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Si può abbandonare il pronto soccorso?

18 Giugno 2019
Si può abbandonare il pronto soccorso?

La firma del foglio di dimissioni e la possibilità, per il paziente, di rifiutare l’osservazione o il ricovero. Cosa succede in caso di successivo peggioramento delle condizioni di salute?

Immagina di aver avuto un incidente stradale: sei caduto dal motorino e ti sei fatto male. Subito è arrivato il 118 per soccorrerti. Anche se non hai subito lesioni gravi, sei stato ugualmente trasportato al Pronto soccorso per eseguire gli esami di routine. C’è bisogno di una tac alla testa e qualche prelievo del sangue. Poi ci sarà la visita dello specialista. Dovrai attendere molto tempo, di sicuro tutta la mattinata. Hai fatto, tuttavia, presente di sentirti bene e di esserti ripreso dallo shock iniziale della caduta. Ciò nonostante, i sanitari temono che tu possa sentirti male in un momento successivo della giornata e hanno perciò deciso di trattenerti. Hai aggiunto che hai altri impegni e che perciò vuoi andartene subito. I medici però hanno provato a dissuaderti, quasi come se fosse tuo obbligo sottoporti alle cure. È davvero così? Si può abbandonare il Pronto soccorso? Cosa bisogna firmare per andarsene prima? Quali sono le conseguenze per chi evita la visita perché sostiene di sentirsi bene? L’infortunato può tornare in ospedale in un momento successivo sostenendo di essere peggiorato e di necessitare di nuove cure? Scopriamolo insieme.

Trattamento sanitario: ci vuole il consenso e l’autorizzazione

Ogni cittadino non può essere sottoposto a un trattamento sanitario o ad accertamenti senza il proprio volere. La legge prevede l’obbligo del cosiddetto «consenso informato» scritto, un atto cioè con cui il medico acquisisce l’autorizzazione del paziente in merito alla terapia e lo rende edotto delle conseguenze che la stessa può avere. Il consenso informato vale per qualsiasi tipo di cura medica, non solo quelle di tipo chirurgico.

Se il sanitario non provvede all’acquisizione del consenso informato ed esegue ugualmente la terapia sul paziente, la sua condotta si considera illecita, seppur eseguita nell’interesse del paziente. Quest’ultimo, pertanto, potrà accampare il diritto al risarcimento del danno.

Come funziona la dimissione dal Pronto soccorso?

Prima dell’ingresso al pronto soccorso, ad ogni paziente viene dato un codice di “priorità” sulla base della gravità delle condizioni fisiche diagnosticate dal 118 anche alla luce dei sintomi descritti dal paziente. 

Il malato viene sottoposto ad accertamenti, esami, visite specialistiche e cure. All’esito di queste, gli viene rilasciato un referto medico che ha valore di «atto pubblico». Per questa ragione, secondo la giurisprudenza, è reato di «falso in atto pubblico» dichiarare al medico del Pronto soccorso una causa delle lesioni diversa da quella effettiva (magari per coprire qualcuno). Leggi sul punto False dichiarazioni al pronto soccorso.

Nel verbale di Pronto soccorso, rilasciato al paziente, vengono descritti i controlli eseguiti e i relativi esiti, la diagnosi e l’eventuale cura da intraprendere. A volte, il referto contiene consigli su come comportarsi nei giorni a venire (ad esempio: «Si suggerisce riabilitazione fisioterapica»).

Non appena possibile, il paziente dovrà mettersi in contatto con il proprio medico curante per le prescrizioni dei farmaci e la prosecuzione – se necessario – della terapia. 

Osservazione breve intensiva

All’esito della visita al pronto soccorso, il medico può suggerire al paziente di sottoporsi alla cosiddetta osservazione breve intensiva. Si tratta di una degenza, non superiore a 24 ore, che permette di attuare, in tempi brevi una definizione diagnostica ed una eventuale stabilizzazione terapeutica, al fine di consentire la risoluzione del problema e la dimissione sicura del paziente oppure il ricovero nel reparto di diagnosi e cura più idoneo.

Durante la degenza, i pazienti vengono visitati, sottoposti a visite ed esami e terapie; compatibilmente con la situazione di salute e con gli accertamenti da eseguire, vengono anche forniti i pasti nei normali orari di colazione, pranzo e cena.

