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Braccialetto elettronico: legale per controllare i dipendenti?

3 febbraio 2018


Braccialetto elettronico: legale per controllare i dipendenti?

> Business Pubblicato il 3 febbraio 2018



Lavoro con braccialetto elettronico: un sistema pensato per risparmiare tempo, aumentando la produttività. Ma cosa dice la legge sul punto?

Amazon, il colosso dell’e-commerce, ha brevettato un dispositivo in grado di velocizzare la ricerca dei prodotti stoccati nei magazzini da parte dei dipendenti e, di conseguenza, di monitorare con precisione dove i lavoratori “mettono le mani”. Si tratta di un braccialetto elettronico pensato per guidare i dipendenti nella giusta direzione, controllando di fatto tutti i loro movimenti. Il dispositivo, infatti, trasmette i dati dell’ordine effettuato su un  mini computer che il dipendente dovrà portare al polso. Il lavoratore, quindi, grazie al braccialetto, sarà in grado di individuare con precisione e più velocemente dove si trova la merce, prenderla e poi passare immediatamente al compito successivo.

La multinazionale, pertanto, si è guadagnata la reputazione di una società che trasforma i dipendenti in robot con l’obiettivo di raggiungere appieno gli ambiziosi target di consegna stabiliti dalla società statunitense. La nuova tecnologia ha destato molta preoccupazione, in quanto potrebbe aumentare il potere dell’azienda di controllare i lavoratori. La domanda, dunque, sorge spontanea: si può usare un braccialetto elettronico per controllare i dipendenti?

Braccialetto elettronico: il controllo a distanza

In realtà, quello di cui si è parlato sui giornali ed in Tv– spesso con toni molto allarmisti e preoccupati – non è un dispositivo creato per controllare i dipendenti, ma per aiutarli. Il braccialetto elettronico è pensato per rendere i dipendenti più veloci nella ricerca dei prodotti stoccati all’interno dei magazzini e aiutarli, dunque, a trovare la giusta merce sugli enormi scaffali dei magazzini della società. «I sistemi attuali per tracciare dove sono immagazzinati i prodotti dell’inventario possono richiedere al lavoratore di svolgere atti che gli fanno perdere tempo» scrivono nel documento gli ingegneri sviluppatori della nuova tecnologia, «per questo sono interessanti tutti i nuovi metodi per tenere traccia di dove sono posizionati i prodotti dell’inventario». In questo modo, però, il dipendente non dovrà pensare, ma solo eseguire. Come a dire: voi siete pagati per lavorare, non per pensare; c’è qualcun altro che è pagato per questo.

Braccialetto elettronico: questione privacy

Le vere polemiche riguardano la questione privacy, visto che il braccialetto fornito dal datore di lavoro può risultare anche un mezzo per “sorvegliare” i dipendenti. Il fraintendimento – forse – è dovuto alla somiglianza dell’idea dei braccialetti elettronici di Amazon con quella dei braccialetti elettronici che vengono usati negli Stati Uniti per controllare i movimenti dei detenuti in libertà provvisoria. Tuttavia, come è spiegato sul brevetto del dispositivo, i braccialetti di Amazon servirebbero solo per aiutare i dipendenti a trovare la giusta merce sugli enormi scaffali dei magazzini della società e non anche per sorvegliarli.

Sul punto, infatti, la legge parla chiaro: il codice privacy e le prossime evoluzioni, che entreranno in vigore il 25 maggio del 2018, contengono solidi e diffusi anticorpi verso qualsiasi forma di monitoraggio costante, pervasivo e generalizzato dell’attività lavorativa.

Lavoro con braccialetto elettronico: cosa dice la legge 

La legge [1] vieta esplicitamente l’uso di impianti audiovisivi e altre apparecchiature con la finalità di controllare l’attività dei lavoratori. La tecnologia applicata al controllo deve essere umana, altrimenti è vietata. Quindi,  non si può per esempio piazzare una telecamera davanti a un cassiere per controllare quante volte va in bagno o quante volte si alza per andare a fumare una sigaretta. Se però uno strumento di lavoro consente indirettamente anche il controllo dei lavoratori, il discorso cambia. Ed infatti, se lo scopo è lecito, allora anche uno strumento tecnologico che comporta un controllo indiretto del lavoratore può essere usato. Dunque, se – come nel caso di specie – lo scopo è quello di aiutare il dipendente nella ricerca della merce, allora anche il controllo indiretto che ne deriva risulta lecito.

Lavoro con braccialetto: tra produttività e privacy 

Prima del Job Act tali sistemi potevano essere autorizzati solo dopo un accordo sindacale o con l’autorizzazione dell’ispettorato del lavoro. Con le modifiche del Job Act, invece, basta informare il lavoratore e si può anche evitare l’accordo con i sindacati.

Nulla di diverso, dunque, di quanto accade per il badge per entrare in ufficio: nessuno penserebbe mai di vietarlo o di indignarsi, ma potrebbe essere usato per controllare i movimenti dei dipendenti. In questi casi, in realtà, l’equilibrio tra  il rispetto dei diritti del lavoratore e lo scopo lecito perseguito dall’azienda è piuttosto precario. Se però la tecnologia è usata per rendere più efficiente il lavoro in azienda e senza violare la privacy del dipendente non c’è nulla di illegale.

note

[1] Art. 4 dello Statuto dei lavoratori, l. n. 300 del 22.05.1970.

Autore immagine: Pixabay.com


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