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Contributi Inps colf ferie

27 Luglio 2019
Contributi Inps colf ferie

Il lavoro domestico è una forma di impiego molto diffusa, soprattutto nelle città, e svolge una funzione molto importante per il sostegno alle famiglie, soprattutto laddove sia il marito che la moglie lavorano a tempo pieno.

Sono migliaia in Italia i lavoratori domestici, ossia, coloro che lavorano all’interno di una famiglia e svolgono mansioni relative alla cura della casa, all’educazione dei figli, all’assistenza degli anziani, etc. I lavoratori domestici, incluse le colf e le badanti, svolgono un ruolo fondamentale di sostegno alle famiglie.

Da sempre, questa forma di lavoro ha avuto una disciplina sua propria, in parte diversa da quella ordinaria dei lavoratori subordinati. Questa particolarità riguarda anche i contributi Inps colf e le ferie.

Le specificità di questo tipo di impiego dipendono anche dal fatto che il datore di lavoro non è un’impresa organizzata, ma è una persona fisica o una famiglia. Annualmente, come vedremo, l’Inps stabilisce l’ammontare dei contributi dovuti per colf e lavoratori domestici ed i datori di lavoro devono adeguare, dunque, il pagamento dei contributi alle nuove somme determinate dall’ente previdenziale.

Chi sono le colf?

Nel linguaggio comune, viene definita badante quella persona che, nell’ambito familiare, si occupa dell’assistenza e della cura di una o più persone non autosufficienti e che hanno bisogno di una presenza continuativa per far fronte alle loro esigenze di cibo, di deambulazione, di cure e somministrazione di farmaci, etc.

Di solito, nelle nostre famiglie, la figura della badante arriva quando i genitori o i nonni invecchiano e non possono più badare a sé stessi. In questi casi, i figli devono decidere se inserire gli anziani in appositi centri oppure se lasciarli nel loro ambiente familiare, ma con l’ausilio di personale di assistenza come, appunto, la badante. In altri casi, la persona da assistere non è anziana, ma è malata oppure disabile. Si tratta di mansioni assistenziali di carattere non sanitario, svolte nell’ambito famigliare, generalmente in sostegno di anziani o disabili.

La prima legge che ha fornito una definizione normativa di questa figura professionale è la legge Bossi-Fini in tema di immigrazione [1]. In effetti, nella maggior parte dei casi, le badanti sono straniere, soprattutto provenienti dai paesi dell’Est europeo. La legge ha descritto le attività della badante come attività di assistenza a componenti della famiglia affetti da patologie o handicap che ne limitano l’autosufficienza.

Successivamente, altri testi normativi [2] hanno definito le badanti come addetti all’assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana.

Con il termine colf, invece, si fa riferimento a quella figura professionale che si occupa prevalentemente della cura della casa e che, in alternativa, viene anche chiamata domestica o donna di servizio.

La differenza tra colf e badante è, dunque, che la prima, solitamente, si occupa della casa mentre la seconda, di solito, si prende cura delle persone. Nella realtà, la differenza è alquanto sfumata poiché il servizio che si rende nelle case è, di solito, volto sia alle persone che alla casa.

Cosa sono i contributi Inps?

L’ordinamento italiano tutela le persone in quei periodi della loro vita nei quali non possono più guadagnarsi autonomamente da vivere. Nella prospettiva della nostra Costituzione, infatti, il cittadino deve procurarsi da vivere con il lavoro. Può, tuttavia, accadere che alcuni eventi della vita privino il cittadino della possibilità di lavorare. In particolare, queste ipotesi sono:

  • disoccupazione involontaria;
  • inabilità al lavoro;
  • malattia;
  • maternità;
  • vecchiaia.

In questi casi, la Costituzione [3] prevede che sia lo Stato ad erogare alla persona quanto necessario a vivere. In attuazione di questo articolo la legge ha istituito l’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) che eroga prestazioni economiche a sostegno dei disoccupati, degli inabili al lavoro, delle donne incinte, dei dipendenti in malattia e di chi raggiunge determinati requisiti di vecchiaia.

I soldi per finanziare questo sistema di previdenza sociale vengono ricavati dal lavoro, imponendo ad ogni datore di lavoro di versare, sulla retribuzione erogata al dipendente, una certa somma all’Inps a titolo di contributi previdenziali. L’ammontare dei contributi previdenziali dipende da una serie di fattori tra cui il settore di riferimento, la qualifica e la categoria legale del dipendente.

Per calcolare i contributi previdenziali occorre applicare sulla retribuzione lorda erogata al dipendente la aliquota contributiva, che varia in base ai fattori che abbiamo detto, e si otterrà, dunque, l’ammontare dei contributi dovuti.

Contributi Inps colf 2019

Non tutti i lavoratori versano i contributi all’Inps. Infatti, non esiste solo l’Inps, ma anche altri enti previdenziali che ricevono i contributi dai dipendenti del loro settore di riferimento e provvedono ad erogare quanto previsto nel loro statuto ai dipendenti del loro settore.

Ad esempio, gli avvocati versano i contributi alla Cassa Forense; gli agenti di commercio all’Enasarco, etc.

Negli anni, la gran parte dei lavoratori dipendenti sono stati ricondotti sotto l’Inps e, da ultimo, nel 2011, è stata eliminata anche l’ultima importante fetta di dipendenti che versava ad un ente diverso dall’Inps in quanto l’Inpdap, lo storico ente di previdenza dei dipendenti pubblici, è confluito nell’Inps.

Ma quanti soldi deve versare all’Inps il datore di lavoro per una colf?

