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Pensione minima donne

16 Giugno 2019 | Autore:
Pensione minima donne

Qual è il trattamento pensionistico minimo al quale hanno accesso le lavoratrici?

Senti spesso parlare di pensione minima delle lavoratrici, ma non sai di che cosa si tratta?

Innanzitutto, devi tener presente che la pensione minima, o integrazione al trattamento minimo, è uguale sia per gli uomini che per le donne; anche le maggiorazioni sulla pensione eventualmente spettanti si applicano nella stessa misura. Nulla cambia anche in rapporto alla pensione di cittadinanza, calcolata allo stesso modo a prescindere dal sesso di chi richiede la prestazione.

Che cos’è, allora, la pensione minima donne? In realtà, non esiste una pensione minima accessibile solo alle donne: con questo termine, in passato, si indicava la pensione di vecchiaia, in quanto raggiunta con dei requisiti contributivi minimi, ossia molto bassi, e con un’età anagrafica differente per le donne (meno elevata rispetto a quella richiesta per gli uomini). Attualmente, però, i requisiti per la pensione di vecchiaia sono uguali, sia per le lavoratrici che per i lavoratori.

Col termine pensione minima donne, sino a qualche anno fa si indicava anche la pensione di anzianità, raggiunta con un requisito di età minimo, inferiore per le lavoratrici, rispetto a quello richiesto per i lavoratori.

Ad oggi, invece, è chiamata pensione minima per le lavoratrici, in modo improprio, la pensione anticipata con opzione donna, in quanto si ottiene con requisiti molto più elastici rispetto a quelli previsti per la pensione di vecchiaia ed anticipata ordinaria, e prevede un trattamento molto basso, a causa del ricalcolo contributivo della prestazione, ma adeguato al trattamento minimo.

È chiamata pensione minima donne anche la prestazione che può essere ottenuta presso il fondo di previdenza delle casalinghe a 57 anni di età: in questa ipotesi, il trattamento deve raggiungere una cifra almeno pari a 549,59 euro mensili, cioè a 1,2 volte l’assegno sociale (che per il 2019 ammonta a 457,99 euro). Tuttavia, anche se la gestione previdenziale è chiamata fondo Casalinghe, parlare di pensione minima donne non è corretto, in quanto i versamenti sono aperti anche agli uomini.

Come funziona la pensione minima donne?

La pensione anticipata per le lavoratrici con requisiti minimi, o opzione donna, è un trattamento di previdenza che può essere ottenuto con requisiti nettamente inferiori rispetto a quelli previsti per la pensione anticipata o di vecchiaia ordinaria.

Il requisito di età, difatti, è pari a 59 anni per le lavoratrici autonome, ed a 58 anni per le dipendenti: è dunque molto più elastico rispetto al requisito anagrafico di 67 anni previsto per la pensione di vecchiaia, ma anche rispetto al requisito di età previsto per la pensione anticipata contributiva, pari a 64 anni o, ancora, al requisito di 62 anni previsto per la nuova pensione quota 100.

Il requisito contributivo previsto per opzione donna è nettamente inferiore a quello previsto per la pensione anticipata ordinaria o dei lavoratori precoci: l’opzione richiede soli 35 anni di contributi, contro 41 anni e 10 mesi ed i 41 anni richiesti, rispettivamente, dalle due tipologie di trattamento menzionate.

Attenzione, però: i requisiti di età e contributivi richiesti da opzione donna devono essere maturati entro il 31 dicembre 2018. Inoltre, a partire dalla data di perfezionamento dei requisiti, si deve attendere un periodo di finestra pari a 12 mesi per le dipendenti ed a 18 mesi per le autonome.

A quanto ammonta la pensione minima donne?

In cambio dei requisiti minimi, alle lavoratrici che si avvalgono di opzione donna la pensione è calcolata attraverso il sistema interamente contributivo: di solito questo sistema risulta penalizzante rispetto ai sistemi di calcolo retributivo e misto, in quanto basato solo sui versamenti accreditati, e non sugli ultimi redditi. In ogni caso, a differenza della generalità delle prestazioni calcolate col sistema contributivo, questo trattamento è integrabile al minimo.

A quanto ammonta la pensione minima casalinghe?

La pensione delle casalinghe, se liquidata dai 57 ai 64 anni di età, deve ammontare a un minimo di 1,2 volte l’assegno sociale: deve quindi risultare almeno pari a 549,59 euro mensili.

Se l’assegno non raggiunge questo importo minimo, è necessario attendere i 65 anni di età. La pensione delle casalinghe non è integrabile al trattamento minimo.

Per ottenere la pensione nel fondo casalinghe, comunque, sono necessari almeno 5 anni, cioè 60 mesi, di contributi: per ogni anno deve essere versato un minimo di 310 euro.

E se la casalinga non ha mai versato i contributi? In questo caso, in presenza dei requisiti di reddito, può spettare l’assegno sociale, eventualmente aumentato dall’importo della pensione di cittadinanza (in presenza di ulteriori requisiti)



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