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Estratto contributivo Inps non aggiornato

19 Giugno 2019
Estratto contributivo Inps non aggiornato

Conoscere la situazione dei propri contributi è importante poiché consente al lavoratore di verificare che il datore di lavoro stia correttamente versando i contributi previdenziali.

Andare in pensione è diventato sempre più difficile nel corso degli anni e, oggi, la fiducia degli italiani verso il sistema pensionistico è molto bassa. Nonostante tutto i dipendenti italiani si mostrano comunque molto interessati a conoscere la loro situazione contributiva nei confronti dell’Inps o degli altri istituti previdenziali.

Può succedere, però, che andando a verificare la propria situazione contributiva il lavoratore si trovi di fronte a errori ed omissioni. In tutti i casi di  estratto contributivo Inps non aggiornato il lavoratore deve attivarsi per correggere la situazione.

Per farlo esiste una apposita procedura. In ogni caso, ciò che è importante è monitorare con una certa costanza la propria situazione contributiva anche per verificare che il proprio datore di lavoro stia assolvendo con regolarità e nella misura dovuta al proprio obbligo contributivo.

Cos’è l’obbligo contributivo?

La legge impone ad ogni datore di lavoro che assume un dipendente alle proprie dipendenze di versare all’Inps o ad altro istituto previdenziale competente i contributi previdenziali. Questo obbligo deriva dalla necessità di finanziare il sistema di previdenza sociale, ossia, quel sistema che trae origine dalla Costituzione [1] in base al quale il lavoratore deve essere assistito dallo Stato in tutta una serie di vicende della vita che possono renderlo non più in grado di provvedere da solo, attraverso il proprio lavoro, a guadagnarsi quanto necessario a vivere.

Il sistema di previdenza sociale, in particolare, prevede l’erogazione ai lavoratori di apposite provvidenze nelle seguenti ipotesi:

  • vecchiaia;
  • inabilità al lavoro;
  • maternità;
  • malattia;
  • disoccupazione involontaria.

In tutte queste ipotesi, il lavoratore non può lavorare e interviene l’Inps per erogargli una somma di denaro mensile, nelle misure e con i requisiti previsti dalla legge, per permettergli di continuare a vivere dignitosamente.

Ovviamente, questo sistema ha un costo, che viene per l’appunto finanziato con i contributi previdenziali che, mensilmente, il datore di lavoro versa sulle retribuzioni erogate al dipendente.

Come funziona l’obbligo contributivo?

Si definisce dunque obbligo contributivo o obbligazione previdenziale l’obbligo posto a carico del datore di lavoro di versare una certa somma di denaro per ogni dipendente assunto. La somma da versare all’Inps viene calcolata come percentuale sulle somme erogate al dipendente a titolo di retribuzione, o meglio, sui minimi stipendiali previsti dal Ccnl [2].

In poche parole, se l’azienda versa al dipendente uno stipendio di 1.000 euro mensili e per quella determinata categoria di dipendente l’aliquota contributiva è pari al 25%, il datore di lavoro deve versare all’Inps 250 euro.

L’obbligo contributivo non grava solo sul datore di lavoro, ma anche sul dipendente, seppure in misura nettamente inferiore. Si consideri, infatti, che l’aliquota contributiva posta a carico del dipendente è di solito pari al 9,19% contro circa il 30% posto a carico dell’azienda.

Il dipendente, in ogni caso, non versa da solo la quota a suo carico all’Inps ma è sempre e comunque il datore di lavoro che provvede a trattenere questa somma dalla busta paga e ad erogarla all’Inps per conto del lavoratore.

Estratto contributivo: cos’è?

L’estratto contributivo è un documento, che ogni lavoratore può scaricare direttamente dal sito dell’Inps entrando con le proprie credenziali oppure può richiedere all’ufficio Inps del proprio comune di residenza, nel quale sono riepilogati tutti i contributi versati per quel singolo lavoratore all’Inps, con la specificazione dell’azienda che li ha versati e del periodo di riferimento.

Conoscere il proprio estratto contributivo è dunque molto importante. Infatti, dalla sua lettura, il dipendente può verificare quanti contributi ha versato nel corso della sua vita professionale e, dunque, quanto tempo gli resta da lavorare per andare in pensione e può anche sincerarsi che il proprio datore di lavoro stia versando regolarmente, e nella misura dovuta per legge, i propri contributi previdenziali.

Può, però, accadere che consultando il proprio estratto contributivo, il dipendente si renda conto che non tutti i contributi sono stati versati. Ciò può accadere per vari motivi:

  • l’azienda ha consegnato regolarmente il contratto di assunzione al dipendente ma, nella realtà, non ha provveduto a formalizzare l’assunzione con il Centro per l’impiego e l’Inps e ha quindi omesso il versamento dei contributi;
  • l’azienda ha versato meno contributi previdenziali di quelli dovuti per legge;
  • c’è un errore da parte dell’istituto previdenziale.

Rettifica dell’estratto contributivo

In questi casi, è possibile, per il lavoratore, richiedere la rettifica del proprio estratto conto contributivo. Tecnicamente si parla di segnalazione contributiva.

Questo servizio permette al lavoratore non solo di verificare tutte le informazioni relative alla propria storia contributiva, ma offre altresì degli strumenti finalizzati a gestire ed inoltrare all’Inps le segnalazioni contributive.