Ogni anno, l’Inps emana una circolare con la quale stabilisce le fasce di retribuzione su cui calcolare i contributi dovuti per l’anno per i lavoratori domestici, colf e badanti.

Sulla retribuzione stabilita dall’Inps si dovranno, dunque, applicare le aliquote contributive e si otterrà l’ammontare dei contributi previdenziali dovuti in quell’anno.

Per l’anno 2019, l’Inps [4] ha stabilito le seguenti fasce di retribuzione, da assumere come base di calcolo per i contributi previdenziali colf 2019:

  • retribuzione oraria effettiva: fino a €  8,06 – retribuzione convenzionale: €  7,13 – importo contributo orario € 1,42 (di cui € 0,36 a carico del lavoratore);
  • retribuzione oraria effettiva: oltre € 8,06 e fino a €  9,81 – retribuzione convenzionale: € 8,06 – importo contributo orario € 1,61 (di cui 0,4 a carico del lavoratore);
  • retribuzione oraria effettiva: oltre € 9,81- retribuzione convenzionale: € 9,81- importo contributo orario € 1,96 (di cui 0,49 a carico del lavoratore);
  • in caso di rapporto di lavoro con orario di lavoro superiore a 24 ore settimanali: retribuzione convenzionale €  5,19 – importo contributo orario €  1,04 (di cui 0,26 a carico del lavoratore).

Incremento contributi Inps colf senza Cuaf

In alcuni casi, la quota di contributi Inps a carico del datore di lavoro e della colf è maggiore. Si tratta di quelle ipotesi nelle quali le parti del contratto non devono pagare il cosiddetto contributo Cuaf che prende nome dalla Cassa unica assegni familiari. Nella generalità dei casi, infatti, tra i contributi da pagare c’è anche la quota dovuta al Cuaf e che va a finanziare l’assegno per il cosiddetto accompagnamento [5].

Il contributo Cuaf non è dovuto nei seguenti casi:

  • rapporto fra coniugi nel quale il datore di lavoro coniuge è titolare di indennità di accompagnamento;
  • rapporto tra parenti o affini entro il terzo grado conviventi.

Nei rapporti per i quali il contributo Cuaf non è dovuto l’importo del contributo orario è leggermente maggiore e la maggiore quota viene evidenziata nella circolare annuale con cui l’Inps rende noti i contributi previdenziali dovuti per colf e badanti.

Si tenga conto che l’importo dei contributi dovuti è maggiore, inoltre, se la colf non viene assunta con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ma con altre tipologie contrattuali oppure con contratto a termine.

In questo caso, infatti, si applica il cosiddetto contributo addizionale, a carico del datore di lavoro, pari all’1,40% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali [6]. Si dovrà, dunque, incrementare dell’1,40% la retribuzione convenzionale sulla quale calcolare i contributi previdenziali dovuti all’Inps.

Aliquota contributiva colf Inps

Come abbiamo detto, non per tutti i rapporti di lavoro si devono pagare gli stessi contributi previdenziali in quanto l’aliquota contributiva da applicare allo stipendio del dipendente per determinare i contributi previdenziali dovuti varia a seconda del settore di riferimento e della qualifica/categoria legale del dipendente.

Nel caso delle colf, delle badanti e dei lavoratori domestici in generale, sugli stipendi erogati si applicano le seguenti aliquote contributive:

  • Fondo pensione lavoratori dipendenti: 17,4275%;
  • ASpI (assicurazione sociale per l’impiego, cosiddetta disoccupazione): 1,03%;
  • C.u.a.f. (Cassa unica assegni familiari): 0%;
  • maternità: 0%:
  • Inail: 1,31%;
  • Fondo di garanzia del trattamento di fine rapporto: 0,2%;
  • totale aliquota contributiva colf: 19,9675%.

L’aliquota contributiva totale dovuta è leggermente più alta, e cioè pari al 21,4875%, per i rapporti di lavoro senza Cuaf.

Ferie colf

Per verificare l’ammontare delle ferie dovute alla colf occorre fare riferimento al contratto collettivo nazionale di lavoro per i lavoratori domestici il quale prevede che, indipendentemente dalla durata e dalla distribuzione dell’orario di lavoro, per ogni anno di servizio presso lo stesso datore di lavoro, la colf ha diritto ad un periodo di ferie di 26 giorni lavorativi. Le colf che prendono lo stipendio mensilmente percepiranno la normale retribuzione, senza alcuna decurtazione.

Al contrario, se la colf percepisce la retribuzione ragguagliata alle ore lavorate, percepirà una retribuzione ragguagliata ad 1/6 dell’orario settimanale per ogni giorno di ferie godute.

Ovviamente, questo incide anche sui contributi previdenziali che, come abbiamo visto, devono essere pagati sulla retribuzione erogata alla colf.

Si deve considerare inoltre che, sempre in base a quanto previsto nel Ccnl, al lavoratore che usufruisca del vitto e dell’alloggio spetta per il periodo delle ferie, ove non usufruisca durante tale periodo di dette corresponsioni, il compenso sostitutivo convenzionale.

Come pagare i collaboratori domestici? GUARDA IL VIDEO


note

[1] Art. 33 L. n. 189/2002.

[2] Art. 349 L. n. 311/2004.

[3] Art. 38 Cost.

[4] Inps, Circolare n. 16 del 1 .02.2019.

[5] Art. 1 del DPR n. 1403 del 31.12.1971.

[6] Art. 2 co. 28 L. n. 92 del 28.06.2012.


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