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False dichiarazioni al pronto soccorso

18 Giugno 2019
False dichiarazioni al pronto soccorso

Referto medico al pronto soccorso: che succede se il paziente dichiara il falso e mente sulle cause dell’incidente e delle lesioni?

Che succede in caso di dichiarazioni non veritiere al medico del pronto soccorso? Immagina di farti male durante lo svolgimento delle tue mansioni lavorative. Il tuo capo ti accompagna d’urgenza all’ospedale e, durante il tragitto, ti implora di riferire ai medici che ti sei ferito mentre eri a casa. Diversamente, per lui scatterebbero dei controlli con seri rischi per l’azienda. Ti paventa il rischio di una chiusura e di un licenziamento. A quel punto, costretto dalla necessità di non perdere il posto, accetti di dire ai sanitari che sei caduto da una scala mentre svolgevi dei piccoli lavoretti domestici. Ma, proprio quando ti viene chiesto di rilasciare le dichiarazioni sulle cause delle lesioni, ti assale un dubbio: che succede se si viene a scoprire la verità? Cosa rischieresti per le false dichiarazioni al pronto soccorso? 

Lo stesso discorso può farsi in una numerosa serie di altre ipotesi come, ad esempio, nel caso di un litigio tra marito e moglie sfociato in un atto di violenza del primo nei confronti della seconda. La donna, temendo le ritorsioni dell’uomo, una volta al pronto soccorso cela la reale ragione dell’occhio nero.

Ebbene la questione delle false dichiarazioni al pronto soccorso è stata oggetto di numerose sentenze, alcune delle quali a firma della Cassazione [1]. Vediamo, dunque, quali sono le conseguenze per il paziente che mente sulla causa delle lesioni lamentate.

Il medico del pronto soccorso è un pubblico ufficiale?

Come abbiamo già spiegato in un precedente articolo dal titolo Insultare il medico del pronto soccorso è reato?, tutti i sanitari che si trovano in ospedale, siano essi addetti al pronto soccorso che agli altri reparti, sono pubblici ufficiali. Così anche la cartella clinica e il referto, volti a certificare lo stato di salute del paziente, sono atti pubblici.

La conseguenza è che inveire contro di loro, anche solo per protestare contro le inefficienze e i ritardi, integra il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. 

Da questo apparentemente insignificante dettaglio deriva anche la disciplina giuridica alle false dichiarazioni al pronto soccorso.

False dichiarazioni al medico del pronto soccorso: che si rischia?

Vediamo ora, in caso di infortunio, cosa succede se una persona dichiara il falso al pronto soccorso, magari per “coprire” qualcun altro o per non subire la ritorsione altrui.

Secondo una recente sentenza della Cassazione [1], è reato dire una bugia al medico del pronto soccorso riferendo cause differenti, rispetto a quelle effettive, delle lesioni lamentate e per le quali si è chiesto l’intervento dei sanitari. Il paziente – al pari del medico – deve quindi sempre dire la verità. 

Come scrive la Suprema Corte, in una pronuncia del 2017 [2]: «Integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico, mediante induzione in errore del pubblico ufficiale, la falsa dichiarazione resa dal paziente al medico del pronto soccorso circa l’origine causale delle lesioni lamentate e sottoposte all’esame dei sanitari». La pena prevista può arrivare alla reclusione fino a quattro anni.

Il referto di pronto soccorso, in quanto atto pubblico, fa piena prova del fatto che il paziente abbia dichiarato al medico di turno le circostanze riportate nel certificato stesso, ma non prova anche la veridicità e l’esattezza delle dichiarazioni stesse. In altre parole, nell’ipotesi in cui le autorità scoprano la reale causa delle lesioni, il malato non potrà sostenere che si è trattato di un errore del verbalizzante, che ha trascritto male le proprie dichiarazioni, visto che il certificato si presume vero sino a querela di falso. Al contrario, ciò che è scritto nel referto farà fede contro il paziente bugiardo.

Giustificazione per la bugia al medico del pronto soccorso

Il paziente che rilascia una dichiarazione mendace al medico del pronto soccorso non può invocare, a propria discolpa, di essere stato costretto dalle circostanze, come ad esempio dalla necessità di evitare un licenziamento. Da un lato, infatti, la legge consente sempre di tutelarsi contro l’illegittima risoluzione del rapporto di lavoro, da parte dell’azienda, impugnando il licenziamento nei successivi 60 giorni (lo stesso dicasi quando la minaccia riguarda un altro diritto del danneggiato); dall’altro lato lo stato di necessità – il Codice penale [3] prevede come “causa di giustificazione” e di non applicazione della sanzione – scusa solo quando si è costretti a comportarsi in un modo illegittimo dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di una danno grave alla persona (ad esempio una minaccia di morte). La minaccia, quindi, al patrimonio (come può essere la possibilità di un licenziamento) non rientra in questa ipotesi.

Diverso sarebbe, ad esempio, il caso per la moglie che è stata picchiata dal marito e che, su minaccia di questi, dichiara al medico di essersi fatta male da sola per non subire nuove percosse. In tale ipotesi, sussiste lo «stato di necessità» e la donna potrà evitare la sanzione penale, avendo fatto ricorso a una bugia per salvare la propria integrità fisica da un ulteriore danno.

Può, infine, essere denunciato per ritorsione il datore di lavoro – o chiunque altro al posto suo – che minaccia l’infortunato imponendogli di dire una bugia al medico del pronto soccorso. L’estorsione è punita con la reclusione da 5 a 10 anni.

Ritrattazione per le false dichiarazioni

Il paziente può sempre ritrattare quanto dichiarato nel certificato medico dimostrando che le proprie dichiarazioni erano state inizialmente false. Il reato si è consumato ma, in tal caso, il trattamento penale che ne deriverà sarà di favore posto il “ravvedimento”.


note

[1] Cass. sent. n. 2217/2019.

[2] Cassazione penale sez. V, 20/06/2017, n.37971.

[3] Art. 54 cod. pen.


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