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Mantenimento figli: legge

19 Luglio 2019 | Autore:
Mantenimento figli: legge

Quali sono le regole sul mantenimento dei figli prima e dopo la crisi di coppia  

Il sogno di molti è quello di vivere una felice relazione di coppia allietata dalla presenza dei figli. Un sogno che spesso diventa realtà. Una realtà che può assumere le forme del matrimonio o della semplice convivenza. In tutti e due i casi, se la coppia genera figli, questi ultimi sono comunque protetti. E’ la Costituzione [1] a prevedere in forma solenne il dovere dei genitori, anche se non uniti in matrimonio, a mantenere, educare ed istruire i figli. Chi poi sceglie il matrimonio (civile o concordatario) si sente ripetere durante la celebrazione la formula di legge [2] che gli ricorda il dovere di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali ed aspirazioni. Di logica conseguenza questi doveri, che nascono semplicemente dal fatto di aver messo al mondo un figlio, non possono venir meno nel momento in cui fallisce la storia d’amore della coppia.

Se la coppia unita in matrimonio si separa e poi divorzia o se la coppia di conviventi mette fine alla propria relazione, i figli non possono essere abbandonati. E’ evidente che la rottura della relazione coniugale o della convivenza avrà comunque degli effetti psicologici sui figli, ma la legge cerca quantomeno di garantire ai figli che i loro genitori non potranno abbandonarli moralmente ed economicamente. A questo scopo esistono delle regole, che esamineremo, con cui viene regolato dalla legge il mantenimento dei figli. Ci sono, infatti, criteri che stabiliscono le modalità con cui entrambi i genitori devono farsi carico dei loro figli sia durante il matrimonio (o la convivenza) sia dopo la fine della relazione (sancita dalla separazione, dal divorzio o dalla fine della convivenza).

Quali sono i diritti dei figli?

Per affrontare con la dovuta precisione l’argomento del mantenimento dei figli, occorre partire dai diritti che la legge [3] riconosce ai figli.

Sono diritti che spettano ad ogni figlio indipendentemente dal fatto che sia nato da una coppia unita in matrimonio o meno.

Il figlio ha diritto:

  • di essere mantenuto, educato, istruito ed assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni;
  • di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti (pensiamo innanzitutto ai rapporti con i fratelli, con i nonni, con gli zii);
  • di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano se ha compiuto dodici anni e anche se ha una età inferiore se è capace di discernimento.

Ma, com’è giusto che sia, accanto ai sacrosanti diritti che il figlio in quanto tale ha, esistono i doveri.

E la legge [4] lo chiarisce in modo puntuale nel momento in cui afferma che il figlio:

  • deve rispettare i genitori;
  • deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa.

Il figlio ha il diritto di essere mantenuto dai genitori

Come funziona il mantenimento dei figli quando la coppia non è in crisi?

Fino al momento in cui la coppia vive felice e serena, la legge [5] individua le modalità con cui i genitori devono adempiere al loro dovere di mantenere i figli. E, infatti, è stabilito che: i genitori devono adempiere i loro doveri verso i figli in proporzione alle loro sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale e casalingo.

Viene riconosciuta dalla legge la grande valenza (in passato spesso negata) del lavoro casalingo delle donne che viene giustamente posto sullo stesso piano del lavoro professionale. Non si potrà più sostenere, quindi, che la madre casalinga dia un apporto inferiore a quello del padre professionista solamente perché il lavoro casalingo non è stipendiato. E non si potrà più dire che una madre casalinga non stia mantenendo i propri figli perché, essendo casalinga, non produce reddito: è vero, invece, esattamente il contrario.

Detto questo, occorre aggiungere che la legge [6] tutela i figli anche nel caso in cui i genitori non abbiano i mezzi sufficienti per mantenerli. In questa circostanza, infatti, saranno gli ascendenti più prossimi, cioè i nonni dei figli della coppia, a dover fornire ai genitori le sostanze necessarie affinché possano adempiere ai loro doveri verso i figli.

Ed anche quando uno dei genitori non dovesse adempiere ai propri doveri, è prevista la possibilità di chiedere al presidente del tribunale [7] di ordinare che una quota dei redditi del genitore che non mantiene i propri figli sia destinata direttamente all’altro genitore o a chi in quel momento stia provvedendo a mantenerli, istruirli ed educarli.

I genitori devono assistere moralmente i figli

Come funziona il mantenimento dei figli in caso di crisi della coppia?

Nelle ipotesi piuttosto frequenti in cui i genitori pongano fine alla loro relazione (con la separazione ed il divorzio o, per le coppie non sposate, semplicemente con la fine della convivenza), il dovere del mantenimento dei figli non cessa.

Il dovere del mantenimento permane anche quando i genitori pongono fine alla loro relazione; in questo caso la legge [8] detta alcune regole fondamentali.

Eccole:

  • ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in proporzione al proprio reddito, fatta salva la possibilità che i genitori raggiungano diversi accordi (che il giudice valuterà nell’interesse dei figli);
  • in mancanza di accordo tra i genitori, è il giudice che può stabilire che un genitore corrisponda all’altro un assegno periodico tenendo conto delle attuali esigenze del figlio, del tenore di vita che il figlio godeva durante il periodo in cui i genitori convivevano, dei tempi di permanenza con ciascuno dei genitori, delle risorse economiche di ciascun genitore e del valore economico dei compiti domestici e di cura svolti dal genitore (di solito dalla madre).

Se, dunque, tra i genitori separati, divorziati o la cui convivenza è finita, non si raggiunge un accordo, è il giudice che può determinare un assegno periodico per garantire il mantenimento dei figli.

Non esistono tabelle fisse valide in tutta Italia per convertire in denaro i criteri che abbiamo elencato sopra.

Alcuni tribunali, però, adottano dei parametri di riferimento per cui, in via orientativa, si può dire che per un genitore (di solito il padre) con reddito intorno ai 1.500,00 euro mensili che non abbia proprietà immobiliari (oltre alla casa coniugale )o ingenti depositi di denaro, l’ammontare dell’assegno di mantenimento per i figli (considerata anche l’eventuale assegnazione della casa coniugale alla ex moglie o ex compagna) sarà pari:

  • a circa 400,00 euro per un figlio;
  • a circa 650,00 euro per due figli.

L’obbligo di mantenimento dei figli esiste anche se la coppia non c’è più

note

[1] Art. 30 Cost.

[2] Art. 147 cod. civ.

[3] Art. 315 bis cod. civ.

[4] Art. 315 bis, 4° co., cod. civ.

[5] Art. 316 bis cod. civ.

[6] Art. 316 bis, 1° co., cod. civ.

[7] Art. 316 bis, 2° co., cod. civ.

[8] Art. 337 ter cod. civ.


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