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Simulazione ricongiunzione contributi

26 Luglio 2019
Simulazione ricongiunzione contributi

Il mercato del lavoro è cambiato notevolmente nel corso degli anni e il famoso posto fisso è ormai tramontato. Tutto ciò modifica anche la storia previdenziale dei lavoratori con la necessità di coordinare i periodi lavoratori sotto gestioni previdenziali diverse.

Per molti anni, milioni di italiani hanno immaginato di fare uno stesso lavoro per tutta la vita, dalla giovane età fino al pensionamento. È il mito del posto fisso che è stata la realtà di moltissimi italiani, soprattutto coloro che venivano assunti in grandi aziende private, enti pubblici o aziende a partecipazione pubblica.

Il posto fisso comporta anche un effetto dal punto di vista del pagamento dei contributi: la storia contributiva del dipendente a posto fisso è lineare e stabile. Egli versa per tutta la sua vita lavorativa nella stessa gestione previdenziale.

Con i cambiamenti che hanno interessato il mercato del lavoro, oggi, ci si trova di fronte sempre più spesso una storia contributiva frastagliata, determinata dal fatto che il dipendente cambia spesso lavoro e anche gestione previdenziale. Per questo, quando comincia ad andare in là con gli anni e a preoccuparsi della propria pensione, il dipendente si dovrà porre il tema della  ricongiunzione contributi e provare anche a fare una simulazione.

Ogni gestione previdenziale ha, infatti, le sue regole e riportare tutti i contributi previdenziali versati sotto un’unica gestione, per avere accesso alla pensione, non è una operazione scontata e soprattutto può essere molto costosa. Per questo è bene che il lavoratore effettui una simulazione che gli permette di rendersi conto di quali sono i benefici ed i costi della ricongiunzione.

Che cos’è l’obbligazione contributiva?

Il nostro sistema pensionistico si basa sull’erogazione di assegni pensionistici a quei dipendenti che raggiungono determinati requisiti di anzianità anagrafica e di servizio, stabiliti tempo per tempo dalle leggi.

Per finanziare questa enorme cassa da cui devono partire i bonifici, l’ente preposto, ossia l’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) si finanzia attraverso i contributi previdenziali.

L’obbligazione contributiva è l’onere del datore di lavoro di versare una determinata somma di denaro all’Inps che viene calcolata in base alla retribuzione erogata al dipendente.

In particolare, il datore di lavoro deve applicare sullo stipendio che ha pagato al dipendente una aliquota contributiva, che varia a seconda del settore di riferimento e della qualifica del lavoratore, e calcolare dunque i contributi previdenziali che deve provvedere, entro il giorno 16 del mese successivo, a versare all’Inps.

Se l’aliquota contributiva prevista per quel dipendente è il 30% e lo stipendio di maggio 2019 erogato al dipendente è di 2.000 euro, il datore di lavoro entro il 16 giugno 2019 deve versare all’Inps contributi previdenziali pari ad euro 600.

Una piccola quota di contributi (di solito è il 9,19%) la paga anche il dipendente che, però, non provvede autonomamente al versamento all’Inps, ma lo fa in sua vece il datore di lavoro, attraverso una apposita trattenuta in busta paga della quota di contributi previdenziali a carico del dipendente.

Cos’è la gestione previdenziale?

Come abbiamo accennato, nel corso del tempo i lavoratori che fanno per tutta la vita lo stesso lavoro sono sempre meno. Oggi un dipendente cambia molti lavori durante la sua vita professionale. Questo può comportare riflessi significativi sulla sua situazione previdenziale. Infatti, non tutti i lavoratori versano i contributi all’Inps. E non tutti i lavoratori che versano all’Inps versano nella stessa gestione all’interno dello stesso ente di previdenza.

Tizio inizia a lavorare come agente di commercio e versa i contributi previdenziali all’Enasarco. Successivamente gli viene offerto un posto di lavoro dipendente come addetto alle vendite e versa i contributi previdenziali all’Inps – gestione ordinaria. Dopo il licenziamento Tizio viene assunto da un’altra società ma con contratto di collaborazione coordinata e continuativa e versa dunque all’Inps – gestione separata. Arrivato vicino al pensionamento, Tizio si rende conto che ha una situazione contributiva molto frammentata. Si deve considerare che le regole fissate da ogni gestione previdenziale per l’accesso al pensionamento sono diverse, parimenti diversi sono gli importi da versare nei vari enti di previdenza, così come il metodo di calcolo della pensione. Tizio si pone dunque delle legittime domande. Quando termino di lavorare, a quale ente devo fare la domanda di pensione? Quali regole verranno seguite per calcolare l’assegno? A queste domande si può rispondere introducendo due istituti previdenziali che sono la ricongiunzione dei contributi e la totalizzazione.

La ricongiunzione dei contributi

La ricongiunzione dei contributi consente a quei lavoratori che hanno versato i contributi, nel corso della loro vita professionale, a enti previdenziali e gestioni previdenziali diversi, di ricongiungere tutti i contributi versati nelle varie realtà sotto un un’unica gestione in modo da ottenere un’unica pensione.

