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Colloquio di lavoro: consigli

16 Giugno 2019
Colloquio di lavoro: consigli

Come valorizzare il proprio curriculum e farsi assumere dall’ufficio di HR: come avviene il recruting e su quali temi focalizzare la propria attenzione.

Tra pochi giorni affronterai un colloquio di lavoro molto importante. Dall’esito di tale incontro dipenderanno i tuoi prossimi anni e, molto probabilmente, anche il tuo futuro professionale. Perciò vorresti sapere come presentarti in maniera adeguata per non dare un’impressione che non ti corrisponde e per non farti prendere dal panico. Il timore che l’emozione, dinanzi all’ufficio di HR (human resources), possa giocare brutti scherzi e farti apparire sprovveduto, inadatto al ruolo e meno preparato rispetto agli altri candidati che, insieme a te, si presenteranno per il recruting, ti porta a chiederti come comportarsi ad un colloquio di lavoro: quali consigli è opportuno seguire per non fare sbagli e per fare colpo.

È vero: il colloquio di lavoro spesso viene vissuto come un esame, in cui si viene sottoposti a una serie di domande a cui si deve cercare di rispondere “vendendo” al meglio ciò che si sa fare; ma questo è un luogo comune a cui siamo abituati e che per certi versi corrisponde anche alla realtà, specie quando chi seleziona privilegia l’aspetto del “saper comunicare efficacemente” come valore premiante. Risultato: le persone più timide o più emotive rischiano, in questi casi, di non essere apprezzate a pieno. Ecco allora i principali consigli per un colloquio di lavoro.

La preparazione al colloquio

Proprio per evitare di apparire timidi e impreparati, è necessario che tu trasmetta a chi ti valuterà una piena consapevolezza del tuo ruolo e dei compiti che ti verranno richiesti. È perciò importante prepararsi bene per il colloquio, sapendo che cosa dovrai dire e su che cosa verrai chiamato a rispondere, proprio perché una buona preparazione di partenza ti aiuterà ad affrontare la situazione con meno ansia. Nei forum su internet, potresti trovare tante informazioni utili per sapere come sono avvenute le precedenti selezioni, quali sono state le domande fatte ai candidati, com’è avvenuto il procedimento di scelta dei dipendenti.

La prova davanti allo specchio o con un amico

L’ansia può incidere enormemente sul risultato delle prestazioni, portandoti a comportarti, in sede di colloquio, come non sei nel resto delle occasioni e, quindi, a non ottenere il risultato auspicato.

Ecco perché è proprio l’ansia il principale nemico che dovrai controllare. Un consiglio è di preparare il colloquio con un amico o parlando a te stesso davanti a uno specchio, in modo da affrontare tutte le possibili domande, che normalmente sono abbastanza prevedibili, poiché quello che viene valutato è il modo di articolare la risposta da parte del candidato.

Potrai trovare molto utile registrarti e vedere le tue smorfie, le espressioni del volto, il linguaggio del corpo e i momenti di pausa del tuo discorso che potrebbero rivelare insicurezza. Prendi il tuo smartphone in modalità selfie e riprendi la tua performance. Lo fanno anche gli sportivi per imparare dai propri errori: lo puoi fare anche tu per ricavarne ottimi consigli per il colloquio di lavoro.

Ti do però un suggerimento: prepara i primi due minuti di discorso in modo perfetto. Non a memoria, ma quasi. Quelli detteranno il ritmo di tutta la successiva conversazione e serviranno a tranquillizzarti, a prendere confidenza con il tuo interlocutore, studiare il suo atteggiamento. Il cervello non può fare, specie se sotto stress, troppi lavori insieme; per cui se già sai cosa devi dire, potrai nel frattempo focalizzare la tua attenzione su altri aspetti.

La preparazione per il giorno del colloquio

L’abito fa il monaco o non lo fa? Potremmo discutere a lungo su questo discorso. La verità è che bisogna essere spontanei. Perché se indossi un abito in cui non ti trovi a tuo agio è verosimile che anche al colloquio non sarai davvero te stesso. Sii comodo e sobrio, non appariscente. Se non hai mai messo una giacca e una cravatta non farlo per la prima volta in questa occasione perché sembreresti un elefante in un negozio di cristalli. Idem per le donne che si avventurano in tacchi troppo alti che non sanno portare. Meglio un buon dipendente in jeans e scarpe da tennis che uno tutto “agghindato”, ma impacciato.

Camomilla o caffè? Non siamo noi a dovertelo dire. Alcune persone, se sovraeccitate danno il peggio; altre, invece, ne traggono stimolo. Tutto è soggettivo. In verità, l’ansia si controlla meglio con la preparazione preventiva di ciò che si dovrà dire.

