovrebbe andare tra il 15 e il 20%. In buona sostanza, se hai nascosto 10mila euro in banca, ne lascerai allo Stato ben 2.000!

A cosa serviranno questi soldi? Neanche a dirlo: a convincere l’Ue a non applicarci la multa da 3,5 miliardi di euro per lo sforamento del nostro debito pubblico.

La questione nasce da una norma contenuta nel Testo Unico delle imposte sui redditi: l’articolo 36. In base a tale norma, tutti i versamenti di contanti e i bonifici ricevuti sul conto, che non hanno una corrispondente voce nella dichiarazione dei redditi, si presumono denaro in nero, sottratto alle tasse. Il contribuente si salva dall’accertamento fiscale e quindi dalla tassazione solo se riesce a dimostrare la provenienza lecita del denaro: dovrebbe cioè provare che tali somme sono esentasse (ad esempio un risarcimento o la donazione di un genitore) o già tassate alla fonte (ad esempio una vincita al gioco). Questo porta però a non poter giustificare una serie di situazioni come, ad esempio, i risparmi accumulati nel salvadanaio di casa o una scommessa tra amici. Il che equivale a dover conservare il denaro in un posto diverso dal conto corrente, la cui lista movimenti viene comunicata all’ufficio delle imposte. Ecco la ragione del largo impiego delle cassette di sicurezza. Non c’è dubbio che, il più delle volte, in esse finisce anche il frutto dell’evasione. Ma con la nuova proposta verranno tassati tutti, buoni e “cattivi”.

Il problema, a questo punto, è prevalentemente pratico: se è vero che il contenuto delle cassette di sicurezza è segreto anche alla banca, il nuovo prelievo rischia di diventare una sorta di auto-tassazione, subordinato cioè alla dichiarazione spontanea del contribuente. E già possiamo immaginare come andrà.

Nel frattempo, l’Agenzia delle Entrate fa sapere che l’ultima rottamazione ha soddisfatto le aspettative. Le richieste di adesione alla “pace fiscale” (rottamazione ter e saldo e stralcio), al 30 aprile scorso, sono state complessivamente pari a circa 1,7 milioni, di cui circa 332mila richieste relative al ‘saldo e stralcio’ e circa 1,4 milioni alla “rottamazione-ter”. I dati sono stati forniti dal direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, Antonino Maggiore, nel corso di un’audizione in commissione Finanze del Senato. Il nuovo termine per aderire alla rottamazione delle cartelle è fissato per il 31 luglio, dopo il via libera delle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera all’emendamento della Lega che riapre appunto i termini. La riapertura rispetto alla scadenza del 30 aprile scorso prevede che il debitore entro il 31 luglio prossimo dichiari la propria volontà, con le modalità già previste per la rottamazione-ter, di voler aderire optando per il pagamento in un’unica soluzione al 30 novembre prossimo, ovvero in massimo 17 rate, la prima delle quali sempre al 30 novembre. Riaperti anche i termini per il saldo e stralcio.


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