Ricovero ospedaliero

A volte, dopo l’ingresso al Pronto soccorso, i medici preferiscono trattenere il malato in osservazione per qualche ora. Potrebbero, in alternativa, optare per il ricovero in ospedale, nel reparto di degenza adeguato, per procedere a ulteriori indagini e cure. Se l’ospedale non possiede gli strumenti e il personale necessario alla cura, viene disposto il trasferimento ad altro ospedale. 

Il paziente non è tenuto ad accettare né l’osservazione, né il ricovero e può decidere di andarsene subito dopo la visita del Pronto soccorso, firmando le dimissioni. Vediamo come avviene questo passaggio.

Dimissioni dopo la visita del Pronto soccorso su volontà del paziente

All’esito della visita al Pronto soccorso e dopo aver ricevuto tutte le informazioni sul proprio stato di salute, il paziente può rifiutare il consenso all’osservazione in Pronto soccorso o al ricovero ospedaliero proposto dal medico. 

In questo caso egli potrà richiedere le dimissioni. Il medico rilassa un verbale di pronto soccorso, firmato dal paziente, con indicati gli esami eseguiti e l’esito degli stessi. Si tratta di un referto che, come detto, ha valore di atto pubblico e può essere usato per ogni fine legale (ad esempio per pratiche di risarcimento all’assicurazione).

Dopo le visite specialistiche eseguite in reparto, il paziente deve tornare al Pronto Soccorso per la chiusura del verbale da parte del medico accettante.

Dimissioni prima della visita in Pronto soccorso su volontà del paziente

In alternativa, il paziente può decidere di abbandonare il Pronto soccorso ancor prima di essere visitato dal medico di guardia e di eseguire gli esami e/o la visita specialistica. In tal caso, non viene rilasciato alcun certificato di pronto soccorso. Si può richiedere copia del verbale e degli eventuali esami eseguiti presso l’Ufficio Accettazione amministrativa.

In alcune Regioni, si prevede che, se il paziente lascia l’ospedale prima della chiusura del verbale di Pronto Soccorso, ciò è considerato “allontanamento pre-conclusione”: in tal caso, la normativa [1] prevede che il paziente paghi il ticket, anche se non dovuto.

In caso di allontanamento dal Pronto soccorso si può chiedere una visita nei giorni successivi?

Potrebbe succedere che un paziente, che abbia firmato le dimissioni dal Pronto soccorso, lamenti dei sintomi nei giorni successivi. In tal caso non gli può essere negata l’accettazione al Pronto soccorso solo perché questi, in precedenza, ha optato per il rifiuto delle cure e degli ulteriori accertamenti. Egli ha, quindi, diritto a una nuova accettazione.

Cosa sono i codici di priorità?

Per stabilire l’urgenza dell’assistenza medica, all’atto dell’accettazione al pronto soccorso o dell’intervento dell’ambulanza, al malato viene assegnato un codice a 4 colori che permette di classificare la gravità del pazienti giunti in Pronto soccorso.

Codice rosso

Assistenza immediata in caso di pericolo di vita, con precedenza assoluta. Il PS accoglie il paziente e gli fornisce le cure necessarie per la sua stabilizzazione. Gli altri pazienti in attesa sono informati dell’eventuale rallentamento dell’attività.

Codice giallo

Patologia grave. Il paziente sarà visitato nel minor tempo possibile.

Codice verde

Intervento differibile, per casi non gravi. I pazienti con questo codice saranno visitati dopo i casi più urgenti. L’attesa può essere anche prolungata.

Codice bianco

Situazioni assolutamente non gravi e che potrebbero essere adeguatamente trattate dal medico di famiglia. Questi casi saranno trattati solo successivamente agli altri codici, e quindi l’attesa potrà prolungarsi molto. Se il codice bianco viene confermato dal medico che effettua la visita, tutte le prestazioni di PS effettuate (incluse le indagini diagnostiche) saranno soggette al pagamento di ticket, salvo i casi di documentato diritto all’esenzione.

note

[1] D.L. 6/7/2011 n. 98, DGRV n. 1868/11.


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