L’auto-descrizione

Il ventaglio delle domande che il recruter potrà presentarti è molto vario e dipende, ovviamente, da settore a settore. Di solito, però, al candidato è quasi sempre richiesto descrivere il proprio percorso di studi e quello post scolastico. In questa sede, bisogna essere in grado di fare una buona sintesi valorizzando le esperienze già fatte senza eccedere in eccessi di auto-encomio che potrebbero generare l’effetto opposto. Per essere obiettivi sarà meglio concentrarsi sul lato tecnico che non su quello suggestivo della propria esperienza già acquisita.

Ci sono domande chiuse o tecniche a cui non si può che rispondere in maniera molto precisa e ci sono domande aperte di auto-descrizione che, invece, necessitano di più preparazione, proprio perché spesso non siamo abituati a parlare di noi e quindi tendiamo a rispondere a questo tipo di domande in maniera vaga o eccessivamente ermetica. Queste domande, invece, favorirebbero la possibilità di descriverci in maniera completa, orientando noi stessi il filo del discorso dove reputiamo più opportuno evidenziare taluni aspetti che vogliamo far emergere.

Attento a un errore che in molti fanno: rileggi con attenzione il tuo curriculum. Spesso i candidati gonfiano le proprie esperienze al fine di rendere il cv più appetibile. Ma in quest’opera creativa dimenticano poi un elemento essenziale: la coerenza. Succede così che si contraddicano, al colloquio orale, rispetto a ciò che hanno scritto nel curriculum. E siccome non piace mai un candidato che ha detto bugie dall’inizio, essere scartati è più facile.

Sapere come opera l’azienda

Arrivare al colloquio tranquilli e preparati è un buon punto di partenza, ma altrettanto importante è sapere qualcosa sull’azienda e meglio ancora sulla persona con cui andremo a fare il colloquio.

Impara anche ad osservare il tuo selezionatore, utilizza la comunicazione non verbale per creare la sua attenzione. Più di tutto, non dare la sensazione di voler finire il colloquio prima possibile, perché normalmente i colloqui più lunghi sono quelli che vanno a buon fine.

Non focalizzare la tua attenzione sulla posizione e sul trattamento economico

Al primo colloquio di lavoro non devi essere tu a fare domande. Se vuoi sapere il tipo di contratto che ti verrà riservato, la posizione e il trattamento economico (alias, la busta paga con lo stipendio), hai tutto il tempo per soddisfare i tuoi dubbi, ma non al momento del colloquio. Lì sei tu che devi dare. Se poi l’azienda ti sceglierà, capirai anche che margine di trattativa hai per poter valutare l’offerta e fare eventuali controproposte.

Se ti chiedono cosa farebbe di te il candidato ideale, come rispondi?

Questo è il momento di elencare i propri titoli e qualifiche professionali senza però dimenticare le caratteristiche personali più interessanti di te. Ricordati che il selezionatore è interessato a carpire qualcosa di te come persona. Quindi, oltre ad evidenziare qualità apprezzate da tutti come puntualità, dedizione e volontà di imparare, aggiungi qualche specificità che ti può dare una marcia in più. Se poi non sai che dire, la parola chiave per ogni colloquio è di nuovo sacrificio, sacrificio, sacrificio.

Perché hai lasciato il precedente lavoro?

Ti potrebbero chiedere perché hai lasciato il tuo precedente lavoro. Tieni conto che il tuo nuovo datore non può sapere se sei stato licenziato per colpa o per crisi oppure se sei stato tu a dimetterti. Certo, dire che hai avuto “contrasti” con il tuo vecchio capo non giocherà a tuo favore. Né parlare di “differenze di vedute” piace a chi ti sta valutando potendosi fare l’opinione di te come di una persona “problematica“. In definitiva, mai parlare male dei precedenti lavori e meno che mai dei propri superiori.

Domande da fare? No nessuna

Se ti viene chiesto «Hai domande da fare?» tu come rispondi? Dire di non avere nulla da chiedere è sbagliato. Non è possibile che non si abbiano dei dubbi, delle curiosità sul nuovo lavoro. Anche fare una domanda relativa allo svolgimento del ruolo può essere un’ottimo segnale per un datore di lavoro, dimostra di essere interessati, curiosi, ansiosi di iniziare, dimostra molto di più di quanto non faccia l’espressione “sono molto motivato” di essere davvero disposti ad iniziare da subito. Dire che non si hanno dubbi equivale a dire che si ha poco interesse per la posizione.

Se la domanda verte sullo stipendio che vorresti percepire, cosa dici? 

Tu hai evitato di parlare espressamente di denaro, ma il selezionatore ti spiazza, perché non è lui a dirti lo stipendio che sarebbero disposti a pagare in caso di assunzione, ma rivolge a te la domanda. Che fai? Meglio non arrivare impreparati e accertarsi qualche giorno prima dell’incontro su quali siano gli standard di mercato per le retribuzioni connesse al ruolo per il quale ti candidi. Senza indicare un importo preciso, potresti dichiarare che le tue aspettative sono connesse agli standard medi di mercato, a meno che sia tu ad alzare la posta in gioco, ma questo è consigliabile solo se puoi farti forte delle tue alte qualifiche.


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