La ricongiunzione dei contributi, come precisato dall’Inps, deve ricomprendere tutti i periodi di contribuzione (sia essa obbligatoria, volontaria, figurativa o riscattata) che il lavoratore ha maturato in almeno due diverse forme previdenziali fino al momento della richiesta e che non siano già stati utilizzati per liquidare una pensione. I periodi ricongiunti sono utilizzati come se fossero sempre stati versati nel fondo in cui sono stati unificati e danno quindi diritto a pensione in base ai requisiti previsti dal fondo stesso.

Se Tizio alla fine della sua carriera lavorativa paga i contributi alla gestione separata Inps, può riportare sotto questa gestione tutti i contributi previdenziali pagati alla Cassa Forense e alla gestione ordinaria Inps in modo tale da poter andare in pensione e calcolare l’assegno pensionistico in base alle regole della gestione separata Inps, nella quale sono confluiti tutti i contributi versati nella sua vita di lavoro.

Il problema della ricongiunzione è il costo. Infatti, fino al 2010, la ricongiunzione dei contributi all’Inps poteva essere fatta senza sostenere costi.

A partire dal primo luglio 2010, al contrario, la legge [1], ha disposto che tutte le ricongiunzioni previdenziali sono a pagamento, o come si dice in gergo tecnico, a titolo oneroso.

Ciò in quanto, come detto, ogni gestione previdenziale ha le sue regole sia per quanto riguarda gli importi da pagare che per quanto riguarda le regole del pensionamento.

Ne deriva che la cassa previdenziale sotto la quale vengono ricondotti tutti i periodi contributivi esige che venga pagato quanto necessario all’adeguamento alle proprie regole interne.

La domanda di ricongiunzione

Per potere ottenere la ricongiunzione dei contributi previdenziali, il lavoratore interessato deve inoltrare un’apposita domanda di ricongiunzione alla sede dell’Inps oppure dell’ente, Cassa, Fondo, gestione previdenziale in seno alla quale il richiedente intende ricondurre i suoi periodi di contribuzione previdenziale.

La possibilità di ricongiunzione dei vari periodi contributivi è esercitabile una sola volta.

È possibile esercitare la ricongiunzione per una seconda volta nei seguenti casi:

  • dopo almeno dieci anni dalla prima domanda di ricongiunzione, con almeno cinque anni di contribuzione per effettivo lavoro;
  • al momento del pensionamento e solo nella stessa gestione nella quale ha operato la precedente ricongiunzione.

Ricongiunzione dei contributi: quanto costa?

Come abbiamo accennato, la ricongiunzione dei contributi, fino al luglio 2010 era a titolo gratuito. Per le domande presentate dal 1° luglio 2010, al contrario, la ricongiunzione dei periodi assicurativi è sempre a titolo oneroso.

Il costo della ricongiunzione che deve essere sostenuto dal richiedente viene calcolato in relazione alla collocazione temporale dei periodi contributivi ricongiunti ed alla loro valutazione ai fini pensionistici.

L’importo da pagare viene notificato dall’Inps con il provvedimento di accoglimento della domanda di ricongiunzione.

Nel provvedimento di accoglimento, notificato a mezzo raccomandata, sono indicate le modalità da seguire per il pagamento e sono precisati i termini previsti per effettuare il versamento.

Il miglior modo per fare una simulazione del costo di ricongiunzione che sia veritiera è dunque chiedere direttamente all’Inps il costo da sostenere.

Costo della ricongiunzione: come pagarlo?

L’onere relativo alla ricongiunzione dei periodi contributivi può essere pagato, anzitutto, utilizzando gli appositi bollettini mav che vengono inviati direttamente dall’Inps insieme al provvedimento di accoglimento della richiesta di ricongiunzione.

I bollettini si possono pagare presso:

  • qualsiasi sportello bancario;
  • tutti gli uffici postali.

Inoltre, è possibile – comunicando il numero della pratica e il codice fiscale – pagare l’importo anche con ulteriori modalità:

  • presso le tabaccherie che aderiscono al circuito Reti Amiche;
  • presso gli sportelli bancari di Unicredit Spa;
  • tramite il sito Internet Unicredit Spa per i clienti titolari del servizio Banca online;
  • direttamente on line sul sito Internet dell’Inps – Portale dei Pagamenti – riscatti ricongiunzioni e rendite. In questo caso è necessario disporre di una carta di credito per perfezionare il pagamento;
  • tramite il contact center (sempre tramite carta di credito) al numero 803164.

Molto spesso l’importo da pagare è ingente e il richiedente può richiedere di procedere al pagamento rateale. In questo caso, è altresì possibile richiedere l’addebito diretto su un conto bancario o postale (cosiddetto Rid bancario).

L’addebito automatico sul proprio conto corrente potrà essere revocato dal richiedente in ogni momento, inviando una apposita comunicazione all’Ufficio competente. Una volta revocato l’addebito diretto, le restanti rate potranno essere pagate con le altre modalità di pagamento.


note

[1] L. n. 122 del 30.07.2010.


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1 Commento

  1. Nel 1982 ho riscattato 3 anni di contributi lavorando nel edilizia erano gratuiti poi sono passato alle poste ora in pensione prendo di meno sulla pensione?

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