Per accedere a questa funzionalità, come abbiamo già accennato, il lavoratore deve effettuare l’autenticazione, inserendo il proprio username e il codice pin che gli ha precedentemente fornito l’Inps.

A questo punto, l’utente è in grado di visualizzare direttamente nel portale on-line il proprio estratto conto contributivo e procedere, se necessario, a inviare all’istituto una segnalazione contributiva.

Proprio in questa fase può emergere la non completezza delle informazioni caricate sul sistema. A questo punto, è importante che il lavoratore, soprattutto se il periodo nel quale risultano omessi i contributi è risalente nel tempo, abbia a disposizione dei documenti che dimostrano il fatto che lui ha lavorato per quell’azienda come, ad esempio, le buste paga.

Premettiamo che non sempre ci si deve allarmare: l’estratto contributivo, infatti, potrebbe essere semplicemente ancora non aggiornato. Infatti, possono esserci dei ritardi anche di due o tre mesi nell’inserimento delle informazioni da parte dell’Inps.

Di certo, se il periodo contributivo non inserito è molto indietro nel tempo è difficile pensare che si sia di fronte ad un mancato aggiornamento. Dunque, se il periodo non inserito risale a 3 mesi o ancora prima è bene non stare con le mani in mano e predisporre la segnalazione contributiva all’Inps.

Segnalazione contributiva all’Inps: come inviarla?

Per portare all’attenzione dell’Istituto di previdenza sociale il mancato caricamento nel sistema di contributi previdenziali relativi a periodi di effettivo lavoro, il lavoratore deve utilizzare il servizio segnalazioni contributive Inps che si trova all’interno del fascicolo previdenziale del cittadino.

Il cittadino, una volta entrato nel proprio fascicolo previdenziale inserendo username e codice pin, deve seguire il seguente percorso on-line: andare sul sito dell’Inps – entrare nel proprio fascicolo previdenziale del cittadino – cliccare sulla funzionalità segnalazioni contributive – gestione.

A questo punto, il lavoratore deve selezionare la tipologia di contribuzione all’interno della gestione previdenziale di riferimento. la segnalazione contributiva può essere inoltrata con riferimento alle seguenti categorie contributive:

  • regime generale – lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi;
  • lavoro dipendente in aziende non agricole;
  • lavoro dipendente in aziende agricole;
  • lavoro domestico;
  • lavoro autonomo – artigiani, commercianti, piccola pesca;
  • lavoro autonomo: coltivatori diretti, Iatp, coloni, mezzadri;
  • versamenti volontari;
  • contributi figurativi segnalati dal datore di lavoro;
  • contributi figurativi non segnalati dal datore di lavoro;
  • periodi riscattati (onere già versato);
  • altre richieste;
  • fondi speciali;
  • periodi di lavoro nei fondi speciali di previdenza;
  • fondi lavoro dipendente in aziende non agricole;
  • fondi versamenti volontari;
  • fondi figurativi segnalati dal datore di lavoro;
  • fondi figurativi non segnalati dal datore di lavoro;
  • periodi riscattati (onere già versato);
  • altre richieste;
  • collaboratori a progetto;
  • periodi di iscrizione alla gestione separata dei collaboratori parasubordinati o dei professionisti senza cassa di categoria;
  • obbligatoria parasubordinati;
  • obbligatoria professionisti senza cassa;
  • versamenti volontari;
  • periodi riscattati (onere già versato);
  • dirigenti di azienda industriale periodi di assicurazione presso l’ex Istituto di previdenza dei dirigenti di azienda industriale (ex Inpdai);
  • periodi svolti con qualifica di dirigente di azienda industriale (iscrizione a ruolo);
  • versamenti volontari o atipici;
  • ricongiunzioni onerose, riscatti e trasferimenti gratuiti;
  • contributi figurativi e altre richieste;
  • spettacolo e sport – lavoratori spettacolo e sportivi professionisti;
  • contribuzione obbligatoria contribuzione figurativa;
  • versamenti volontari contributi da riscatto;
  • fondo clero iscrizione al fondo di previdenza dei sacerdoti secolari e dei ministri di culto (fondo clero);
  • obbligatoria;
  • versamenti volontari.

Segnalazione contributiva all’Inps: dopo quanto tempo arriva la risposta?

Dopo l’invio della segnalazione contributiva all’Inps, il dipendente può verificare l’eventuale risposta dell’ente sotto la voce “esiti” sulla quale è possibile cliccare nel menù di sinistra sotto la voce segnalazioni contributive.

I tempi di risposta alla segnalazione non sono molto celeri ed è difficile proporre una stima poiché dipende dal singolo caso specifico. Nei casi ordinari la risposta arriva in un periodo massimo di circa due mesi. Nei casi più complessi occorre attendere molto più tempo.

Per avere aggiornamenti sulla propria pratica senza attendere invano che venga aggiornata la sezione “esiti” del proprio fascicolo previdenziale, è possibile contattare il contact center  Inps al numero 803 164. L’operatore potrà dare informazioni al telefono oppure si potrà richiedere di fissare un appuntamento.


note

[1] Art. 38 Cost.

[2] Art. 1 co. 1 D.L. n. 338/1989 convertito in legge, con modificazioni, dalla L. n. 389/1989.


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