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Finestra con grate: a che distanza?

18 Giugno 2019
Finestra con grate: a che distanza?

Finestra del vicino sul giardino e diritto di affaccio su proprietà altrui: la giurisprudenza su luci e vedute.

Il tuo vicino ha appena realizzato una nuova finestra proprio davanti al tuo giardino. A tuo avviso, l’apertura è un’evidente violazione della privacy poiché gli consente di affacciarsi sulla tua proprietà e di vedere giorno e notte cosa fai. Lui però obietta che la nuova finestra è munita di grate di ferro le quali non consentono un affaccio. Non si tratta quindi di ciò che il diritto chiama “veduta” ma di una semplice “luce”, per dare aria alla stanza e consentire al sole di illuminarla.

La questione finisce davanti al giudice. Al magistrato viene fatta una domanda ben precisa: a che distanza deve stare una finestra con grate?

La questione è stata decisa, proprio di recente, da una sentenza del Tar Lombardia [1]. Vediamo cosa è stato chiarito in questa occasione.

Luci e vedute

Per risolvere il problema della distanza di una finestra con grate rispetto alla proprietà del vicino bisogna spiegare innanzitutto cosa sono le luci e cosa sono le vedute. È proprio sulla base di questa differenza che si risolve il caso in questione.

Lo ricorderemo qui di seguito, rinviando per tutti gli ulteriori approfondimenti alla nostra guida su Luci e Vedute.

Cosa sono le vedute e a quale distanza devono stare?

La “veduta” consiste nella tradizionale finestra: si tratta di un’apertura sul muro che consente di affacciarsi e di vedere al di fuori di essa senza bisogno di sedie o sgabelli. La vista deve essere non solo frontale ma anche laterale: chi si affaccia deve poter vedere quindi da tutti i lati.

Grazie a una veduta è facile protendere verso la proprietà del vicino e “spiare” ciò che questi fa. Proprio per questa ragione, e al fine di tutelare la privacy altrui, la legge stabilisce che una veduta non può mai essere aperta a meno di 1,5 metri dal confine, ossia un metro e mezzo.

Il rispetto di tale distanza minima viene meno se tra i due fondi c’è una strada pubblica (o privata purché soggetta a servitù pubblica di passaggio).

Tale regola vale per la cosiddetta “veduta diretta” che si ha quando il confine della proprietà del vicino è parallelo al muro della finestra o le due linee formano un angolo minore di novanta gradi.

Accanto alla veduta diretta però ci può anche essere la veduta “obliqua” (quando le due linee formano un angolo retto oppure ottuso) o la veduta “laterale” (se le due linee vengono a formare una retta): in questi ultimi due casi, la distanza minima dal confine si riduce alla metà, ossia a 75 centimetri.

Se la veduta affaccia su un altro edificio e non su un terreno, la distanza regolamentare è di 10 metri [2].

Cosa sono le luci e a quale distanza devono stare?

Le luci invece sono quelle aperture nel muro che non nascono per consentire l’affaccio ma per fare entrare luce e aria. Per essere tali devono essere munite di:

  • una inferriata, stabile e non rimovibile neppure temporaneamente, idonea a garantire la sicurezza del vicino impedendo il passaggio di una persona;
  • una grata fissa in metallo le cui maglie non devono essere più grandi di 3 centimetri quadrati (per evitare che dall’apertura vengano gettati oggetti nel fondo altrui);
  • una altezza minima: a) rispetto al pavimento, il lato inferiore della luce non deve essere più basso di 2,5 metri se la luce è al piano terra, o di 2 metri se la luce è ai piani superiori; b) rispetto al suolo del fondo del vicino, il lato inferiore della luce non deve essere a un’altezza più bassa di 2,5 metri (a meno che si tratti di locale che sia in tutto o in parte a livello inferiore al suolo del vicino e la condizione dei luoghi non consenta di osservare l’altezza stessa).

A differenza delle vedute, le luci non devono rispettare una distanza minima dall’immobile del vicino proprio perché non costituiscono una violazione della privacy altrui, non consentendo l’affaccio. Pertanto, il proprietario del muro può aprire una luce senza preoccuparsi della distanza dal fondo altrui.

Finestra con inferriata: a che distanza deve stare?

Se la finestra con le grate di ferro è posta a un’altezza dal pavimento tale che non consente di affacciarsi sulla proprietà del vicino, essa si considera una semplice luce e non una vera e propria veduta: si tratta infatti di un’apertura per dare aria ai locali. Pertanto non esistono distanze minime né dal confine (1,5 metri), né quelle dall’edificio confinante (dieci metri).

Dunque, l’analisi per comprendere a quale distanza devono stare le finestre con inferriate va fatta caso per caso, sulla base di come sono state realizzate. Non c’è bisogno di rispettare distanze minime se:

  • le finestre consentono di vedere e guardare frontalmente ma non anche di affacciarsi, vale a dire di guardare non solo di fronte, ma anche obliquamente e lateralmente, in modo da assoggettare il fondo vicino altrui a una visione mobile e globale;
  • per poter guardare all’esterno, serve una scala o almeno uno sgabello. Insomma: anche senza accertarne l’altezza prevista dal Codice civile [3] si può ugualmente parlare di luci e non di vedute.

note

[1] Tar Lombardia sent. n. 1168/2019.

[2] Art. 8 Dm 1444/68.

[3] Art. 901 cod. civ.


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