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Sfratto per morosità categorie protette

18 Giugno 2019 | Autore:
Sfratto per morosità categorie protette

Chi può chiedere l’iscrizione alle categorie protette? Quale tutela prevede la legge per evitare lo sfratto dei disabili? Come sanare la morosità?

La legge italiana tutela le persone che, a causa delle loro patologie, non possono godere delle stesse opportunità, in ambito lavorativo e sociale, degli altri individui. Per attuare questa tutela, sono previsti diversi istituti giuridici, come ad esempio quello dell’invalidità civile, dell’indennità di accompagnamento e dell’iscrizione dei disabili all’interno delle categorie protette. Queste forme di tutela, però, non possono giustificare un inadempimento, soprattutto se grave: per questa ragione, anche le persone malate possono essere sfrattate se non pagano il fitto. Con questo articolo vorrei soffermarmi in modo particolare sulle categorie protette e lo sfratto per morosità.

Una persona disabile può essere mandata via se non è in regola con il canone di locazione? Esistono specifiche forme di tutela in casi del genere? È possibile ritardare lo sfratto? È quello che ti spiegherò nel corso di questo contributo. Prosegui nella lettura se vuoi sapere come funziona lo sfratto per morosità delle categorie protette.

Categorie protette: cosa sono?

Prima di capire come funziona lo sfratto per le categorie protette, occorre chiarire in maniera adeguata cosa si intende quando parliamo di categorie protette. Chi ne fa parte? Ebbene, devi sapere che la legge [1] ha istituito un particolare elenco all’interno del quale possono iscriversi le persone che posseggono determinati requisiti.

L’iscrizione all’interno delle categorie protette consente di avere delle agevolazioni in sede di assunzione: ed infatti,  la legge impone l’obbligo per le imprese, pubbliche o private, di assumere personale appartenente alle categorie protette, in percentuale variabile a seconda delle dimensioni dell’azienda e del numero di lavoratori che ospita

Chi fa parte delle categorie protette?

Chi può iscriversi alle categorie protette? È presto detto. Possono chiedere di far parte delle categorie protette le seguenti persone:

  • individui in età lavorativa, affetti da invalidità fisica o psichica o portatori di handicap intellettivo con conseguente riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%;
  • invalidi del lavoro con un grado di invalidità superiore al 33%;
  • invalidi di guerra, invalidi civili di guerra, invalidi per servizio;
  • non vedenti, colpiti da cecità assoluta o con un residuo visivo non superiore ad un decimo ad entrambi gli occhi;
  • sordomuti, colpiti da sordità dalla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata;
  • vittime di terrorismo e criminalità organizzata.

Sfratto categorie protette: come funziona?

Vediamo ora come funziona lo sfratto per morosità quando ad essere coinvolta è una persona appartenente alle categorie protette, tipo un invalido civile, un invalido sul lavoro o persona affetta da sordomutismo.

Ebbene, ti dico subito che la legge che regolamenta lo sfratto non prevede nulla a proposito delle categorie protette; in altre parole, non esiste una disciplina specifica per queste persone. Tuttavia, è possibile ottenere un termine maggiore per potersi mettere in regola con i pagamenti.

Possiamo quindi dire che lo sfratto per morosità per categorie protette segue le stesse regole dello sfratto normale, salvo che per il particolare termine che il giudice può concedere alla persona affetta da gravi patologie per saldare il proprio debito. Approfondiamo meglio questo aspetto.

Categorie protette: come si può evitare lo sfratto?

In genere, l’inquilino che è indietro con il pagamento dei canoni di locazione può evitare lo sfratto: la legge [1], infatti, gli concede la possibilità di sanare la propria posizione mettendosi in regola offrendo al locatore, anche direttamente all’udienza fissata per la convalida dello sfratto, il rimborso di tutti i canoni non pagati, nonché di tutte le spese legali e processuali.

Così facendo, il conduttore paralizza lo sfratto e ottiene di poter continuare a rimanere nell’immobile. Questa sanatoria è consentita a qualsiasi conduttore, per un massimo di tre volte nell’arco del quadriennio.

C’è un’altra norma favorevole all’inquilino; si tratta di una regola che sembra fare proprio al caso di coloro che appartengono alle categorie protette e che vogliono evitare lo sfratto.  Secondo la legge, la morosità può essere sanata, per non più di quattro volte nel corso di quattro anni, entro centoventi giorni dall’udienza, se l’inadempienza, protrattasi per non oltre due mesi, è conseguente alle precarie condizioni economiche del conduttore, insorte dopo la stipulazione del contratto e dipendenti da disoccupazione, malattie o gravi, comprovate condizioni di difficoltà.

Ecco allora come la persona disabile iscritta nelle categorie protette possa evitare lo sfratto chiedendo un termine di grazia di centoventi giorni, entro i quali dovrà regolarizzare la propria posizione, e cioè: pagare tutti i canoni arretrati, comprensivi di interessi; pagare le spese legali e processuali sostenute dal locatore.

Il giudice può tutelare le categorie protette dallo sfratto?

In buona sostanza, la legge consente alle persone affette da malattia (iscritte o meno alle categorie protette) di ottenere più tempo per pagare gli arretrati. Ciò significa che, se neanche questo termine dovesse essere sufficiente, si dovrà procedere senz’altro allo sfratto.

È possibile registrare, tuttavia, alcuni casi in cui i giudici hanno dimostrato particolare comprensione per la difficile situazione degli inquilini invalidi: e così, un giudice [3], pur convalidando lo sfratto, ne ha sospeso l’esecuzione in attesa che il disabile potesse trovare un alloggio diverso. Lo stesso è accaduto in altre circostanze, solamente che è stato l’ufficiale giudiziario, chiamato ad eseguire concretamente lo sfratto, a concedere un maggior termine all’intimato, favorendo l’intervento dei servizi sociali per trovare una nuova sistemazione.


note

[1] Legge n. 68/1999.

[2] Art. 55, legge n. 392/1978 (legge sull’equo canone).

[3] Trib. Civitavecchia,  26 giugno 2010.

Autore immagine: Pixabay.com


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