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A chi va l’assegno di accompagnamento?

16 Giugno 2019 | Autore:
A chi va l’assegno di accompagnamento?

Indennità di accompagno: deve essere corrisposta all’invalido o a chi lo assiste, ad esempio coniuge o badante?

L’indennità di accompagnamento, o accompagno, è una prestazione di assistenza riconosciuta dall’Inps alle persone con invalidità civile accertata in misura pari al 100% e non autosufficienti. L’invalido al 100%, in sostanza, perché sia riconosciuto l’accompagnamento, deve essere impossibilitato in modo permanente a compiere gli atti quotidiani della vita o a camminare, senza l’aiuto di un accompagnatore.

La finalità dell’indennità di accompagnamento è quella di fornire un aiuto economico al disabile per coprire le spese relative all’assistenza.

Ma a chi va l’assegno di accompagnamento? Deve essere corrisposto al disabile, oppure direttamente al coniuge che lo assiste, o, ancora, alla badante?

Con l’ammontare dell’indennità di accompagnamento si possono coprire le spese per assumere una persona che si occupi di assistere il disabile? E, ancora, una volta deceduto il disabile, l’accompagno è reversibile, cioè viene devoluto, almeno in parte, al coniuge che ha, magari, sacrificato la carriera per assistere la persona non autosufficiente?

Facciamo il punto della situazione su questa importante misura assistenziale, che, lo ricordiamo, è riconosciuta alla generalità dei cittadini (in presenza dei prescritti requisiti, anche agli stranieri), senza necessità di aver versato contributi all’Inps.

L’assegno di accompagnamento copre lo stipendio della badante?

L’ammontare dell’assegno di accompagnamento è pari a 517,84 euro al mese, per l’anno 2019; l’importo annuale ammonta a 6.214,08 euro, in quanto la prestazione spetta per 12 mensilità e non si ha diritto alla tredicesima.

Nella generalità dei casi, dunque, l’accompagno non basta per coprire lo stipendio mensile di una badante, che, se convivente a servizio intero con livello CS, parte da un minimo di 983,22 euro più vitto e alloggio. Se la badante è addetta all’assistenza notturna del disabile non autosufficiente, il suo stipendio parte da 1.130,70 euro al mese, per arrivare a 1.396,77 euro, se inquadrata al livello DS.

Anche se non copre l’intero stipendio di una badante, comunque, l’indennità di accompagnamento costituisce un aiuto economico importante per la famiglia, o per la persona.

Tra l’altro, l’indennità è esentasse, quindi non sono dovute imposte sulla stessa e non entra a far parte della dichiarazione dei redditi, ed è compatibile con altre prestazioni di assistenza, come la pensione di inabilità civile o l’assegno mensile di assistenza per invalidi civili parziali.

Inoltre, è compatibile anche con altri trattamenti di previdenza, come la pensione di vecchiaia e anticipata o di reversibilità. Non è compatibile soltanto con le indennità finalizzate all’assistenza personale continuativa.

A chi spetta l’assegno di accompagnamento?

L’assegno di accompagnamento spetta soltanto al disabile: anche se è finalizzato alla copertura delle spese di assistenza, non è riconosciuto direttamente al coniuge che lo aiuta, o alla badante.

Chi ritira l’assegno di accompagnamento?

Chi assiste il disabile può comunque essere delegato al ritiro dell’accompagno, ma solo nel caso di riscossione diretta presso l’ufficio postale: si tratta della riscossione con mandato speciale.

Per delegare un’altra persona alla riscossione, l’interessato deve presentare alla sede Inps di appartenenza il modulo di richiesta, debitamente compilato, con le firme autenticate del disabile delegante e del delegato. L’autentica della firma si può fare anche al momento della presentazione del modulo.

Dal 2019 la delega a riscossione di un terzo può essere presentata, attraverso il modello AP70 (quadro G), anche anticipatamente, al momento di presentazione della domanda di invalidità. Ne abbiamo parlato in: Domanda di accompagnamento per anziani.

L’assegno di accompagnamento è reversibile?

L’assegno di accompagnamento, essendo un’indennità finalizzata all’assistenza del disabile, non è reversibile a seguito del decesso dello stesso. Non è difatti una prestazione di previdenza, che spetta in base ai contributi versati, quindi non può essere devoluta ai superstiti come pensione di reversibilità o indiretta.

Quanto esposto vale anche nel caso in cui il familiare abbia rinunciato alla propria carriera per assistere il disabile. Chi assiste il familiare invalido può avere però diritto ad alcune agevolazioni, nel caso in cui l’assistito sia portatore di handicap grave:

  • diritto a permessi mensili retribuiti, i cosiddetti permessi legge 104;
  • diritto a un congedo retribuito di 2 anni;
  • diritto all’Ape sociale o alla pensione anticipata precoci (sussistendo gli ulteriori requisiti).

note

Autore immagine: 123rf.com


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